Paul Harding

AMEROTKE 04. LE DIECI COPPE DELLO SCORPIONE.

Traduzione di: Igor Longo.
Gennaio 2003. Arnoldo Mondadori Editore MILANO.
Prima edizione Il Giallo Mondadori.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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"Chi sta uccidendo gli eroi di Tebe?" Divina Faraona, Seth il Maligno ha di nuovo portato lutti e sventure nella nostra citt. I pi grandi eroi d'Egitto, gli artefici della vittoria contro gli Hyksos, vengono brutalmente assassinati, uno a uno, e il popolo sussurra che si tratti della vendetta della strega Meretseger, da loro uccisa trent'anni fa e che pare sia risorta dalla tomba. Inoltre, la bella figlia del generale Peshedu  stata accusata di aver avvelenato il suo amante, lo scriba Ipumer, e viene ora processata da Amerotke. Solo quel sagace magistrato potr far luce su un mistero che rischia d'infangare il nome dell'esercito egiziano...


Prefazione.

La prima dinastia egizia cominci intorno al 3100 a. C. Tra quella data e l'inizio del Nuovo Regno nel 1550 a. C., in Egitto ebbero luogo un gran numero di radicali trasformazioni: la costruzione delle piramidi, la nascita delle citt sulle rive del Nilo, l'unione dell'Alto e del Basso Egitto e lo sviluppo di una religione incentrata sul dio - sole Ra e sul culto di Iside e Osiride. L'Egitto dovette opporsi all'invasione degli Hyksos, popolo asiatico, di cui sub selvagge devastazioni.
Nel 1479 a. C., pacificato e riunito dal faraone Tutmosi II, l'Egitto godette di un periodo di grande prosperit. La capitale fu spostata a Tebe e i sovrani non vennero pi sepolti nelle piramidi ma nella Valle dei Re, la Necropoli sulla riva occidentale del Nilo.
Per maggior chiarezza ho chiamato le citt col nome greco (Tebe, Menfi, ecc..) e col nome Saqqara ho indicato l'intero complesso delle piramidi tra Menfi e Giza. Ho chiamato inoltre la regina Hatshepsut col pi breve appellativo di Hatusu. Tutmosi II mor nel 1479 a. C. e, dopo un periodo di tensioni interne, Hatusu govern L'Egitto per ventidue anni, trasformando il suo regno nel pi ricco impero del mondo.
La religione egizia si basava principalmente sul culto di Osiride, ucciso dal fratello Seth e resuscitato da sua moglie Iside, che dette poi alla luce il figlio Horus. un mito che si ricollega al culto del sole e al desiderio di dare maggiore unit alle pratiche religiose. Gli Egizi veneravano tutti gli esseri viventi: animali e piante, corsi d'acqua e fiumi erano ritenuti sacri, e il faraone era considerato l'incarnazione della volont divina.
La civilt egizia esprimeva la propria magnificenza nei rituali religiosi, negli abiti, nell'architettura, nell'educazione e nella vita lussuosa degli abitanti. Le classi dominanti erano quelle degli scribi, dei sacerdoti e dei soldati, ed essi amavano descrivere se stessi e la loro cultura in modo sofisticato. Per esempio, il re era chiamato il Falco d'Oro, il tesoro reale "Casa d'Argento, un periodo di guerra la "stagione della iena e il palazzo reale la "Casa di Un Milione di Anni. Nonostante la profonda cultura, la politica egizia interna ed estera era violenta e sanguinaria, e il palazzo reale era il centro di aspre rivalit, gelosie e intrighi.  in questo scenario che nel 1479 a. C. si impose la giovane Hatusu.
Nel 1478 a. C., anno in cui  ambientato il nostro romanzo, Hatusu era finalmente riuscita a eliminare i nemici in patria e all'estero. Aveva ottenuto una grande vittoria a nord contro i Mitanni e aveva avuto ragione degli oppositori interni riuniti intorno al primo ministro Rahimere. In questo era stata sostenuta dal suo amante e consigliere, il nuovo primo ministro Senenmut. Ora, tutta la societ la riconosceva non solo come regina, ma anche come faraone.
Ma ogni faraone aveva bisogno dell'esercito. La memoria della crudelt degli Hyksos, che avevano occupato il Basso Egitto, era profondamente radicata nel popolo egiziano. Col nome di "Hyksos venivano indicati gli invasori asiatici che avevano saccheggiato le citt lungo il fiume e cercato di sottomettere l'intero Paese grazie ai loro micidiali carri da guerra. I carri degli Hyksos erano pi pesanti di quelli egiziani, ed ebbero un impatto analogo a quello dei carri armati sulla fanteria leggera durante la Prima guerra mondiale. Il salvatore dell'Egitto era stato il faraone Ahmose, il nonno di Hatusu, che riorganizz l'esercito, svilupp un tipo di carro pi rapido, leggero e versatile e divise fanteria e squadroni di carri in reggimenti a cui veniva dato il nome di divinit egizie. Ahmose sconfisse gli Hyksos, i quali ben presto furono soltanto un brutto ricordo, ma il potere dell'esercito rimase saldo.
Hatusu aveva bisogno del sostegno delle guarnigioni che proteggevano il Nilo e le fortezze distribuite tra la zona del Delta del Nilo e la Terza Cateratta. Nessun sovrano poteva permettersi di alienarsi il favore dell'esercito, e gli ambiziosi generali sapevano sfruttare quella dipendenza. Hatusu aveva preso il potere dopo la morte misteriosa del marito Tutmosi e una dura lotta contro i suoi oppositori. L'astuto Senenmut, emerso dal nulla, divenne il suo uomo e condivise con lei il potere. La sua tomba, ora nota come la n 353, contiene anche un suo ritratto e una serie di graffiti che testimoniano con notevole ed esplicita efficacia la sua relazione con la regina.
Hatusu fu una regina guerriera, descritta come tale negli affreschi e nelle statue. Le iscrizioni ci dicono che guidava personalmente le sue truppe in battaglia, ma la storia d'Egitto conobbe molte donne astute e risolute, da Nefertiti a Cleopatra. Hatusu fu senza dubbio la prima di una lunga serie di regine. Il suo regno fu lungo e glorioso, ma alla sua morte, il figliastro che le succedette, con la complicit dei sacerdoti fece cancellare il suo nome da molti monumenti.
Questo romanzo ricorda il potere e la gloria dell'esercito egizio. Le promozioni non dipendevano solo dall'abilit strategica e organizzativa ma anche dal coraggio dimostrato nel combattimento corpo a corpo o in altre audaci imprese. Gli ufficiali si vantavano delle loro prodezze e venivano decorati con l'equivalente delle nostre medaglie: spille d'oro o d'argento a forma di api, pantere e altri animali.
Il favore dell'esercito era molto importante: quando il faraone eretico Akhenaton lo perse, fu poi deposto da un colpo di stato militare, guidato dai generali, che non avevano pi fiducia nel sovrano.
Hatusu era molto pi cauta e controll anche con le lusinghe i suoi reggimenti.
Ho cercato di essere fedele in ogni modo a quest'affascinante civilt, cos esotica e misteriosa, esistita tremilacinquecento anni fa, ma i cui manoscritti e poemi ci parlano ancora attraverso i secoli.


PROLOGO.
Il terzo giorno del secondo mese di Perit, che ricorda quando il perfido Seth dai capelli rossi si oppose alla partenza della barca del dio del cielo Shu,  particolarmente negativo per l'Egitto.
A Tebe era stata una giornata tranquilla. I mercati e i templi erano solitari e silenziosi, perch le donne preferivano stare in casa a fare gli scongiuri contro la malasorte. Quando un tramonto scarlatto insanguin le rupi della Necropoli sulla riva occidentale del Nilo, tutti tirarono un sospiro di sollievo, fecero sacrifici agli dei e alcuni uscirono a guardare i raggi del sole morente riflettersi sul rivestimento di elettro degli alti obelischi di granito della casa degli dei. Il giorno terminava, e con esso la minaccia del bellicoso Seth. Ora avrebbe lasciato le fertili terre nere bagnate dal Nilo e si sarebbe addentrato nel deserto rosso con il suo corteo di demoni infernali, in quella regione maledetta in cui regnavano, tra le rocce e nel calore cocente, le iene, i leoni e le pantere.
Era in quei giorni che pi si sentiva la malevola influenza del deserto. I tebani erano felici quando Ra iniziava il suo viaggio nell'oscurit notturna. Ma il giorno non era ancora finito e le tenebre potevano celare delitti e atrocit d'ogni genere. Seth, l'assassino del fratellastro Osiride, si sarebbe ancora potuto aggirare tra i vicoli e lungo i viali pavimentati d'alabastro della grande citt come una volpe, pronto a incitare gli uomini a levare il braccio contro il proprio fratello.
Nel tempio di Seth vi era una cappella di pietre rosse riservata ai nakhtuaa, i veterani del faraone, eroi della grande guerra contro gli Hyksos, quei crudeli invasori felici di essere chiamati "flagello degli dei. Dalla citt di Avaris avevano portato ai due regni dell'Alto e del Basso Egitto la "stagione della iena", finch Ahmose, il nonno della regina Hatusu, muovendo guerra con i suoi carri non li aveva sconfitti ricacciandoli nel deserto del Sinai e oltre il Grande Mare Verde.
Nessuno aveva dimenticato quell'impresa formidabile. Il reggimento di Seth aveva avuto una gran parte nella vittoria. Il dio dai capelli rossi era temuto e venerato con atterrito rispetto dal faraone, e il reggimento che gli era dedicato non poteva non giocare un ruolo di primaria importanza nella lotta contro l'invasore. Dieci giovani ufficiali del reggimento avevano combattuto con tale ferocia da essere chiamati le Pantere di Seth. Ahmose era stato seguito dal figlio e dal nipote nel regno dei morti, ed era una regina guerriera non ancora ventenne a portare la duplice corona e a reggere il pastorale e lo scettro nelle sue mani sottili e delicate. Eppure, il tempo non aveva cancellato le imprese coraggiose delle Pantere di Seth.
Nella cappella, Balet, uno dei veterani del reggimento di Seth, era inginocchiato su un cuscino di fronte all'altare del terribile dio. Aveva ormai cinquantanni, e pregare nel tempio gli riportava alla mente ricordi di sangue e di gloria. Il passato lo avvolgeva con il suo bellicoso richiamo.
L'ampia cappella era rischiarata da lucernari ed era stata costruita in pietre rosse proprio per ricordare il colore dei capelli del dio cui era dedicata. Le colonne erano di rosso porfido, decorate con un motivo di melograni dorati dalle foglie scarlatte. Il soffitto era d'un blu brillante, con un sole rosso e stelle simili a gocce di sangue.
Balet conosceva ogni palmo di quella cappella. Dietro il tabernacolo vi erano le armi dei suoi compagni, che erano state portate direttamente dal campo di battaglia, senza nemmeno essere pulite. Balet strizz gli occhi e riconobbe le sue: lo scudo, la corazza di cuoio, l'elmo, il pugnale. Erano passati venticinque anni ma non avrebbe mai dimenticato la notte in cui gli dei lo avevano benedetto, facendogli acquisire fama e fortuna.
Mentre pregava, sentiva l'odore pungente del natron con cui si era lavato le mani per purificarle. Balet era ricco e grasso, Amava i cibi costosi e i vini stranieri. Ma una volta era stato giovane e snello, risoluto e pronto a tutto pur di ottenere gloria per l'Egitto e un sorriso da parte del suo re.
Il faraone li aveva fatti chiamare, lui e i suoi otto compagni, nella propria tenda, insieme al loro comandante Karnac e al suo servo Nebamum. Ahmose era seduto su una seggiola da campo, le armi accatastate in terra accanto a lui. I suoi cavalli prediletti brucavano l'erba fuori della tenda.
Il grande re li aveva guardati con aria supplichevole e atterrita: - Gli Hyksos sono accampati a nord. In una tenda speciale al centro dell'accampamento sta la grande strega Meretseger, l'incarnazione del Dio Scorpione. Secondo le mie spie, ha fatto sacrifici umani per evocare tutti i demoni di Avaris contro di noi.
Balet aveva solo venticinque anni, ma era un guerriero abile e coraggioso, e aveva gi ricevuto l'ape d'oro e l'aquila d'argento per la ferocia dimostrata nei combattimenti corpo a corpo. Ma le streghe erano un altro paio di maniche. Balet non aveva fatto fatica a immaginare quali orrori quella donna fosse in grado di scatenare.
- Quando ci sar lo scontro, Meretseger sar su un grande carro decorato con teli intrisi nel sangue degli Egiziani e far erigere un altare per sacrificare i prigionieri sotto i nostri occhi.
Balet aveva guardato il comandante Karnac, un uomo duro, nato per la guerra. Lui non temeva i malefici di Meretseger, ma solo l'effetto che potevano avere sui suoi soldati.
Karnac aveva chinato il capo:
- Quindi, vostra maest, gli Hyksos intendono atterrirci prima di attaccarci?
-  cos. Le nostre truppe non si aspettano una cosa del genere. Che gli dei ci aiutino. - Il re aveva sfiorato la corona, posta su un piedistallo accanto alla sua seggiola. - Al primo errore che io commettessi dopo quel maleficio... Basterebbe anche solo che inciampassi, per diffondere lo sconforto pi totale nelle nostre file.
Karnac lo aveva interrotto, senza curarsi del protocollo:
- Peggio: gli Hyksos sono astuti e i nostri esploratori ci hanno indicato l'avvicinarsi di una tempesta di sabbia. Se il sole venisse oscurato durante la battaglia...
- Tutti diranno che  colpa di Meretseger. Ma le mie Pantere, da sempre vicine al mio cuore, avranno l'opportunit di eliminarla, per la gloria del faraone.
La tenda era circondata dai veterani della guardia, i Maryannou. Nessuno poteva avvicinarsi fin quando il faraone non finiva di dare istruzioni ai suoi prodi guerrieri del reggimento di Seth, gloria d'Egitto.
Il sovrano aveva sollevato lo stendardo del dio con la crudele testa di cane dai capelli rossi.
- Porterete l'insegna di Seth, e Seth il massacratore sar con voi. L'angelo della morte scivoler alle vostre spalle e confonder le menti degli Hyksos con le sue ali dalle nere penne.
Balet si era inginocchiato, trattenendo il respiro.
- Domani notte non ci sar la luna, e voi potrete entrare nell'accampamento per uccidere Meretseger e portarmi la sua testa e le dieci Coppe dello Scorpione piene del sangue delle sue vittime.
Balet aveva gi sentito parlare di quelle coppe d'oro, ognuna decorata con uno scorpione d'argento dagli occhi di rubino, poste su un vassoio dorato nella tenda di Meretseger.
Ma adesso riemerse dal passato e s'inginocchi davanti al tabernacolo, sussurrando: - Non  stato un sacrilegio!
I lumi d'alabastro facevano scintillare quel tesoro posto sull'altare. Sul vassoio dorato cerano gi tre coppe. Ne sollev una. Non aveva manico, ed era pi un nappo che un calice, alto venti centimetri e largo dieci, e leggermente pi stretto alla base. Era una coppa pesante e la coda dello scorpione d'argento pareva letale e pronta a colpire. Gli occhi di rubino davano a quel maledetto aracnide un aspetto fin troppo vitale. Anche la coppa di Balet sarebbe finita sul vassoio di fronte all'altare, quando fosse morto.
II veterano torn a inginocchiarsi, nonostante avesse gi i crampi. Guard i piatti di cibi prelibati, i cesti di frutta e le anfore di vino poste di fronte al tabernacolo. Quella notte maledetta non cerano stati vino n frutta n cibi prelibati...
Karnac aveva insistito che restassero a digiuno, che si ungessero bene d'olio e impolverassero la lama dei pugnali perch non ci fossero pericolosi riflessi.
Poi erano usciti dall'accampamento egizio. Erano scivolati verso le tende degli Hyksos come pantere nel buio. Avevano ucciso le guardie. Karnac era un buon soldato e sentiva il pericolo prima che si avvicinasse. Era un vero assassino nato, baciato in fronte da Seth. Era l'unico uomo che Balet temesse davvero.
Strisciando come una belva feroce intorno ai fuochi nemici, aveva cercato un varco nelle loro difese. Il vento notturno portava loro le risate dei soldati che gozzovigliavano e alcune grida agghiaccianti:
- Stanno divertendosi con i prigionieri - aveva spiegato il comandante, che si era cosparso il volto di cenere. - Non facciamoci prendere vivi, le Pantere di Seth non devono essere immolate e portate in trionfo come un trofeo. Taglieremo la gola a chi di noi rimarr ferito, come atto di misericordia. Combatteremo fino alla morte. Gli Hyksos sono spietati, ma presto la diabolica Meretseger vedr con chi ha a che fare. Gli Hyksos sanno come si uccide un uomo, seppelliscono vivi i prigionieri nel deserto o li ungono di miele e li danno in pasto alle formiche. Ma questa notte non ci saranno prigionieri - aveva sogghignato sinistramente.
Le atrocit degli Hyksos erano ben note. Sacrificavano i bambini ai loro dei, stupravano le donne, le picchiavano e poi le davano in pasto ai coccodrilli.
Karnac aveva atteso senza parlare che le gozzoviglie finissero.
La terra aveva tuonato quando le falangi degli invasori e i loro carri erano scesi dal nord, dalla barbara citt di Avaris. Avevano sconfitto un reggimento egizio dopo l'altro, sicuri della vittoria. Il re degli Hyksos aveva mandato al faraone un messaggio insolente, dicendo che gli ippopotami del Nilo disturbavano il suo sonno, e se Ahmose non li avesse zittiti, ci avrebbe pensato lui, quando fosse arrivato a Tebe. Il faraone era forte e coraggioso, e non aveva altra scelta che la guerra. Sapeva che gli Hyksos contavano troppo sui mercenari raccattati tra i predoni del deserto e tra la schiuma dei porti. Ahmose aveva addestrato segretamente le sue truppe, dividendole in reggimenti meglio organizzati, e aveva fatto costruire nuovi carri pi maneggevoli di quelli pesanti e dalle grandi ruote degli Hyksos. Ma i nemici avevano dalla loro la fama di crudelt e la diabolica Meretseger.
- Dopo aver mangiato e bevuto, dormiranno come porci - aveva sussurrato Karnac.
Avevano atteso per un'eternit. I loro corpi sudati erano frustati dal freddo vento notturno. Avevano la gola essiccata dalla sabbia, le membra irrigidite dai crampi. I fuochi cominciavano ad affievolirsi e le voci iniziavano a essere sempre pi fioche. Karnac aveva finalmente dato il segnale e da un sacco aveva tirato fuori degli stracci multicolori e dei vasetti di vernice. Mentre tutti lo guardavano stupiti aveva cominciato a legare i polsi di Nebamum.
- Dovremo fingere di essere degli Hyksos? - aveva chiesto Balet.
- Certo, mio acuto falcone d'Egitto. Non hanno buone sentinelle, e noi ci fingeremo dei mercenari chiassosi e fanfaroni che hanno catturato un prigioniero.
- E se ci chiederanno la parola d'ordine?
- Saremo preparati a tutto. Sei pronto, Nebamum?
Nebamum, il servo di Karnac, era il pi giovane dei dieci, magro e muscoloso. Prima di partire, il suo padrone gli aveva spiegato ogni cosa. Ora sorrise, mentre Karnac gli metteva una mano sulla spalla e gli schiaffeggiava le guance, finch il suo labbro inferiore non sanguin.
Karnac si scus, poi lo fer alla schiena col pugnale. Nebamum fece un sobbalzo ma non protest. - Ora, state zitti. Io parlo un po' l'ittita, e le sentinelle sono stanche e ubriache.
Avevano lasciato il loro nascondiglio tra le rocce che sovrastavano il campo. Karnac aveva legato il collo del servo e lo tirava come se fosse stato un cane. Balet lo aveva seguito come in sogno, senza quasi rendersi conto dei sassi sotto i suoi piedi e del puzzo e dei rumori dell'accampamento nemico. I nakhtuaa avevano superato i corpi di alcuni prigionieri impalati o impiccati alle palme, nere figure ondeggianti al vento della notte. Balet aveva stretto l'elsa del pugnale.
Dietro un bastione di carri, i soldati erano raggruppati alla luce delle torce. Un ufficiale ittita, spada alla mano, stava obbligando una ragazzina a inginocchiarsi nella sabbia davanti a lui per un atto osceno tra le grida beffarde dei commilitoni ubriachi. Quasi non si erano accorti del loro arrivo. Balet non avrebbe pi dimenticato quella scena. Gli Hyksos avevano i capelli fino alle spalle e i volti crudeli dipinti con i segni di guerra. Le loro armi erano state sottratte ai caduti, o erano il frutto del saccheggio delle ricche citt egizie. Karnac aveva risposto a una sentinella in tono gutturale, e l'uomo era scoppiato in una risata sinistra.
All'interno del campo, il puzzo delle latrine si fondeva con i forti profumi degli ufficiali e con l'odore di cucina. I soldati erano coricati un po' dovunque, con un otre di vino accanto. Un carro arriv tuonando, trascinandosi dietro due poveri prigionieri, troppo stremati persino per gridare, e gli Egiziani si fecero da parte. Una delle marmitte della cucina era piena di teste decapitate, e il sangue colava copioso dai bordi. Un prigioniero era legato a un palo, con un cappio al collo che lo stava strangolando lentamente. Balet non riusciva a credere alla loro buona sorte, mentre avanzavano tra le tende degli ufficiali.
Karnac aveva avuto ragione: erano stati scambiati per mercenari che avevano appena catturato un prigioniero.
Avevano raggiunto uno steccato sorvegliato da un ufficiale assonnato ma pi composto, che li aveva fermati, sollevando un braccio. Karnac gli aveva risposto in ittita. Alla parola Meretseger, l'ufficiale li aveva lasciati passare, credendo che dovessero portare il prigioniero direttamente alla grande maga.
Al centro del campo, illuminate da torce legate a pali, cerano le tende della famiglia reale. Le guardie portavano le armi da parata. A sinistra della tenda del principe c'era un'altra tenda, di foggia strana, simile a un tempio, di fronte alla quale si trovava un grosso carro con un altare insanguinato. Era l che Meretseger faceva i sacrifici umani. Anche il terreno era inzuppato di sangue. Gli ufficiali indossavano manti lussuosi e i foderi delle spade erano tempestati di gemme, che luccicavano alla luce delle torce.
Ma gli dei erano con loro, e nessuno li avvicin.
Karnac aveva trascinato Nebamum nella tenda della strega. Una sentinella aveva cercato di fermarlo, ma lui le aveva tagliato la gola, pi svelto di un cobra, tappandogli la bocca perch il suo grido non desse l'allarme a tutto il campo.
Meretseger era coricata su dei cuscini. Aveva la pelle abbronzata e rugosa e i capelli grigi le ricadevano scompostamente sulle spalle. Gli occhi che sorridevano maliziosamente erano neri pozzi d'odio.
- Avevo ragione, avevo previsto che stanotte sarei morta. Ma non sar l'unica, anche voi morirete con me, schiuma del deserto!
Aveva sollevato un corno per dare lallaime, ma Karnac era stato pi rapido ed era balzato su di lei. La strega gli aveva gettato addosso il corno, ma lui, schivandolo, l'aveva colpita impugnando la spada con entrambe le mani. La testa della strega era schizzata via come un fiore reciso dalla falce. Il sangue era sgorgato dal collo come acqua da una fonte. Mentre la testa rotolava in un angolo, il busto rimaneva eretto. Senza por tempo in mezzo, Karnac lo aveva abbattuto con un calcio e aveva infilato la testa tagliata nel sacco, reggendola per i capelli.
Su un tavolino c'era il vassoio con le dieci coppe; Karnac le aveva afferrate in fretta infilandole insieme al vassoio nel sacco insanguinato.
Avevano sentito dei rumori e Karnac aveva ordinato di disporsi accanto all'ingresso. Due soldati erano entrati, e loro li avevano uccisi dopo un breve combattimento.
Il volto di Karnac era macchiato di sangue quando finalmente erano usciti: - Se potremo lasciare l'accampamento con la stessa facilit con cui siamo entrati, allora siamo veramente benedetti dagli dei.
Karnac era in testa al gruppo, una mano sul sacco gocciolante sangue, l'altra sull'elsa della spada. Una sentinella aveva chiesto loro cosa c'era nel sacco, ma Karnac se ne era liberato con una battuta. Avevano gi raggiunto il bastione dei carri, quando era stato dato l'allarme. Al suono dei corni, agli ingressi del campo erano state disposte delle barriere di rovi. Un messo aveva superato gli intrusi, diretto verso le sentinelle ai margini dell'accampamento.
- Non abbiamo scelta, dobbiamo fuggire.
A un ordine di Karnac, si erano diretti verso l'ingresso dal quale erano entrati. L le guardie erano troppo ubriache e stanche per agire in fretta, e la strada non era ancora sbarrata dai rovi. All'inizio, erano stati scambiati per soldati risvegliati dall'allarme, poi un ufficiale pi sospettoso aveva sguainato la spada e gli Egiziani erano stati costretti a scontrarsi con i nemici.
Balet non aveva mai dimenticato la feroce battaglia che ne era seguita, il luccichio delle lame nelle tenebre, le imprecazioni dei soldati, le mani che lo afferravano. Un pugnale lo aveva ferito alla spalla destra, e Nebamum era stato abbattuto da un colpo alla gamba; era stata la cavezza che aveva al collo a salvarlo: Karnac lo aveva semplicemente tirato via.
A parte Nebamum, se l'erano cavata senza troppo danno. Karnac aveva ordinato loro di muoversi. Gli Hyksos li avevano inseguiti nelle tenebre, ma Karnac conosceva bene il terreno. Ciononostante, pi volte gli Egiziani erano stati costretti a scontrarsi con loro in rapide e sanguinose scaramucce. Fortunatamente i nemici non avevano osato far uscire di notte i loro carri da guerra.
La fuga nel deserto era stata come un viaggio nell'oltretomba. Le belve avevano fiutato l'odore del sangue e si erano avvicinate con macabre grida.
Ogni tanto gli Egiziani si erano imbattuti in un gruppo di esploratori nemici ed erano stati costretti a versare altro sangue. I corpi degli Hyksos erano rimasti sul terreno, a fare da pasto alle iene.
Erano corsi disperatamente verso il loro accampamento, sperando che l'alba non li cogliesse ancora in una zona pericolosa. Ma erano stati fortunati. Solo Nebamum continuava a gridare a causa della sua ferita che si faceva sempre pi dolorosa. Karnac era stato costretto a tappargli la bocca con un panno.
Finalmente raggiunsero gli avamposti egiziani. Gli esploratori mandati in loro soccorso avevano coperto la loro ritirata. Il faraone li aveva accolti come se fossero stati gli inviati di Ra e aveva incaricato che fosse loro preparato un ricco banchetto e che il suo stesso medico si occupasse della ferita di Nebamum.
Le notizie erano corse rapidamente, e gi all'alba erano stati accolti come eroi.
Il faraone aveva fatto schierare le truppe. Seduto sul suo trono, sotto i flabelli profumati, aveva ordinato che i loro nomi fossero scritti sul Libro della vita e sul portale della Casa di Un Milione di Anni.
Gli eroi avevano ricevuto medaglie, onorificenze e il titolo di amici del faraone". La testa della strega era stata mostrata alle truppe sul vassoio delle coppe, al suono delle trombe.
La battaglia che aveva avuto luogo tre giorni dopo era stata una clamorosa vittoria. Gli squadroni degli Hyksos erano stati completamente distrutti e migliaia di prigionieri erano stati deportati nelle miniere del Sinai.
Due anni dopo, gli Hyksos avevano chiesto la pace ed erano stati cacciati per sempre dall'Egitto.
La porta si apr e Balet riemerse dal passato. Erano il sacerdote Shishnak e l'ancella Neferta. Shishnak aveva l'et di Balet, era alto ed era stato anche lui un guerriero, come dimostrava il suo portamento. Il volto accuratamente rasato era giovanile, sebbene le sue spalle cominciassero a infossarsi. Neferta sembrava pi sua figlia che sua moglie. Portava una veste elegante di lino pieghettato e una parrucca profumata, e il dolce viso era pesantemente truccato.
- Siete stato qui troppo a lungo - mormor Shishnak. A un suo cenno, un servo port un piatto d'oca arrosto e una coppa di birra.
- Ero immerso nei miei ricordi.
- Ricordavate la notte del vostro trionfo? Fu una grande vittoria, mio signore. Cero anch'io, sapete? Anche se allora ero solo un umile fante.
Balet annu, mentre il servo si ritirava. Non vedeva l'ora che anche il sacerdote e quella bambolina di sua moglie se ne andassero. Tutti i vecchi soldati affermavano di aver partecipato a quella grande battaglia, ma Balet era stufo di sentire i ricordi degli altri. Shishnak indic le coppe:
- Mi piace toccarle. Sono il premio degli eroi!
Il faraone aveva decretato che ognuno di loro ricevesse una delle coppe, mentre lui avrebbe tenuto il vassoio: aveva fatto costruire la cappella proprio per conservarlo. Quando una delle Pantere moriva, la sua coppa andava al tempio.
Shishnak voleva lasciare la moglie con il veterano. La giovane guardava Balet con gli occhi socchiusi, con finto candore. Ma l'ufficiale tossicchi e distolse lo sguardo. Aveva gi sentito dire che l'ambizioso Shishnak permetteva che la moglie intrattenesse i veterani che venivano l a pregare. Ma Balet non voleva trovarsi in debito con lui. Se aveva bisogno di divertirsi, nel tempio c'erano gi abbastanza danzatrici e ancelle. Ritorn a pregare davanti all'altare, mentre Shishnak guardava incantato le coppe.
- Devo andar via? - chiese Neferta con voce seducente.
- S, s, vi prego.
I due se ne andarono, lasciandosi alle spalle una scia di profumo. Balet guard con furia l'oca arrosto. Ne avrebbe parlato con Karnac, lui veniva l per pregare, non per essere intrattenuto da quella terribile coppia.
Ora il tempio si era fatto silenzioso. Gi, perch era venuto, in realt? Per ringraziare gli dei? Suo padre era stato un modesto agricoltore, ma dopo la guerra con gli Hyksos Balet aveva ottenuto fama e fortuna. Ovunque andassero, lui e i suoi compagni venivano trattati come i pi cari amici del faraone e la loro storia faceva ormai parte delle grandi leggende di Tebe. Persino l'astuta Hatusu, che era riuscita con le sue sottili manovre a farsi incoronare sovrana d'Egitto, li trattava col massimo rispetto e li invitava a ogni banchetto solenne.
Le Pantere erano ricche e prospere, possedevano terre e navi che commerciavano sulle rive del Grande Mare Verde. Avevano grandi ville fuori citt ed enormi ricchezze depositate nella Casa d'Argento. Balet si era sposato e aveva cinque figli. Lo avevano soprannominato "il braccio destro del faraone" e si era fatto costruire una splendida tomba nella Necropoli. Dopo l'uccisione di Meretseger aveva raggiunto l'apice della sua camera e non aveva pi dovuto affrontare pericoli del genere. Era come se fosse prematuramente finito nei Campi Benedetti.
Ma non aveva mai pi raggiunto una simile gloria, un simile successo. Durante la grande campagna contro gli Hyksos aveva combattuto valorosamente con tutte le altre Pantere, ma non aveva mai pi svolto compiti cos importanti e trionfali. Non avrebbe mai dimenticato quella notte gloriosa. Eppure, che c'era di sbagliato? Era per trovare una risposta che veniva a pregare nel tempio.
Sulla parete, un abile artista aveva rappresentato le drammatiche scene del loro trionfo. Balet sorrise. Gli artisti si prendevano sempre delle licenze. Le Pantere di Seth erano vestite con armature d'oro e argento, ed erano accompagnate da carri di guerra. Meretseger era dipinta come un vero demonio dell'oltretomba e i suoi assassini non fuggivano nella notte, ma arretravano, puntando le lance contro i nemici.
La porta torn ad aprirsi, ma Balet non si gir. Chiuse gli occhi, sperando che non fosse di nuovo Shishnak.
Infatti non era lui. Era invece una rossa figura mascherata, con un pugnale e una mazza. Avanz silenziosamente, a passi felpati, mentre Balet continuava a non voltarsi...
La morte dello scriba Ipumer, della Casa della Guerra, aveva avuto molti testimoni. La padrona della bella casa di mattoni in cui viveva, presso il mercato dei profumi, era stata svegliata in piena notte da qualcuno che bussava alla porta. Lamna fabbricava profumi e cosmetici, ed era la vedova di un soldato. Era una donna ricca e aveva preso un inquilino soltanto perch gli era stato raccomandato ed era un bel giovane. La grassa signora aveva sorriso, fissando le travi di cedro del soffitto. Forse un giorno sarebbe riuscita a portarlo in giardino e a offrirgli una coppa di vino di Charou nel pergolato.
Le serve dormivano da un'altra parte della casa e il vecchio portinaio era sordo. Dal momento che avevano continuato a bussare, Lamna era stata costretta a scostare la zanzariera e a infilarsi i semplici sandali di canne intrecciate. Si era messa la parrucca profumata, ma non aveva avuto il tempo di truccarsi. Poco male, perch nel buio nessuno avrebbe notato le sue rughe.
Si era guardata nello specchio di bronzo lucidato, mentre continuavano a bussare alla porta. S, era abbastanza attraente. Anche a quell'ora di notte, non poteva andare ad aprire nel suo aspetto peggiore, aveva una reputazione da mantenere.
Aveva sceso due rampe di scale con un lume e il mazzo delle chiavi. L'ingresso era illuminato da lucerne poste in vasi d'alabastro, protette da piccoli coperchi di bronzo. Lamna era molto seccata, quel continuo martellare alla porta la irritava. Aveva chiesto chi era, pur sapendo benissimo la risposta.
- Sono io, mia signora!
Lamna aveva guardato da uno spiraglio della porta.
- Apritemi, signora, non sto bene.
Lamna si era precipitata ad aprire. Le speranze di poter amoreggiare con lui nel giardino erano svanite di colpo.
Ipumer si reggeva lo stomaco, appoggiandosi alla parete e cercando di ripulirsi la bocca dal vomito e dalla saliva. Il giovane era pallido e aveva gli occhi cerchiati e il volto sudato.
- Non sto bene, signora.
Lamna lo aveva sorretto. Aveva uno strano odore, come avrebbe poi raccontato infinite volte alle vicine. Era evidente che non era ubriaco. Suo marito era stato spesso sbronzo, ma non aveva mai avuto l'odore dolciastro dei cadaveri imbalsamati.
Lamna aveva accompagnato il bel giovane nella sua stanza.
- Che gli dei mi aiutino, non sto bene e mi viene da vomitare - aveva continuato a dire lo scriba.
Lei aveva insistito perch chiamasse un medico. Aveva cercato di distenderlo sul letto, ma lui aveva rifiutato, e aveva preferito la bella sedia di cuoio che era appartenuta a suo marito e che ora faceva la sua figura nella camera dell'inquilino.
Lo scriba aveva perso un sandalo e la sua veste era chiazzata di fango e di vomito. La donna si era affrettata a portargli un bacile.
Mentre Ipumer vomitava, Lamna teneva gli occhi chiusi e cercava di ignorare quell'odore disgustoso.
- Dove siete stato, Ipumer? Non  la prima volta che vi capita. Perch non chiamiamo il medico Intef?
Il giovane aveva scosso il capo:
- Presto star meglio.
Lamna gli aveva dato un po' d'acqua. Quel mese si era gi svegliata due volte al mattino per le grida di dolore del giovane scriba. Spesso, mentre tornava a casa, era stato preso da forti dolori di stomaco. Ma poi era stato dal medico e i dolori erano cessati.
- Mi spiace, signora. Spero che dopo una bella dormita tutto sar passato.
- Ne siete sicuro? Devo chiamare la vostra amica?
- Non voglio che mi veda cos - le aveva detto sgranando gli occhi.
Gi, Ipumer era un bel giovane, sempre pulito ed elegante, abituato a portare vesti profumate e lussuose. Lamna era piuttosto gelosa della sua vicina di casa, la vedova Felima. Aveva una bella casa ed era ricca, ma cos piccola e magra non era certo un granch! Solo Bes sapeva perch Ipumer la trovasse tanto simpatica! Era stata proprio Felima, del resto, a raccomandare lo scriba a Lamna perch gli trovasse un alloggio.
Lamna aveva rabbrividito: Ipumer mangiava sempre nelle migliori taverne. E se non fosse stato il cibo a fargli male? E se fosse stato avvelenato? Sulle rive del Nilo era facile comprare dai ciarlatani pozioni micidiali, che potevano rapidamente scacciare il Ka dal corpo di un uomo.
Ma quel topo di Felima non era il tipo dell'avvelenatrice. A volte era venuta a bere un boccale di birra con Ipumer nel palmeto di cui Lamna andava cos orgogliosa. Forse il giovane aveva promesso di sposarla e poi si era tirato indietro...
Per Lamna fabbricava profumi e cosmetici, e il suo piccolo laboratorio conteneva molti veleni mortali. E se avessero sospettato di lei?
Ipumer l'aveva implorata di lasciarlo dormire. Lamna aveva chiuso la porta ed era tornata nella sua camera elegante e spaziosa, col materasso di piume su una rete di canne intrecciate, la testiera scarlatta con due teste d'oca intagliate, i cofani costosi che contenevano i suoi abiti e i tavolini d'acacia.
La malattia del giovane era molto strana. Lamna aveva guardato l'orologio ad acqua. La mezzanotte doveva essere passata da un paio d'ore. Si era seduta sul letto, cercando di calmare la sua agitazione.
Lamna godeva di buona fama nel quartiere, e dopo la morte del suo grasso e querulo marito aveva sempre condotto una vita rispettabile. Faceva offerte al tempio, chiacchierava con i vicini, vendeva al mercato i suoi profumi e una volta alla settimana si recava alla tomba del marito nella Necropoli. A volte, invitava le amiche a mangiare al fresco della piccola tomba perch ammirassero il sarcofago che si era fatta preparare per il viaggio nell'estremo orizzonte.
Era una donna pia, che non mancava mai di rendere omaggio alla statua di Osiride, signore dell'oltretomba, nella strada principale della Citt dei Morti. Spesso affittava una stanza a dei bei giovanotti, ma il suo interesse per loro era sempre stato puramente materno, almeno cos affermava. Era felice di godere dei loro successi e di dar loro saggi consigli.
Ipumer non era stato diverso dagli altri, anche se veniva dal nord, dalla citt di Avaris. Il suo eloquio era affascinante, si era guadagnato una certa reputazione tra le heset del tempio, ma era solo un rispettabile scriba della Casa della Guerra che amava ricamare un po' sul suo passato. Lamna non era mai stata troppo sicura che fosse davvero stato un valoroso comandante durante la guerra contro i Mitanni, ma prudentemente aveva tenuto per s i suoi dubbi.
No, Ipumer era diverso dagli altri giovanotti, aveva pensato quella notte con un brivido, mentre rimaneva sola con le sue paure. Anche se la notte era calda, si era avvolta meglio nel suo vestito. Un giorno, mentre era ubriaco, Ipumer le aveva confessato la ragione delle sue scappatelle notturne. Lamna era una comare piuttosto pettegola, ma in questo caso era stata costretta a mantenere il segreto. Lei sapeva stare al suo posto, e conosceva il potere dei generali nella citt di Tebe.
La Casa della Guerra era sempre pi importante. Per mantenere il potere, Hatusu era costretta a contare sui reggimenti dei forti che si estendevano dal Delta alla Terza Cateratta. La regina affermava di essere l'erede della gloria militare d'Egitto. Tutti conoscevano la storia delle leggendarie Pantere di Seth, feroci e coraggiosi veterani che avevano concesso una grande vittoria al nonno della regina. Quando Ipumer glielo aveva detto, Lamna non aveva voluto credergli: era possibile che amoreggiasse con la graziosa figlia di uno di quegli eroi, Neshratta, la figlia maggiore del generale Peshedu?
Peshedu era molto caro alla regina, era ricco e potente, possedeva una grande villa fuori le mura, dalle pesanti porte di cedro del Libano ben sorvegliate dai servi, e dai giardini ricchi di padiglioni lussuosi. Eppure era vero. Da mesi, Ipumer s'incontrava nottetempo con Neshratta e i due giovani si scambiavano segrete missive d'amore.
Vinta dalla curiosit, Lamna era andata un giorno nella stanza dell'inquilino, che aveva lasciato sbadatamente un cofano aperto. Neshratta gli aveva scritto lettere appassionate, e persino poesie d'amore. Lamna era stata scioccata dalla passionalit di quella giovane donna. Una delle poesie avrebbe fatto arrossire un heset del tempio:
La sua voce divora il mio cuore
Il suo tocco malizioso fa fremere il mio corpo
I suoi baci torturano la mia anima
In luoghi segreti, io mi do a lui
E il mio amore segreto  una colpa
Che mi crea tormento
Pochi mesi prima, subito dopo la piena del Nilo, Neshratta era andata a Ment con la sua famiglia. Ma prima di partire, aveva scritto a Ipumer per scusarsi, pregandolo di non seguirla:
Ti prego di non venire, se mi ami. Mio padre capirebbe che sei venuto per me. Mio fiore di loto, mi dispiace andare dove i miei occhi non potranno vederti. Ma ti prometto che al mio ritorno ti far conoscere piaceri che non si provano nemmeno nei Campi Benedetti.
Lamna era impallidita quando aveva letto quelle lettere. Era chiaro che Peshedu sospettava una relazione tra Neshratta e il giovane scriba. Perci Lamna aveva preferito dimenticare quella faccenda. Il potente generale aveva molti scherani al suo seguito; Tebe era piena di reduci disposti a uccidere un uomo per pochi spiccioli. Ipumer era stato forse punito per la sua sfrontatezza?
Ora Lamna non smetteva di tremare al pensiero di poter cadere vittima della vendetta della Pantera di Seth.
Non era stato solo un amore romantico, Neshratta si era data a Ipumer sotto il cielo stellato!
"Sei pi succoso del vino di Charou, pi dolce del miele! gli aveva scritto!
Con discrezione Lamna aveva fatto indagini al mercato, tra i venditori di profumi e cosmetici che, vivendo all'ombra della Casa di Un Milione di Anni, conoscevano i pettegolezzi dei Grandi di Tebe. Le mogli dei generali e dei sacerdoti cercavano sempre nuovi modi per imitare l'eleganza della giovane regina. Alla line, Lamna era riuscita a sapere che Neshratta era stata coinvolta in un succoso scandalo sessuale, subito soffocato, ma che aveva provocato un'infinit di chiacchiere a mezza voce nei cortili dei templi.
Sola nella sua stanza, Lamna aveva udito un rumore ed era sobbalzata. Anche se le camere da letto erano al secondo piano aveva preso tutte le possibili precauzioni contro i serpenti e i topi: aveva unto la soglia con grasso di gatto e aveva bruciato incenso e carne di gazzella. Ma forse avrebbe dovuto ripetere l'operazione.
Si era distesa sul letto, tornando a pensare allo scriba.
Ipumer usciva di notte e spesso ritornava con violenti crampi allo stomaco. La vedova avrebbe voluto chiedergli come stava adesso, ma a quel punto si era addormentata, col capo appoggiato alla testiera del letto.
Tre ore dopo, la cameriera le aveva portato pane fresco e birra annacquata mista a succo di ginepro. Si era lavata con l'acqua profumata, aveva indossato la veste che era solita portare in casa ed era andata subito dallo scriba. La porta era aperta. Era disteso sul letto, con la mano sullo stomaco. Fortunatamente aveva avuto la presenza di spirito di mettere il bacile sotto il letto. Nella camera c'era un puzzo orribile, e Ipumer era tutto sudato, con gli occhi semichiusi.
- Devo chiamare il medico?
- No, no,  ancor troppo presto - le aveva detto con un gemito.
Agitatissima, era salita sul tetto. Il sole era gi un disco ardente che illuminava le punte dorate degli obelischi. Un mulo ragliava nella strada. Un cammelliere protestava contro la carretta che gli sbarrava il passo. Lamna si era inginocchiata e aveva chiesto la protezione degli dei. Quello era un giorno fortunato, la festa del buffo dio Bes. Ma il giorno prima si era dimenticata di pregare, ed era uno dei giorni maledetti da Seth! Non riusciva a concentrarsi nelle sue invocazioni, e non riusciva a sentire sulle guance il fresco soffio di Amon.
Era tornata a vedere Ipumer, che stava sempre peggio. Alla fine, si era messa la parrucca, aveva preso il parasole e un cesto di canne intrecciate ed era uscita nella strada affollata di mercanti e venditori ambulanti. I ragazzini si radunavano intorno a un pedagogo errante per sentire le sue lezioni e due barbieri litigavano per il posto migliore in cui piazzarsi per radere i clienti all'aperto. La vedova era entrata in uno sciatto giardino e aveva bussato a una porta.
Intef, il medico dal volto rugoso come quello di una scimmia, le aveva aperto. Aveva bevuto, non si era fatto la barba, e la sua veste era chiazzata di vino. Aveva sorriso quando l'aveva vista, perch Lamna veniva spesso a bere con lui e gli vendeva polveri miracolose a met prezzo. Era una buona compagna e sapeva divertirsi.
- Cosa posso fare per te?
Lei gli aveva descritto i sintomi di Ipumer. Intef le aveva dato dei semi di papavero e un impiastro d'erbe. Lamna era tornata a casa, ma Ipumer aveva rifiutato le medicine, e lei era stata costretta ad assistere alla sua agonia. Alla fine, aveva ordinato alla serva di chiamare subito il medico.
Intef era arrivato con una veste leggermente pi pulita. Aveva dato un'occhiata al malato e aveva bofonchiato qualcosa. Poi si era rimboccato le maniche e aveva tirato fuori da un cestino una statuetta del dio Thoth dalla testa d'ibis, aveva detto delle preghiere, poi aveva chiesto alla serva di preparare una mistura di semi di papavero, mosche, miele, resina e cera d'api. Aveva aggiunto una goccia d'olio alla mistura e l'aveva rimestata col pestello nel suo mortaio.
Un'oca era entrata, ma l'aveva subito cacciata dalla stanza. Nessun animale doveva essere presente al suo rito.
Ipumer era. quasi privo di conoscenza. Il volto era pallido, con orribili chiazze bluastre. Non riusciva a respirare. Pi il medico gli dava nuove pozioni, pi le sue condizioni parevano peggiorare. Intef aveva perso le staffe, poi lo aveva svestito e aveva visto le macchie sul petto e sullo stomaco. Il corpo era scosso da un tremito e Intef lo aveva di nuovo coperto col lenzuolo. Era il fremito della morte!
- Non posso fare nulla, Lamna.
- L'hanno avvelenato - aveva detto la vedova.
- E come?
- Non lo so, ma certo non  ammalato di febbre delle paludi, n ha mangiato cibi infetti.  stato avvelenato, ti dico!
Il petto di Ipumer era scosso dalle convulsioni. Sgranando gli occhi, aveva pronunciato il nome di Neshratta.
Poi aveva girato la testa, con la bocca spalancata. Intef gli aveva coperto il volto, mentre Lamna scoppiava a piangere, senza sapere se compiangeva il giovane oppure se stessa. Intef le aveva appoggiato una mano sulla spalla.
- Che succeder?
- Dobbiamo farlo portare alla Casa della Morte del tempio di Seth.  la legge, se  stato avvelenato. Ma sono cos atterrita!
- Non abbiamo nulla da temere, Lamna.
Ma lei sapeva bene che non era vero.
- Hai sentito il nome che ha pronunciato.
- Chi  Neshratta? - le aveva domandato Intef casualmente.
Lei gli aveva spiegato quello che il medico sapeva benissimo, fissando il corpo rigido sotto le lenzuola sporche. Intef malcelava la sua agitazione.
- Qualcuno dovr morire - aveva poi concluso la vedova - e gli avvelenatori vengono sepolti vivi nel deserto!

1.

- Merita di morire, mio signore.
Il procuratore Valu, gli Occhi e le Orecchie del faraone, era inginocchiato sui cuscini e fissava il giudice con freddi occhi neri.
Davanti al trono del magistrato stava un tavolino di legno di sandalo con i rotoli delle leggi.
Il grosso Valu aveva le labbra strette e il volto duro e austero. La mano sfiorava con le lunghe unghie la finissima tunica. Aveva al collo la catena d'oro, simbolo della sua carica, e portava un unico orecchino d'argento e numerosi anelli e braccialetti.
Aveva ben preparato la sua requisitoria, e giustizia sarebbe stata fatta. Ignor il borbottio del suo stomaco. Dietro la porta erano pronti il suo medico con il farmaco contro i crampi e un servo col pitale. Le sue viscere erano per lui una continua fonte di preoccupazione, ma anche un buon argomento di conversazione con gli amici. E non riuscivano minimamente a scalfire l'acutezza della sua mente e la rapidit tagliente della sua lingua, pi velenosa di quella di un cobra. Aveva quasi trentanni e non aveva molto rispetto per l'avvocato dell'imputata, inginocchiato accanto a lei, alla sua destra.
Meretel era uno studioso della legge, un bravo scriba della Casa della Vita, ma era l, sul campo, che doveva dimostrare il suo valore.
Il vero avversario di Valu era Amerotke, il giudice della Sala delle Due Verit.
Sedeva sul trono come una statua. Aveva la stessa et di Valu, un volto duro e aspro, occhi pensierosi e profondamente incassati nelle orbite, un naso sottile e labbra generose e ridenti che sapevano diventare austere e sprezzanti. Un contegnoso e impassibile confidente della regina, amico del gran visir Senenmut.
Indossava una tunica immacolata dalle frange dorate. Sul cranio rasato, un'unica ciocca di capelli gli pendeva fino all'orecchio destro. Sulle spalle aveva un manto dorato con le insegne di Maat, dono della regina. Al collo portava un medaglione d'oro filigranato con l'effigie della dea della verit con la piuma in mano, inginocchiata davanti al padre Ra, all'interno del disco solare. Gli anelli alle sue dita recavano l'immagine di Thoth, dio della scrittura, di Maat e di Anubi, il giudice dell'oltretomba. Valu era invidioso di tutti quegli ornamenti. Sperava un giorno di diventare anche lui un giudice e un consigliere del faraone. Ora avrebbe voluto che Amerotke parlasse e dicesse cosa pensava di quello scandaloso avvelenamento che era ormai argomento di scabrosi pettegolezzi nei mercati e nei cortili dei templi.
- Merita di morire - ripet, dondolandosi sui talloni.
- Tutti noi meritiamo di morire. Ma siamo qui per fare giustizia.
Amerotke diede inizio ai rituali che precedevano le feroci discussioni tra procuratore e avvocato e il balletto delle prove. Non aveva la minima intenzione di far trapelare la sua opinione.
- Mio signore - Valu si era rimboccato le maniche - il caso  semplice, le prove e le nostre argomentazioni stringenti. Il terzo giorno del quarto mese, Ipumer, scriba della Casa della Guerra,  ritornato a casa a tarda notte, lamentando feroci crampi allo stomaco. Nonostante le cure della padrona di casa e del medico,  morto dopo un'orrenda agonia - fece una pausa melodrammatica. - Il suo corpo  stato portato alla Casa della Morte del tempio di Seth ed esaminato dai medici, secondo le leggi. Essi hanno concluso che era stato avvelenato da un raro estratto di pesce palla.
A destra del procuratore, gli scribi erano inginocchiati sui loro cuscini, e tra loro vi era anche Prenhoe, un cugino del giudice. Erano tutti indaffarati ad annotare fedelmente quanto veniva detto in aula.
Valu aveva alzato la voce e aveva indicato Neshratta, inginocchiata accanto al suo avvocato: - Possiamo provare che l'imputata ha comprato diverse dosi di quel veleno da un ciarlatano del mercato delle erbe al porto. Mio signore, causa ed effetto sono semplici - Valu allarg le braccia. - Ipumer  stato avvelenato, ed era solito incontrarsi nottetempo con questa donna, con la quale aveva una relazione. Sappiamo che lei se ne era stancata, e che compr in pi occasioni del veleno. Il caso  chiaro, mio signore. Neshratta  colpevole di avvelenamento, ha maliziosamente premeditato la morte di Ipumer: deve essere punita con la massima severit ed essere sepolta viva nel deserto, secondo la legge.
Le dure parole dell'accusa suscitarono le esclamazioni delle guardie e degli spettatori sistemati nel transetto a sinistra del giudice, tra le colonne della Sala delle Due Verit. Valu not tra loro lo sconvolto Peshedu. Il procuratore era raggiante, era il figlio di un agricoltore baciato dagli dei, un abile studioso delle leggi che si era meritato la fiducia del gran visir, quando il suo predecessore era stato condannato a morte. Ora poteva portare in tribunale praticamente chiunque, a Tebe. Era il bastone della giustizia del faraone e godeva particolarmente nel far condannare i ricchi e i potenti, colpevoli o innocenti che fossero.
- Ho sentito le tue parole, Valu. Ma per fare giustizia abbiamo bisogno di prove. E di silenzio in aula.
- Prove? - aveva sogghignato Valu.
- Prove, mio signore. Non  cos, Meretel?
Il giovane avvocato annu vigorosamente.
- Mio signore, noi non neghiamo che l'imputata avesse una... relazione amichevole con Ipumer - disse Meretel, senza curarsi delle risate del pubblico. - E non contestiamo che lo scriba sia stato avvelenato, n che l'imputata abbia comprato del veleno da un ciarlatano. Tuttavia, la signora Neshratta giura di non aver mai somministrato allo scriba del veleno, n direttamente n indirettamente.
Amerotke guard Neshratta. Era inginocchiata sul cuscino, e portava una veste immacolata, una collana di corniole e diversi anelli alle dita; una folta parrucca nera incorniciava il suo grazioso volto olivastro. Gli occhi neri ed espressivi e la bocca seducente non sembravano quelli di un'avvelenatrice.
Amerotke le fece un sorriso compassionevole. Aveva la stessa fredda eleganza di sua moglie Norfret, una serenit che nascondeva di certo una volont di ferro. Il giudice era ben informato sul suo conto. Tutta Tebe parlava di quello strano caso, e lui ne aveva discusso spesso con Norfret. Che fosse colpevole o no, la reputazione di Neshratta e della sua famiglia era ormai ridotta a brandelli.
- Neshratta, la notte in cui Ipumer mor  venuto a trovarti?
- No, mio signore.
- Hai giurato sugli dei, e sai bene che la pena per gli spergiuri, nobili o plebei che siano,  terribile.
- Non mi sono incontrata con Ipumer - ripet lei con forza. - Non l'avevo pi visto da cinque settimane.
- Allora, sai perch usciva tutte le notti?
- No, mio signore.
- Non ti scriveva?
Continuamente, per confermarmi il suo amore. Spesso non gli rispondevo neppure - afferm con calma la donna.
- Perch una giovane aristocratica dovrebbe comprare del veleno?
- Qualunque ciarlatano potrebbe dirvi che i veleni si usano anche per pulire gli abiti o per le cure di bellezza.
- Fate silenzio, per favore - Amerotke spense le risate del pubblico con un cenno imperioso.
Il suo servo Shufoy saltellava per fargli notare la sua presenza, agitando il parasole. Il capitano delle guardie Asural, un altro parente di Amerotke, dovette mettergli una mano sulle spalle per farlo stare fermo. Il giudice lo aveva mandato a indagare al mercato delle erbe, e dai suoi cenni pot capire che Neshratta diceva il vero.
- Noi non lo contestiamo, mio signore - disse Valu - ma non  strano che tutte le volte che Neshratta comprava del veleno, proprio quella notte Ipumer si sentisse male e ritornasse a casa con i crampi allo stomaco?
Amerotke lo tacit come un cenno. Ora aveva capito gli aspetti fondamentali del caso. Se Valu avesse provato che quella notte in particolare Ipumer si era incontrato con Neshratta, la condanna sarebbe stata certa. In caso contrario...
Inizi il balletto delle testimonianze: i medici della Casa della Morte, il ciarlatano che aveva venduto il veleno, la vedova Lamna, Felima, l'amica della vittima... Meretel fece testimoniare diverse serve di Peshedu, senza alterare di fatto i termini della questione. La relazione tra i due giovani era indubitabile, ma non c'era la minima prova che Neshratta avesse ucciso lo scriba.
Amerotke intervenne di rado per fare domande, lasciando l'onere degli interrogatori ai due avvocati, i quali sembravano due generali avversi, che muovevano le loro armate su strade parallele senza mai incontrarsi. Il caso era come un cane che si rincorreva la coda. Valu era astuto come una mangusta e continuava a ribadire che Neshratta era l'amante di Ipumer e aveva comprato il veleno con il quale era stato ucciso. Amerotke guard i giardini del tempio, irrigati dalle acque del Nilo. Il mormorio della fontana e la vista di una cerbiatta che brucava l'erba sotto un sicomoro lo calmarono. Non gli piaceva il sorriso sornione del procuratore.
- Ho un altro testimone, mio signore.
- Allora chiamatelo - gli rispose seccamente Amerotke.
Le guardie fecero entrare un sudicio straccione, dalle vesti macchiate e tenute insieme da una corda, ma dai sandali di buona qualit. Camminava appoggiandosi a un bastone ed era il tipico venditore ambulante che batteva i villaggi intorno a Tebe. Era alto e magro, ma vigoroso, e la sua pelle era bruciata dal sole.
Dopo aver giurato, si inginocchi sui cuscini e Valu gli chiese: - Racconta al giudice doveri la notte del delitto, e che cos' successo.
- Avevo lavorato troppo quel giorno, e non sono riuscito a tornare in citt prima della chiusura delle porte. Cos, ho dovuto dormire fuori.
Quando la conchiglia suonava il coprifuoco, le porte della citt venivano chiuse e i venditori ambulanti dovevano trovarsi un riparo all'esterno.
- Era una bella notte, e c'era la luna piena. Le stelle...
- Grazie, va avanti - lo interruppe Amerotke.
L'ambulante non fece caso al suo sarcasmo: - Stavo cercando un boschetto dove dormire, perch la mia bisaccia si era fatta pesante. I cancelli delle ville fuori le mura sono chiusi, ma nei loro paraggi si pu sempre trovare un albero sotto il quale dormire, al riparo dai briganti.
- Dove hai dormito?
- Vicino alla villa del generale Peshedu!
- Come fai a sapere che era la sua?
- La conosco come il palmo della mia mano. A causa dell'emblema dipinto sul portone, viene chiamata la Casa della Gazzella Dorata.
Anche Amerotke ci era passato davanti molte volte nel tornare a casa.
- A lato del muro di cinta corre un sentiero con un canale che porta alla villa le acque del Nilo. Ci sono dei palmizi che fanno ombra e l'erba  soffice, non bruciata dal sole. Ci sono sempre viandanti che scelgono quel posto per dormire, ma quella notte non c'era nessuno. Mi sono coricato e ho sentito dei passi.
- Che ora era?
- Le porte della citt erano state appena chiuse, quindi la mezzanotte era passata da poco.
- Chi hai visto arrivare?
- Il giovane il cui corpo mi  stato mostrato dalle guardie del tempio. Camminava in fretta, con un bastone, un otre di vino e una bisaccia a tracolla. Il suo volto era quello di un innamorato. Canticchiava sommessamente, ed era felice. Si  incamminato per il sentiero fino a una postierla nel muro di cinta, cos stretta che i servi la chiamano "la cruna dell'ago. Dalla porta  uscita una persona...
- Hai visto chi era?
- No, mio signore. Ipumer l'ha salutata, e si sono messi a parlare a bassa voce...
- Era un uomo o una donna?
- Non lo so, ma si sono baciati, mio signore!
- Silenzio! Poteva essere un uomo?
- S.
- Sei sicuro che non fosse l'imputata? Guardala! Ricorda il tuo giuramento, la sua vita dipende da te!
Amerotke non si fidava dei trucchi del procuratore, ma Valu aveva una sua integrit e non usava imbeccare i testimoni. L'ambulante guard il giudice con aria implorante: - Non lo so, davvero non lo so, mio signore! A me sembrava una donna, camminavano mano nella mano. Io non riuscivo proprio a dormire. Da tempo non giacevo con una donna, avevo la gola secca e il mio ventre era vuoto. Invidiavo lo scriba e sono rimasto sveglio.
- E gli innamorati sono tornati indietro?
- Un'ora dopo ho sentito di nuovo le voci. La porta si  riaperta e Ipumer se ne  andato. Sembrava molto soddisfatto.
Amerotke appoggi la testa contro lo schienale dello scranno.
La voce del procuratore era soave e minacciosa: - Mio signore, quindi Ipumer  andato a casa dell'imputata, come aveva gi fatto pi volte.
- Non  vero - s'infiamm Neshratta. - Avete sentito le testimonianze della mia ancella e del mio portiere.
- Certo, mia signora - disse Amerotke. - L'imputata afferma, e i suoi servi lo hanno confermato, di non aver mai lasciato la sua stanza.
Il testimone allarg le braccia con una smorfia.
Neshratta sussurr qualcosa a Meretel, che dichiar: - Anche noi abbiamo portato un testimone, mio signore.
- Non ho ancora finito - continu l'ambulante.
- Allora continua!
- Ipumer mi ha oltrepassato. Una figura  di nuovo uscita dalla postierla ed  andata nella sua direzione, ma poi  tornata indietro.
Amerotke appoggi il gomito sul bracciolo e si gratt il mento: - Hai visto chi era?
- No, ma era di certo una donna. Aveva la parrucca e ne ho sentito il profumo.
- L'altra figura era diversa?
- Non lo so, prima era pi buio, e solo in quel momento si era levata la brezza.
- Se Ipumer  stato avvelenato, deve aver mangiato o bevuto qualcosa. Hai detto che aveva con s del vino?
- Un otre, mio signore.
- E la prima figura aveva con s delle coppe o del cibo?
- Non credo, si sono subito abbracciati e baciati.
- Strano, allora come avrebbe fatto ad avvelenarlo?
Nessuno rispose alla sua domanda.
-  un mistero - prosegu Amerotke. - Due figure sono uscite dalla villa, una per incontrarsi con lo scriba e l'altra per seguirlo. Hai giurato, Neshratta, dimmi cos'hai fatto quella notte.
- Sono rimasta nella mia camera al secondo piano. La mia ancella dorme su un pagliericcio fuori della porta. Avete sentito la sua testimonianza, e quella del mio portiere...
- E la finestra? - chiese Valu.
- Non sono un serpente, e le mie finestre hanno tutte una grata.
- Quindi, per uscire dovevi passare davanti alla serva? - chiese il giudice.
- Ha il sonno molto leggero, mio signore Amerotke.
- E poi avresti dovuto superare la guardiola del custode?
Amerotke congiunse le punte delle dita. Entrambi i servi avevano testimoniato, atterriti come tutti i cittadini di fronte al giudice. Avevano sicuramente detto la verit.
- E allora chi erano quelle figure misteriose?
Amerotke guard Peshedu, seduto su uno sgabello tra le colonne, accanto alla grassa moglie e alla bella sorella quattordicenne di Neshratta.
- Ho una domanda da farvi, mio signore Valu. Avete condotto indagini molto accurate. Sapete se Ipumer frequentava gli altri membri della famiglia?
- Tutti lo detestavano, mio signore.
La famiglia di Peshedu fece un mormorio di approvazione.
- Quindi, nessuno di loro lo avrebbe abbracciato con tanto affetto?
-  cos, mio signore. La signora Neshratta non  stata sincera. Io sono stato alla Casa della Gazzella Dorata. La sua splendida stanza  orientata a settentrione, ha le grate alle finestre, questo  vero, ma una delle grate  soltanto di vimini e pu essere rimossa molto facilmente.
Valu ignor le proteste di Neshratta, e scelse accuratamente le parole: - La signora Neshratta  giovane e atletica e ha nella stanza una scala di corda, nel caso ci fosse un incendio.
Neshratta era molto agitata. Valu si era tenuto per s gli indizi che aveva trovato. Era solito far crogiolare gli imputati in un falso senso di sicurezza prima di colpire.
L'avvocato della difesa intervenne: - Un momento, mio signore,  vero che la grata  di vimini, ma avete udito le testimonianze. L'ancella ha il sonno leggero e se la grata fosse stata rimossa lei avrebbe sentito dei rumori. La signora Neshratta si sarebbe sporcata di terra i piedi e i sandali, sarebbe stata vista...
- Sciocchezze, mio signore - ribatt Valu. - Avrebbe potuto facilmente lavarsi i piedi e i sandali, no? E non saprei se la testimonianza di una serva fedele... - fece una smorfia eloquente.
Gli scribi prendevano nota alacremente, soprattutto Prenhoe, perch sapeva che Amerotke avrebbe passato le notti a rileggere con attenzione le varie testimonianze. Il giudice non voleva guardarlo, temendo che magari saltasse su a riferirgli uno dei suoi sogni premonitori in pieno processo. In quel momento aveva la solita espressione funerea. Quando si erano radunati nella cappelletta, prima dell'udienza, Prenhoe gli aveva detto: - Mio signore, stanotte ho sognato che volavo su un avvoltoio sulle Terre Rosse, e sotto di me c'era uno squadrone di carri dai cavalli neri come la notte. E il comandante era uno scheletro, e il suo nome era Morte! La morte stava guidando le sue armate verso Tebe, mio signore! Il tempo di Seth, il grande assassino,  venuto!
Amerotke aveva annuito con aria assente, mentre si purificava le mani col natron.
- Anch'io ho fatto un sogno - aveva detto Shufoy. - Ero in un boschetto in riva al Nilo con due bellezze che portavano solo una collana di rubini e zaffiri...
- Questo  un sogno pericoloso - aveva commentato Prenhoe - non pu portare bene.
Amerotke gli aveva sorriso. Shufoy sognava sempre delle giovani donne, ma finch si limitava a sognare non era poi cos pericoloso. Il giudice non credeva ai sogni, anche se, mentre si recava al tempio, un messo di Senenmut gli aveva riferito dell'assassinio di Balet, avvenuto nel santuario di Seth. L'eroe di guerra era stato ucciso con una mazza da combattimento, e gli avevano pure cavato gli occhi. E un'heset era stata data in pasto ai coccodrilli. Che il sogno di Prenhoe fosse veritiero?
La voce di Valu lo fece ritornare alla dura realt: - Il mio signore Amerotke  stanco?
- Niente affatto - ribatt seccamente il magistrato.
- Allora ho altri testimoni...
- Ne ero certo. Fateli venire a deporre!
Il venditore ambulante se ne and e un giovane scriba pronunci il giuramento, purificandosi nervosamente le labbra col natron: - Sono Hepel, uno scriba della Casa della Guerra, un amico e collega di Ipumer.
Era cos nervoso che Amerotke gli fece dare una ciotola d'acqua.
Poi il giudice indic il pubblico assiepato tra le colonne: - Che tipo era Ipumer? Non ci sono suoi parenti, in questa sala.
- Era di Avaris, mio signore. Aveva studiato li ed era venuto a Tebe con delle lettere di presentazione, che sono state archiviate nella Casa della Guerra.
- Che tipo era?
- Era un tipo solitario - Hepel misurava attentamente le parole. - Se ne stava per conto suo, non parlava della sua famiglia e nessuno veniva mai a trovarlo dalla sua citt. Era un buon lavoratore e amava molto le donne.
- Quali donne?
Hepel guard Valu, che gli fece cenno di continuare: - Andava spesso nelle osterie del porto...
- Prostitute, allora?
- S, mio signore.
- E Neshratta?
- All'inizio non mi disse nulla, poi mi raccont che si era innamorato di lei e contava di sposarla. Era molto ambizioso e sperava che un suocero potente come Peshedu avrebbe potuto essergli d'aiuto nella carriera. Spesso le scriveva o andava al mercato per comprarle un regalo. Mi chiedevo come potesse sperare di fidanzarsi con una dama di alto lignaggio. L'aveva conosciuta a un banchetto del reggimento, e si sa che una cosa tira l'altra...
- Dove s'incontravano?
- Vicino alla Casa della Gazzella Dorata.
Amerotke zitt gli spettatori.
- Dove, precisamente?
- In un sentiero a lato della casa, accanto a un canale d'irrigazione. Diceva che Neshratta usciva da una postierla e si portava dietro delle coppe, mentre lui aveva con s un otre di vino. Mangiavano, bevevano, e... - si lecc nervosamente le labbra.
Valu fece un sorriso trionfante: - Racconta al giudice come potevano avvenire quegli incontri notturni.
Hepel sospir: - Ipumer mi disse che Neshratta aveva oliato la grata di vimini di una finestra perch non facesse rumore mentre la rimuoveva. Si calava con una scaletta di corda e teneva un mantello e dei sandali nascosti dietro un cespuglio. - Rivolse quindi uno sguardo agitato in direzione di Peshedu: - Per era un grande spaccone!
- Diceva di aver giaciuto con lei? - chiese Amerotke.
- S, mio signore.
Neshratta chin il capo, le spalle tremanti, poi guard Amerotke con aria di sfida. Il giudice zitt il pubblico, mentre Asural avanzava dall'ombra alle spalle dell'imputata.
Neshratta sussurr qualcosa all'avvocato, che alz un braccio per parlare: - Mio signore, possiamo contraddire questo testimone. Sono chiacchiere da mercato, e c' solo la sua parola che le cose fossero in questi termini. Non c' la minima prova.
- Verr presto il vostro turno di fare domande - disse Amerotke, che voleva sentire cos'aveva da dire quel testimone. - Hepel, tu eri amico di Ipumer. Ti ha mai detto di soffrire di dolori di stomaco?
Valu sorrideva sempre di pi.
- S, mio signore. Dopo ogni incontro con Neshratta.
Il pubblico trattenne il respiro.
- Sei sicuro? Non  andato dal medico?
- S, mio signore, dal medico che vive vicino a casa sua, quello che lo ha visitato prima della sua morte.
Amerotke strinse le labbra. Aveva interrogato Intef, ma non gli aveva detto nulla!
- E cosa disse quel nobile medico?
- Che erano solo coliche, causate da quello che aveva mangiato.
- Ipumer era un uomo intelligente, non era in grado di stabilire un nesso tra cause ed effetti?
- S, sospettava che Neshratta volesse avvelenarlo.
- E perch avrebbe dovuto farlo?
- Perch si era stancata di lui!
Il clamore del pubblico aument e Asural dovette intervenire, aggirandosi tra gli spettatori con fare minaccioso.
- Eppure tornava sempre da lei - Amerotke si tocc il pettorale di Maat. - Hepel, se dopo essere venuto a cena da me soffrissi sempre di crampi allo stomaco, non ti nascerebbero dei sospetti?
- Non sospetterei mai di voi, mio signore!
Tutti risero, compreso il giudice, e Hepel si rilass.
- Perch credeva che Neshratta lo avvelenasse? Sapeva che aveva comprato del veleno?
- Lei gli diceva sempre tutto, mio signore. E lui... - si morse un labbro.
- E lui?
- Compr a sua volta del veleno.
Amerotke si raddrizz sullo scranno, e il sorriso di Valu scomparve d'incanto.
- Mi diceva sempre che Neshratta si procurava dei veleni per usarli come cosmetici. Ipumer scherzava con lei, dicendo che voleva avvelenarlo. E lei si limitava a ridere.
- Ma perch ha comprato anche lui del veleno?
- Sempre pi agitato, si  messo a dire che se Neshratta non lo voleva, si sarebbe tolta la vita, e il suo sangue sarebbe ricaduto su di lei.
Amerotke fece un cenno a Meretel, che non vedeva l'ora di poter interrogare a sua volta il testimone.
- Credete che Ipumer possa essersi suicidato? - chiese Meretel.
- Pu darsi. Era un tipo quieto, ma si eccitava molto quando parlava di Neshratta.
Shufoy ascoltava a bocca aperta quel dramma di amore e di morte.
- Ed  possibile che Ipumer, sapendo che la sua amata aveva comprato del veleno da un ciarlatano, si sia rivolto anche lui agli Uomini Scorpione del porto? Che si sia avvelenato per rovinare la reputazione di Neshratta e impedirle di sposare qualcun altro? Che abbia deciso di far credere che fosse un'avvelenatrice per costringerla a subire un processo infamante?
Hepel guard ansioso il volto di pietra del procuratore.
- Rispondi alla domanda - insistette Amerotke.
-  possibile... Per aveva uno stomaco debole, si lamentava spesso di avere dei crampi.
Amerotke decise di riequilibrare un po' il processo, dando una stoccata all'avvocato della difesa: - Meretel, pare che Neshratta potesse uscire dalla sua stanza senza essere vista.
La giovane donna sedeva pi eretta, con un vago sorriso sulle labbra.
-  impossibile, mio signore. Il testimone precedente ha detto che l'imputata si sarebbe incontrata con Ipumer accanto alla casa, poco dopo mezzanotte.
Amerotke guard Prenhoe, e lo scriba annu.
- Mio signore, se volete, potete interrogarla, ma poco prima di mezzanotte la sorella di Neshratta ha avuto un incubo ed  andata nella sua stanza.
- Perch non me lo avete detto prima? - tuon il giudice.
- Mi scuso, mio signore, ma intendevo riservarmi la sua testimonianza in caso di necessit. E nessuno ha chiesto all'ancella se qualcuno era entrato nella stanza di Neshratta, ma solo se Neshratta era uscita.
La sorella di Neshratta sedeva accanto al padre, che le cingeva affettuosamente le spalle. Amerotke not che stava tremando.
- La sorella e l'ancella potranno testimoniare, naturalmente - concluse Meretel.
La sorellina fu trattata molto gentilmente. Parlava a bassa voce, ma la sua deposizione concordava con quella della serva. Aveva sognato un grande pipistrello dalle ali rosse che volava sulla Casa della Gazzella Dorata ed era corsa da Neshratta, perch aveva paura. Era una deposizione che sarebbe piaciuta molto a Prenhoe.
Amerotke tratt la serva pi rudemente, ma anche lei sembrava sincera. La ragazza aveva dormito per tutto il resto della notte con la sorella, proprio quando Neshratta avrebbe dovuto trovarsi con Ipumer sul sentiero bagnato dalla luce della luna.
Valu era furioso. Certo, era possibile che l'avvocato avesse imbeccato le due testimoni, per, fino a prova contraria...
Amerotke sorrise a Hepel: - Tu eri amico di Ipumer, e lui ti ha confessato di aver amato Neshratta a tal punto che se lei lo avesse rifiutato si sarebbe dato la morte. Era l'unico amore della sua vita?
- Qualche notte non si recava alla Casa della Gazzella Dorata, e s'incontrava con un'altra donna. Lui viveva dalla vedova Lamna, ma era molto amico di un'altra vedova, Felima.
- Mio signore, se ritornassimo alla notte del delitto... - intervenne il procuratore.
- Continua, Hepel.
- Quella sera ho incontrato Ipumer nel Viale degli Arieti, e siamo andati in una locanda.
- Che ora era?
- La settima dopo mezzogiorno. Mi ha detto che stava venendo da casa.
- Che altro ti ha detto?
- Che voleva andare da Neshratta, e che sarebbe stato molto meglio per lei se lo avesse ricevuto! Era molto agitato, e mangi e bevve pochissimo.
- Aveva mangiato, prima?
- S, la padrona di casa gli aveva dato del cibo, e aveva ancora qualche avanzo in un panno, ma poi li ha gettati via. Dopo un po' se ne  andato.
- Dobbiamo quindi chiederci cos' successo nelle quattro ore successive, prima che venisse visto dall'ambulante accanto alla Casa della Gazzella Dorata.
Hepel scosse le spalle e le due vedove furono di nuovo chiamate a deporre. Erano piuttosto nervose. Lamna era grassoccia, ma cercava a tutti i costi di mantenersi seducente. Invece Felima era bassina, con un viso piccolo che mostrava i segni passati di una bellezza non priva duna certa eleganza.
- Se un giovane va a trovare la sua amata, si cambia, si rade il volto, si lava, si mette degli unguenti, si unge la pelle con oli profumati. Ma Ipumer non ha fatto nulla di tutto questo mentre era a casa, vero, Lamna? - chiese Amerotke.
Lamna scosse il capo.
- Perch lo ha fatto a casa tua, vero? - disse rivolgendosi a Felima.
Felima lo guard a occhi sbarrati.
-  venuto da te, quella sera, vero? - le chiese gentilmente Amerotke. - Ricorda che sei sotto giuramento. Come si  preparato al suo incontro d'amore? Prima non te l'avevamo chiesto, ma ora devi rispondere. Ha fatto il bagno a casa tua e tu gli ha dato cibo, vino e abiti puliti.
Felima era nervosa ma sostenne il suo guardo. La sua voce era sorprendentemente forte: - Lo sapevo che un giorno sarebbe venuto fuori. S,  vero! Gli ho fatto il bagno, l'ho unto d'olio e gli ho fatto la barba.
- Era il tuo amante?
- No, io ero solo la sua ancella.
Amerotke zitt le risatine del pubblico.
- Quindi gli hai fatto il bagno e gli hai dato da mangiare?
La vedova annu, mordendosi nervosamente il labbro. Il sole era alto nel cielo e picchiava sulla piazza del mercato. Uno degli scribi stava per addormentarsi. Non era un caso facile come voleva far credere il procuratore. Amerotke lev le braccia per sospendere la seduta, come faceva il faraone. Poi prese la verga e il flagello, simboli della sua carica, e nella sala ci fu un grande silenzio.
- L'udienza  aggiornata!
Il procuratore voleva protestare, ma lui lo folgor con un'occhiata.
- La mia voce  quella del faraone. Io incarno la sua volont!
Valu rimase in silenzio mentre Amerotke s'inginocchiava davanti alla statua di Maat.
- Mio signore...
Amerotke si gir di scatto.
Valu chin il capto: - Approvo l'indulgenza della corte, ma Neshratta deve essere imprigionata nelle segrete della Casa della Morte.
- Ma questa  la Casa della Vita, e Neshratta verr confinata, s, ma nella dimora di suo padre. La sua colpa non  stata ancora provata. - Fece un vago sorriso. - L'udienza  aggiornata!

2.

- Io protesto, mio signore!
- Protestate pure!
Seduto nella cappelletta, Amerotke guardava distrattamente gli splendidi affreschi che esaltavano la giustizia di Maat. Il tabernacolo aperto mostrava la statua della dea, con la piuma della verit e il disco solare sul capo. Lo scultore l'aveva rappresentata come una splendida fanciulla dalla veste di lino immacolata. Ai piedi della statua vi erano i cesti con le offerte di pane e frutta, che sarebbero poi state distribuite agli scribi del tempio. Contro le pareti vi erano preziosi tavolini di legno di sandalo intarsiato d'oro, e gli armadietti in cui venivano custoditi gli anelli, il pettorale, la verga e il flagello di Amerotke. Valu e Meretel erano seduti sui cuscini di fronte al giudice. Shufoy sedeva alla sinistra del padrone ed era molto contrariato per il fatto che il procuratore avesse osato invadere il sancta sanctorum del magistrato. Prenhoe si guardava cupamente il callo sul dito, provocato dallo stilo. Asural, il capo delle guardie del tempio, stava appoggiato alla porta. Con la corazza e gli schinieri di bronzo, sembrava lo stesso dio della guerra Montu.
Io protesto: il processo doveva continuare, Neshratta doveva essere imprigionata. Questi sono favoritismi...
Amerotke si terse il sudore con un panno profumato. - Non sono favoritismi, Valu, il caso non  affatto semplice. Ipumer e Neshratta erano di certo amanti, e lei si  stufata di lui e ha comprato del veleno da un ciarlatano. Sicuramente Ipumer si rec da lei, la notte in cui fu ucciso. Ma voi non avete dimostrato che  stata lei ad avvelenarlo, e che  colpevole di omicidio. Non so nulla di quello scriba e dovr interrogare di nuovo i testimoni. - Amerotke cont sulle dita: - Ipumer ha incontrato il suo amico, Lamna gli ha dato del cibo, ed  stato da Felima. Anche loro potrebbero averlo avvelenato. Dovremo scoprire quando ha lasciato Felima, e dov' andato dopo. Non c' la minima prova che sia stata Neshratta a ucciderlo. Forse quest'oggi sono state dette delle menzogne - indic la statua di Maat - e io sono lo spigolatore della dea, colui che separa il grano dal loglio ed emette il giudizio del faraone. Neshratta non abbandoner la casa del padre senza un mio permesso scritto. In caso contrario, sar confinata nella Casa della Morte.
Valu aveva provocato anche troppo il giudice. Sospir e si alz in piedi, con lo stomaco in tumulto. S'inchin ad Amerotke e se ne and, seguito da Meretel. Asural chiuse la porta alle loro spalle.
- Pensate che sia stata lei? - chiese Shufoy.
Amerotke si baci le dita e le premette sulla fronte del nano. Anni prima gli avevano tagliato il naso per una colpa che non aveva commesso, e ogni volta che lo guardava provava una punta di compassione. Era un piccolo uomo, ma aveva un grande cuore. Era innamorato della vita, e ora i suoi occhi brillavano d'eccitazione: -  cos bella, padrone! Il suo petto, le sue gambe, il suo splendido corpo non possono venire sepolti nel deserto! Sarebbe davvero uno spreco!
- Sei un caprone in calore - sbuff Asural.
- E puzzi anche come un caprone - disse Prenhoe succhiandosi il dito calloso.
- E come un caprone, sono rapido e so vendicarmi - ribatt il salace nano.
Amerotke lo prese per la treccia di capelli grigi che gli ricadeva sulla spalla.
- Perch non te la fai tagliare? Se vuoi essere il mio araldo, dovresti averne l'abito e l'aspetto. Perch invece vuoi avere l'aspetto di un miserabile?
- Per impietosire le belle signore. Credete che sia stata lei?
- Detto tra noi, non dubito che Ipumer sia stato avvelenato quella notte. Ma potrebbe essersi suicidato...
Shufoy lo aiut a infilarsi i sandali e la bianca veste che portava all'esterno del tempio.
- Asural, fai sgombrare e ripulire la sala. Prenhoe, voglio che il resoconto delle testimonianze mi sia recapitato a casa stasera. Shufoy, tu vieni con me.
Nessuno os fargli altre domande. Il giudice usc dal tempio da una porta laterale. Era l'ora del sacrificio. I sacerdoti con il capo rasato e gli occhi segnati dal kohl purificavano l'aria con grandi sbuffi d'incenso, seguiti da ancelle con le parrucche nere e sandali d'argento, che con le mani ingioiellate suonavano i cembali e il sistro, uno strumento formato da una serie di anelli di metallo attaccati a un bastone di legno.
- Dove andiamo? - chiese Shufoy.
- Dal Guardiano dei Morti del tempio di Seth. Senenmut ha richiesto il mio intervento.
Shufoy gemette e lev gli occhi al cielo. Lungo il corso principale, pavimentato di basalto, i mercanti facevano affari d'oro. Sotto le palme, i barbieri roteavano alacremente i rasoi ricurvi, per radere il capo a coloro che volevano purificarsi per entrare nel tempio e presentare una petizione a Una delle corti minori. Un gruppo di soldati ubriachi si dirigeva barcollando verso una casa di piacere, cercando di evitare le mazze delle guardie del mercato.
Alcune bancarelle venivano smantellate e lavate con l'acqua. A mezzogiorno, pescivendoli e macellai dovevano chiudere bottega, perch il calore faceva marcire i loro prodotti. Gli ultimi clienti si affrettavano a terminare la spesa prima di ritirarsi nella frescura delle loro case. Ora che il giorno nefasto di Seth era passato, tutti erano felici e chiassosi. Un mercante su una lettiga improvvisata, tirata tra due asini, attraversava seccato una turba di bambini urlanti e schiamazzanti e cercava di allontanarli agitando uno scacciamosche. Menestrelli e cantastorie cercavano di attirare i passanti descrivendo i pericoli del Grande Mare Verde e i mostri che popolavano le Terre Rosse. Nubiani vestiti di pelli di pantera e con i copricapi piumati si trovavano gomito a gomito con Semiti dalle tuniche a vivaci colori e Libici a torso nudo, il corpo unto d'olio, e i lunghi gonnellini che arrivavano fin sotto le ginocchia. Questi ultimi si erano tolti i sandali e li trasportavano appesi a un bastone.
Shufoy guardava ammirato una contorsionista con i campanellini appesi ai polsi, che ballava con mosse lascive al ritmo di un'orchestrina di flauti di canna e tamburi, e Amerotke dovette trascinarlo via.
Shufoy faceva molti mestieri, e Amerotke non sapeva mai cosa doveva aspettarsi da lui: a volte era un indovino che leggeva il futuro, a volte un sedicente medico che vendeva amuleti portentosi e rimedi sicuramente letali, a volte persino un poeta d'amore. Shufoy avrebbe voluto sfuggire al padrone e bighellonare per il mercato, invece dovette aprire il parasole del magistrato. In realt era cos basso di statura che faceva ombra solo a se stesso, ma Amerotke si era stufato di rimproverarlo per questo. Almeno, era sicuro che non si sarebbe beccato un colpo di sole.
Il nano inton con la sua voce possente: - Largo al giudice Amerotke, della Sala delle Due Verit, custode delle leggi e della Divina Piuma, amico del faraone e prediletto dagli dei!
Amerotke rabbrivid, ma sapeva bene che era impossibile fermarlo. Comunque la folla si fece da parte permettendogli di raggiungere subito il tempio di Seth. Superarono gli obelischi dalla punta dorata e il grande portale con le bandiere rosse, bianche e verdi. I bassorilievi ricordavano le temibili imprese del dio e del suo reggimento, le Pantere di Seth, nella grande guerra contro gli Hyksos. Amerotke ricord il messaggio di Senenmut: uno di quegli eroi era stato ucciso e la stessa regina aveva richiesto il suo intervento.
Shufoy avrebbe preferito rimanere nel cortile a guardare un Uomo Scorpione che offriva un rimedio contro i morsi dei serpenti, ma Amerotke prosegu sulla scalinata che conduceva al colonnato ombroso che dava accesso all'interno del santuario. Gli affreschi raffiguravano a vivaci colori la lotta di Seth contro Osiride, e Iside che cercava il corpo del marito ucciso. Una guardia riconobbe Amerotke e lo accompagn verso un colonnato - laterale riservato ai sacerdoti, permettendogli di evitare la folla che si recava nel tempio per U sacrificio. I recessi del santuario erano freschi e oscuri. Le alte finestrelle davano ben poca luce.
Shufoy rabbrivid. Non si recava spesso nel tempio di quella feroce divinit. Era molto diverso dagli altri santuari. Gli affreschi non magnificavano le imprese del faraone ma i misfatti del dio dell'omicidio. La morte e le tenebrose creature dell'oltretomba occhieggiavano da ogni parete. Mancavano del tutto le colonne dorate, i colori festosi, i mosaici d'argento degli altri templi. A dominare erano il rosso e l'ocra. I sacerdoti portavano strane parrucche rosse e mantelli dello stesso colore.
La porta in fondo al passaggio dava nei sotterranei. Una fila di gradini li allontan sempre di pi dal mondo solare delle fontane e delle colonne del tempio di Maat. Qui le torce mostravano solo la macabra danza del Dio delle Tenebre e dei Divoratori di Anime. L'aria puzzava di natron e dei sali per l'imbalsamazione.
Si trovarono ben presto in una caverna sotterranea. Le travi del soffitto erano annerite dal fumo delle torce. Le guardie portavano maschere d'ariete e gonnellini di cuoio nero. Dai fumi che invadevano la caverna emerse un ufficiale con l'elmo a forma di testa d'ariete e il gonnellino nero borchiato di bronzo. Chiese loro chi erano con voce aspra e gutturale, ma Shufoy tuon il nome e i titoli di Amerotke e l'uomo si fece da parte.
Amerotke camminava lentamente sul terreno scivoloso della caverna. Una grande statua di Anubi occhieggiava nelle tenebre; su lastre di pietra erano distese delle salme coperte da sudari. AI centro della caverna, un calderone bolliva su carboni ardenti, attorniato da vassoi di vasetti d'unguento e piattini di natron liquido.
- Posso aiutarvi?
Una figura era emersa dal nulla. Era a torso nudo e si copriva il volto con una maschera d'ariete tenuta da un bastoncino.
- Questa serve a spaventare i visitatori? - domand Amerotke.
Il giovane abbass la maschera e mostr il viso dagli zigomi alti e dagli occhi profondamente incassati nelle orbite, poi la porse ad Amerotke, che annus il forte profumo che proveniva da un pomo in essa contenuto.
- Sono un sacerdote di Seth, e mi chiamo Chula.
- Ma tutti ti conoscono come il Guardiano dei Morti.
-  un titolo macabro, ma efficace.
Ora che i suoi occhi si erano abituati all'oscurit, Amerotke pot dare uno sguardo a quel luogo tenebroso: le pareti erano affrescate con scene del Libro dei morti raffiguranti l'oltretomba e il giudizio delle quarantadue divinit cui veniva sottoposta ogni anima. Il defunto doveva giurare di non aver mentito, rubato, ucciso o commesso atti impuri.
Chula gli indic la scena in cui Maat pesava il cuore del defunto, ponendo sull'altro piatto la piuma della verit. L'artista aveva colto bene l'aria atterrita dell'imputato, in attesa di essere ammesso da Osiride nei Campi Benedetti o di essere dato in pasto alla dea Awewet, in parte leone, in parte coccodrillo e in parte ippopotamo, e di essere condannato all'eterno oblio.
- Questo posto ha una certa atmosfera, Chula, e devo ammettere che riesce sempre a terrorizzarmi!
Senenmut, amante e primo ministro di Hatusu, emerse dal fumo. Doveva essere l da un po' di tempo, perch il suo volto vigoroso era coperto di sudore. Si era tolto anelli e gioielli e li aveva messi in una scarsella alla cintola della semplice veste di lino.
Batt una mano sulla spalla di Amerotke, mentre il giudice s'inchinava cerimoniosamente. Sorrise tristemente: - Ti aspettavo. Ma so che eri molto occupato col caso della signora Neshratta. Tutta Tebe aspetta il tuo verdetto col fiato sospeso. Vieni, ho qualcosa da mostrarti.
Insieme a Chula, li accompagn attraverso la macabra caverna in cui i corpi non venivano solo imbalsamati, ma anche studiati per scoprire le cause della loro improvvisa dipartita. Shufoy era abituato alle botteghe degli imbalsamatori, ma quel tempio gli faceva sempre venire il voltastomaco. Dai sudari emergevano uomini con la gola tagliata, o schiacciati da un carro, donne dal volto maciullato, negri dalle mani amputate fino al gomito. Intorno ai corpi si affollavano medici, scribi e imbalsamatori. Ogni cadavere veniva accuratamente esaminato prima di essere preparato per l'estremo viaggio ed essere sepolto, solitamente nelle fosse comuni dei poveri e degli stranieri. Shufoy si perse tra il fumo e si mise a gridare finch il padrone non lo prese per mano.
Chula e Senenmut li condussero vicino a tre salme dai sudari coperti di geroglifici. Il primo ministro schiocc le dita e Chula scopr il corpo di Ipumer. Amerotke si copr istintivamente la bocca.
Nonostante il lavoro degli imbalsamatori, il cadavere cominciava gi a imputridire, anche a causa del veleno che lo aveva corroso internamente.
- Il veleno continua la sua opera anche dopo la morte - disse Chula - e il fatto che il sangue non scorra pi ha addirittura aumentato la sua potenza.
Ipumer aveva un occhio aperto e aveva assunto un colorito verdastro. Il torso era attraversato da un lungo taglio verticale che aveva consentito l'estrazione degli organi, ora piazzati nei vasi canopi accanto alla lastra di pietra.
Shufoy deglut: - Non sapevo che i veleni avessero un simile effetto!
- Ogni veleno ha una sua caratteristica. Questo corrode il corpo, mentre altri, d'origine minerale, lo preservano dalla corruzione. Nessuno pu negare che Ipumer sia stato avvelenato.
Anche il cadavere di Balet era orrendo, nonostante gli imbalsamatori avessero coperto con un panno le orbite vuote e avessero messo un berretto di cuoio sul capo fracassato.
- Ho visto abbastanza; com' successo? - domand Amerotke.
- Balet era una delle Pantere di Seth - disse Senenmut. - In questo tempio, hanno una cappella privata dedicata alla loro grande impresa. Ricordi quanto ci esaltavamo da ragazzini di fronte a tanto eroismo? Ieri era un giorno maledetto da Seth e ben pochi pellegrini sono venuti al tempio, ma Balet lo ha scelto per pregare indisturbato nella Cappella Rossa e ricordare le sue prodezze. Era una cosa abbastanza normale...
- Aveva dei nemici?
- No. Era vedovo con due figli gi adulti. Era ricco, ma viveva nel passato, chiuso in se stesso. Secondo Shishnak e sua moglie Neferta, era rimasto solo nella cappella. All'ora del sacrificio, hanno trovato la porta socchiusa. Ti far vedere io stesso il luogo in cui  successo. La cappella era un vero campo di battaglia: Balet era in una pozza di sangue e aveva il capo fracassato - indic le ferite ora riempite di cera e di pasta per l'imbalsamazione. - Si  difeso e ha venduto cara la pelle - gli sollev un braccio e il giudice vide che il generale aveva dei tagli sulla mano, come se avesse cercato di afferrare l'arma dell'assassino.
-  stato derubato?
- No, Shishnak credeva che le famose Coppe dello Scorpione fossero sparite, invece tutte e tre erano ancora l. L'assassino le aveva riempite del sangue della sua vittima, come per fare un sacrificio a Seth.
- Un delitto rituale?
Amerotke guard uno degli affreschi tratti dal Libro del giorno e della notte: i Divoratori sputavano fiamme sulle tombe dei peccatori, sotto lo sguardo severo di Horus, che portava il cartiglio: COLUI CHE BRUCIA MILIONI DI ANIME.
- A cosa stai pensando, Amerotke?
- A Tebe avvengono pi delitti rituali che rapine. Credo che Chula sia d'accordo con me.
-  vero - disse questi. - Alcuni delitti sono passionali o d'onore, altri nascono da una rissa in un'osteria. Mariti che scoprono la moglie a letto con un amante, e viceversa - sorrise cupamente. - Ma molto spesso i cadaveri che arrivano qui presentano strani segni: un papiro con una maledizione infilato in bocca, parti del corpo amputate o deliberatamente sfigurate...
- E occhi cavati? - chiese il primo ministro.
- Questo  pi raro. Volete che tolga le bende e vi faccia vedere?
Il giudice scosse il capo, e Chula continu come se fosse un cuoco intento a parlare della preparazione di un banchetto: -  molto difficile cavare gli occhi a una persona. In questo caso, chi lo ha fatto  stato molto abile, e doveva conoscere la medicina.  strano: quando gli Hyksos ci governavano dalla loro citt di Avaris, sacrificavano spesso schiavi e prigionieri ai loro dei. E cavavano loro gli occhi. Cos, il Ka rimaneva accecato e non poteva attraversare le tenebre dell'oltretomba.
- Ma gli Hyksos sono stati cacciati da trentanni!
- Alcuni di loro sono sopravvissuti, Amerotke - disse Senenmut.
-  una strana coincidenza che uno degli eroi della guerra contro gli Hyksos, l'assassino della strega Meretseger...
- Pensate a una vendetta? - chiese Chula.
-  possibile.
Senenmut scopr il terzo corpo. Shufoy si volt con un gemito, e Amerotke prov un senso di nausea. La giovane donna non era ancora stata sottoposta all'opera degli imbalsamatori ed era coperta del fango verdastro del grande fiume. Le terribili ferite mostravano chiaramente che era stata divorata dai coccodrilli.
- L'abbiamo trovata tra le canne - spieg Chula.
- I coccodrilli erano cos agitati che hanno attirato l'attenzione dei pescatori.
Amerotke mormor una preghiera, dopo averle dato una rapida occhiata. Il volto era ridotto a una poltiglia sanguinolenta. La morte sorprendeva sempre il giudice con la sua sottile crudelt. Al collo, la ragazza aveva ancora una collana di campanellini. Le unghie dipinte con l'henn mostravano con chiarezza che doveva essere stata un'heset, una danzatrice del tempio che si offriva ai fedeli in cambio di considerevoli somme. I polsi e le caviglie erano legati da una cordicella rossa.
- Ho esaminato attentamente il corpo - disse Chula.
-  stato un delitto atroce, mio signore. Era ancora viva quando l'hanno legata e le hanno cavato gli occhi, prima di gettarla nel fiume. L'hanno trovata tra i papiri, dove  rimasta per due o tre ore prima che i coccodrilli la vedessero. Di notte sono pigri, ma quando aumenta il calore del giorno...
Amerotke e Senenmut rifiutavano di considerare i coccodrilli delle divinit. Quegli infidi dragoni del fiume, con le fauci acuminate come rasoi, non potevano essere venerati come Maat, il simbolo della verit. Amerotke attraversava spesso il Nilo, ma non aveva mai smesso di averne paura. Solo due stagioni prima, per miracolo era sfuggito con Shufoy a un assalto di quelle belve, e spesso si risvegliava di notte, tutto sudato, quando un incubo gli ricordava quel terribile episodio della sua vita.
- Mi ero dimenticato di dire che anche le gambe e le braccia di Balet erano legate con una cordicella rossa - disse Senenmut. - Devono averlo fatto dopo averlo ucciso, prima di cavargli gli occhi.
- Quindi, si tratta dello stesso assassino?
-  probabile.
- Posso capire che Balet sia stato ucciso a causa di una vendetta legata alla guerra contro gli Hyksos, anche se mi pare piuttosto fantasioso. Ma perch questa povera danzatrice?
- Gli Hyksos facevano sacrifici umani - disse Senenmut.
- Non lo so. - Amerotke scosse il capo. - Balet  stato ucciso per una ragione, forse per vendetta o per un antico odio. La sua morte sembra opera di un Hyksos che forse non esiste. Ma questa danzatrice... A quale tempio apparteneva?
- Era una corista del tempio di Anubi, graziosa e molto ammirata, ma che se ne stava piuttosto sulle sue. Era scomparsa dal tempio la sera prima.
Amerotke rabbrivid, stanco di quella caverna di morte, in cui si affollavano gli spiriti dei corpi distesi sulle lastre di pietra. Un sacerdote inton un inno funerario e un altro si mise a pregare mentre iniziava l'operazione conosciuta come l'apertura della bocca''. La luce delle torce e il fumo davano nuova vita alle terribili scene dipinte sulle pareti.
- Ho visto anche troppo, mio signore Senenmut!
Ringraziarono Chula e risalirono nel tempio. Amerotke si sent sollevato: il colonnato era tetro ma almeno non vi erano pi quel fumo soffocante, quei cadaveri sinistri coi loro sinistri imbalsamatori. Senenmut si era messo un abito da beduino per coprirsi il volto e mantenere l'incognito.
- Sono qui per ordine della regina - spieg - non per dare ascolto ai postulanti.
Si trovavano ora in un colonnato luminoso. Le finestre erano pi ampie e soleggiate. La sala principale del tempio era invasa da mercanti che offrivano i loro prodotti, scribi indaffarati, pellegrini che si erano smarriti e si guardavano intorno con gli occhi sgranati.
Amerotke non amava il culto di Seth, ma doveva riconoscere che il tempio era stato abilmente edificato. La parte esterna non era diversa dagli altri santuari, ma pi ci si addentrava nel tempio, pi diventava oscuro e tenebroso, manifestando la vera natura del terribile dio. Shufoy era atterrito e insolitamente silenzioso, anche se di solito non si lasciava impressionare molto facilmente.
Amerotke gli chiese cos'aveva: - Niente, padrone, solo una piccola idea.
Amerotke sospir.
La Cappella Rossa era a lato del tempio. L'ingresso aveva ampie finestre che ne illuminavano l'interno. Le pietre rosse, appositamente importate, brillavano come se fossero infuocate. Gli affreschi raffiguravano in nero e verde le gloriose imprese delle Pantere di Seth. Un sacerdote sonnecchiava, accucciato contro la porta interna della cappella, e quando Senenmut si avvicin, balz in piedi di scatto.
Il gran visir lo present: - Questo  Shishnak, mio signore Amerotke.
L'uomo sorrise con aria astuta e untuosa: - La cappella  stata pulita e purificata, mio signore.
Apr la porta e mostr loro l'orgoglio del reggimento di Seth. Le pareti, il pavimento e il soffitto erano rossi, il colore del dio dell'omicidio. Su uno speciale ripiano, Amerotke pot vedere le famose coppe sul loro vassoio d'oro. Peraltro, la cappelletta non era molto diversa da quella del tempio di Maat: il tabernacolo con le porte chiuse, i cuscini, i cesti di fiori e le lucerne a olio che davano alla stanza una particolare luminosit.
Amerotke capiva perch un vecchio guerriero come Balet venisse spesso l. Gli affreschi dipingevano i trionfi del reggimento di Seth contro gli Hyksos e i prigionieri legati e sottomessi, costretti a inchinarsi davanti al trono del faraone. Ma soprattutto, raffiguravano la grande impresa dell'uccisione di Meretseger e il glorioso ritorno degli eroi nel campo egiziano.
- Dove  stato trovato il corpo di Balet?
Shishnak indic la parete con il ripiano delle Coppe dello Scorpione. Amerotke chiese di poterle esaminare. Erano d'oro massiccio, come il vassoio, e ognuna era decorata con uno scorpione d'argento. Ma adesso erano diventate quattro, dopo la morte del generale Balet.
- Il figlio di Balet ha consegnato al tempio la sua, secondo l'ordine del faraone - spieg Shishnak.
Quella cappella era leggendaria, a ogni ragazzo venivano narrati i grandi trionfi del reggimento di Seth nella guerra contro gli Hyksos. Anche Amerotke, da bambino, era stato condotto l a pregare da suo padre.
Col volto rattristato pos la coppa che stava esaminando: - Voi avete ritrovato il corpo, Shishnak. Descrivetemi la scena.
- All'ora del sacrificio mi sono chiesto se il generale volesse altro cibo. Glielo aveva chiesto prima, ma non mi aveva risposto. Era taciturno come al solito.
- Come al solito?
- Veniva spesso a pregare da solo, e non era come gli alni, incluso Karnac, che amano bere e mangiare. Era un tipo solitario e molto silenzioso.
- L'avevate incontrato durante il giorno?
- Io e mia moglie siamo venuti spesso qui, ma non voleva essere disturbato.
- Non si  comportato in modo diverso dal solito?
- No, era come sempre un vecchio veterano immerso nelle sue glorie passate.
- Siete tornato all'ora del sacrificio?
- Io e mia moglie abbiamo una cameretta in fondo al corridoio e siamo rimasti l fino a quel momento. Ma non abbiamo sentito nulla di sospetto. Quando siamo tornati da lui, la porta era socchiusa e all'interno vi era una scena orribile. Vasi e lumi fracassati, il generale immerso in una pozza di sangue, con la testa sfondata. Sono corso a girare il cadavere e mia moglie ha urlato. Quelle orbite vuote! - si mise una mano sulla faccia. - Credevo che fosse un incubo, che il tempio fosse invaso dai Divoratori di Anime, o che si fosse trattato di una rapina, ma le coppe erano ancora l, sebbene fossero riempite del suo sangue.
-  un mistero - dichiar Amerotke. - Balet era vigoroso, anche se non era giovane. Era un guerriero pi volte decorato per la ferocia nel combattimento corpo a corpo. Eppure si fa legare mani e piedi e uccidere come un vitello sacrificale. Si fa cavare gli occhi, la cappella viene devastata, ma voi due non avete sentito neppure un grido!
Shishnak era atterrito: - Mio signore, ammetto che la cosa pu sembrare sospetta ma giuro che n io n mia moglie abbiamo avuto niente a che fare con questo atto sacrilego. E non abbiamo visto n sentito nulla.
- Puoi andare - disse Senenmut, che stava osservando distrattamente gli affreschi sulle pareti. Si gir e batt una mano sulla spalla di Shishnak. - Tu e tua moglie non avete nulla da temere, chiudi la porta e fa buona guardia.
Il sacerdote se ne and e Senenmut torn a intabarrarsi e si accucci contro la parete. Amerotke s'inginocchi su un cuscino. Shufoy guardava con una certa curiosit le famose coppe.
- Hatusu  preoccupata - disse Senenmut. - Il reggimento di Seth  sempre stato tenuto in alta considerazione dalla famiglia reale, e le Pantere sono eroi onorati da tutti. Quello che  accaduto in questa cappella non le piace.
Amerotke sapeva che cosa intendeva dire. Hatusu era al potere da meno di due anni e doveva il suo successo principalmente alla grande vittoria contro i Mitanni e alla lealt dell'esercito, e soprattutto del reggimento di Seth.
- Ahmose ha cacciato gli Hyksos - continu Senenmut - ma questo delitto, dovrei dire questo sacrificio, sembra indicare che siano tornati.
- Sciocchezze!
- No, mio signore. Ora venite, il giorno avanza e la regina ci aspetta.
- Che cosa sospetta?
- Che questo delitto sia solo l'inizio e che altri eroi stiano per essere uccisi.

3.

La sala delle gemme di loto del palazzo reale era meravigliosa. Tutta di marmo, era decorata da fregi floreali dorati. Le grandi finestre davano sui giardini imperiali, con alberi provenienti da tutte le parti dell'impero piantati nella terra nera appositamente importata da Canaan. Il profumo dei fiori nei vasi d'argento dava alla testa. Un laghetto ornamentale era sistemato in fondo alla sala. Grasse carpe occhieggiavano tra le ninfee. Le statue dorate e tempestate di gemme nelle varie nicchie sulle pareti erano uno spettacolo da togliere il respiro. Sull'unico muro privo delle decorazioni a fiori di loto era stata dipinta a vivaci colori da un abile pittore la grande vittoria sui Mitanni. Amerotke sorrise quando lesse il cartiglio: "Hatusu, la prediletta di Ra, schiaccia i nemici con la forza del suo braccio. La regina era raffigurata con elmo e corazza, alle redini del carro da guerra, mentre trafiggeva con la lancia un generale dei Mitanni. Tutti gli ufficiali e i soldati che la seguivano non avevano un aspetto cos gigantesco e maestoso, e sembravano ben poca cosa al suo confronto.
Amerotke era seduto a un tavolino, in attesa che la riunione cominciasse. Hatusu era sul trono, indossava un'elaborata parrucca profumata e una lunga veste immacolata con una cintura scarlatta. Sul capo aveva la corona con le corna, i serpenti attorcigliati e il disco solare. Il collo bellissimo era adornato da una collana di corniole. Alla sua sinistra era seduto il capo degli scribi, e alla sua destra il gran visir Senenmut, in tutto il suo splendore.
Hatusu sorrise al giudice e gli strizz l'occhio quasi impercettibilmente. L'assaggiatore prov il suo vino, poi le pass la coppa. La regina bevve coma una gatta che lappava il latte, fissando i potenti d'Egitto che aveva radunato nella sala perch ascoltassero il suo volere. Non aveva ancora vent'anni, ma sapeva recitare infinite parti. Amerotke l'aveva vista nuotare nel laghetto ornamentale, zappettare nel vasto parco con un semplice cappello di paglia, guidare un carro da guerra con l'elmo e la corazza, imprecando e gridando come un soldato, e suscitando cos l'entusiasmo delle truppe. Era un'attrice nata, e ora aveva scelto di recitare il ruolo della regina misteriosa e impenetrabile, davanti a tutti quegli eroi d'Egitto.
Shufoy attendeva nell'anticamera, e Amerotke sper che non si cacciasse in qualche guaio.
Senenmut tossicchi: - La Divina sta per parlare!
Tutti si zittirono immediatamente. Le Pantere di Seth sembravano fratelli: duri, vigorosi, col cranio rasato e gli occhi segnati dal kohl, ricchi di gioielli, profumati, ma comunque molto diversi dai fatui cortigiani. La rude e brutale irrequietezza, la franchezza e la decisione nel parlare, il volto aspro, le braccia muscolose mostravano che erano guerrieri feroci, veterani ed eroi di molte battaglie vittoriose. Non mostravano soggezione di fronte alla regina come i cortigiani che vivevano solo alla sua ombra, contendendosi i suoi sorrisi.
Il loro comandante Karnac sedeva vicino alla regina. Aveva un volto aquilino, col naso adunco, le labbra sottili e gli occhi stretti a causa dei troppi anni passati a combattere nelle Terre Rosse. Come tutti gli altri, portava un anello con l'emblema del reggimento, dono del padre di Hatusu. Peshedu sedeva accanto a lui; aveva salutato Amerotke con un certo imbarazzo, per ovvi motivi. Era basso e grassoccio, e doveva aver vissuto per anni nel lusso. Gli altri tre, Heti, Thuro e Ruah erano uomini duri e vigorosi, che non degnarono il giudice di uno sguardo.
L'ultimo veterano, seduto accanto ad Amerotke, era molto diverso. Nebamum, il servo di Karnac, si era subito alzato quando era comparso il giudice. Portava una veste di sciamito e aveva al collo una perla con una catena d'argento. Sorrideva con aria effeminata e si muoveva piuttosto goffamente, a causa della ferita subita durante la loro gloriosa impresa.
Hatusu si schiar la voce: - Vi ho invitati per informarvi dell'assassinio del generale Balet nel tempio di Seth. Sar il mio signore Amerotke a indagare sul delitto - fece un sorriso agrodolce - ma credo che Peshedu abbia gi fatto la sua conoscenza - chin il capo verso il generale. Hatusu parlava come se accanto a lei ci fosse Osiride in persona. - Mi dispiace per vostra figlia, ma giustizia dev'essere fatta, il giudice Amerotke  noto per la sua equit.
Peshedu stava per replicare, ma Hatusu lo tacit con un cenno: - Prima di esercitare la nostra piet, dobbiamo aspettare che ve ne sia la necessit.
Peshedu chin il capo, e la voce della regina si fece pi energica: - La morte del generale Balet ha sconvolto tutta Tebe. Nonostante il nostro divieto, la voce  corsa nei vicoli e nelle piazze - guard Amerotke come invitandolo a parlare.
- Cosa si dice, mia signora?
La domanda era rituale e necessaria: Hatusu detestava fare discorsi. Senenmut le aveva spiegato che di fronte all'esercito doveva sempre usare il tono scarno, essenziale e pragmatico del comandante in capo, pronto a discutere col suo stato maggiore i problemi che si presentavano sul campo.
- Posso rispondere, mia signora? - chiese Karnac.
Hatusu annu.
- Non voglio vantarmi, n ricordare i dettagli dell'uccisione di Meretseger. L'abbiamo sorpresa nella sua tenda e l'abbiamo decapitata. Nessuno sa come si chiamasse veramente. Non era un'Hyksos, ma un'Egiziana passata dalla parte degli invasori. Non dimenticher mai quella notte. Si aspettava di morire e ci accolse con insulti e minacce di ogni genere. Con le sue ultime parole sentenzi che tutti noi saremmo morti di morte violenta. Qualche giorno dopo, gli Hyksos vennero annientati. Tra i prigionieri, vi furono anche le guardie di Meretseger. Sotto tortura, affermarono che la maga sapeva di dover morire. L'aveva profetizzato di fronte al principe degli Hyksos: la sua morte avrebbe significato la sconfitta dell'esercito invasore, ma i suoi assassini sarebbero stati poi sbranati dai Divoratori di Anime. - Il volto severo di Karnac si apr in un sorriso. - Ma noi eravamo guerrieri coraggiosi, le Pantere di Seth, orgoglio d'Egitto, e non ne avevamo paura. Passarono gli anni e il faraone continu a sorriderci. Tre dei nostri compagni sono morti, e adesso  il turno di Balet. Secondo l'ordine di Ahmose, le loro quattro coppe sono tornate al tempio di Seth.
- Balet  stato il primo a essere assassinato? - chiese Amerotke.
- Gli altri tre sono morti d'infezione alla testa, al cuore o allo stomaco.
- Volete dire che sono stati avvelenati?
-  possibile, anche se nulla del genere  stato ipotizzato. Sono andati nell'Estremo Orizzonte e i loro resti riposano nella Necropoli. Tutti nella stessa tomba, costruita appositamente per noi, secondo il nostro desiderio. Uniti nella vita, uniti nella morte.
- Per non presentavano segni di violenza, non gli erano stati cavati gli occhi... Quindi, come facciamo a dire che Balet non sia stato vittima di una vendetta privata?
- Balet non aveva nemici e nelle scorse settimane non ha ricevuto minacce di nessun tipo. Perch avrebbero dovuto ucciderlo nella cappella? Perch cavargli gli occhi e riempire le coppe del suo sangue? E poi...
Karnac apr il sacchetto di pelle che aveva sul tavolino e ne tir fuori una specie di moneta. Amerotke vide che si trattava di un disco d'argento che mostrava su una parte uno scorpione come quello delle famose coppe e sull'altra degli strani geroglifici.
Il giudice lo prese e lo soppes sulla mano: - Non  una moneta, e non conosco questi segni.
-  una moneta Hyksos - disse Nebamum. - Vero, padrone? Il secondo giorno del mese scorso ognuno di noi ne ha ricevuta una.
- Non  una moneta - intervenne Senenmut. -  uno dei talismani che Meretseger diede alle sue guardie. Furono trovati dopo la battaglia, ma poi scomparvero.
- Noi credevamo che il nonno della Divina li avesse presi e li avesse fusi col resto del bottino - continu Karnac. - Come ha detto il mio servo, non ne abbiamo saputo pi nulla finch il mese scorso non ne abbiamo ricevuto uno a testa, Nebamum compreso.
- E l'avete considerata una minaccia? - disse Amerotke.
- Ma certo! Ci troviamo spesso uno a casa dell'altro, o nel tempio di Seth. All'inizio abbiamo creduto che uno di noi volesse giocarci uno scherzo, ma la morte di Balet ci ha fatto capire qual era il vero significato di quel regalo!
- Ci sono state altre aggressioni?
- Tre giorni fa il mio padrone mi ha mandato al porto a comprare del vino - disse Nebamum. - Si stava facendo scuro, l'ora del sacrificio era passata da_ tempo. Mi affrettavo per i vicoli per poter giungere alle porte della citt prima del coprifuoco, quando una figura  sbucata dall'ombra con una mazza e un pugnale. Nel buio mi  sembrato che avesse la parrucca rossa dei sacerdoti di Seth. Il mio bastone mi  sfuggito di mano, sono scivolato e ho evitato la terribile mazzata. Sono riuscito in qualche modo a fuggire. L'assassino aveva perso l'equilibrio e io mi sono messo a gridare prima che mi potesse di nuovo colpire. Non mi sono certo comportato come un eroe di guerra - sorrise tristemente. - Una porta si  aperta ed  venuta fuori un'intera famiglia. L'assassino  scappato, e mi hanno aiutato a rialzarmi. Il marito mi ha persino accompagnato a casa.
- Nebamum  arrivato in pessimo stato - disse Karnac. - Ho ricompensato degnamente l'uomo che lo ha aiutato.
Karnac sorrise. Tra lui e il suo servo esisteva lo stesso rapporto amichevole che univa Amerotke a Shufoy.
- Quindi, tutti voi, incluso Balet, avete ricevuto il talismano d'argento - ricapitol il giudice. - Ma fino all'aggressione di Nebamum e all'assassinio di Balet non avete avuto paura. Pare che una vecchia ferita di guerra si sia riaperta - scelse accuratamente le parole - e che qualcuno sia venuto a Tebe per regolare antichi conti.
Hatusu scosse il capo senza capire.
- Ci sono diverse possibilit, mia signora. Meretseger era una maga potente, e pu aver dato origine a un vero e proprio culto. Forse aveva dei figli. Era molto vecchia?
- Dopo la disfatta degli Hyksos - spieg Karnac - ho esaminato il corpo e la testa, e ho visto che sembrava molto pi anziana di quello che era: i capelli erano grigi solo a causa della cenere della pira sacrificale, e non doveva avere pi di trentanni - strizz gli occhi per ricordare meglio.
- Quando fu presa Avaris, la sua famiglia fu arrestata? Potrebbe trattarsi di una vendetta familiare.
- Ricordo che il nonno della Divina fece condurre una ricerca accurata, ma non trov nessun parente. Gli Hyksos e gli Egiziani che avevano collaborato con loro erano fuggiti da tempo.
- E le altre possibilit? - chiese Hatusu.
- A Tebe, ci pu essere qualcuno che nutre invidia e gelosia nei confronti di questi eroi, anche se non sappiamo ancora per quale motivo.
- E poi? - sorrise Hatusu. - Scommetto che c' una terza possibilit, mio signore Amerotke.
Il giudice abbass lo sguardo e giocherell con l'anello. La Divina era impassibile ma sbatteva le ciglia per adularlo, come una ragazzina.
- Parlate, mio signore!
- L'assassino pu essere uno di loro!
Tutti protestarono, battendo i pugni sui tavolini e guardando increduli il giudice.
- Noi siamo tutti fratelli - grid Peshedu. - Gli dei sanno che io ho gi abbastanza problemi nella mia famiglia. Perch uno di noi dovrebbe odiare gli altri? Perch dovrebbe volerci uccidere tutti?
- L'assassino pu essere uno di voi, o qualcuno legato a voi!
- Volete spiegarvi? - chiese Senenmut.
- Non ho prove, ma ascoltatemi. - Si mise a contare sulle dita. - Quante persone sapevano della maledizione di Meretseger e delle rivelazioni delle sue guardie? - zitt con un cenno le proteste di Heti. - Chi pu aver rubato questi medaglioni dopo la grande vittoria, per usarli per i suoi scopi? L'assassino  forte come un guerriero: Nebamum  un veterano e un eroe, nonostante le sue ferite. E non parliamo del generale Balet: avrebbero venduto cara la pelle. Chi poteva essere in grado di aggredirli? Chi poteva scivolare nella cappella del tempio di Seth per uccidere il generale? Chi sapeva che Balet vi si sarebbe recato a pregare?
- Ci andava spesso - disse Heti - ed era un uomo solitario. Sarebbe bastato seguirlo di nascosto. E tutti a Tebe sono a conoscenza della maledizione di Meretseger e della confessione delle guardie.
Le proteste continuarono, finch Amerotke dovette ammettere di essersi sbagliato.
- Era solo un'ipotesi, ma vi invito a stare in guardia. Se i medaglioni erano una minaccia di morte, l'assassino torner a colpire.
- Deve essere fermato e catturato - disse in tono impassibile la regina, allargando le braccia come per abbracciare i vecchi eroi di guerra. - L'esercito chiede giustizia - Hatusu aveva gli occhi infiammati di collera. - Ho giurato d'impalare l'assassino sulle mura di Tebe, di farlo seppellire vivo nelle Terre Rosse! Devo essere franca, mio signore Amerotke, non  solo la salute dei miei eroi che mi preoccupa, sebbene essi mi siano molto cari. Vi ho parlato di voci: le teste vuote che non fanno che spargere in citt il terrore superstizioso dicono che Seth  infuriato con noi e vuole vendetta. Non voglio ripetervi le loro stupide chiacchiere - agit languidamente la mano - ma ci siamo capiti.
I sacerdoti non erano cos fedeli alla regina come avrebbero dovuto essere, e non vedevano l'ora d'immischiarsi nella politica, dichiarando che gli dei erano contro Hatusu. L'orrendo delitto sacrilego e le voci di un ritorno degli Hyksos avrebbero facilmente infiammato la fantasia popolare.
- Meretseger  morta, con la testa tagliata. Dove  stata sepolta?
 - Nei pressi dell'oasi di Ashiwa - disse Karnac.
Amerotke annu: - So dove! Dieci miglia a nordest di Tebe, nelle Terre Rosse, dove gli Hyksos furono sconfitti.
- Dopo la battaglia, il faraone la fece seppellire segretamente, con la maledizione dei sacerdoti. Domani all'alba, ci recheremo l, accompagnati da una squadra di carri.
- Perch?
Karnac sorrise cupamente: - Una delle guardie disse che Meretseger aveva dichiarato che sarebbe risorta dalla tomba per vendicarsi.
- Che sciocche superstizioni!
- Pu darsi - disse dolcemente Hatusu - ma le Pantere di Seth si recheranno a controllare e voi li accompagnerete!
Shufoy cap subito che il padrone era infuriato dalla maniera in cui camminava eretto, con un'espressione tetra. L'aveva sentito sussurrare: "Quella civetta  astuta come una volpe".
Amerotke era uscito con furia dalla riunione. Senenmut lo aveva seguito con una smorfia; a un'occhiata interrogativa del nano, aveva scosso le spalle. Il padrone gli aveva fatto un cenno e Shufoy lo aveva seguito nei giardini illuminati dalla luna.
I servi avevano acceso dei bracieri contro il gelo notturno. Le torce legate ad alti pali facevano danzare le ombre delle statue e delle fontane. Shufoy non sapeva dove stessero andando. Si aggiravano tra i laghetti e i padiglioni decorati del parco, tra gli alberi da frutta, le palme e i sicomori. Le anatre schiamazzavano tra i papiri. Nei boschetti, sui rami degli alberi, sulla testa delle statue, nei pergolati dorati o tra le vigne rampicanti si scorgevano le nere ombre degli uccelli. Alcuni servi passavano con cesti e anfore d'acqua sulle spalle. Sotto i portici e tra gli alberi, le guardie della regina stavano immobili e silenziose, lancia in resta. Una scia di luce poco pi avanti indicava il percorso della ronda notturna. Un paggio attravers il vialetto per inseguire un cucciolo di levriero e una scimmietta con un campanellino al collo.
- Dove andiamo, padrone? - Shufoy prese per mano Amerotke, che agitava il ventaglio a dispetto del gelo notturno. - Avete caldo? Siete turbato?
Era stupito, perch di solito il suo padrone era molto calmo. il giudice gli sorrise e lo fece sedere su una panchina, poi si mise accanto a lui a guardare le stelle: - Domani all'alba partiremo per l'oasi di Ashiwa.
Shufoy chiuse gli occhi e contorse in una smorfia il volto mutilato. Amerotke aveva comandato uno squadrone di carri durante la guerra. Non era un viaggio pericoloso, ma gli ricordava tristi avvenimenti del suo passato. Quando era bambino, suo fratello, un giovane ufficiale, era stato ucciso in un'imboscata dai predoni del deserto, durante un semplice pattugliamento notturno. Un giorno, in cui aveva bevuto un po' troppo per festeggiare la memoria del fratello, aveva raccontato a Shufoy che i suoi genitori erano stati colti da una crisi isterica quando il cadavere era stato riportato a Tebe.
Shufoy gli batt una mano sulla gamba: - Mi dispiace, padrone, ma non sar un viaggio molto lungo, e saremo subito di nuovo a casa.
Amerotke si pass un dito sul mento: - Non  questo;  cos imperiosa! - schiocc le dita per imitare la regina: - "Vai qui, vai l! Come se non avessi cose pi urgenti da fare a Tebe!
- Neshratta?
- Gi,  per questo che siamo qui.
Amerotke riprese a camminare con pi calma, e una volta si ferm ad assaggiare una melagrana del frutteto. Discesero alcuni gradini e si trovarono in un prato dove pascolavano gazzelle e ibici incatenati. Si trovarono poi in un cortile circondato da un edificio a tre piani con il tetto nero. Una guardia permise loro di entrare in un atrio spazioso, con il soffitto decorato sostenuto da colonne di legno di cedro dal capitello a fiore di loto dischiuso. Scribi e sacerdoti passavano indaffarati con i loro papiri arrotolati e il necessario per la scrittura.
Un custode chiese loro che cosa volevano, poi s'inchin e li ammise in un corridoio del palazzo di Valu, gli Occhi e le Orecchie del faraone, l'uomo che controllava la polizia cittadina e una fitta rete di spie a Tebe e in tutto l'Egitto. Il suo studio era semplicissimo: pareti bianche senza decorazioni e una serie di cofani e bauli, accanto ai quali il procuratore stava accucciato sui cuscini disposti su una predella, con un foglio di pergamena sulle ginocchia, mentre dettava a uno scriba, inginocchiato ai suoi piedi. La finestra era aperta, e la camera era piuttosto gelida, ma era ben illuminata dalle lucerne poste su supporti di legno.
Valu conged lo scriba con un cenno: - Siete il benvenuto, mio signore Amerotke.
Gli indic il tavolino sul quale un'anfora di vino si stava rinfrescando, ma il giudice scosse il capo: - Non  una visita amichevole, purtroppo.
- Lo sapevo - sospir Valu. - Siete stato fortunato a trovarmi qui. Il medico dice che a leggere con poca luce mi si rovinano gli occhi. Io preferisco lavorare in giardino perch il profumo dei fiori allevia le fatiche della mente.
- Avete confiscato gli averi di Ipumer?
- Sono sotto sigillo nel mio magazzino. Volete vederli?
- Non ne ho forse il diritto?
- Cosa state cercando?
Da qualche parte, sul tetto, una corista inton sulle note di una lira una ballata d'amore.
-  una mia idea, mio signore. Non  bello, quando finisce il giorno, ascoltare della buona musica, sorbendo un goccio di vino fresco? Per, non mi avete risposto.
- Vi risponder quando lo avr trovato.
Valu contrasse il viso in una smorfia e and a dare istruzioni allo scriba. Poi fece cenno ad Amerotke di seguirlo, dicendogli ironicamente: - Troverete ancora tutto, non temete.
Amerotke lo ringrazi freddamente e segu lo scriba in un piccolo scantinato. Il giovane accese una torcia e tagli via il sigillo che chiudeva un cesto di vimini.
- Questi sono gli averi di Ipumer, scriba della Casa della Guerra. Io vi aspetter fuori, mio signore.
Shufoy aiut il padrone a svuotare il cesto. Vi erano solo una borsa, una cintura di broccato, alcuni abiti, anelli e braccialetti, e un astuccio con l'occorrente per scrivere: stili, calamai e un rotolo di papiro nuovo.
Amerotke fece passare tutti i gioielli: - Da uno scriba con una buona posizione come lui mi sarei aspettato di pi.
All'improvviso not un medaglione d'argento, e lo pass a Shufoy: - Per Maat!  un talismano Hyksos, come quello che Balet ha ricevuto prima di morire. Come faceva Ipumer ad averne uno?
- Non ha senso, padrone. Ipumer veniva da Avaris, l'antica capitale degli Hyksos, e aveva questo medaglione. Se lui fosse ancora vivo, potreste dire di aver trovato l'assassino del generale, anche se mi pare di aver capito che era pi intento a corteggiare la figlia di Peshedu che a vendicarsi. E tuttavia, questo medaglione collega in qualche modo lo scriba al misterioso assassino che vuole la morte delle Pantere di Seth.
Amerotke annu, ma non not nient'altro di sospetto. Ipumer era un uomo senza passato e senza amici. Non comprava vasi, statue e mobili lussuosi come gli altri scribi, se ne stava solo nel suo povero alloggio, dedito unicamente al lavoro e alle sue pene d'amore.
Bussarono alla porta e Valu entr nella stanza.
- Avete trovato qualcosa?
Amerotke mostr il medaglione allo sbigottito procuratore, poi gli spieg tutta la faccenda.
Valu sorrise tristemente: - Mi chiedevo perch la regina mi avesse dato ordine di non indagare sulla morte di Balet. A quanto pare l'ha riservata a voi.
- Cosa sanno dello scriba gli Occhi e le Orecchie del faraone?
 Valu sedette sullo sgabello, si gratt un ginocchio nodoso e si port una mano sullo stomaco con una smorfia di dolore.
- Vorrei non dovermi occupare di questo caso - disse lentamente. - Credevo che fosse cristallino: Ipumer si era scioccamente innamorato di una donna astuta, che aveva deciso di liberarsi di lui.
- E invece?
- Invece non ne sono pi tanto sicuro. Ipumer deve essere arrivato da Avaris con delle credenziali e delle lettere di raccomandazione. Deve avere superato un colloquio, e dovrebbe esserci un formulario con la notifica della sua assunzione. Per, quando sono andato alla Casa della Guerra...
- Non ne avete trovato traccia!
- Ho cercato accuratamente negli archivi, ma i documenti erano scomparsi. Qualcuno deve averli sottratti, e l'archivista  convinto che sia stato lo stesso Ipumer. A parte ci, e i suoi patemi d'amore e di stomaco, sembra essere stato lo scriba ideale. Non era un insubordinato, non si ubriacava, non era mai assente o in ritardo.
- E poteva andare dove voleva?
- Precisamente.
- Quindi, solo gli dei sanno perch  venuto a Tebe.  riuscito ad avere un buon posto, ha adulato abilmente i suoi superiori, e in una notte come questa, quando tutti erano stanchi e distratti, si  infilato negli archivi e ha fatto sparire ogni traccia del suo passato.
- Non era rimasto pi nulla. Sapete bene che i papiri con tutte le notizie sul conto degli scribi sono tenuti in grandi cesti di vimini. Facciamo cos anche nei nostri uffici, vero, mio signore? Se non capita nulla di strano, nessuno se ne occupa, tanto meno la regina. Per la famiglia reale non hanno pi importanza delle mosche che danzano al sole.
- Ma se veniva da Avaris, doveva avere delle lettere di raccomandazione della Casa della Vita di un qualche tempio cittadino.
Valu si alz in piedi ed emise un piccolo rutto: - Ho sentito quello che avete da dire, ora devo ascoltare il mio stomaco. Mander un messo ad Avaris. Io sono gli Occhi e le Orecchie del faraone: se non posso scoprire chi era Ipumer, non ci riuscir nessuno. Andate pure, vi auguro la buona notte.
Amerotke e Shufoy lasciarono la Casa di Un Milione di Anni e presero per il grande corso, attraversato da mercenari nelle loro differenti divise: Shaduana dai caratteristici elmi cornuti, Dakkari con i copricapi striati e lo scudo di bronzo dietro la schiena, Nubiani dalla nera pelle tatuata, le stole di leopardo e i cappelli piumati. Tra di essi, vi erano le guardie di Valu, che rispondevano solo a lui ed erano in grado di arrestare nel cuore della notte tutti quelli che lui voleva. Stavano per fermare Amerotke, ma la voce tonante di Shufoy, che proclamava i titoli del giudice, li tenne a bada.
Nel mercato, alcune bancarelle erano ancora aperte, soprattutto quelle che vendevano cibo e birra a coloro che avevano lavorato tutto il giorno. L'aria notturna portava l'odore delle gazzelle che i cacciatori avevano ucciso durante il giorno per essere poi squartate e appese ad arrostire sui grandi bracieri ardenti, un profumo che attirava nella piazza del mercato legioni di accattoni dalle mani ossute e protese.
Un gruppo di ubriachi cantava un inno ad Amon. Un guaritore proclamava i meriti di una cura contro le emorroidi, ma Shufoy lo cacci via, agitando il parasole.
Fendendo la folla, servo e padrone raggiunsero le porte della citt, le cui temibili torrette erano dominate dalle sentinelle armate del reggimento dell'Ibis. Gli schinieri e le corazze scintillavano alla luce delle torce. Da una delle torri, il suono di una conchiglia avvert i viandanti che tra un'ora le porte sarebbero state chiuse.
Amerotke e Shufoy presero per un viale alberato che seguiva le mura cittadine. A destra, vi era il serpente luccicante del Nilo, solcato dalle navi mercantili alla ricerca di un approdo sicuro per la notte. Quando calavano le tenebre, tra i papiri si annidavano i pirati in attesa di prede.
Shufoy ascoltava con timore il cinguettio degli uccelli, temendo di cogliere rumori molto pi minacciosi: ma ' non si udiva altro che il verso tonante degli ippopotami e il latrato degli sciacalli.
Amerotke era cos pensieroso che per poco non lo lasci indietro, a furia di accelerare il passo.
Shufoy corse a prenderlo per mano: - Sono d'accordo con la signora Norfret, dovremmo farci scortare. Se venisse con noi Asural... Sembra il dio della guerra, e spaventerebbe anche un coccodrillo.
- Perch sei cos nervoso? Che ti succede?
Shufoy si guard indietro: - Sono sempre nervoso quando torniamo a casa a tarda notte.
- Non c' nulla di cui preoccuparsi.
Si trovavano ora nel Villaggio degli Impuri, contadini inurbati troppo poveri per farsi una casa di pietra. Col fango essiccato del Nilo, avevano costruito un vero labirinto di misere capanne che ospitavano non soltanto i lavoratori delle cave, ma anche coloro che intendevano sfuggire alla legge. Shufoy odiava quel posto, ma Amerotke non aveva mai voluto cambiare strada ed era ormai per loro un panorama familiare.
La gente era seduta sulla soglia a cucinare e l'aria puzzava di birra a buon prezzo, di pesci sotto sale e del pane rozzo e piccante che si cuocevano da s.
Qualcuno chiam Amerotke, levando la mano in un cenno di saluto. I soliti monelli nudi si affollarono intorno a lui per ricevere la consueta elemosina.
- Se domani verrete alla mia casa - sorrise il giudice - vi saranno dati frutta e cibo.
Servo e padrone s'inerpicarono sulla collina che sovrastava il Nilo e si fermarono in cima per godere la frescura. Amerotke fiss le luci del villaggio. Pi volte aveva insistito presso il consiglio reale perch si facesse qualcosa per quei poveretti.
- Ogni settimana vi arrivano nuovi fuorilegge in fuga dalla citt!
Valu era da sempre d'accordo con lui, almeno su questo fatto.
I criminali del Villaggio degli Impuri finivano spesso davanti al giudice della Sala delle Due Verit, ma alla fin fine erano gli individui misteriosi come Neshratta e Ipumer a preoccuparlo di pi. Nonostante provasse compassione per loro, era deciso a scoprire la verit. Se Neshratta aveva avvelenato Ipumer, doveva pagare per la sua colpa. Tebe era sempre pi ricca, da quando era stata invasa dal fiume d'oro e argento delle miniere del Sinai. Le navi mercantili solcavano il Grande Mare Verde. Nubiani, Libici e Mitanni erano costretti a pagare pesanti tributi. Ma la ricchezza aveva portato anche numerosi problemi, il crimine era aumentato, non solo tra i ladri e i vagabondi che affollavano la citt, ma anche tra i ricchi e i potenti. Erano ricomparsi gli Amemet, gli assassini professionisti, e le spie di Amerotke gli avevano detto che facevano affari d'oro.
Amerotke guard la Necropoli, dall'altra parte del Nilo. Se Neshratta era colpevole, la sua punizione sarebbe servita da esempio; ma le cose erano davvero cos semplici? Peshedu era ricco, e sua figlia aveva tutto quello che poteva desiderare. Ipumer era di un livello sociale molto inferiore, e se Neshratta avesse voluto ucciderlo, perch farlo lei stessa? E Peshedu? Anche lui avrebbe temuto lo scandalo causato dalla morte di Ipumer. Sarebbe bastato andare al porto per trovare un assassino disposto a tagliare la gola allo scriba per poche monete d'argento. Perch Neshratta avrebbe dovuto avvelenarlo lei stessa? Se era stato ucciso dopo la sua visita alla Casa della Gazzella Dorata, doveva essersi certamente incontrato con qualcuno, ma chi?
- Perch correre un simile rischio? - si chiese ad alta voce.
- Siamo noi che stiamo correndo un rischio, padrone. Io voglio andare a casa, prima che mi taglino la gola! Ho avuto un'idea!
- Va bene - gemette Amerotke - me ne parlerai strada facendo!
Chiacchierando come una scimmietta, Shufoy gli spieg il piano che gli era venuto in mente visitando il tempio di Seth.

4.

Hepel, collega e amico di Ipumer, si svegli all'improvviso e si trov disteso in terra, con le braccia e le gambe legate a pioli infissi nella sabbia. Guard atterrito il cielo stellato, senza riuscire a parlare. Il gelido vento del deserto fece rabbrividire il suo corpo nudo e sudato. Cerc di lottare contro i fumi del vino drogato che gli aveva annebbiato la mente. Una figura mascherata era seduta accanto a un fuoco.
- Dove sono? Che ci faccio qui?
La figura non si mosse. Sentendosi di nuovo svenire, Hepel batt la testa contro il terreno sassoso; la brezza portava il latrato delle iene che infestavano le rocce oltre le fertili rive del Nilo. Chiuse gli occhi e sper che fosse un incubo.
Era andato in una casa di piacere vicino al tempio di Iside, sul grande corso che portava al fiume. La ragazza che aveva pagato era stata agile come una serpe e molto abile nel fargli godere i piaceri dell'amore. Poi, con una ghirlanda di fiori intorno al collo si era recato nella vicina osteria, dove si festeggiava il dio Horus. Uomini e donne folleggiavano col viso coperto da una maschera da falco. Un uomo mascherato e profumato lo aveva invitato a unirsi a loro. Un'heset gli si era seduta sulle ginocchia, mentre le sue compagne danzavano sinuose, battendo le mani, al suono spettrale del sistro e della lira. Era circolata tra i festanti una coppa d'amore, piena di vino robusto e non annacquato. Hepel aveva bevuto e si era subito sentito intontito, con le membra pesanti, mentre le risate gli rimbombavano sinistramente nelle orecchie. Il nuovo amico lo aveva aiutato a uscire. Ricordava di avere attraversato il porto, barcollando, sorreggendosi all'altro, mentre alcuni marinai li beffeggiavano.
E ora si trovava l, legato, col corpo nudo graffiato dal terreno sassoso.
- Aiutatemi, vi prego!
La figura gli si accucci accanto. Portava sotto il mantello striato una costosa veste di lino e non si era ancora tolto la maschera da falco.
- Sei Hepel? - gli chiese dolcemente. - L'amico di Ipumer?
Lo scriba annu.
- E ti avevano pagato per spiarlo?
Hepel scosse il capo, fissando gli occhi dietro la maschera, ma l'uomo estrasse un coltello e gli fer un braccio. Hepel grid, battendo la testa contro il terreno.
L'uomo sibil come un serpente: - Se ti faccio una domanda, tu devi dire la verit. Cosa vedi, Hepel?
- Un fuoco, e delle rocce.
- Infatti siamo nelle Terre Rosse, su una pista polverosa nella Valle dei Re, un luogo di spettri e di demoni. Cosa vedi a destra del fuoco?
Gli gir a forza il capo, graffiando la sua guancia contro le rocce: - Guarda!
- Vedo uno scrigno e un tubo di terracotta.
- Sai che gli Hyksos usavano legare i prigionieri nel deserto, poi mettevano un vaso aperto accanto al prigioniero con all'interno un ratto reso feroce da giorni e giorni di digiuno, che avrebbe mangiato qualsiasi cosa si fosse trovata sotto i suoi denti? Anch'io ho portato un ratto del genere - gli copr la bocca perch non urlasse. -  inutile gridare, non ti sentir nessuno. Non vorrai attirare leoni e iene, spero! Se continuerai a mentire, far anch'io come gli Hyksos, metter il tubo a contatto col tuo corpo, ci metter dentro il ratto, e accender il fuoco all'altra estremit. Cos il ratto potr solo andare verso di te! - premette la mano sul suo stomaco. - Mi hai capito? Bene, cominciamo di nuovo. Era tuo amico? E la vedova Felima ti ha pagato, solo gli dei sanno perch, perch tu spiassi il suo grande amore?
-  vero,  molto pi ricca di quello che si crede!
- Bene, bene! - sibil dolcemente la voce. - Quindi lo hai seguito quando ha lasciato l'osteria? Dov' andato dopo essere stato da Felima?
- In una casa nella Via delle Lucerne.  entrato, ed  subito uscito.
- Bene, bene. E poi?
Si sedette sui talloni, facendo scricchiolare la sabbia.
-  andato in una locanda, con un otre di vino sulle spalle. Lo ha fatto riempire e si  recato alla Casa della Gazzella Dorata per incontrarsi con Neshratta.
Hepel grid, mentre la lama affilata come quella di un rasoio gli feriva il braccio.
- Voglio la verit, non delle ipotesi! Lo hai seguito?
- S, ma non so bene chi abbia incontrato. Ho visto il venditore ambulante sotto il sicomoro, quello che ha testimoniato in tribunale. Ma non so cosa sia successo.
- Non me ne importa nulla!
Il rauco ruggito di un leone fu seguito dal verso stridulo e spettrale di una iena. All'atterrito Hepel sembr che fossero pericolosamente vicini.
- Quindi, stai dicendo la verit. Lasciamo perdere Neshratta e torniamo a Ipumer. Cosa ti ha detto?
Hepel rabbrivid per il dolore causatogli dalle ferite.
Preso da conati di vomito, si gir da un lato. Quando torn a voltarsi, l'uomo si alz e lo copr con un mantello.
- Vedi che non hai nulla da temere, Hepel, se dici la verit. Ipumer non ti ha mai parlato di quando abitava ad Avaris?
- Diceva di provenire da una famiglia aristocratica e si vantava spesso dell'alta carica che aveva ricoperto in quella citt. - Tra di s, lo scriba giur che non avrebbe mai pi bevuto con uno sconosciuto. Chiuse gli occhi e maledisse Ipumer.
- Se era cos potente, perch  venuto qui?
- Gliel'ho chiesto una volta che era ubriaco, e lui mi ha detto che si trovava a Tebe da due anni e avrebbe voluto non esserci mai venuto, ma ormai non poteva pi tornare indietro.
- Ti ha detto perch?
- Parlava solo quando era ubriaco - sbatt gli occhi, perch la sabbia glieli faceva bruciare. - Mi diceva che doveva compiere una grande impresa, che l'avevano chiamato qui le Pantere di Seth...
- Ah, i nostri cari eroi di guerra!
- Proprio cos.
- Ti ha detto chi lo aveva chiamato?
- Uno di loro, uno di quei generali che adesso sono morti.
Il torturatore guard le stelle: - Ora pensaci bene e dimmi se hai saputo da lui qualche altra cosa interessante.
- Non ricordo. Parlava solo di Neshratta. Una volta l'ho trovato che piangeva in una taverna del porto, e mi ha detto che non avrebbe dovuto venire a Tebe e che voleva assolutamente parlare col generale Peshedu - chiuse gli occhi. - Non posso dirvi altro, perch non so nulla.
- Bene - l'orrenda figura mascherata sembrava distratta dai versi dei predatori notturni.
- Lasciatemi andare, vi ho detto la verit!
- Ma certo, per devi ancora dirmi se pensi che sia stata Neshratta a ucciderlo.
- Non lo so!
- Nemmeno io. Per, ti voglio rallegrare. Non ho portato nessun ratto, era solo uno scherzo! E adesso ti lascer andare.
Hepel chiuse gli occhi sollevato. Stava per giurare solennemente di mantenere il silenzio, ma l'assassino non gliene diede il tempo e gli tagli la gola. Guard freddamente gli ultimi spasimi del giovane agonizzante, poi, quando gli occhi dello scriba fissarono immobili le stelle, tagli le corde che lo legavano e tolse dalla sabbia i pioli. Con un calcio, spense il fuoco e la brezza notturna gli port il fetido odore delle belve che si stavano avvicinando. Avevano fiutato il sangue dello scriba e prima dell'alba avrebbero fatto sparire ogni traccia della sua presenza nel deserto. L'assassino si volt verso il grande picco che sovrastava la Necropoli, il rifugio di Meretseger, la dea scorpione. Mormor una preghiera e se ne and.
Quando fu molto distante dal corpo della sua vittima, si ferm a bere un goccio di vino dall'otre che aveva con s. Indossava ancora la maschera di Horus. Guard il cielo stellato e il Nilo che luccicava sotto la luna, ai suoi piedi. Si sarebbe vendicato del padre di Neshratta e delle Pantere di Seth, i cosiddetti eroi d'Egitto. Digrign furioso i denti e scomparve nella notte.
Norfret si era truccata accuratamente e ogni volta che si muoveva Amerotke poteva sentire il profumo della sua parrucca. Le unghie erano scarlatte. Aveva al collo una splendida gorgiera di diaspro, oro e argento, intonata agli orecchini. Muoveva le belle mani facendo tintinnare i braccialetti e indicava la tavola imbandita, ricca di cibi prelibati: quaglie, pesci e oca arrosto, conditi con salse speciali. Il vino di Charou era stato tenuto al fresco nell'apposito canale d'irrigazione fino all'ora di cena.
Stavano mangiando sulla terrazza della villa, alla luce delle lampade a olio. I bracieri odoravano d'incenso e di legno di sandalo, e non servivano solo a riscaldare l'ambiente ma anche a tenere lontane mosche e zanzare. A sinistra, si vedevano le luci della citt e lo scintillio delle acque del Nilo. Shufoy giocava nell'atrio con i due bambini, ma il suo tono lamentoso dimostrava chiaramente che avrebbe preferito ascoltare quello che il padrone stava dicendo a sua moglie.
- Sei un'astuta civetta, proprio come Hatusu, Norfret - disse Amerotke. - Ti sei fatta pi bella della dea della notte, hai fatto preparare un banchetto degno dei Campi Benedetti e ora mi guardi con quell'aria candida e innocente!
- Sono peggio di Hatusu - Norfret si lecc le labbra voluttuosamente - La notte  giovane e i piaceri che vi aspettano, mio signore, saranno infiniti.
Amerotke si serv di pesce alla griglia: - Tutta Tebe parla solo di Neshratta, e tu vuoi sapere quello che io so. Cos, domani sarai distratta, mentre controllerai i conti dei domestici e sorveglierai il torchio del vino. Tutte le tue amiche verranno a chiederti cosa hai saputo, e se Neshratta  un'avvelenatrice, e se Neshratta dovr morire.
- Non stavo affatto pensando a Neshratta. - Fece una smorfia innocente, fingendosi offesa e trattenendo a stento la sua ilarit, mentre si puliva col tovagliolo la bocca seducente. - Se non vuoi parlarne, non parliamone. Domani devi partire con Karnac?
- All'alba - disse guardingo il giudice.
- Shufoy mi  sembrato distratto.
- Siamo stati al tempio di Seth e ha deciso di vendere gli shabli di Maat, dicendo che sono stati appositamente benedetti da me e immersi nella piscina della purificazione del tempio. Se messi nella tomba di un parente caro, lo aiuteranno durante l'Estremo Giudizio.
- Non  mai stato fatto prima.
- Gi, cos potr guadagnare un bel po' di soldi. Lui sogna di diventare un ricco mercante e la sua mente formicola di idee come una fossa di serpenti: amuleti, scarabei, pozioni miracolose, filtri d'amore, cure ingegnose. - Sbuff esasperato. - La lista  interminabile.
Norfret non voleva cambiare discorso e lo incalz: - E il tempio di Seth?
Amerotke prese in mano la coppa di vino. Il rilievo rappresentava dei serpenti che strisciavano in un vigneto. Erano coppe d'oro e argento, adorne di smeraldi, donate dal fratello di Norfret in occasione del loro matrimonio. Quando Norfret le metteva in tavola, c'era sempre qualcosa sotto. Erano le coppe dalle quali avevano bevuto, in un brindisi intrecciato, durante la loro prima notte, una notte veramente indimenticabile, ma ora ad Amerotke ricordavano solo le Pantere di Seth e il loro terribile premio.
Brindarono insieme, poi Norfret continu: - Una volta ho assistito a una parata delle Pantere di Seth: gli araldi proclamavano le loro imprese, le ancelle gettavano petali di rosa, i portatori di flabelli agitavano sui loro capi piume di struzzo profumate e multicolori. Perch uno di loro  stato ucciso? - chiese gelidamente.
- Non lo so. La guerra contro gli Hyksos  avvenuta trentanni fa. Forse l'assassino viene da Avaris, spinto da antichi odi. Forse  il figlio di Meretseger, un giovane che desidera vendicare la madre, anche se non riesco a immaginare chi possa essere.
- Oppure?
- Oppure  una delle Pantere, che in fondo altro non erano che veri assassini matricolati.
- Non hai chiesto loro dov'erano quando Balet fu ucciso?
- Lo far domani, ma sono generali potenti e indaffarati. L'assassino avr coperto abilmente le sue tracce. - Amerotke sfior le greche dei braccioli del divanetto. - Sospetto anche di Shishnak, quell'uomo  astuto come un gatto. Non capisco come possano aver ucciso Balet senza fare rumore. La cappella era un vero campo di battaglia.
- E a Hatusu questo non piace?
- No,  nervosa come una mangusta.
- Una buona descrizione!
- Vuole tener tranquillo l'esercito, perch la gente dice che in trentanni non era successo niente agli eroi d'Egitto, finch lei non  salita al trono. Nulla deve turbare il suo equilibrio.
- Eccetto Senenmut?
Amerotke le premette un dito sulle labbra: - Non sono cose che devi dire alle tue amiche.
- La Divina Hatusu non mi spaventa!
Norfret non aveva mai amato la nuova regina.
- Sar pure la figlia di Ra e l'incarnazione del suo volere, ma per me  solo una donna astuta e civettuola!
Amerotke riemp le coppe.
- E domani dovrai andare nel deserto? E Neshratta?
Amerotke sospir: - Sei pi tenace di una mangusta. Domani il processo dovr essere obbligatoriamente aggiornato.
-  colpevole? Ti prometto che la brezza notturna non porter le tue parole all'orecchio del procuratore Valu.
Amerotke sapeva bene che lui non avrebbe avuto pace e che Norfret era furba e sapeva tenere la bocca chiusa. Ma le sue confidenze avrebbero permesso a Norfret di far sospirare le amiche al pensiero delle cose segrete di cui doveva essere al corrente.
-  uno strano delitto. Da una parte abbiamo Peshedu, la sua grassa moglie e le sue belle figlie. A quanto pare Ipumer ha incontrato Neshratta in un banchetto e ne  rimasto folgorato. Neshratta vive coi genitori ed  sempre stata una reclusa.
- E Ipumer?
-  un vero mistero. Uno straniero di Avaris, arrivato a Tebe e diventato uno scriba della Casa della Guerra grazie a misteriose e potenti raccomandazioni. Sappiamo che aveva un grande successo con le donne ed era noto a tutte le ballerine e cortigiane della citt. Stava dalla vedova Lamna, che aveva un debole per lui, e amoreggiava anche con la vicina Felima.
Norfret imbocc graziosamente il marito con dei chicchi d'uva: - Vuoi dire che l'incontro con Neshratta era stato pianificato da qualcuno?
- Forse s, ma non so perch.
- Per, Neshratta  una ricca principessa, destinata a un ricco matrimonio. Perch ha accettato la corte di uno scriba praticamente sconosciuto?
- Dovresti assistermi in tribunale. Hai ragione,  una domanda che le far alla prossima udienza. Forse era innamorata di lui, forse voleva ribellarsi al padre.
-  possibile. E allora?
Amerotke guard il cielo stellato. Quella conversazione gli permetteva di raccogliere le idee.
- Neshratta  la figlia prediletta di Peshedu, ricca e viziata. Ha amoreggiato con Ipumer, poi se ne  stufata.
- Tutti dicono che gli abbia dato il benservito.
- Ma lui ha insistito.
Norfret fece un sorriso malizioso: - Ai miei tempi, ho avuto molti corteggiatori, mio signore, per sapevo dov'era il mio cuore, a dispetto delle loro insistenze.
Amerotke sollev il nappo: -  quello che penso anch'io, Neshratta doveva solo tenere ben chiusa la porta del suo cuore, sbarrare quella della sua villa e mandare a spasso Ipumer. Suo padre sarebbe stato ben lieto di sguinzagliare i suoi mastini contro quel poveraccio.
- O anche peggio?
- O peggio. Basta una moneta per assicurarti i servigi di un sicario. C' gente che ucciderebbe la sorella solo per un buon pasto abbondante.
- Forse  successo proprio cos.
- No.
Amerotke le raccont dettagliatamente cosa aveva stabilito la corte.
- Ipumer  andato alla Casa della Gazzella Dorata, si  incontrato con qualcuno e probabilmente  stato allora che lo hanno avvelenato. Non credo che avrebbe abbracciato un sicario uscito dall'ombra per assassinarlo.
- Quindi  stata Neshratta?
Amerotke pes con cautela le parole: - Valu dovr provare che  stata lei ad avvelenare Ipumer. Oppure, dovr provare che in tutte le occasioni in cui Ipumer  stato male,  stata la sua amante ad avvelenarlo.
- Neshratta, o un suo sicario.
Amerotke si accalor: - Ma se l'avvocato della difesa vale un granello di sale, cercher di confondere le idee, ed  proprio quello che penso stia facendo. Perch Neshratta avrebbe dovuto uccidere Ipumer? C'erano altre persone che intendevano ostacolare il loro amore, come Peshedu, o gli altri membri della famiglia. E le due vedove gelose? E se fosse stato un misterioso sconosciuto, non ancora comparso nella nostra storia?
- Forse Ipumer ricattava Neshratta, dopo averla sedotta.
-  possibile.
- Se non poteva averla, forse intendeva ricevere un buon prezzo per il suo silenzio. Forse si  incontrato con il padre o con la madre di Neshratta, o un loro rappresentante. Pu averli minacciati di rivelare a tutta Tebe la tresca tra una nobile principessa e un povero scriba.
- Per, Valu ha dimostrato che  stata Neshratta a comprare il veleno. Valu  astuto e sta cercando di annodare i fili che ha in mano. Approfitter della tregua di domani per scavare in giro come uno sciacallo.
- Vuoi interrogare Neshratta?
- Avrei voluto farlo prima del processo, ma ora Valu si opporrebbe. La questione va risolta in aula, se non cambiano le circostanze.
- E se  colpevole? - Norfret non stava pi scherzando.
Amerotke fece una smorfia: - La legge  chiara, gli avvelenatori devono essere sepolti vivi nelle Terre Rosse - lesse l'orrore negli occhi della moglie. - Ma non succeder, Meretel  un buon avvocato.
- Anche Valu lo .
Amerotke stava per ribattere quando Shufoy si precipit sulla terrazza: - C' un visitatore, mio signore.
Amerotke guard Norfret, che fece un cenno d'assenso.
-  Chula, il sacerdote del tempio di Seth.
Chula segu il nano sulla terrazza. Portava un manto ricamato col cappuccio tirato su. Si scopr e s'inchin davanti alla padrona di casa, poi guard il giudice: - Dolente di dovervi disturbare, ma ho ricevuto ordini ben precisi dalla regina.
Norfret batt le mani e Shufoy port una sedia al nuovo ospite. La padrona di casa volle assolutamente che Chula mangiasse qualcosa con loro; questi non si fece pregare e prese delicatamente un pezzo d'oca arrosto.
Dopo un sorso di vino, si schiar la voce e il suo volto tetro si fece sorridente: - Che colui che ascolta e tutto vede stenda su di voi la sua mano e vi tenga nell'ombra protettrice delle sue ali.
Norfret lo ringrazi cerimoniosamente, e lui continu: - Mi scuso ancora, ma vi porto notizie molto interessanti, mio signore. L'heset che fu data in pasto ai coccodrilli era incinta.
Ignor l'espressione inorridita di Norfret. Uccidere una donna incinta era una colpa gravissima, che non poteva che essere punita dai Divoratori di Anime.
- Ne siete sicuro? - chiese il giudice.
- Sono un medico, e quando ho cominciato a imbalsamarla ho scoperto... - i suoi occhi si riempirono di lacrime. - Era incinta da soli due mesi, mio signore. Ho pregato perch Anubi la vendicasse. Io e mia moglie daremmo anni della nostra vita per avere un bambino. Il corpo dell'heset dovr essere sepolto a cura del tempio di Anubi, perch danzava per il loro dio. Ho indagato al tempio e ho saputo che era un tipo quieto, che si teneva in disparte. Per, nascondeva un segreto.
- Un innamorato?
- Temo di s, ma nessuno sa chi fosse. S'incontrava con lui in luoghi segreti, quindi l'uomo doveva essere sposato.
Amerotke annu.
In un'occasione dichiar a un'amica che il suo amante, il padre del bambino, era un alto ufficiale dell'esercito. L'amica non volle crederle, e lei si adir e le disse che era un eroe, una delle famose Pantere di Seth.
- Ne siete sicuro?
Chula annu e bevve un altro sorso di vino, senza smettere di fissare Amerotke.
- Io sono il Guardiano dei Morti, un sacerdote di Anubi. Nessuno al tempio oserebbe mentirmi. Ho continuato a interrogare l'amica e lei mi ha sempre ripetuto la stessa storia, quindi non stava chiaramente mentendo.
Amerotke emise un fischio: - Questo potrebbe spiegare l'omicidio della danzatrice. Se era incinta, pu aver minacciato il padre del bambino, essere diventata molto insistente. Quindi l'hanno ammazzata e hanno soppresso anche il bambino. Non dubito che abbiate ragione, per la ragazza  stata uccisa come se fosse stata vittima di un sacrificio degli Hyksos.
Amerotke guard il cielo. Le stelle sembravano pi vicine. Era uno scherzo della notte o del vino? Chiuse gli occhi e riflett sul racconto di Chula. Era molto facile che una ragazza si lasciasse sedurre da un famoso eroe di guerra e che ignorasse le tecniche contraccettive, tutta presa dal suo amore. Forse aveva desiderato intrappolare l'innamorato segreto. Poi c'era stata una lite, l'amante aveva perso il controllo e l'aveva uccisa crudelmente. Ma poteva esserci un legame con la morte di Balet? Si freg gli occhi.
- Ho altre notizie, mio signore. Stiamo per seppellire Ipumer. Il funerale sar pagato dalla Casa d'Argento. Mentre lo imbalsamavo, ho notato un tatuaggio scolorito e ho usato dei pigmenti per ravvivarne il disegno. Si trattava di due mazze da guerra incrociate. - Sorrise allo sguardo sbigottito del giudice.
- Il simbolo dei nobili Hyksos! Allora non era Egiziano!
- Forse era figlio di un nobile Hyksos e di un'Egiziana. Ci sono stati molto orfani quando il faraone ha preso Avaris.
- E ogni persona di buon senso ha cercato in tutti i modi di nascondere il suo tatuaggio.
- Esatto. Credo che glielo avessero praticato alla nascita, ma dopo poco devono aver tentato di cancellarglielo. Ipumer aveva trentanni, quindi  nato all'incirca all'epoca della sconfitta degli Hyksos.
Amerotke brind alla salute del sacerdote: - Avete fatto un buon lavoro, amico mio.
Il severo Chula arross.
Vi siete disturbato a portarmi queste notizie e io insisto che restiate a dormire qui, come nostro ospite. Potrete tornare domani al vostro tempio. Avete altro da dirmi?
- Riguardo all'heset, no, ma sono affascinato da Ipumer. Tutta Tebe ha una teoria sull'omicidio. Mentre gli estraevo gli organi per metterli nei vasi canopi, li ho studiati attentamente - Norfret lo guardava affascinata - e ritengo, pur senza esserne certo, che prendesse degli oppiacei. Non so se ne facesse uso per dormire, o per sognare, n se si trattasse di succo di papavero o di un'altra erba che altera la coscienza e ti rende artificialmente felice. Forse la cosa pu interessarvi.
- In che senso? - chiese Norfret.
Amerotke le spieg: - Non ti ho detto che secondo alcune testimonianze Ipumer si alterava molto quando parlava di Neshratta. Meretel insinua che forse lui si  ucciso per incolparla della sua morte. Magari sperava che il suo Ka la tormentasse per l'eternit.
- Stupidaggini!
- Per noi, pu darsi, ma per un uomo sconvolto, che  abituato ad assumere droghe? - Sollev la coppa. - In tutta segretezza, vi dir che pi indago, pi la morte di Ipumer mi sembra collegata a quella di Balet, anche se non so ancora come.  chiaro che Ipumer era un Hyksos, e non  un caso che, appena arrivato a Tebe, si sia messo a corteggiare la figlia di uno dei generali che distrussero il suo popolo - Amerotke sorrise al Guardiano dei Morti e gli riemp il nappo. - Per vorrei sapere se Ipumer  venuto qui di sua spontanea volont, o se qualcuno lo ha chiamato. Voi siete un medico. Ci sono molti Hyksos in citt?
Chula fece una smorfia: - Col termine "Hyksos si indicano molte trib, in parte di origine ittita, provenienti dal Sinai. Durante la Stagione della Iena, si unirono agli Egiziani in matrimonio, e molti nostri connazionali collaborarono con l'invasore. Trentanni fa, nacque persino a Tebe una societ segreta che complottava contro "gli usurpatori egiziani per sostenere gli Hyksos.
- Non l'avevo mai saputo.
Chula ridacchi: - Era segreta, ma non troppo pericolosa. Fior soprattutto a Tebe e a Menfi, ma col passare del tempo, le repressioni poliziesche del faraone la fecero scomparire come rugiada al sole. Temete forse che sia tornata a colpire?
Amerotke scosse il capo: - I rapporti delle guardie del tempio non hanno mai parlato di Hyksos, ma solo di assassini prezzolati, contrabbandieri e pirati. Gli Hyksos sono ormai parte della storia d'Egitto, antichi come la sabbia del deserto - Amerotke si stiracchi. - Domani  un altro giorno e non dovr recarmi al tempio di Maat, ma all'oasi di Ashiwa. Sai cosa mi aspetter laggi, mia cara? - prese per mano la moglie.
Chula non sorrideva pi: - L'oasi di Ashiwa! Siete certo di non correre dei rischi, mio signore?
- Oh,  solo a dieci miglia a nordest di Tebe. Un'oasi lussureggiante nel grande deserto infuocato. Perch me lo chiedete?
- Stasera ci  stato portato il cadavere di un mercante attaccato dai predoni vicino a quell'oasi. Era stato soccorso dai nostri esploratori, ma  morto poco dopo, a causa delle ferite.
Norfret strinse la mano del marito.
- Potranno attaccare un mercante isolato, non uno squadrone di carri da guerra - la rassicur Amerotke.
Lasci la mano di Norfret e si affacci a guardare il giardino. Le imboscate di predoni erano piuttosto comuni nelle Terre Rosse. Amerotke era molto pi preoccupato da quei delitti misteriosi. Si chiese cos'avrebbe trovato all'oasi di Ashiwa. Poi, il processo sarebbe ricominciato e forse le sue domande gli avrebbero permesso di risolvere anche i misteri che circondavano le Pantere di Seth.

5.

La voce del sacerdote che intonava un inno ad Amon-Ra era forte e vibrante, arrivava fino al cielo d'oro liquido mentre il sole cominciava a dare mille sfumature multicolori alle rocce del deserto.
Amerotke e gli altri erano inginocchiati sulle stuoie da preghiera, a capo chino e con le braccia tese, per salutare il ritorno di Ra dall'Oltretomba, un momento solenne, da celebrare nel massimo silenzio. Persino le belve del deserto tacevano, e in cielo non c'era nemmeno un avvoltoio. Amerotke sollev il capo e si schermi gli occhi; il soffio di Amon, la fresca brezza proveniente da nord, che appariva all'alba e scompariva col calore del giorno, stava per arrivare.
I carri di bronzo erano pronti e luccicavano ai raggi del sole. Gli aurighi parlavano dolcemente alle coppie di cavalli, tutti provenienti dalle scuderie del faraone.
Era uno squadrone di trenta bighe, un piccolo esercito. Ognuna di esse portava un auriga e un guerriero, armati d'arco e di frecce, con le lance infilate negli appositi sostegni di broccato.
Alla fine della preghiera, Karnac si alz in piedi. Il fuoco da campo acceso nel palmizio fu spento e gli otri furono riempiti d'acqua. I tedjen, gli aurighi, controllarono ruote e finimenti. Tutti sapevano dei recenti attacchi dei predoni, e Karnac non voleva correre rischi. Sali sul carro tirato da due splendide giumente nere. Amerotke indoss Telmo di cuoio, che doveva proteggerlo soprattutto nel caso che la biga si rovesciasse, il giovane auriga gli sorrise mentre lui saliva sul carro e si aggrappava alla ringhiera di bronzo. Il conducente prese in mano le briglie e schiocc la lingua per incitare i cavalli.
La lunga linea di carri da guerra cominci a muoversi. Il silenzio mattutino fu rotto dal nitrito dei cavalli, dall'aspro scricchiolio delle ruote e dalle grida dei conducenti. Lo squadrone dell'avvoltoio era magnifico, i suoi destrieri bardati con le piume rosso sangue del reggimento di Seth. L'auriga di Karnac, lo stesso Nebamum, spieg lo stendardo con la testa del malefico dio dai capelli rossi in campo nero. Erano carri noti per la loro velocit, per, come il giudice aveva detto a Shufoy prima di partire, quella non sarebbe stata una parata. Non aveva voluto portarsi dietro il nano perch temeva che cadesse dalla biga durante la corsa, ma gli aveva assegnato una serie di compiti in modo da tenerlo lontano dai guai.
Amerotke si distese al pensiero della notte passata con Norfret dopo che avevano lasciato Chula nella camera degli ospiti.
L'auriga incit i cavalli, mentre il sacerdote intonava un inno a Seth da una delle bighe: - Chi pu scacciare i serpenti?
- Il nostro signore Seth - risposero in coro gli ufficiali.
- Di chi non possiamo vedere il volto senza temere morte certa? Chi  spietato in battaglia? Chi schiaccia col suo pugno i nostri nemici?
- Il nostro signore Seth!
Dopo ogni verso i carri acceleravano la loro corsa. L'auriga era tutto eccitato. Teneva le redini nella mano sinistra, e la frusta nella destra, il corpo teso nello sforzo d'incitare i cavalli, il rombo degli zoccoli si faceva sempre pi martellante.
Il sole si era levato e la brezza era scomparsa d'incanto. Il deserto roccioso aveva assunto un colore scarlatto. Il vento era caldo e denso di sabbia. Amerotke si copr il volto con la sciarpa, seguendo l'esempio dell'auriga. La terribile musica di guerra delle ruote dei carri, accompagnata dallo schiocco della frusta dei conducenti, faceva accelerare i battiti del cuore del magistrato. Con una certa eccitazione, gli tornarono alla mente i numerosi combattimenti al comando del suo squadrone. Tutte le volte, quelle rapide corse gli facevano lo stesso effetto.
La biga di Karnac era in testa alla fila, rapida come un uccello sul liscio tappeto di sabbia. Gli altri aurighi lo seguivano, ognuno intento a dimostrare la superiorit della sua pariglia. Amerotke strinse il mancorrente di bronzo. Era leggermente spaventato, ma sapeva che
il giovane conducente voleva mettere alla prova il suo coraggio; ogni accenno di paura avrebbe poi suscitato
lo scherno dei militari raccolti intorno al fuoco da campo. L'orizzonte di Amerotke si era ristretto al rombo dei carri e alle rocce che scorrevano veloci ai suoi fianchi. La sabbia sollevata dalle bighe le rese ben presto invisibili. Ognuna proseguiva nella sua corsa sotto un cielo di sabbia senza pi avere il minimo contatto con le altre.
Amerotke trasse un sospiro di sollievo quando si ud
il suono di una conchiglia e il conducente fece rallentare il passo ai cavalli. Karnac era in testa al gruppo, e si era gi fermato. La linea ordinata si era spezzata, e molte bighe erano rimaste indietro in quella folle corsa. La sabbia si era fatta pi fine e il suolo roccioso inadatto al galoppo.
Ci furono commenti beffardi e grida di congratulazioni mentre tutti raggiungevano il comandante. Vestito come un comune soldato, Karnac grid agli altri di seguire la pista e di tenersi vicini e in guardia, nel caso di un attacco dei predoni. Amerotke si tolse la sciarpa. L'entusiasmo della carica era passato. Sotto il pesante calore del deserto, la lenta marcia si fece sempre pi snervante. Amerotke ascoltava annoiato le chiacchiere degli aurighi e fissava il deserto, una distesa rocciosa con qualche cespuglio di erbe essiccate dal sole. Gli avvoltoi li seguivano in lenti cerchi, certi che quello squadrone prima o poi avrebbe offerto loro nuovo sangue di cui pascersi. L'auriga di Amerotke sorrise e disse che portavano bene.
Il giudice sper che quel viaggio non riservasse sorprese. Ogni tanto si fermavano a bere un sorso d'acqua. Dopo un paio d'ore le palme di Ashiwa comparvero all'orizzonte.
Amerotke rabbrivid, a dispetto dell'afa. Odiava quel posto. Ci era andato sin da bambino per onorare il Ka del fratello. L'oasi era solo un ciuffo di palme attorno a un pozzo profondo, ma era un importante punto di rifornimento per i soldati e i mercanti. Non era molto cambiata da quando vi si era recato l'ultima volta, quindici anni prima. L'erba ruvida, le vecchie palme contorte, le rocce che circondavano l'acqua che scintillava invitante sotto il sole. I carri si fermarono sotto gli alberi e i cavalli furono fatti pascolare dai loro aurighi.
Le Pantere di Seth si sedettero all'ombra delle palme. Sembravano divertiti. A parte i ricchi braccialetti e i manti di lino con cui proteggevano il capo e le spalle dal sole, sembravano comuni soldati, con i loro gonnellini e i corsaletti di pelle. Come Amerotke, avevano sandali dalla suola spessa con dure guarnizioni di cuoio che proteggevano il tallone e la caviglia. Solo Nebamum portava strani stivali alti fin sotto il ginocchio.
- Proteggono i muscoli e sostengono le gambe - spieg a uno sguardo interrogativo di Amerotke.
Le altre Pantere continuavano a riesumare antichi ricordi legati all'oasi.
Passandogli l'otre d'acqua, Amerotke chiese a Nebamum: - Come va la vostra ferita?
Il servo si gratt la testa: - Ero quasi guarito, ma due anni fa sono caduto. I muscoli e le ossa si sono rotti, e le condizioni della mia ferita si sono aggravate. Ho iniziato ad appoggiarmi sulla destra, e questo ha peggiorato ulteriormente la situazione - Nebamum sollev l'otre e lasci che l'acqua gli spruzzasse il volto. -  la vita dei soldati, mio signore.
Karnac prese un rotolo di pergamena e impose il silenzio. I suoi occhi guardavano lontano, nel passato: - Dopo la nostra grande vittoria, saccheggiammo il campo degli Hyksos. Che giorno fu quello! Non eravamo come oggi, eravamo magri e affamati come lupi. Prendemmo la nostra parte di bottino, e fu allora che trovammo i medaglioni.
Sorrise, e Amerotke not che si era deliberatamente acuminato i denti. Era un vero guerriero, un assassino nato. I suoi occhi neri potevano essere crudeli e implacabili. Ma anche i suoi compagni, Nebamum incluso, erano dei duri. A dispetto del sudore e delle rughe sul volto, si consideravano degli assassini, non dei soldati che compivano il loro dovere. Erano guerrieri esaltati dalla gloria, dal sangue e dai saccheggi. Il giudice sapeva bene che non avrebbero esitato un solo istante a uccidere chi avesse intralciato loro il cammino.
Amerotke guard il deserto e assapor l'ombra delle palme: il vero viaggio doveva ancora cominciare. Karnac osservava la mappa, perso nei ricordi. I compagni lo scrutavano in silenzio, come lupi di fronte al capobranco.
- Continuate, mio signore - lo incit gentilmente Nebamum.
- Questa mappa  stata disegnata da uno scriba che da tempo si  recato nell'estremo orizzonte. Come ho detto, trovammo i medaglioni, e il corpo di Meretseger. Il faraone li diede a me, e ai miei compagni - indic verso occidente. - Il campo di battaglia  a mezza giornata di marcia. Portammo qui il corpo.
- In questa oasi? - chiese Amerotke.
- No, qui eravamo venuti a rifocillarci e a dissetarci, ma decidemmo di lasciar marcire il corpo di quella strega nella sabbia del deserto.
Karnac ordin che le armi fossero distribuite alle Pantere di Seth.
- Ci andremo da soli? - chiese Amerotke.
Gli occhi cupi di Karnac sostennero il suo sguardo: - Certo, mio signore, la tomba di Meretseger  stata tenuta segreta - fece un tetro sorriso. - Spero che non abbiate paura. Dobbiamo vedere se qualcuno  stato di recente alla tomba: se l'assassino  un seguace di quella strega di certo non mancher di onorare il suo sepolcro. Venite con noi, e non abbiate paura.
Amerotke finse di non avere sentito: - Quanto  lontana?
- Un'ora di marcia - indic le armi e l'otre di Amerotke. - Ma se volete, potete restare qui con i ragazzi.
- La Divina mi ha ordinato di venire con voi, e io devo obbedire. Ma non ho timore di ammettere che le Terre Rosse mi spaventano - sollev il giavellotto come se fosse un bastone da passeggio.
Karnac sorrise ai compagni: - E per questo che l'abbiamo sepolta li. Ma siete in buona compagnia, solo un pazzo si recherebbe nel deserto senza timore.
Karnac li condusse fuori dell'oasi. Amerotke sollev il cappuccio e controll che l'otre fosse ancora pieno. Dopo pochi passi, mentre si inerpicavano su una collina, sentirono il terribile calore del deserto vero e proprio. Le dune erano interrotte da qualche formazione rocciosa che rifletteva i raggi del sole. Amerotke seguiva a capo chino lo zoppicante Nebamum, usando il giavellotto come un bastone. La fila di uomini procedeva in silenzio sotto il sole radente. L'unico segno di vita era il cerchio di avvoltoi in attesa sul loro capo.
Amerotke era un ufficiale ben addestrato. Ogni tanto si fermava con gli altri a bagnarsi le labbra, la fronte e la base del collo. Il calore era soffocante. Gli unici punti di riferimento erano le rocce che incontravano di tanto in tanto. Il giudice sper che dopo tutti quegli anni Karnac non avesse perso il senso dell'orientamento. Per distrarsi, pensava alla moglie e ai figli. Quel deserto ardente contrastava violentemente con le fresche sale del tempio di Maat.
Ogni tanto Nebamum si fermava, appoggiandosi al bastone, per chiedergli se andava tutto bene, poi ripartiva col suo lento passo zoppicante. La lunga marcia sotto il sole accecante, con la sabbia calda che gli sferzava le braccia e gli penetrava nella pelle, gli sembr un incubo senza fine. L'arco e la faretra erano sempre pi pesanti, e a volte il giavellotto gli sfuggiva dalla mano sudaticcia. Bevve un altro sorso d'acqua per farsi passare la nausea e la stanchezza.
Nebamum si gir: - Grazie a Ra, non ci troviamo in una tempesta di sabbia, come quando seppellimmo Meretseger!
Amerotke contrasse il volto in una smorfia, e stava per chiedergli quanto mancava quando Karnac indic col dito un punto, dove le dune venivano sostituite da una formazione rocciosa d'aspetto bizzarro e terrificante. Amerotke si scherm gli occhi, mentre le Pantere avanzavano chiacchierando allegramente. Karnac era il primo della fila, e molto prima di raggiungerlo poterono sentire le sue imprecazioni. Il pendio roccioso era scivoloso. Il comandante si trovava all'ombra dello sperone, di fronte a una piccola grotta, un tempo bloccata da un macigno, che era stato ora spostato di lato. La grotta era vuota.
- L'avevamo sepolta l dentro - sibil Nebamum.
Tutti si affollarono intorno al masso.
Heti s'inginocchi a guardare nella grotta: - Non  possibile!
Karnac lo obblig a farsi da parte con un cenno imperioso del giavellotto, e guard a sua volta: sembrava un cauto animale da preda che avesse fiutato l'usta. Emise un'imprecazione ed estrasse dalla grotta un papiro: - Il cadavere  scomparso,  rimasto solo questo - lo pass al giudice dopo averlo letto, con un gesto di stizza. - Meretseger  risorta dalla tomba!
- I morti non camminano, mio signore - disse Amerotke. - Forse il cadavere  marcito e si  dissolto.
- Non in questa caverna.
- Il papiro era sepolto con lei?
- Leggetelo!
Era un papiro di buona qualit, scritto chiaramente da uno scriba errante. Amerotke lo studi con calma, evitando di consegnarlo a coloro che volevano strapparglielo di mano.
- Ad alta voce - ordin Karnac.
- "Sarete presi nella rete che acchiappa i defunti."  una maledizione, scritta con il sangue di qualche animale.
- Continuate.
- I Divoratori vi prenderanno tutti, e fallirete il giudizio di Osiride. Sarete decapitati e bruciati come le vittime sacrificali, perch Meretseger  tornata, e lunga  la sua mano, bramosa di vendetta." Sciocchezze! - Amerotke restitu il papiro a Karnac. - Il mio servo potrebbe comprarvi simili stupidaggini in qualunque mercato di Tebe. Meretseger  morta, e tale rester. Chi ha sottratto il suo cadavere voleva solo spaventarvi, rievocarvi ricordi spiacevoli. Durante la notte, ritornerete con la memoria alla sua morte e tremerete nei vostri letti. Ma dei soldati come voi non si spaventeranno di certo per una maledizione!
Erano duri guerrieri, eppure erano atterriti. Avevano sopportato l'urto dei carri degli Hyksos senza fuggire, si erano infiltrati di notte nell'accampamento nemico, ma erano superstiziosi, e gli avversari che non potevano vedere li terrorizzavano pi di quelli che potevano combattere a viso aperto.
- Chi ha trafugato il cadavere? - Nebamum fu il primo a rompere il silenzio. - Mio signore Karnac, quante persone conoscevano l'ubicazione della tomba?
Karnac si terse il sudore con la mano, gonfiando le guance. Fece un cupo sorriso: - Solo noi, e tutti coloro a cui lo abbiamo raccontato in questi anni.
Le Pantere protestarono, ma Amerotke li interruppe: - Qualcuno  stato qui e il nostro viaggio non  stato inutile. Meretseger non  che uno scheletro, ma questo dimostra che l'invio dei medaglioni e la morte di Balet sono collegati a quello che successe qui trent'anni fa.
- Dove  finito il suo cadavere? - chiese Heti.
Amerotke guard il deserto. Asural dava spesso la caccia agli stregoni che si occupavano di magia nera e maledicevano i nemici dei loro clienti. Essi sostenevano di evocare gli spiriti dei morti. Quelli delle donne, come Meretseger, erano particolarmente maligni. L'assassino conosceva bene i militari, la loro superstizione, il loro terrore dell'ignoto e delle forze invisibili e malefiche che erano in grado di esercitare un influsso nefasto sulla loro esistenza.
Nebamum si tocc la gamba offesa: - La maledizione  gi cominciata, la mia ferita va molto peggio.
Karnac gli mise una mano sulla spalla, e per la prima volta si mostr gentile e compassionevole: - Sei stato coraggioso a venire, Nebamum.
Thuro guard con furia Amerotke: - Siete sicuro che il cadavere non sia da qualche parte, qui nei dintorni? Sembrate sapere molte cose, mio signore.
- So solo che ho caldo, sono stanco e la sabbia del deserto mi si  infilata sotto la pelle.
Tutti risero. Il sole batteva sulle rocce come le spade nemiche sugli scudi dei nakhtuaa. Amerotke si sentiva girare la testa. Gli parve di cogliere un movimento dietro una duna. Bevve un sorso dall'otre e Nebamum segu il suo sguardo: - Sono sicuro di avere visto qualcosa - disse il giudice.
- Sciocchezze, sono gli scherzi del deserto - lo schern Ruah.
Amerotke rabbrivid, poco convinto. Avvertiva una strana sensazione di pericolo. Suo fratello era stato ucciso proprio in quella zona.
Karnac cercava tra le rocce nel caso che il cadavere fosse stato sepolto l. Amerotke guard le dune. Chiuse gli occhi e preg il Ka del fratello di non finire in un'imboscata. Fu sollevato quando Karnac diede l'ordine di rientrare alla base, dopo aver esaminato per un'ultima volta la tomba.
Amerotke si sent meglio, anche se il calore era insopportabile e gli faceva bruciare gli occhi. Ripens al suo fresco giardino, al volto malizioso della moglie, a Shufoy che inseguiva i bambini intorno al laghetto. Sent un rumore e torn a notare gli avvoltoi sulle loro teste. Ma all'orizzonte si vedevano solo gli uomini che procedevano davanti a lui. A un grido di Nebamum, vide per una linea di cammelli. Le nere ligure sembravano emergere dall'oltretomba.
Erano predoni o semplici beduini? Ma il proverbio diceva che non cerano amici nelle Terre Rosse.
Le figure si mossero, e Karnac grid un ordine. Si gettarono tutti sulla sabbia mentre gli aggressori estraevano corti archi. Un nugolo di frecce sfior le loro teste.
Karnac grid qualcosa al servo. Amerotke non aveva pi paura. Essendo in groppa ai cammelli, gli aggressori non potevano mirare bene e i loro archi non erano poderosi come quelli egiziani. Amerotke incocc una freccia dalla punta di bronzo e dalle penne d'avvoltoio, scelse un bersaglio e si appoggi sul ginocchio per tirare, come tutti i suoi compagni. Tre o quattro predoni furono abbattuti. A un ordine di Karnac, gli Egiziani si lanciarono all'attacco, mentre le frecce volavano sulle loro teste.
I predoni scivolarono sulle dune come neri ragni. Fortunatamente, c'era troppa sabbia perch li potessero caricare al galoppo. Karnac e il suo servo erano ottimi arcieri e ne eliminarono parecchi. La linea dei cammelli si scompose. All'ordine di Karnac le Pantere attaccarono, incuranti del sole cocente: erano tornati a rivivere i fasti del passato, come se fosse ricominciata l'eroica guerra contro gli Hyksos. Gettarono via i lussuosi mantelli di lino e si misero a scagliare una freccia dopo l'altra. Alla loro destra, si potevano gi vedere le fronde delle palme.
- Dall'oasi ci vedranno - url Amerotke.
Nebamum sorrise, poi fu colpito alla spalla da una freccia. Senza scomporsi, prese il corno che aveva a tracolla e inizi a suonare l'allarme. Si udirono delle grida. Amerotke protesse Nebamum col suo corpo e us una freccia come un pugnale, al posto del giavellotto che aveva perso nella lotta. Lo scontro si fece sempre pi violento.
Un dromedario attacc con andatura incerta. Il suo cavaliere gli barcollava in groppa. Era un predone tutto intabarrato di nero, con gli occhi baluginanti. Sollev una scimitarra, poi si abbatt al suolo, colpito da una freccia. Amerotke afferr il collo della bestia e la fece accasciare in terra. Prese la scimitarra del ferito e si gir ad affrontare un altro cavaliere smontato dal suo dromedario. Ci fu un breve combattimento, poi il nemico scivol e decise di darsi alla fuga. Le Pantere combattevano eroicamente con qualsiasi arma si trovassero a disposizione. A un tratto si ud uno squillo di tromba e riecheggi il rombo dei carri. Il poderoso squadrone stava accorrendo in loro soccorso: a quel punto i predoni scapparono, lasciandosi dietro le spalle i compagni morti. I carri avanzavano lentamente, a causa della sabbia, e Karnac ordin loro di fermarsi.
- Attenzione a non insabbiarvi: potrebbero tornare indietro e uccidervi tutti!
Nella confusione che ne segu, Amerotke cadde in ginocchio e il suo auriga corse a dargli da bere. Il giudice si bagn la faccia e il collo.
L'auriga gli sorrise con aria insolente e gli si accucci accanto: - Tutto bene, mio signore? Ora siete al sicuro.
Amerotke si sforz di non vomitare. A dire il vero, era atterrito. Aveva una gran voglia di mettersi a gridare contro Karnac e Hatusu, che lo avevano attirato in quella trappola.
- Sono un giudice, non un soldato.
- Venite, mio signore, siete stato troppo a lungo sotto il sole - sorrise malizioso l'auriga.
Lo fece salire sul carro. Le Pantere circondarono Karnac e si misero a ridere come ragazzacci dopo un bello scherzo.
Il tedjen indic con la frusta: - A parte Nebamum, non ci sono stati feriti. Karnac e gli altri festeggeranno a lungo questa vittoria.
Aveva ragione. I festeggiamenti cominciarono gi dall'oasi di Ashiwa. Misero delle sentinelle e si occuparono della ferita di Nebamum, poi si lavarono via la sabbia e il sudore. Il medico del reggimento disse che Nebamum sarebbe guarito presto e che gli altri erano in perfette condizioni. Karnac volle che il sacerdote intonasse un inno di ringraziamento a Seth e che si offrisse della frutta e del vino ad Amon-Ra.
- Rimarremo qui fino a sera per festeggiare - disse, ignorando le proteste di Amerotke.
Amerotke era stanco, ma dovette obbedire, perch in fondo Karnac aveva ragione. Occorreva riposarsi prima di affrontare il viaggio di ritorno, ed era meglio non incamminarsi sotto quel sole cocente. Gli eroi rievocavano la battaglia intorno al fuoco da campo, mentre si rifocillavano e aprivano gli otri di vino.
Poi Karnac batt le mani per zittirli: - Non  stato un caso, vero, mio signore Amerotke?
Il giudice riemp la coppa di bronzo: -  vero.
- Che intendete dire? - Heti era gi mezzo ubriaco e parlava con la voce strascicata.
Karnac gli diede uno schiaffetto dietro le orecchie: - Erano predoni e volevano depredarci!
- Noi? Un gruppo di vecchi soldati e un giudice? - chiese ironicamente Heti.
- Volevano le nostre armi e i nostri braccialetti - disse Thuro.
Ruah guard Amerotke, strizzando gli occhi. Le parole di Karnac posero fine a tutti gli scherzi: - Ci stavano aspettando.
Amerotke era stanco e di cattivo umore, e cerc di frenare la collera che si era impadronita di lui. Quei tipi non gli piacevano. Erano uniti come fratelli, avevano un loro codice d'onore e non amavano gli estranei. Non mostravano nessun senso di cameratismo nei confronti del giudice che aveva combattuto con loro. Non a caso Hatusu aveva voluto il suo intervento. Erano uomini potenti e pericolosi, molto influenti sul resto dell'esercito. La morte di Balet era stata come un insulto, volevano vendetta piuttosto che giustizia. E Hatusu avrebbe dovuto vendicarli.
Amerotke ignor il loro sarcasmo: - Io sono un giudice, non un soldato. Meretseger  stata sepolta nel deserto, in un luogo inospitale e solitario, scelto appunto per queste caratteristiche. Eppure, il suo cadavere  stato trafugato e un gruppo di predoni, e forse di assassini prezzolati, ci aspettava, pronto ad attaccare.
- Certo che ci aspettavano - disse Karnac - e hanno studiato molto bene il momento giusto per l'attacco. Proprio quando stavamo tornando alla base, allo scoperto, sconvolti da quello che avevamo scoperto.
-  vero, se ci avessero attaccati alla tomba, avremmo potuto proteggerci dietro le rocce - disse Ruah. Sollev ironicamente il nappo verso Amerotke. - Sono d'accordo col nostro giudice,  stata un'imboscata ben organizzata.
- Non insultatelo, miei signori,  un uomo saggio e ha sempre ragione - intervenne Nebamum.
Guard Karnac, che impose il silenzio ai suoi compagni, mentre Amerotke spiegava: - Non  stata una coincidenza, sapevano dove trovarci e in che momento saremmo stati pi vulnerabili. Qualcuno li aveva assoldati.
Karnac tacit le proteste delle Pantere: - Continuate, mio signore.
Amerotke sorrise: - Dobbiamo chiederci chi  stato. Ma dobbiamo ammettere che la nostra spedizione non era un segreto - indic gli aurighi che si riposavano ai margini del campo. - Tuttavia, arruolare sessanta uomini richiede grandi ricchezze. Gi, sono stati ben pagati, anche se non sapevano di dover combattere le formidabili Pantere di Seth.
Le sue parole furono salutate da grugniti di approvazione. Adoravano l'adulazione come i gatti il latte.
- Spiegatevi meglio.
- Al porto di Tebe si possono trovare Nubiani, Ittiti, Beduini, Libici, gente che viene da Punt e da Kush. Dalle Terre Rosse arrivano gli individui pi tenebrosi che mai possiate incontrare, uomini pronti a rubare o a farsi assoldare per compiere qualche omicidio.
-  un peccato che non abbiamo preso prigionieri - disse Nebamum.
- Non credo che conoscessero chi li ha pagati. Saranno stati assoldati in un'oscura locanda, con la promessa di argento e oro.
- Perch non si sono tenuti l'oro e non se ne sono scappati?
Amerotke si riemp di nuovo la coppa: - Mio signore Karnac, chi li ha assoldati deve aver promesso loro altro argento in caso di successo; probabilmente ci ha dipinti come vecchi nobili in missione segreta per il faraone. Forse erano incaricati di rapirci per ottenere un lauto riscatto, come spesso capita.
Nessuno os contraddirlo.
- Chiediamoci allora cosa abbiamo scoperto, ora che ho ottenuto la vostra attenzione.
Gli occhi di tutti erano puntati su di lui.
- I medaglioni devono essere stati rubati trentanni fa da un alto ufficiale, siete d'accordo?
Non ci furono proteste.
- Balet era da solo, nella Cappella Rossa. Poche persone ne erano a conoscenza, ed esse si trovano quasi tutte qui. Chi lo ha assassinato non era uno sconosciuto. Nessun estraneo  stato notato nel tempio, ma chiunque di voi avrebbe potuto recarsi nella cappella e nessuno lo avrebbe visto. Balet era un guerriero esperto, anche se non come il suo assassino, il delitto  stato particolarmente sacrilego, il cadavere  stato deliberatamente mutilato. - Amerotke si comportava come un pedagogo con un gruppo di giovani scribi. - Il luogo in cui era sepolta Meretseger era un segreto assoluto, e ben poche persone ne erano al corrente. Io per esempio non sapevo dov'era la tomba, ma voi s. Qualcuno  venuto a trafugare la salma. Qualcuno ha organizzato l'aggressione, e deve essere una persona di notevole ricchezza. Ma non  tutto. - Si rivolse a Peshedu, che era stato in silenzio per tutta la giornata - Mio signore, attenendomi alle regole, non vi ho parlato del processo in corso nel tempio di Maat, ma ora, in presenza di testimoni, vi dico che anche voi siete stato preso di mira, da quando vostra figlia  stata accusata di omicidio.
- Che intendete dire? - protest Karnac. - Noi vogliamo bene al nostro compagno. Non vorrete suggerire che queste faccende sono intrecciate come viti rampicanti? Che la morte di Ipumer  legata a quella di Balet? Che prove avete per sostenerlo?
- Sapevate che Ipumer, ammesso che lo scriba si chiamasse davvero cos, era un nobile Hyksos?
Tutti rimasero senza parole.
- Impossibile - lo schern Peshedu.
- Non vi sto rivelando dei segreti, presto lo sapranno tutti. E non sono teorie, ma fatti! Sapete che ho trovato tra gli averi dello scriba un medaglione come quelli che avete ricevuto voi?
- Non ci credo - Peshedu balz in piedi. Si allontan di qualche passo, poi torn indietro. - Era solo un verme che cercava di sedurre mia figlia!
- Siediti e sta' zitto - ordin Karnac.
- No, io credo che fosse qualcosa di pi - disse dolcemente Amerotke. - Ho due domande da farvi, miei signori: a parte Peshedu, Ipumer ha mai avvicinato qualcuno di voi?
Un coro di dinieghi fu la risposta alla domanda del giudice.
Amerotke bevve un altro sorso di vino: - Lo conoscevate? Siete stati voi a raccomandarlo perch ottenesse un posto alla Casa della Guerra? Ve lo chiedo perch tutti i documenti che lo riguardavano sono scomparsi dagli archivi. O li ha presi lui, o la persona che gli aveva aperto le porte della citt di Tebe.
In altre occasioni, Amerotke si sarebbe goduto la costernazione che si leggeva sul volto di quei tronfi ufficiali e le loro proteste d'innocenza.
Karnac guardava il giudice, masticando qualcosa, come se lo vedesse per la prima volta: - Vi avevo considerato male, mio signore. Conoscevo le vostre imprese durante la guerra contro i Mitanni, ma pensavo che foste stato fortunato, che foste un nobile delicato, capace solo di fare domande nella Sala delle Due Verit. Invece sapete marciare e combattere, anche se a malincuore - sorrise al magistrato - e inoltre siete molto pi furbo di una mangusta.
Amerotke chin il capo di fronte a quel complimento sarcastico: - Vi devo chiedere brutalmente dove vi trovavate al momento dell'assassinio di Balet. Io credo che Ipumer fosse un Hyksos, legato al culto di Meretseger, venuto a Tebe per vendicarsi di voi. Per Neshratta lo ha distratto dai suoi propositi. Ma questa  un'altra storia. Quello che mi preoccupa di pi, e dovrebbe preoccupare anche voi, non  tanto il defunto Ipumer, quanto colui che lo ha assoldato.  una vipera dal cuore nero, astuta e pericolosa, e potrebbe anche essere una donna, per quel che ne sappiamo. Vuole vendicarsi di voi, e per questo ha fatto ottenere quell'incarico a Ipumer, perch venisse qui e contribuisse alla vostra rovina. Lo scriba  sfuggito al suo controllo e ora ha deciso di agire da solo. Ha aggredito Nebamum e ha ucciso il generale Balet. Oggi  intervenuto di nuovo. Credetemi, quella vipera torner a colpire, e non si fermer tanto presto!

6.

Shufoy e Prenhoe sedevano come due bambini su una panca di marmo nella sala delle colonne della Casa dell'Ibice d'Argento, fuori le mura. Prenhoe era furioso. Aveva aspettato Shufoy a casa di Amerotke, ma il nano non c'era, perch si era recato a compiere una missione segreta per conto del padrone, e non era tornato fin dopo mezzogiorno.
- Non mi piace che tu vada in giro come se facessi parte della Casa dei Segreti. Sono ore che ti aspetto - gli aveva detto, afferrando il mantello del servo.
- Ero al lavoro - aveva risposto il nano con gli occhi lucenti.
- Cercavi il tuo naso?
La faccia deforme da scimmietta si era rattristata, e Prenhoe aveva maledetto se stesso.
Lo scriba si era scusato, Shufoy lo aveva preso per il naso: - Puoi sempre prestarmi il tuo! Vieni con me, adesso.
La collera di Prenhoe aveva ben presto cancellato il rimorso per la battutaccia. Shufoy teneva il parasole come se fosse uno scettro regale ed era sempre pi enigmatico. Lo aveva condotto pomposamente sulla strada lungo il Nilo dove si trovavano le ville dei nobili.
Imitando il padrone, aveva scrollato ironicamente la testa, ma non aveva voluto rispondere alle sue domande: - Vedrai, vedrai!
Si erano fermati davanti alle porte di una grande villa. Il portiere aveva dichiarato con aria sfrontata: - La vedova Aneta non riceve nessuno!
Shufoy gli aveva messo tra le mani il cartiglio di Amerotke ed erano subito stati ammessi nel parco ricco di chioschi e laghetti ornamentali e sull'ampia scalinata che conduceva al colonnato d'ingresso. Un servo li aveva condotti nella lussuosa anticamera dalle rosse colonne di legno con i capitelli dorati. Le pareti erano gialle, con un fregio in cima che mostrava delle anatre in volo tra i canneti. Ai lati della porta cerano le effigi scarlatte del dio Seth, e l'architrave era sovrastato da uno scudo del reggimento.
Il servo aveva unto loro le mani e la fronte con l'olio per purificarli, e aveva offerto birra e dolcetti di datteri e mandorle, mentre Prenhoe sussurrava: - Perch siamo qui?
Shufoy aveva rifiutato con alterigia i dolci: -  un ordine del mio signore Amerotke.
Avevano atteso sulla panca, finch il servo annunci loro la signora Aneta. Si alzarono in piedi, ma dovettero faticare per restare seri, perch Aneta sembrava un ippopotamo. Era piccola e molto grassa e avanzava traballando, gelatinosa. Aveva la parrucca leggermente di traverso, il volto pi dipinto delle pareti della villa e un abito trasparente gonfio come le vele di una galea. Il suo profumo era cos forte che stord i visitatori. I piccoli occhi neri studiarono gli ospiti, Prenhoe con lascivo entusiasmo e Shufoy con disprezzo.
Poi la donna tub: - Siete inviati dal giudice Amerotke, vero? Una volta l'ho incontrato.  un uomo cos affascinante! Credo che sia meglio che rimaniate qui. Portatemi una sedia!
Il servo trascin a fatica una pesante poltrona di fronte alla panca di marmo. Aneta s'accasci sul trono. Shufoy ridacchi ma Prenhoe gli diede un calcetto, cercando di contenere la sua ilarit. La vedova era cos zavorrata di gioielli che era un miracolo se riusciva a reggerne il peso.
- Portatemi vino e dolcetti di datteri! Oh, s, anche ciliege! Poi chiudete la porta e non rimanete a origliare!
I visitatori attesero con le mani in grembo che i servi sistemassero davanti a lei un tavolino con i cibi richiesti. Quando i domestici se ne andarono, la vedova volle vedere di nuovo il cartiglio, poi bevve un generoso sorso di vino e schiocc le labbra, guardando con disprezzo Shufoy: - Non vi posso accogliere nelle mie stanze, le stanno ridipingendo per la festa dell'Opet. Cosa vuole il potente giudice della Sala delle Due Verit?
- Interrogarvi sul vostro defunto marito.
Shufoy parlava a fatica. Detestava quella donna sprezzante e faceva uno sforzo per trattenersi dal prenderla in giro.
-  andato nell'Estremo Orizzonte - sospir Aneta.
-  morto da quasi un anno.
- Per quale motivo, mia signora?
- Gli  mancato il respiro - rispose annoiata la vedova.
- Il giudice Amerotke potrebbe convocarvi in tribunale - disse con calma Shufoy.
- La vedova di una Pantera di Seth? - lo beffeggi la donna.
- Come la figlia di Peshedu, mia signora.
La ciliegia and di traverso ad Aneta, che dovette bere un altro sorso di vino.
Quando riprese a parlare, era molto meno sfrontata:
- Mio marito, il generale Kamun, era un vero soldato. Dopo la grande vittoria contro gli Hyksos, combatt nel Delta, ma prese la malaria, che lo funest poi per tutta la vita con le sue crisi ricorrenti. Con gli anni  sempre peggiorato, finch non  morto - scosse le spalle. - E io non sono che una povera vedova - guard Prenhoe con occhi languidi.
- E i suoi amici?
- Oh, le coraggiose Pantere. Il signore Peshedu ve ne potr parlare meglio di me: una parata qui, un banchetto l - mosse comicamente le mani.
- Il nome di Ipumer vi dice qualcosa?
Aneta apr la bocca e sbatt gli occhi.
Shufoy not il suo cambiamento d'umore e disse pomposo: - Signora, siamo al servizio del tempio di Maat. Mentire a noi  mentire al nostro signore Amerotke, ed  il faraone che parla per bocca sua.
- Ho sentito del processo - balbett lei. - Ipumer veniva spesso qui.
- Prima della morte di vostro marito?
- Non dopo, di sicuro!
- E perch?
- Non lo so, mio marito lo riceveva nel padiglione in giardino. Parlavano di certo di guerra, perch era l'unica cosa che gli interessasse! Ipumer era uno scriba della Casa della Guerra.
- Come si erano incontrati?
- Non lo so, mio marito non mi diceva mai nulla. Era sempre molto felice di vederlo, ed era un bell'uomo, a dire il vero, e non dispiaceva neppure a me.
- Portava dei regali a vostro marito?
- A volte, un'anfora di vino speciale che aveva comprato al porto.
- E poi Kamun si  ammalato...
- Era sempre ammalato. Avr semplicemente avuto un'altra crisi...
- Mia signora, cosa state facendo qui?
La porta si era aperta ed era comparso un giovane. Aneta lo guard languidamente, dimostrando cos che non era solo un servitore.
- Verr presto da te - tub.
Il giovane se ne and offeso, sbattendo la porta.
- Il mio cameriere si d sempre delle arie, ma  cos grazioso! Avete altre domande?
- Vostro marito  morto, e il suo corpo...
-  stato sepolto nella tomba al di l del fiume. Da allora, le Pantere hanno cessato di venire ad annoiarmi, e io mi sono guardata bene dall'andare a cercarli. Adesso, se non vi dispiace...
Quando furono all'esterno della villa, i due scoppiarono a ridere. Lo scriba si terse le lacrime con la mano: - Ci crederesti? Non gliene importa assolutamente nulla della morte del marito!
- Gi, s'interessa solo a quel presuntuoso del suo valletto!
- Ma perch Ipumer veniva sempre qui?
Invece di rispondergli, Shufoy si mise a imitare quello che ormai aveva ribattezzato l'ippopotamo Sacro, mentre Prenhoe faceva la parte del cameriere imbronciato. Ridendo e scherzando, giunsero sulle rive del Nilo.
- Perch non mi hai lasciato venire con te, stamattina? - chiese Prenhoe.
- Ieri notte, il signore Amerotke mi ha invitato a bere del vino con lui in giardino, prima di ritirarsi con la signora - aveva assunto un'aria solenne e teneva il parasole come se fosse uno scettro. - Si  confidato con me, e io sono stato d'accordo con lui che la cosa era piuttosto sospetta...
- Non puoi venire al punto? - si lament lo scriba.
Shufoy lo trascin verso la villa del giudice: - Il nostro padrone deve essere molto astuto, deve condurre indagini segrete perch non pu interrogare privatamente le persone coinvolte nel processo. Ipumer era un Hyksos e un anno fa  stato assunto alla Casa della Guerra.
- Ma perch?
- Perch qualcuno voleva che combattesse le Pantere di Seth. Io e il signore Amerotke riteniamo che il posto gli sia stato dato da una persona che aveva una certa influenza sulla Casa della Guerra. Quindi, una delle Pantere stesse!
- Vuoi dire Kamun?
- Proprio lui. - Shufoy si accalor e spost nervosamente il parasole da una mano all'altra. - Ma era solo un intermediario. Sai come succede: qualcuno  andato dal vecchio veterano e gli ha detto che un amico aveva bisogno di un lavoro. Cos Ipumer giunge a Tebe, si presenta da Kamun per ringraziarlo e vede che il vecchio  malato e desideroso di compagnia; l'astuto adulatore non la smette di elogiarlo con la sua lingua d'argento, diventa suo amico, e alla fine gli porta un'anfora di vino avvelenato. Poi fa sparire dagli archivi tutte le notizie che lo riguardano, in modo che non resti traccia della raccomandazione del generale.
- Ma Ipumer non agiva da solo...
- No, era guidato da qualcun altro, il vero assassino.
- L'uomo che ha ucciso lo scriba?
-  possibile - Shufoy aveva perso tutta la sua sicurezza. - Anche se sembra chiaro che Ipumer sia stato avvelenato da un familiare del generale Peshedu.
-  un vero labirinto. Se ti capisco bene, ora Amerotke sta seguendo due piste, in qualche modo collegate: quella dell'assassino di Balet e quella dell'assassino di Ipumer. Per,  strano...
Si spostarono per lasciar passare un carro tirato da buoi, pieno di anfore d'acqua e di cesti. Altri carri seguirono, mentre un fattore conduceva al lavoro i suoi contadini con mogli e bambini. I braccianti ridacchiavano tra di loro e portavano corte tuniche senza maniche. Si diressero verso un campo, mentre il fattore gridava loro degli ordini. Il cibo che portavano sul primo carro attirava un'orda di mosconi, e la colonna sollevava un terribile nugolo di polvere. Shufoy pens che se non fosse stato falsamente accusato sarebbe finito anche lui a lavorare nei campi con uno sciame di figli.
-  come il mio sogno di stanotte - disse Prenhoe.
Shufoy volse gli occhi al cielo.
- Ero sulle rive del Nilo, e una colonna di braccianti mi passava accanto. Dalla polvere dei carri  venuta fuori una bellissima danzatrice, tutta nuda, a parte una collana di grani d'ambra. Aveva una parrucca profumata e il viso pi bello che avessi mai visto in sogno.
- Era qualcuna che conosco?
- Non lo so, so solo che mi ha portato nel deserto, in un'oasi, ma quando ci siamo distesi sull'erba lei si  trasformata in uno scorpione. Mi sono svegliato gridando. Che significava, Shufoy?
- Che non devi pi mangiare formaggio prima di andare a dormire. Dobbiamo andare,  gi l'ora quarta!
Prenhoe continu a raccontargli i sogni di tutta la settimana, mentre entravano nella villa. Il nano faceva finta di sentirlo, mentre si lavava i piedi e si metteva i sandali da casa. I bambini nuotavano con Norfret nella piscina.
- Chiudi il becco, ora, sta per arrivare un visitatore!
Seguirono il fresco corridoio fino allo studio di Amerotke, sul retro della villa.
- Possiamo entrare? - chiese stupito Prenhoe.
Lo studio era il sancta sanctorum del giudice: sull'alta predella vi erano i cuscini su cui si rilassava, davanti alla grande scrivania di legno di quercia intarsiato d'argento si trovava la sua confortevole poltrona imbottita, e accanto a un altro scrittoio lavorato in avorio erano disposti diversi cesti di rotoli di papiro. Shufoy apr la finestra che dava sull'orto. L'odore del fertile limo e della lattuga penetrarono nella stanza. Shufoy prese uno sgabello e pos in terra il parasole, mentre lo scriba si sedeva sulla predella.
- Che ci facciamo qui?
- Ti ho detto che aspettiamo un visitatore.
- Credi che Neshratta sia colpevole?
- Non lo so - disse distrattamente il nano. - Ipumer pu essere stato ucciso da chiunque: dalle due vedove, dalla persona che lo ha fatto venire a Tebe, dal padre di Neshratta. Tocca al nostro padrone decidere. Che ti prende?
Prenhoe guardava inorridito la persona che era entrata dalla finestra. Balz in piedi mentre Shufoy ridacchiava.
- Che ci fate qui? Come osate?
Di fronte alle minacce dello scriba, la figura si ritir in un angolo oscuro.
- Siediti, Prenhoe,  il nostro visitatore.
Prenhoe era piuttosto sospettoso. L'uomo che era entrato era un tipo muscoloso, di media statura, col cranio rasato, una faccia dalle guance scavate e gli zigomi alti, le labbra sottili ed esangui e gli occhi guardinghi e mobilissimi. Portava una tunica di lino colorato senza maniche, con una cintura di cuoio e delle uose simili a quelle che usavano i contadini per non farsi pungere dai rovi e dalle erbe velenose. Teneva una mano sul pugnale che portava alla cintola, ed era evidentemente sulle spine. Gir il capo e Prenhoe vide che gli mancava un orecchio. Non portava gioielli n ornamenti, a parte un sacchetto legato al collo.
La sua voce era dolce e l'accento piuttosto colto: - Il tuo amico non vorr aggredirmi, Shufoy!
- Siediti, Prenhoe - intervenne il nano, dandogli un colpetto sulla pancia. - Saluta il mio amico.
Shufoy porse uno sgabello allo sconosciuto: - Vuoi del vino?
L'uomo scosse il capo e guard ammirato gli scrigni di pelle in cui il giudice teneva l'occorrente per scrivere.
- Il tuo padrone non sarebbe contento.
- Oh, basta che non tocchi niente! Prenhoe, ti presento la Mangusta!
- Oh, il mio nome non v'interessa - gir lo sgabello in modo da guardare gli altri due negli occhi.
Shufoy continu, per far sbollire la collera di Prenhoe: - Viene chiamato cos per la sua astuzia e perch  in grado di entrare ovunque senza che nessuno se ne accorga.  molto conosciuto dalla polizia del mercato, i maijodou.  ricercato in tutte le province dal Delta alla Terza Cateratta. Per, si nasconde spesso qui a Tebe.
- Amerotke sa che  qui?
- Oh, vuol sempre tenerselo vicino perch serve ai suoi scopi.
Prenhoe sostenne lo sguardo della Mangusta: -  un ladro!
- Non direi,  solo una persona che non riconosce la propriet privata.  al corrente di tutto, e il nostro padrone non ha mai dovuto processarlo.
- Che cos'ha al collo?
L'uomo si batt la testa: - Il mio orecchio, me lo hanno strappato a morsi, non potevano pi ricucirlo e non ho voluto gettarlo via.
- Perch tutta questa messinscena, Shufoy?
- Per farti vedere quanto  abile la Mangusta. Cos'hai trovato, Mangusta?
- Sono stato alla casa di Peshedu - strizz l'occhio a Prenhoe. - Lui non c'era e la moglie e le sue belle figlie si godevano il fresco in giardino.
- Sei salito nella stanza di Neshratta? - Shufoy era molto divertito dallo sbigottimento di Prenhoe.
- Oh, era piena di belle cose, ma non ho preso nulla. C' una scala di corda e la grata di vimini  facile da rimuovere - fece una smorfia. - Una giovane donna vigorosa come Neshratta non avrebbe fatto fatica a calarsi in giardino. Alla base del muro ci sono dei cespugli e non avrebbe lasciato impronte. Anch'io ho provato a calarmi e ad andare fino alla postierla, e non  stato affatto difficile. Il sentiero laterale  accanto a un boschetto. Devi solo stare attento a non cadere nel canale d'irrigazione.
Sorrise mostrando i denti affilati che gli davano un'aria da belva feroce: - Ho sentito che i servi parlavano di Neshratta. Sapete che la notte in cui  stato ucciso Ipumer, Peshedu non c'era?
Shufoy assunse un'aria sorpresa.
- Ma non  Peshedu a essere sotto processo - disse Prenhoe.
- E sapete che ha un debole per le danzatrici del tempio di Anubi? I servi non facevano che parlarne.
Gli occhi del nano luccicavano d'interesse: - Hai fatto un buon lavoro, Mangusta. C' altro?
- Sono stato al tempio di Seth.  facile arrivare alla Cappella Rossa, passando dal giardino. Un assassino solitario e silenzioso non verrebbe notato da nessuno. Sono stato poi all'osteria con gli amici. Ho chiacchierato con una guardia della Casa della Guerra. Ipumer era un bravo scriba come il tuo amico, e gli piacevano le ragazze. Andava al lavoro all'alba e usciva di soppiatto all'undicesima ora.
- E questo che centra? - chiese Prenhoe.
-  l'ora in cui le belle signore vanno al mercato - spieg Shufoy.
- La cosa interessante  che Hepel non lo accompagnava mai. E comunque Hepel adesso  scomparso! - aggiunse l'uomo.
Shufoy si freg le mani al pensiero dell'entusiasmo del padrone.
- Continua - disse seccamente Prenhoe. - Che ti hanno detto i tuoi amici?
- Ipumer non mangiava con nessuno, non frequentava le locande e non andava nemmeno dal barbiere.
- Questo vuol dire che s'incontrava segretamente con qualcuno quasi tutti i giorni - spieg il nano.
- E gli Hyksos? - chiese Prenhoe. - Amerotke parla di una societ segreta legata a loro.
- Sciocchezze, a Tebe ci sono pi societ e sette segrete che pulci su un cane.  vero che trentanni fa c'erano molte persone che avevano qualcosa da nascondere, avendo collaborato con gli invasori, ma ora sono tutti morti, e gli Hyksos fanno ormai parte della storia.
- Il generale Balet non sarebbe d'accordo con te.
- Gli Hyksos sono ormai polvere portata via dal vento, credete a me. - L'uomo si alz in piedi. - Mi sono fermato qui anche troppo a lungo, devo farvi vedere qualcosa.
- Riguarda la casa in Via delle Lucerne? - chiese il nano.
- Anche.
Shufoy prese il fedele parasole che lo aiutava a fendere la folla e in caso di necessit, con la sua punta affilata, poteva essere un'ottima arma, come il pugnale che teneva tra le pieghe della veste. La Mangusta usc dalla finestra e disse agli altri che si sarebbero incontrati fuori del portone. Presero poi la direzione della citt. Ogni tanto la Mangusta si fermava per orientarsi. Li condusse in un sentiero laterale che correva lungo le mura di una grande villa. Prenhoe aveva notato due gazzelle dorate dipinte sul portone di legno ben lucidato.
Shufoy indic la palma sotto la quale aveva dormito l'ambulante e il canale nascosto tra i cespugli: - Doveva stare attento a non finirci dentro.
- Andiamo - la Mangusta li port alla postierla. Il terreno era stato frequentemente calpestato e vi erano moltissime impronte confuse.
A destra, un rustico ponticello attraversava il canale e conduceva nel fresco boschetto di sicomori e terebinti. Prenhoe e Shufoy lo attraversarono, seguendo la Mangusta tra i cespugli e l'erba alta. Il sentiero era cos stretto che dovettero procedere in fila indiana. In una radura trovarono un laghetto verdastro circondato di salici.
- Attenti ai serpenti - disse Prenhoe.
La Mangusta lo ignor e li port sotto un salice, coricandosi sul soffice terreno: - Non siete d'accordo con me che sarebbe un ottimo posto per portare di notte la propria amante? Si pu vedere chiunque si avvicini e tutt'intorno non ci sono che alberi, cespugli e il muro della casa accanto.
Shufoy annu e il ladro gli mostr le macchie dell'olio di una lucerna sulle radici sporgenti. Dietro un cespuglio trov un panno sporco di quelli che si usavano per coprire i panieri di cibo.
Shufoy guard la Casa della Gazzella Dorata: - Se ben ricordo, la notte in cui lo scriba fu ucciso, qualcuno usc dalla villa e lo segu, ma non sappiamo se era la stessa persona che si era incontrata con lui. Neshratta  in un brutto guaio. Qualcuno ha portato qui durante il giorno un cestino di cibo. Neshratta si  incontrata di notte con Ipumer, ha mangiato e bevuto con lui, amoreggiando sotto la luna. Molto probabilmente,  cos che lo scriba  stato avvelenato. Poi Neshratta ha riportato dentro i resti del banchetto o ha gettato tutto nel laghetto.
- Che senso ha tutta questa indagine? - domand Prenhoe.
Il ladro abbracci Shufoy: - Non tutti i giorni sono fortunati. Forse ci sar un momento in cui io avr bisogno della piet del faraone. Ma ora, venite in citt, ho altre cose da farvi vedere.
Il sole al tramonto era meno cocente e cambiava i colori delle pietre, degli alberi e persino del Nilo. Mercanti e contadini uscivano chiacchierando rumorosamente dalla citt, incitando i buoi ad andare pi in fretta. Shufoy osservava soprattutto gli Uomini Scorpione, i venditori di amuleti che erano per lui fonte di nuove idee lucrose. In quel momento, non vedeva l'ora di vendere statuette e talismani ai fedeli del tempio di Seth. La Mangusta acceler il passo, come se avesse fretta di farla finita.
Entrarono in citt fendendo la folla. Le cortigiane cominciavano ad adocchiare i soldati. Avevano parrucche profumate, campanelli d'argento appesi ai capezzoli, tatuaggi rossi e blu sulle braccia e sulle cosce, borchie d'argento sull'ombelico.
Le prostitute adescavano i passanti all'ombra delle palme, accanto alla macabra bancarella improvvisata di un becchino che cercava di richiamare clienti: - Venite a visitare le tombe dei grandi e la fossa misteriosa in cui secoli fa un uomo fu sepolto vivo!
Un cantastorie raccontava le sue avventurose esplorazioni nel Sinai e descriveva le trib esotiche e selvagge che vivevano sulle montagne.
Prenhoe non permise a Shufoy di lasciarsi distrarre. Lasciarono la strada principale dei templi e dei grandi palazzi e si diressero a sinistra, verso il porto. La gente si recava sulle banchine per andare al mercato serale o per attraversare il fiume. L'aria profumava di oca arrosto, di gazzella allo spiedo, delle essenze pungenti della bancarella di un profumiere. Gli strettissimi vicoli puzzavano invece di letame e di latrina.
La Mangusta si cel in un portone per nascondersi alle guardie del mercato, che avanzavano agitando il manganello.
Superarono il quartiere dei tintori, quello dei vasai e quello dei carpentieri e raggiunsero il piccolo mercato dell'olio nell'angolo meridionale della citt. Il ladro conosceva la strada. Un'ampia via li port a una bottega con una bancarella sotto una grande finestra aperta. Il negozio vendeva vari tipi di lumi: di bronzo, di prezioso alabastro, di rame, di rozza pietra. Alcuni erano decorati con fregi di squisita fattura di anatre, oche e cervi accucciati a riposare.
La Mangusta ferm uno degli apprendisti: - Posso vedere il tuo padrone?
Il ragazzino and a chiamare un grassone che si tergeva il sudore con uno straccio.
- Cosa desiderate, signori?
Il nano tir fuori dalla veste un piccolo deben di rame. Guard la casa a due piani e la scala che conduceva alle stanze superiori.
- Conoscevi Ipumer?
- Certo, aveva preso in affitto una camera da me.
- Possiamo vederla?
Il mercante si gratt il mento, impaziente di ritornare al lavoro.
- Vogliamo solo vederla e farti qualche domanda - Shufoy gli diede la moneta.
Il mercante guard la Mangusta con aria astuta.
- Io quello l'ho gi visto,  venuto a fare domande. Se volete vedere la stanza, sono due deben - disse mostrando le chiavi che aveva alla cintola.
Shufoy glieli diede. Il mercante li port ansando su per le scale. Spinse la porta e li fece entrare con un beffardo inchino. Shufoy guard stupito la stanza vuota. Non cerano che le pareti intonacate di bianco e il soffitto dalle nere travi di legno.
- Ipumer aveva preso in affitto questa stanza?
- Gi - lo schern il mercante.
- E dove sono i suoi averi?
- Otto giorni fa ha portato via tutto.
- Otto giorni fa era gi stato assassinato.
- Assassinato? Non lo hanno affatto assassinato!
Shufoy si irrit e cerc di far ammettere al mercante che stava mentendo, ma senza successo.
- Vi dico che  venuto qui e si  portato via tutto - gridava il bottegaio.
- Non  possibile,  stato assassinato dieci giorni fa! Non vorrai dire che due giorni dopo, mentre il suo corpo si trovava nella Casa della Morte, ha avuto l'idea di traslocare? Che aspetto aveva questo Ipumer?
- Non lo so.
Shufoy lo minacci con il parasole, e l'uomo arretr: - Non prendetevela con me!
Shufoy chiuse la porta a calci e la Mangusta estrasse un coltello sottile piuttosto sinistro: - Il mio amico ha ragione, abbiamo pagato un buon prezzo per avere informazioni.
- Va bene, va bene.
Il mercante si sedette in un angolo: - Un anno fa,  venuto da me un certo Ipumer, e mi ha detto di essere uno scriba della Casa della Guerra. Io avevo messo in giro la voce che volevo affittare una stanza. Gli affari vanno bene, possiedo anche la casa vicina e uso solo il pianterreno di questa come bottega e come magazzino. Mi ha detto che voleva la camera per incontrarsi con delle donne - il grassone si mise a sorridere. - Quindi, era meglio che non facessi troppe domande...
- Avr pure avuto una faccia - disse Prenhoe.
- No, portava un barracano bianco con le maniche lunghe fino ai polsi. Era tutto intabarrato e aveva una di quelle maschere di Horus che sono popolari tra i giovani damerini.
Shufoy chiuse gli occhi e gemette.
- E voi non avevate sospetti? - chiese Prenhoe.
- E perch? Mi pagava bene, non dava fastidio e voleva solo che non facessi domande. Ci siamo stretti la mano e lui mi ha dato anche pi del dovuto. Cos gli ho subito consegnato la chiave.
- Veniva spesso?
- No, e questo mi sorprendeva. Mi ha restituito la chiave dopo essersene fatta fare una nuova da un fabbro, e non credo che si fidasse di me. Non aveva molti mobili, e l'ho visto assai di rado.
- E le sue donne?
- Mai viste! Veniva sempre di notte, con la maschera sul volto. Ma io non sapevo mai se c'era oppure no. Mia moglie non ne era troppo contenta, ma pagava bene e non dava disturbo...
- Chi veniva a trovarlo?
- Un giovanotto dalle dita sporche d'inchiostro, probabilmente un altro scriba. Era un tipo ansioso, ma anche lui era tutto intabarrato, col volto coperto.
Shufoy si dondolava sui talloni.
Il mercante si alz in piedi e lo spinse via per dirigersi verso la porta: - Vi ho detto tutto quello che so, adesso andatevene!
Shufoy condusse gli altri in una piccola osteria. Era quasi vuota, a parte due facchini che avevano deposto in terra il loro carico e chiedevano della birra a gran voce. Shufoy li zitt e si sedette con gli altri su una panca sul retro.
La Mangusta bevve d'un fiato la birra dal bicchiere di pietra: - Ho fatto quello che volevi, e anche di pi.
Gli diede una pacca sulla testa e se ne and.
- Non  stato molto - comment Prenhoe.
- No, purtroppo no.
Shufoy si guardava intorno affascinato, come se seguisse il tragitto di un moscone. Ascoltava le voci della strada, i richiami dei venditori.
- Il mio padrone pensava che Ipumer avesse un'altra stanza in citt. Evidentemente, l'uomo che lo aveva chiamato a Tebe voleva uccidere quante pi Pantere possibile, solo Maat sa perch. - Bevve un sorso di birra. - Per incontrarsi con Ipumer, il suo complice, ha affittato una stanza a suo nome, avendo cura di venire qui ben mascherato. L'assassino usava la stanza per incontrarsi con Ipumer, e alla sua morte ha fatto piazza pulita ed  scomparso nel nulla.
- Ma chi pu essere?
- Non lo so - fiss il cielo d'oro rosso. - Spero che non sia successo nulla al padrone. Ha detto che sarebbe tornato a tarda sera. Ci penser lui a dare un senso a tutte queste cose.
- Ascoltami, Shufoy. Per me Ipumer era come un cane ammaestrato. - Prenhoe cominci a darsi un certo tono, quasi fosse lui il magistrato. - L'hanno chiamato in citt, ma non era troppo adatto al suo compito. Avendo incontrato la famiglia di Peshedu, ha pensato che era meglio corteggiare la sua bella figlia. L'assassino si  stufato, lo ha avvelenato e ha intrapreso da solo la sua vendetta.
- Per, lo scriba  morto dopo essersi incontrato con Neshratta.
- Hai sentito la Mangusta, pu darsi che si sia incontrato invece con l'uomo che lo aveva assoldato.
- Ma il venditore ambulante ha detto che si sono baciati!
- Forse Ipumer ci dava dentro da tutte le parti - scherz lo scriba, ma poi not lo scetticismo del nano e si affrett a correggersi: - Va bene,  un po' assurdo. E se il cibo che gli ha dato Neshratta non fosse stato avvelenato? E se il veleno glielo avesse somministrato qualcun altro, mentre tornava a casa?
Shufoy fin la birra e si alz in piedi: -  troppo semplice. Per hai messo il dito sulla piaga, il giudice dovr scoprire se si  incontrato con qualcuno, dopo aver lasciato Neshratta.
Quando uscirono in strada, Prenhoe not che Shufoy era parecchio agitato. A un certo punto il nano lo afferr per un braccio e lo trascin dentro un portone: - Stai zitto!
Prenhoe stava per mettersi a ridere quando vide arrivare un ometto rugoso, che si guardava intorno perplesso.
- Siamo qui - lo chiam dolcemente il nano.
L'uomo stava per scappare, ma Shufoy fu lesto ad afferrarlo per il polso e a spingerlo contro il muro, mentre quello cercava inutilmente di liberarsi dalla stretta. Shufoy gli punt il parasole contro il mento.
- Ci hai seguiti per tutto il tempo, vero?
L'uomo allarg la mano e gli fece vedere l'anello con il sigillo dell'occhio di Horus.
- Cos, sei un uomo del signore Valu - lo beff il nano. - Perch ti interessi tanto a un domestico del giudice Amerotke? Sei stato abile, ma ti avevo notato mentre fingevi di passeggiare davanti alla casa di Peshedu e poi ti ho rivisto mentre ascoltavi il cantastorie alle porte della citt.
- Ho sentito cosa dicevate nella locanda.
Shufoy abbass il parasole: - Bene, e io ti lascer andare senza darti una bella bastonata se ci dirai tutto quello che sai.

7.

Per molti e molti anni gli abitanti del quartiere dei profumieri avrebbero ricordato quella notte di fuoco e di morte. I vecchi avrebbero raccontato, tra le beffe dei pi giovani, di aver visto il crudele dio dai capelli rossi aggirarsi nei vicoli con la spada del giudizio e l'ascia di guerra.
La notte era apparentemente tranquilla. Il cielo era pieno di stelle e la luna piena illuminava la citt. Intef si era messo l'abito migliore, poi aveva approfittato dell'oscurit per scivolare dalla porta posteriore; aveva attraversato il mercato dei profumi, strisciando contro il muro come un'ombra per raggiungere la casa della sua buona amica e collega Felima. Aveva bussato alla porta di servizio usando il segnale convenuto. Un leggero chiarore aveva preceduto il rumore dei catenacci. La porta si era aperta e Felima lo aveva accolto a braccia aperte, vestita con una tunica bianca con una cintura ricamata. Aveva richiuso la porta alle sue spalle e lui le aveva chiesto per scherzo: - Siamo soli?
- Tutto  pronto, ho dato la serata libera ai servi.
Felima lo port nel vestibolo centrale dal soffitto alto e dalle colonne di legno multicolori. Su una predella di pietra un bel fuoco ardeva in un braciere. Tende finemente ricamate coprivano la parete in fondo all'atrio. Su due tavolini circondati da cuscini e soffici tappeti erano stati sistemati piatti di frutta, carne e pesce, e coppe di vino.
Intef aveva mugolato di piacere. Lasci che Felima lo spogliasse e fece altrettanto con lei. Poi cominciarono a baciarsi sui cuscini, fermandosi ogni tanto per mangiare o bere qualcosa. Era una delle notti di piacere che il medico si concedeva con la rispettabile vedova, che era pi abile di una cortigiana nelle sottili arti dell'amore. Intef bevve un altro sorso di vino mentre guardava la scimmietta di Felima correre giocosa per la stanza. Ammir i fregi verde pallido delle pareti, gli orci di vino e le belle colonne rosse e nere, appena ridipinte.
- Stai spendendo molto denaro - le disse.
Felima gli accarezz il torace scivolando contro di lui.
- Guadagno bene in questo periodo - la donna si fece seria. - C' qualche pericolo?
- Parli di quella puttana di Neshratta? Oh, pagher per quello che ha fatto, non preoccuparti - Intef sollev il nappo.
Sfior il seno della vedova e annus il profumo voluttuoso della sua parrucca. Felima prese una fiala di una preziosa essenza profumata e cominci a ungergli la testa rasata, le guance e il mento.
- Pensi che lo scopriranno?
- Scoprire che cosa?
- Che Ipumer era stato da te prima di tornare da quella grassona di Lamna!
- E che potranno dirmi? Se mi scopriranno giurer la verit, e cio che non si era sentito bene ed era venuto a consultarmi. E se interrogheranno di nuovo anche te? - bevve un altro sorso di vino.
- Che vuoi dire?
Il medico accarezz la coppa, divertito: - Ti potrebbero chiedere come hai fatto a conoscere un giovane che era a Tebe solo da un anno, e perch eri cos generosa con uno straniero.
- Non c' problema. - Felima and a prendere un'altra anfora di vino, con un'espressione un po' contrariata, poi scoppi a ridere e sbatt le ciglia, guardando il medico: - Ho incontrato al mercato un bel giovane. Era come uno stallone e tu non ti sei opposto, non  vero? Ti piaceva sentirmi raccontare le mie imprese. Aveva bisogno di una stanza e io l'ho raccomandato a Lamna.
- Amerotke  furbo e ti chieder perch non lo hai ospitato tu stessa.
- Tutti sanno che non prendo pigionanti. - Un po' alticcia, indic la bella sala. - Ma se Lamna non avesse accettato, avrei anche potuto cambiare idea.
Intef non era troppo convinto. Strizz gli occhi e guard le spirali di fumo del braciere scoppiettante.
- Non lo so...
Le ombre che danzavano sul muro lo atterrivano. Era molto preoccupato dal giudice Amerotke. Aveva sperato che Neshratta venisse immediatamente condannata. Non che il delitto di Ipumer lo riguardasse. Ma le domande del giudice potevano... Lui e Felima avevano molte cose da nascondere. Sospir e bevve un altro sorso di vino.
- Perch era venuto da te, Felima?
- Te l'ho detto,  stato un incontro casuale.
- Pensi che Neshratta parler?
- E come potrebbe? - rise Felima. - Stai tranquillo, terr la bocca ben chiusa! E poi, non ha prove.
Intef sent a breve distanza il suono di un corno. Stavano dando l'allarme. And alla finestra e vide che il cielo era diventato rosso.
- C' un incendio!
- Torna qui, non  mica scoppiato in questa stanza!
Intef obbed a malincuore. Aveva bevuto troppo, ma gli pareva che l'incendio fosse proprio nella direzione della sua casa. Eppure, si era ricordato di spegnere ogni lume prima di uscire. Comunque, la sua casa era ben distante da tutti gli altri edifici e non c'era rischio che venisse coinvolta nell'incendio.
- Giochiamo? - disse petulante la vedova, distendendosi sui cuscini con la parrucca di traverso e gli occhi pesanti a causa del vino.
La scimmietta cominci a gemere spaventata. La vedova le tir un cuscino: - Zitta, sciocca!
La scimmia scapp via. Felima fiss l'estremit pi buia della sala. Aveva forse sentito qualcuno avvicinarsi?
Eccitato dalle abili mani di Felima, Intef la attir a s: - Lascia perdere la scimmia, giochiamo e beviamo un altro po' di vino!
- E poi crepate!
Si alzarono di scatto, rovesciando il tavolino e fracassando l'anfora. Il vino rosso si sparse sul pavimento. Inorriditi, videro emergere dall'ombra una figura silenziosa che veniva avanti sul lucido pavimento. Purtroppo, non si trattava di un incubo.
Portava il giubbetto e i bracciali di pelle dei soldati, un cinturone con spada e pugnale, un arco e una faretra piena di frecce sulla schiena. Dietro la maschera di Horus gli occhi scintillavano sinistri.
- Che ci fate qui? Chi siete? - chiese Felima.
- Vengo a giudicarvi.
- Giudicarci? Ma cos'abbiamo fatto?
- Questo!
Felima balz in piedi, barcollando, ma l'assassino fu pi rapido e la freccia la colp in piena gola scaraventandola contro il muro.
Intef si gett in terra davanti a quella figura mostruosa, che aveva incoccato un'altra freccia.
L'assassino gli ordin di alzarsi in piedi: - Muori da uomo, guardando in faccia il tuo nemico!
La freccia lo colp dritto al cuore, con tale precisione che il medico era morto ancor prima che la testa battesse contro il pavimento. L'assassino controll che avessero cessato di vivere, fece un mormorio di soddisfazione, poi and a prendere due otri d'olio e li vers in terra. L'olio invase la sala e il corridoio. Gett in cantina gli otri vuoti, poi prese le lampade dalle loro nicchie, le scagli sui cuscini, strapp un lembo di tappezzeria, immerse un lungo brandello di stoffa nell'olio e lo gett nella sala. Il pavimento era lucido d'olio e del sangue delle vittime. Una striscia di fuoco corse attraverso la sala. L'assassino rimase a guardare la sua opera, mentre tutta la casa cominciava a bruciare, poi scivol in giardino dalla porta posteriore.
Lamna era nel retrobottega, occupata a sistemare i conti della giornata. Era la seconda volta che li faceva, ma era sempre rilassante per lei calcolare i soldi che aveva guadagnato. Non aveva voglia di essere di nuovo convocata al tempio di Maat. Aveva raccontato alla vicina che non aveva mai avuto tanta paura come quando si era trovata in quella sala spaziosa, davanti all'astuto procuratore Valu, all'avvocato Meretel, che ascoltava attento le sue parole, alla giovane Neshratta, immobile come una statua, e a quel furbo giudice che soppesava con calma tutto quello che lei diceva.
Lamna non faceva che chiedersi se aveva qualcosa da temere. Aveva solo affittato a Ipumer una stanza, non aveva nulla da rimproverarsi. La vedova era lenta e grassa, ma sapeva riconoscere i pericoli. Felima era chiaramente sulle spine e Intef doveva conoscere Ipumer molto meglio di quanto volesse dare a intendere. Lamna si morse il labbro, piuttosto ansiosa. Lei cosa centrava con quegli intrighi amorosi e con quel delitto? L'avevano forse usata? Era Felima che le aveva raccomandato Ipumer. Avvicin il lume. Sent il corno d'allarme e si chiese dove poteva essere scoppiato l'incendio. Capitava spesso, e quella notte, fortunatamente, non c'era vento. Se ne sarebbero occupati i maijodou. Guard i profumi e gli unguenti e gli scaffali con i cestini delle erbe e delle essenze odorose. Le dispiaceva che lo scriba fosse morto, ma non vedeva l'ora di dimenticarlo.
Sent un rumore all'esterno e and a vedere. Nel corridoio non c'era nessuno. Torn a sedersi sullo sgabello. Stava per arrotolare i papiri con i conti per riporli nel loro cofanetto quando qualcuno la chiam. Sollev il capo, sorpresa, e l'assassino le avvolse una corda intorno al collo. La vedova cerc di lottare ma l'uomo era molto forte. La corda si strinse, penetrando nelle sue carni. Dopo un momento, Lamna aveva cessato di lottare. Solo allora, l'assassino poggi delicatamente il suo corpo sul pavimento.
Amerotke era nell'Anticamera d'Argento della Casa di Un Milione di Anni. Era seduto sulla lunga panca di marmo che fiancheggiava la parete. Un ciambellano gli aveva portato una coppa di succo d'uva gelato. Si sentiva stanco, dopo il massacrante viaggio nel deserto. Aveva fatto un bagno, ma non era servito a rilassarlo. Era felice di non essere pi con le Pantere. Lo avevano accettato a malincuore, e lui aveva fatto ben pochi progressi. Prima di lasciare l'oasi, aveva cercato di scoprire se tra di loro covassero odi e rivalit nascosti, ma senza il minimo successo. Karnac gli aveva detto che erano come fratelli, che avevano combattuto insieme contro i nemici del faraone. Perch avrebbero dovuto uccidere un loro compagno? Gli aveva quasi giurato sugli dei che l'assassino di Balet non poteva essere uno di loro, e gli altri gli avevano dato ragione. Tuttavia, il mistero rimaneva.
Chi aveva assoldato i predoni? Chi aveva rubato il cadavere di Meretseger? Chi aveva minacciato i veterani e aveva poi assassinato il generale Balet?
Nella veloce corsa verso Tebe, Amerotke aveva cercato di riordinare i pensieri. Era tornato a casa stanco e irritato. Aveva rabbuffato i bambini e aveva poi dovuto scusarsi quando Norfret lo aveva gentilmente rimproverato. Aveva fatto il bagno, si era unto d'olio e si era riposato sulla terrazza in attesa del ritorno di Shufoy. Il suo cuore si era raddolcito di fronte all'eccitazione con cui il nano gli aveva raccontato le sue scoperte.
- Ci siamo comportati bene, padrone?
Shufoy aveva guardato Prenhoe, che era altrettanto raggiante.
- Ma certo. Avete trovato nuove tessere di un mosaico del quale per non vediamo ancora il disegno.
Aveva cercato di annotare le sue riflessioni su quel caso misterioso, ma ci che aveva saputo da Shufoy e dal procuratore Valu non faceva che rendere la matassa pi aggrovigliata. Stava per ritirarsi per la notte quando era arrivato il messo della regina.
- La Divina si  degnata di sorridervi e di mostrarvi il suo volto. Siete atteso nella Sala d'Ametista della Casa di Un Milione di Anni.
Amerotke aveva sbuffato, ma non poteva rifiutare quell'invito. Hatusu e Senenmut volevano discutere di ci che era successo nell'oasi di Ashiwa, e la regina voleva essere obbedita a qualunque ora del giorno e della notte. Amerotke aveva baciato la moglie, si era scusato con lei ed era tornato in citt insieme a Prenhoe e a Shufoy.
Non era ancora suonato il coprifuoco e le porte della citt erano aperte. Le sentinelle erano preoccupate per un incendio scoppiato nel quartiere dei profumieri.
Shufoy gli aveva chiesto se era l che aveva abitato Ipumer, ma il giudice non aveva avuto il tempo di rispondergli. Uno squadrone di arcieri del reggimento dell'Ibis li stava attendendo, impaziente di scortarli a palazzo. Shufoy e Prenhoe furono fatti rimanere nelle cucine mentre Amerotke veniva ammesso ai fasti della corte.
Ora, guardando il corridoio attraverso la porta socchiusa dell'anticamera, si chiese se il palazzo reale non si addormentasse mai. Ciambellani e servi portavano vassoi di cibi deliziosi che gli stuzzicarono l'appetito. I cortigiani passavano chiacchierando: il Custode dei Profumi, il Capo di Gabinetto, il Custode del Ventaglio, il Portatore dei Sandali Imperiali... Un coro provava in lontananza uno degli inni preferiti di Hatusu.
Amerotke era stanco e sper di non addormentarsi davanti alla regina: si chiese di che umore avrebbe trovato Hatusu. Lei gli avrebbe fatto delle domande, di certo sarebbe gi stata a conoscenza che lui aveva accusato i veterani della morte di Balet, collegandola con quella di Ipumer. Ai generali non doveva aver fatto troppo piacere la sua minaccia di convocarli in tribunale, e sicuramente la regina non sarebbe stata contenta di lui.
-  da molto tempo che aspettate, mio signore?
Valu era sulla soglia, col capo e il volto unti d'olio, gli eleganti sandali d'argento ai piedi, gli occhi bistrati e le unghie purpuree.
- Anch'io sono stato convocato - si sedette accanto a lui con aria divertita. - Sembrate stanco, mio signore. Non so se domani mi presterete molta attenzione in tribunale.
- Quando parlate voi, io sono tutt'orecchi, procuratore Valu.
Valu si mise a ridere: - Sia i miei uomini che i vostri sono stati molto impegnati, quest'oggi. Sapete che ho trovato una sentinella che ha fermato Ipumer quella notte a una postierla delle mura della citt mentre tornava a casa? Gli ha detto che non stava bene e che non sapeva che l'amore desse il mal di stomaco. Il soldato credeva che fosse un po' sbronzo. Ipumer gli ha poi riferito di essere stato alla Casa della Gazzella Dorata.
- Questo non prova che Neshratta lo abbia ucciso!
Le porte di cedro si spalancarono, interrompendo la discussione. Il pomposo ciambellano dichiar: - La Divina si  degnata di sorridervi. Siete ammessi nella Casa dell'Adorazione!
La Sala d'Ametista era circolare, circondata da colonne. Le sue finestre davano sui giardini privati della regina. Pareti, soffitto e pavimento erano di una rara pietra lucida simile all'ametista, e i capitelli delle colonne erano d'oro e d'argento. Le lucerne nascoste dietro pannelli trasparenti davano l'impressione che nella stanza ardesse un fuoco misterioso.
Hatusu li attendeva sul trono dorato sulla predella in fondo alla sala.
Amerotke e Valu si inchinarono fino a toccare con la fronte il gelido pavimento dai fregi dorati.
Sotto una finestra, attorno a un tavolo con piatti di frutta e carne e coppe di vino, erano stati disposti dei cuscini. Il ciambellano tossicchi e Valu pronunci le frasi di rito: - Siamo felici di essere stati ammessi alla tua presenza, o Divina, perch il tuo sorriso  meglio di mille giorni di piacere. La tua presenza ci riscalda come il sole.
Il ciambellano se ne and e le porte della sala vennero chiuse.
- Potete avvicinarvi - disse Senenmut, che si trovava accanto alla regina.
Amerotke sospir. Hatusu aveva un aspetto alquanto imperioso. I due magistrati furono costretti a baciare i sandali d'argento decorati da rosette d'oro.
- Il tuo volto  bellissimo, o Divina! - declam Valu.
- Ne ho abbastanza di tutte queste smancerie, alzatevi - disse furiosa la regina.
Portava una veste purpurea e una gorgiera d'oro tempestata di gemme. Aveva ametiste alle dita e ai lobi delle orecchie, e braccialetti di avorio.
- Vi piace il mio nuovo trucco? - guard Senenmut che si appoggiava al bracciolo dorato a forma di leone rampante. - Il mio visir pensa che il rossetto sia troppo forte e che starei meglio con gli occhi truccati di verde invece che di nero.
- A me sembrate bellissima - disse Valu con voce flautata.
Hatusu si alz sulle punte dei piedi: - Siete un adulatore, mio signore Valu. Bene, hanno chiuso le porte.
Amerotke sent il suo incantevole profumo. Hatusu spieg, quasi lo avesse sentito annusare: -  una nuova mistura di mirra, cinnamomo, incenso e mandorle amare. Sembrate stanco, mio signore Amerotke. Com'erano le Terre Rosse?
-  meglio lasciarle dove si trovano.
- Suppongo che quella spedizione sia stata una sciocchezza.
Li prese per mano e li accompagn gi dalla predella. Inciamp su uno dei gradini ed emise un'imprecazione soffocata. Diede un calcio nervoso al colpevole cuscino: - Meno male che non mi  successo durante una cerimonia ufficiale! Mi sono messa un abito intonato alla sala. Mio padre incontrava qui le sue molte amanti, e le risate echeggiavano per tutto il palazzo.
Li port al tavolo, sprimacci un cuscino, si sedette a gambe incrociate e incominci a servirsi di vino e di carne.
- Vieni, Senenmut, non hai ancora detto una parola. Ho fame e Amerotke sta gi per addormentarsi. Dopo aver ascoltato per ore e ore un ambasciatore straniero non vedo l'ora di mettere qualcosa sotto i denti!
Hatusu spezz il pane e serv con una forchetta d'oro le porzioni di filetto in salsa di vino, con contorno di lattuga e cetrioli, su piatti d'argento tempestati di pietre preziose.
- Mangiamo pure con le mani, e niente smancerie, mio signore Valu. Voglio tuffarmi nella Vasca della Purificazione, prima di ritirarmi - fece un sorriso malizioso a Senenmut.
Il visir era taciturno. Dalla maniera civettuola con cui Hatusu trattava gli ospiti, era facile capire che aveva litigato con il suo amante. La regina sorrideva e mangiava con grande eleganza.
- Mi piace il colore delle vostre unghie, mio signore Valu. Vorrei usarlo anch'io - tub.
-  una miscela personale, mia signora.
- Adesso non pi! - Hatusu sollev il nappo. - Questo  il miglior vino di Canaan. Miei signori, brindo alla gloria di Ra!
- Che possiate vivere per un milione di anni, mia Divina - rispose il procuratore.
Hatusu si batt lo stomaco: - Vedo che sono l'anima della festa. Spero che Amerotke non osi addormentarsi in presenza della sua regina - gli diede una pacca amichevole, poi smise di sorridere. - Ho saputo cos' successo ad Ashiwa. Ho rimproverato il mio signore Senenmut per non avervi concesso una maggiore scorta.
- L'idea della spedizione  stata di Karnac e voi siete subito stata d'accordo - le disse seccamente Senenmut.
Hatusu gli strizz l'occhio: - Non me lo ricordo.
Senenmut la fulmin con lo sguardo e si vers del vino.
- Amerotke, noi stiamo aspettando! Cos'ha scoperto la tua agile mente?  vero quello che mi ha detto Peshedu, che intendi convocarli tutti in tribunale?
- Mia signora, lasciamo stare Peshedu, per il momento. Non ho nessuna prova, e quello che vi dir sono solo congetture. Le Pantere di Seth sono dei veri eroi, hanno salvato la vita al vostro giudice.
- Se vi avessero ucciso, io sarei lo zimbello di tutta Tebe - disse irritata la regina. - Far cavare gli occhi al responsabile di questi misfatti!
- Le Pantere di Seth sono la gloria di Tebe. Per trentanni sono stati grassi, ricchi e onorati. Ora c' un assassino tra di loro, un vero devoto di Seth. Lo chiamer per il momento con il nome del suo dio. Io sospetto che in un lasso di tempo che pu andare da diciotto mesi a due anni fa, si sia verificata una frattura nel gruppo dei veterani, una terribile frattura di cui non vogliono parlare o di cui forse non si sono nemmeno accorti. Ma quella frattura  all'origine dei delitti.
Valu fece un ampio gesto con la coppa che aveva in mano: - Ma, mio signore, erano tutti con voi nel deserto! Se l'attacco avesse avuto successo, anche l'assassino sarebbe stato ucciso.
- Non credo che gliene importasse molto: come un guerriero in battaglia, non si preoccupava di sapere se sarebbe morto o se avrebbe vinto.
- Purch i suoi nemici perissero con lui - concluse maliziosamente la regina.
- Precisamente, mia signora, e questo ci dimostra tutta la profondit del suo odio. Il suo cuore  volto unicamente al delitto e alla vendetta, ma non so per quale motivo. Ha voluto sterminare in un sol colpo l'intero gruppo degli eroi di Tebe. Sa tutto di Meretseger, ha partecipato alla vittoriosa battaglia contro gli Hyksos, conosceva il luogo in cui era sepolta la strega e in qualche modo deve aver sottratto i medaglioni. Forse ha scoperto molte pi cose sulla famiglia di Meretseger di tutti noi, e per la sua sottile e crudele vendetta ha assoldato il figlio, o un parente della strega, che viveva ad Avaris. Ovviamente, si trattava dello scriba che noi conosciamo come Ipumer, che discendeva sicuramente da una nobile famiglia Hyksos.
- Era il figlio di Meretseger?
- Pu darsi, aveva l'et giusta e poteva essere nato poco prima della sua morte. Il tatuaggio che portava era quello dei nobili Hyksos. Seth lo ha spinto a venire a Tebe con le lusinghe e con la corruzione. Doveva essere Tarma con cui avrebbe colpito i suoi vecchi compagni.
- Perch Ipumer avrebbe accettato un compito cos pericoloso? - chiese Senenmut.
- Era un uomo venale e non avrebbe resistito a un'offerta di denaro. O forse voleva semplicemente vendicarsi.
- Sapeva chi era Seth? - chiese il procuratore.
- No, credo che s'incontrassero solo di notte, col favore delle tenebre, e l'assassino portava sempre una maschera di Horus. Non c' da stupirsi, Tebe  piena di devoti con la maschera del loro dio.
Hatusu si rimir in uno specchio di madreperla, che teneva sempre a portata di mano.
- Hai ragione, Amerotke, anch'io e Senenmut ci mascheriamo quando andiamo in giro di notte. - Sorrise di fronte alla sorpresa del procuratore. - Questo assassino mi interessa molto! - Si tolse l'ureo, il diadema dorato col cobra pronto a colpire, e lo pos su un cuscino: -  troppo stretto, dovr dire al Custode del Diadema di dargli un'occhiata. Continua, Amerotke.
- Seth ha affittato una stanza in Via delle Lucerne, a nome di Ipumer. Era l che s'incontrava con lui. Ha persuaso Kamun a raccomandarlo presso la Casa della Guerra.  stato facile, e il generale non ha nutrito il minimo sospetto. Queste raccomandazioni sono molto comuni. Seth gli ha detto di tenere la cosa segreta, ma non aveva molto da temere. Poi Ipumer  andato a trovare Kamun per ringraziarlo e lo ha avvelenato.
- Davvero? - chiese il visir.
- Certo. Poi, Seth ha fatto scomparire ogni documento riguardante Ipumer, in modo che nessuno sapesse chi lo aveva fatto venire a Tebe o chi egli fosse in realt.
- Ho mandato delle spie ad Avaris, ma ci vorranno settimane e settimane di ricerche - lo interruppe Valu.
- Ma a quel punto le Pantere saranno gi tutte morte. Comunque, Seth ha fatto invitare Ipumer a un banchetto ufficiale. Non  stato difficile, era uno scriba della Casa della Guerra, perch non avrebbe dovuto partecipare a un banchetto di militari? Immagino per che il piano sia andato storto: Ipumer doveva sedurre Neshratta per provocare uno scandalo e infangare il suo nome. O, pi semplicemente....
- Si  innamorato di Neshratta - fin il procuratore.
- Comunque, lo scriba si  distratto dal suo compito, si  stufato, ha iniziato a fare delle resistenze. Ormai pensava solo a Neshratta, e ignorava tutto il resto.
- Perch allora Seth non lo ha ucciso?
- Io penso proprio che lo abbia ucciso - sorrise il giudice. -  quello che intendo provare in tribunale. Oppure Seth si  accontentato di provocare uno scandalo e di far fare a Neshratta una pessima figura. Questo processo non potr che portare lacrime e fango.
-  vero - disse il visir - Peshedu  oggetto dell'ilarit generale, ora che si sa che sua figlia giaceva nei campi con un amante, come un'heset.
Amerotke bevve un sorso di vino: - E c' di pi, la morte misteriosa dello scriba ha messo in piazza tutti i segreti della famiglia di Peshedu. Presto tutti sapranno che il vecchio generale corteggiava le danzatrici del tempio di Anubi. Lui e sua moglie verranno travolti dallo scandalo. E non sappiamo ancora quanti segreti verranno fuori...
- La danzatrice che  stata uccisa - esclam Valu. - Quella che era incinta. Ho spie anche nella Casa della Morte, mio signore.
- Incinta? - chiese la regina.
Amerotke le raccont tutto quello che aveva saputo da Chula.
- Volete dire che  stato Peshedu a ucciderla? Allora pu avere ucciso anche Ipumer - gemette Hatusu. - Amerotke ha ragione, Peshedu sar completamente disonorato, sar lo zimbello di tutta Tebe. Verr sospettato di tutti quei delitti, ma forse  veramente lui l'assassino...
- Pu essere uno qualunque di quel gruppo di veterani. Ma io non ho ancora penetrato la mente del colpevole. Penso che si sia stancato di Ipumer e che abbia deciso di sopprimerlo. Non sono riuscito a scoprire dove erano tutte le Pantere quando Balet  stato assassinato. Seth contava sul fatto che io non avrei mai potuto determinare chi di loro avesse detto il falso.
- Come ha fatto l'assassino a introdursi nella cappella senza essere notato? - chiese Senenmut.
- Attraverso una finestra. Veniva certamente dal giardino. Un amico di Shufoy ha scoperto che era piuttosto facile attraversare il giardino, entrare nell'atrio della cappella da una finestra e raggiungere il santuario. Il sacerdote guardiano e sua moglie non si sono accorti di nulla.
- Senza fare il minimo rumore? Non avete detto che Balet avrebbe venduto cara la pelle?
-  stato colpito alle spalle, di sorpresa. L'assassino ha rovesciato poi tutto per farci credere che avesse avuto luogo una lotta. Voleva ingarbugliare la matassa, farci credere che fosse stato assalito da una creatura dell'oltretomba. Per questo gli ha cavato gli occhi, lo ha legato mani e piedi con un filo rosso e ha imbrattato le coppe col suo sangue. Il sacerdote guardiano dormiva con sua moglie e non ha sentito nulla. Temo che quei due preferiscano i piaceri del corpo a quelli dell'anima.
Hatusu borbott che li avrebbe fatti cacciare.
- E il cadavere di Meretseger? - chiese Senenmut.
Oh,  stato facile. Le Pantere hanno carri. L'oasi  un posto solitario e remoto. Il colpevole ha sottratto le ossa della strega, le ha messe in uno scrigno ed  tornato in citt. C' un continuo andirivieni di carri in tutte le ore del giorno, e pu averlo fatto mesi, o forse anni fa.
- Dove saranno ora quelle ossa? - si chiese la regina.
- Le avr sepolte nel deserto. Forse il suo odio lo ha spinto a creare per loro un piccolo mausoleo segreto. Sapeva che i suoi compagni erano gli unici a conoscere l'ubicazione della tomba, e che sarebbero andati a controllare se il cadavere c'era ancora.  facile assoldare un gruppo di banditi. Un attacco improvviso avrebbe annientato e umiliato le Pantere di Seth, e lui avrebbe avuto la sua vendetta. Solo, non immaginava che Karnac e i suoi compagni fossero assassini abili almeno quanto lui stesso. Credete a me, sono stato un giorno con loro e ho visto che sono dei massacratori nati. Uccidere  una cosa che li fa veramente godere.
- E adesso? - chiese Senenmut.
- Seth  stato battuto e uccider i suoi compagni, uno a uno, con rapida crudelt.
- Ma perch? - domand il procuratore.
- Se lo sapessi, avrei in pugno l'assassino.
Senenmut vers a tutti dell'altro vino: - E volete interrogare Peshedu?
- Devo farlo.
- Sono d'accordo - disse Valu. - Dobbiamo stabilire cos' successo quella notte, alla Casa della Gazzella Dorata.
- Finora avete in mano solo dei fili che non riuscite a intrecciare, mio signore Amerotke - lo schern la regina. - C' altro?
- Voglio scoprire come ha fatto Ipumer a trovare stanza presso la vedova Lamna. E anche in che rapporti era esattamente con Intef e Felima. Valu sar d'accordo con me: Ipumer  tornato a casa all'alba in pessime condizioni. Tutti lo hanno giurato. Ma per arrivarle da Lamna dev'essere passato davanti alla casa del medico. Perch non si  fermato da lui?
Valu schiocc la lingua: - Se solo Neshratta ci avesse detto con chi si incontr Ipumer quella notte! Eppure la sorellina e la serva continuano a sostenere che lei non ha mai lasciato la sua stanza...
Stava per continuare quando bussarono alla porta. Il ciambellano si prostr ansioso davanti alla regina.
- Cosa succede?
- Un messaggio urgente per il signore Valu, mia Divina.
Hatusu conged il procuratore e sussurr nell'orecchio ad Amerotke: - Perch non assolvi subito Neshratta, se non  stata lei?
Il giudice sostenne il suo sguardo: - Sapete bene cosa succederebbe, la gente si chiederebbe se la giustizia della regina  uguale per tutti, o solo per qualcuno. E direbbero che io sono solo un fantoccio, un giudice in vendita come i buoi al mercato.
- Io ci ho provato - sospir esasperata la regina. - Ma tu conosci la vecchia canzone, e io non te ne rammenter le parole: Karnac e gli altri sono eroi venerati da tutti, con un grande ascendente sull'esercito. La morte sacrilega di Balet era gi abbastanza, ma quando la reputazione di un eroe verr data in pasto agli avvoltoi...
S'interruppe, perch Valu era tornato: - Avevo dei sospetti....
- Cosa?
- Oh, mia Divina, le mie spie sussurravano che Intef e Felima non erano quello che dicevano di essere.
- Siate pi preciso - lo sferz Hatusu.
- Se me ne avessero dato il tempo avrei potuto esserlo - rispose Valu in tono petulante. - Comunque, si sono verificati altri delitti: Lamna  stata strangolata nella sua abitazione; Intef e Felima sono stati trovati carbonizzati nella casa di quest'ultima, uccisi da un misterioso arciere. Anche la dimora di Intef  andata a fuoco.
Amerotke chiuse gli occhi. Una delle vie d'uscita di quel labirinto era stata sbarrata.
Seth intende proteggere se stessodichiar. Ipumer  morto e Seth ha voluto cancellare ogni pista che lo riguardava. Dite che Intef e Felima erano sospetti?
Valu fece una smorfia: - Sono solo voci. Fingevano di essere poveri, ma erano molto ricchi. Sotto gli stracci che indossavano, portavano biancheria di lino finissima. Ma di dove proveniva la loro ricchezza? - scosse il capo. - Mio signore, le vostre ipotesi valgono le mie. Droghe, pozioni magiche, polveri velenose?
- Di certo sono stati uccisi per la stessa ragione per cui  stata uccisa la povera danzatrice - disse Amerotke. - Seth  spietato e vuole cancellare ogni minima traccia che da Ipumer possa far risalire a lui.
- Se  cos, forse c' un'altra vittima, il cui cadavere non  stato ancora trovato. L'amico e collega di Ipumer, uno scriba coscienzioso della Casa della Guerra, non  pi andato al lavoro e non  pi tornato al suo alloggio.  stato visto per l'ultima volta al porto, mentre si aggirava tra le osterie e i lupanari.
Amerotke prese la sua coppa: - Seth uccider ancora. Credete a me, prima che sorga di nuovo la luna ci sar un'altra vittima.

8.

L'assassino non trovava pace. Attravers tutto intabarrato il Nilo e si ferm un attimo davanti alla grande statua di Osiride, che risvegli in lui qualche rimorso e gli ricord i felici giorni del passato. Era gi sera, ma le botteghe degli imbalsamatori sapevano ancora dell'odore dolciastro della mirra e dell'incenso e di quello pungente del natron, odori che gli rammentavano il periodo che aveva trascorso nel Delta, vicino al Grande Mare Verde. La luna era cos bassa che gli sembrava di poterla toccare. I visitatori della Necropoli, venuti a comprare canopi e sarcofaghi o a visitare le tombe dei loro cari approfittando della serata mite, non lo degnarono di un'occhiata.
Le finestre e i portoni erano gi illuminati dalle lucerne. Le torce di pece lottavano contro le tenebre crescenti. Una squadra di carri ritornava da un giro di pattuglia nelle Terre Rosse. A una delle bighe era legato un predone, che era costretto a correrle dietro, incespicando e urlando per le contusioni e le ferite. I bambini gli tiravano addosso l'immondizia; lo sventurato prigioniero sarebbe poi stato rinchiuso nella Casa della Morte in attesa dell'esecuzione. Le guardie della Necropoli, con la corazza di cuoio nero e la maschera da sciacallo, attraversavano il lungofiume, preceduti da due ragazzini armati di torce.
L'uomo con la maschera di Horus precorreva i vicoli tortuosi, agli angoli dei quali mendicanti ciechi tendevano la mano per chiedere l'elemosina. Vagabondi invalidi e semideficienti frugavano tra mucchi d'immondizia coperti di mosche. Due prostitute nude, a parte un ridotto perizoma, il corpo luccicante di oli a buon prezzo, puntarono il deretano verso l'assassino per adescarlo. L'uomo prosegu, agitando il bastone per allontanare i cani randagi. Alcuni bambini giocavano in strada, davanti alla porta di casa, mentre i genitori aspettavano di chiudere bottega per la notte e cominciavano a fare i conti e a mettere via le loro funeree mercanzie. Le donne chiacchieravano da una terrazza all'altra. Al suono di un liuto la voce sorprendentemente robusta di un ragazzino inizi a cantare le meraviglie del Nilo presso la Terza Cateratta. La maschera di Horus non attirava l'attenzione di nessuno: quella era la Citt dei Morti. Di notte le sue strade erano attraversate dalle pi strane creature. L'uomo avanzava agitando il bastone. Si copr la bocca quando pass davanti al negozio di un imbalsamatore. I corpi sudati dei lavoranti si agitavano tra nubi di fumo pungente. Avrebbero continuato a mummificare salme fino all'alba, quando si sarebbero svolti i funerali.
Finalmente l'assassino usc dalla Citt dei Morti. Una strada sabbiosa lo port tra le rupi che sovrastavano la Necropoli. Poche persone venivano ai margini del deserto, in quel sentiero che si inoltrava tra gole oscure. Era un luogo solitario, ma, essendo contiguo alla Valle dei Re, era pattugliato dalle truppe del faraone.
L'uomo si ferm per accertarsi di seguire la giusta direzione.
Sotto di lui, le luci della Necropoli sembravano quelle di una miriade di lucciole. Il Nilo scintillava sotto la luna.
Quello era il posto in cui aveva ucciso Hepel. Accese un fuocherello di sterpi e controll di non aver lasciato il minimo indizio. Soddisfatto, not che le iene avevano fatto scomparire completamente il cadavere. Spense il fuoco con un calcio e s'inerpic in una stretta gola punteggiata di grotte. S'infil in una di esse. Cauto come un animale da preda, si accucci in ascolto dei rumori della notte. I leoni affamati si spingevano spesso ad attaccare chi si allontanava dalla Citt dei Morti, e le iene, che fiutavano una preda a miglia e miglia di distanza, erano ancora pi pericolose. Ma in quel momento si sentivano solo i versi di un uccello notturno. L'assassino accese una torcia nascosta presso l'ingresso, la infil in una spaccatura e prosegu all'interno della grotta.
Lo scheletro di Meretseger, appoggiato alla parete di roccia, era annerito dagli anni. Il cranio era legato grottescamente al corpo decapitato con un cordino rosso. Per un macabro scherzo, l'assassino gli aveva messo nelle orbite gli occhi di Balet, ma adesso erano caduti in terra. Si tolse la maschera per guardare meglio l'orrendo scheletro. Non era affatto atterrito dai patetici resti della strega, anzi, avrebbe voluto avere i suoi poteri e la sua astuzia. Era da lei che tutto era cominciato. Sent di nuovo una punta di compassione. Ricord la notte gloriosa in cui erano penetrati nell'accampamento e l'avevano decapitata. Ora il suo cuore era pieno di ombre, e non avrebbe mai potuto perdonare il torto che gli avevano fatto.
Gett in terra il contenuto di un sacchetto che porta-/ va alla cintola, chiuse gli occhi e raccolse a caso un pezzetto di papiro. Lesse il nome e sorrise. La sorte aveva deciso la sua prossima vittima.
Ruah si alzava sempre prima dell'alba. A dispetto della dura lotta sostenuta con i predoni e dei pericoli che lo minacciavano, non intendeva alterare minimamente le sue abitudini. Nel bagno, uno schiavo gli vers addosso dell'acqua fredda, gli ras la testa e il volto e lo unse con gli oli aromatici che il generale adorava. Ruah indoss una semplice tunica bianca con una cintura ricamata con l'emblema del reggimento e sal sul tetto della grande villa. S'inginocchi su un cuscino e tese le mani verso est per pregare l'eterno e invincibile Amon-Ra. La brezza proveniente da nord che soffiava sempre prima del sorgere del sole gli schiaffeggi il volto. Il generale mormor la preghiera rituale a Seth, il dio del reggimento, implorando la sua protezione per s e per tutta la sua famiglia.
Guard i mille colori spettacolari che il cielo assumeva all'alba. Era preparato a seguire il suo dio nell'Estremo Orizzonte. Aveva letto II libro dei morti e II libro delle porte e sapeva cosa rispondere agli dei che sorvegliavano gli ingressi dell'oltretomba. Era sicuro che avrebbe superato il giudizio di Osiride e che la sua anima non sarebbe pesata pi della piuma della verit. Era stato fedele al faraone e avrebbe raggiunto i suoi compagni nei Campi Benedetti, nella terra dell'eterno giorno.
Era rattristato dalla morte di Balet, per lui era come un fratello. Chi lo aveva ucciso in una maniera cos macabra e grottesca? Chi aveva rubato i resti della strega Meretseger? Non gli piaceva quel giudice dagli occhi acuti, con le sue domande e i suoi silenzi scrutatori. Come poteva giudicare le Pantere di Seth? Come poteva sostenere che uno di loro era un assassino? Ruah conosceva i compagni sin da bambino. Come aveva confessato alla moglie e al sacerdote della cappella, non aveva mai avuto con loro la minima discussione.
Sospir e cerc di non rovinare quel bel momento della sua giornata con i suoi foschi pensieri.
Scese a mangiare un po' di frutta, poi and nello splendido giardino. Era il suo paradiso, aveva fatto importare salici, sicomori, melograni, tamarischi cari alla dea del cielo Nut e rari papaveri, da ogni parte dell'impero. Coltivava persino piante medicinali da vendere ai chirurghi dell'esercito.
Il servo e le guardie del corpo lo seguirono fin sulle rive del lago artificiale, con un'isoletta al centro, che era l'orgoglio del generale. Ruah assapor la fragranza dei papiri. Qualche carpa increspava la vitrea superficie per annusare i fiori di loto profumati. I migliori architetti di Tebe avevano portato al lago le acque del Nilo, in modo che l'isola fosse coperta di splendidi fiori. Al centro vi era un meraviglioso padiglione in cui il generale scriveva le sue memorie, aiutandosi con una buona coppa di vino.
Il lago riprendeva vita dopo la notte. I fiori di loto si schiudevano all'abbraccio del sole, che accendeva l'acqua di mille sfumature multicolori, e gli uccelli solcavano la superficie cristallina.
- Volete attraversare, generale?
- Immediatamente.
Il servo schiocc le dita e le guardie si sistemarono nei punti che erano stati loro assegnati intorno al lago. Se un assassino lo stava braccando, non c'era un luogo pi sicuro di un'isola difesa da uomini fidati. Aiutato dallo schiavo, Ruah sal sulla lunga e stretta barca e cominci a manovrare la pertica. A un suo ordine, il servo lo spinse al largo. Navigando abilmente tra i fiori di loto, raggiunse il suo paradiso privato. Ruah maneggiava con destrezza la pertica e la barca si muoveva senza sforzo. Ormeggi il natante a un pilone sulla riva, poi s'inerpic verso il padiglione circolare di legno pregiato, posto su una base di pietra. Era color verde oro e aveva una piccola piramide in cima. Le finestre protette da imposte si aprivano su ogni lato dell'isola, perch il generale potesse godersi il panorama.
Ruah apr la porta. Era tutto in ordine: lo scrittoio, i t cofani, il divano a testa di pantera sul quale riposava dopo aver scritto un po'. Assapor il profumo del legno di sandalo...
Non era ancora entrato quando ud un rumore alle sue spalle. Ma era troppo tardi, la mazza da guerra gli fracass il cranio. Ruah si abbatt sul pavimento.
Le guardie e il servitore sull'altra sponda non avevano notato nulla. Si misero a mangiare e a bere, giocando a dadi e a Senet e tenendo d'occhio l'isola, in attesa che, dopo tre ore, il generale riattraversasse il lago per andare a salutare moglie e figli. Ruah era metodico, non alterava mai lo svolgimento delle sue giornate. Cos, lo schiavo si allarm subito quando vide emergere tra gli alberi un sottile filo di fumo. Le sentinelle balzarono in piedi, chiedendosi cosa dovevano fare. Ruah era un eccentrico e a volte gli piaceva accendersi un fuoco da campo come se fosse ancora soldato. A volte strappava le erbacce nel giardino sull'isola per poi bruciarle. Eppure, c'era qualcosa di strano. Il fumo era troppo denso, e il sudore sulla schiena del servo divenne improvvisamente gelido. Il silenzio era rotto dal crepitio del legno bruciato.
- C' qualcosa che non va - grid.
Corsero tutti al piccolo imbarcadero, dove erano ormeggiate altre barche. Quando raggiunsero l'isola, furono assaliti dal fumo dell'incendio. Inorriditi, videro che lo splendido padiglione del generale era diventato un inferno di fuoco. Le fiamme assalirono il tetto decorato, che croll immediatamente tra una pioggia di tizzoni ardenti. Le pareti non ressero e iniziarono a piegarsi. il servo si copr gli occhi e cerc di avanzare, ma il calore era troppo forte:
- Generale, generale Ruah!
Ordin alle guardie di ispezionare l'isola nel caso Ruah non si trovasse all'interno del padiglione. Tutti speravano che fosse solo un incidente e che il generale si trovasse all'esterno.
Sull'isola era scoppiato il caos. Le guardie continuavano la loro inutile ricerca o guardavano impotenti quel disastro. Qualcuno torn sull'altra sponda per dare l'allarme. Il fedele servo non volle per darsi per vinto. Tent di organizzare una catena umana per spegnere l'incendio con l'acqua del lago, ma senza alcun successo. L'incendio si estinse da solo, quando del padiglione non rimaneva pi che la base di pietra. Era chiaro che il padrone non poteva essere sopravvissuto.
- Che morte orribile - mormor.
Il generale Ruah non avrebbe avuto un sontuoso funerale e il suo corpo non sarebbe stato preparato per il viaggio nell'oltretomba. Il servo si copr il volto con le mani e si mise a piangere mentre il fuoco finiva di consumare lo splendido edificio.
Amerotke era nello studio quando arriv la terribile notizia. Aveva fatto le ore piccole a palazzo reale e Valu era stato d'accordo con lui che il processo doveva essere ulteriormente aggiornato. Quando il messo gli rifer cos'era avvenuto a casa del generale Ruah, il giudice comprese subito che la sua profezia era stata esatta e che l'assassino avrebbe continuato a colpire finch la sua sete di vendetta non fosse stata saziata.
Amerotke e Shufoy trovarono la villa di Ruah nel caos pi completo. La vedova era assistita da un medico e i figli piangevano nell'atrio, attraversato dai servi che correvano come impazziti. Asural era gi arrivato, avvisato da Amerotke.
Li condusse verso il lago, mormorando: -  un vero mistero!
Il sole cocente faceva scintillare lo specchio d'acqua. Amerotke guard il fumo che ancora s'innalzava tra gli alberi. Il vento portava l'odore del legno bruciato e un puzzo simile a quello della carne cotta in padella. Il giudice sollev il cappuccio e si copr il volto. Lo stomaco gli doleva leggermente dopo il banchetto notturno. Come avrebbe voluto poter essere a casa a insegnare ai figli a suonare il liuto o a esaminare i pesci esotici che Norfret aveva comprato per il loro laghetto ornamentale.
-  un vero mistero - ripet Asural.
- Lo so, lo so. Vieni, Shufoy. Asural, puoi trovarci una barca?
La barca dondolava pericolosamente, ma Asural manovrava con abilit la pertica e li port senza troppo sforzo sull'isola. Il puzzo di fumo era opprimente. I servi guardavano le rovine e chiacchieravano a bassa voce, sorvegliati dalle guardie del tempio. Il padiglione era completamente distrutto. Le pareti di legno erano collassate all'interno. Qualche trave ardeva ancora tra le nubi di fumo. I servi cercavano faticosamente di rimuoverle tra sbuffi di scintille. Ogni tanto dovevano smettere e uscire all'esterno, tossendo.
- Cercano i resti del corpo di Ruah.
- Siete sicuri che fosse l dentro?
- Certo, non  da nessun'altra parte.
Amerotke si bagn la faccia con un'anfora d'acqua, poi avanz all'interno del padiglione, coprendosi con il manto di lino.
L'incendio era stato cos devastante che aveva ridotto in cenere ogni cosa. Era molto difficile individuare in quei mucchi informi un cofano o una poltrona.
Il fedele cameriere di Ruah era in lacrime accanto ad Asural. Aveva gli occhi rossi di pianto e Amerotke dovette usare molta pazienza e molta cortesia per ottenere finalmente da lui delle risposte coerenti.
-  stato un omicidio? - singhiozz il servo.
- Temo di s. Se ben capisco, il signore Ruah era appena entrato nel padiglione quando  scoppiato l'incendio. Penso che l'abbiano ucciso immediatamente. Le fiamme sono divampate troppo in fretta,  stato di sicuro un incendio doloso.
- Ma come pu essere accaduto? - chiese Asural.
Il giudice guard i ruderi fumanti: - L'isola era sorvegliata, quindi l'assassino doveva essere gi l. Avr scalato il muro di cinta e avr attraversato il laghetto a nuoto. Ce l'avrebbero fatta anche i miei figli, figuriamoci un soldato ben addestrato.
- E come  fuggito?
- Guardatevi intorno, riuscite a distinguere un servo dall'altro?
Effettivamente, tutti i servitori portavano un'identica tunica bianca orlata di rosso, che arrivava fino alle caviglie.
- Nella confusione dell'incendio, mentre tutti cercavano il generale o tentavano di spegnere le fiamme...
- Alcuni servi hanno attraversato il lago per dare l'allarme - termin per lui il nano.
- E tra di loro c'era anche l'assassino.
Stava per continuare quando si udirono delle grida tra le rovine. Asural corse a vedere.
- Hanno trovato i resti del generale!
Furono portati dei sudari e i servi, indossando spessi guanti da giardino, vi deposero gentilmente i pochi resti, piangendo e gridando rumorosamente.
Uno di essi si tolse il panno con cui si era coperto il naso e la bocca e fece vedere ad Amerotke le ossa carbonizzate: - C'era un gran puzzo d'olio, mio signore.
Amerotke guard il cranio spaccato, cacciando via uno sciame di mosche: L'hanno colpito alla testa, poi lo hanno coperto d'olio e hanno fatto divampare l'incendio.
Tocc il cranio e sent che era ancora caldo. Col dito vi tracci l'ankh, il segno della vita eterna. Ud delle grida dall'altra parte del lago e vide le Pantere radunate presso il piccolo imbarcadero. Mentre Asural organizzava altre ricerche tra i ruderi, il giudice e il suo servo tornarono sull'altra sponda. Le Pantere erano accucciate all'ombra di un vecchio sicomoro, Nebamum subito alle spalle del padrone. Karnac era impenetrabile come al solito. Ma gli altri giocherellavano con l'erba e guardavano l'isola, piuttosto agitati.
- Dov' Peshedu? - chiese Amerotke, sedendosi accanto a loro.
Gli occhi neri di Karnac lo fissarono a lungo, poi il generale rispose seccamente: - Non lo sa ancora.  andato a caccia sul fiume, come tutte le mattine. Gli ho mandato un messo.
Amerotke guard i loro volti stolidi e ostinati e cerc di non essere troppo sprezzante e beffardo: - Vi avevo avvertiti di stare in guardia. Credete forse di essere invulnerabili?
Karnac indic il nano con aria arrogante: - E lui che ci fa qui? Ho gi sentito parlare del vostro servo sfigurato. Possiamo fidarci di lui?
Shufoy trattenne il respiro per non esplodere.
Il suo padrone lev un braccio: - Affiderei a Shufoy la mia stessa vita e rispondo di lui come di me stesso. Non potrei dire altrettanto di voi tutti, miei signori.
- Ridicolo - sbuff Karnac.
- Chiamo l'assassino Seth, perch  il vero figlio del dio del male.  entrato prima dell'alba in questa propriet, ha attraversato il lago a nuoto, ha atteso Ruah nel padiglione, gli ha fracassato la testa con una mazzata, poi ha dato fuoco al cadavere e a tutto il resto. Gli imbalsamatori faranno molta fatica a prepararlo per l'estremo viaggio. Non capite che l'assassino vuole sfigurare i vostri corpi per non concedervi l'eterno riposo?
Tutti erano molto agitati, eccetto Karnac.
- Dovete armarvi - insistette pacatamente il giudice - trasformare in fortezze le vostre case, non andare mai in giro da soli. Devo chiedervi di nuovo se non ci sono state liti o dissapori tra di voi...
Gli occhi dei generali erano vacui e inespressivi. Il sole si era fatto pi cocente. Amerotke ignor il canto degli uccelli sull'albero, il ronzio delle api nelle aiuole, le grida dei servi e gli spruzzi d'acqua provenienti dal lago. Mentre tentava a fatica di concentrarsi, un inno funebre si innalz per salutare l'ultimo viaggio verso casa del generale Ruah.
- Temo che simili inni luttuosi al signore dell'oltretomba echeggeranno ben presto nelle vostre case. - Giunse le mani in segno di supplica. - Vi prego di riflettere bene, sono qui per proteggervi.
- Noi siamo le Pantere di Seth e sappiamo proteggerci da soli - sibil Karnac con voce roca. - Per, la regina stender la sua mano per difendere coloro che hanno portato fama e gloria alla sua casata.
Amerotke cap subito la velata minaccia: - La Divina Hatusu ha molto a cuore questa faccenda. Oggi mi incontrer col signore Valu, poi interrogheremo Neshratta per farci dire tutto quello che sapeva sul conto di Ipumer.  da lui che sono cominciate tutte queste tragedie.
Karnac si alz, ma Amerotke lo ferm: - Prima di andarvene dovrete dirmi dove eravate stamattina.
- Io ho dormito fino a tardi - rispose il comandante delle Pantere sbrigativamente. - E anche il mio servo Nebamum.  stato lui che mi ha svegliato con la notizia dell'omicidio.
Amerotke guard il servitore. Non si era fatto la barba e non si era unto d'olio il volto magro. Gli occhi erano ancora rossi a causa del faticoso viaggio attraverso il deserto.
Nebamum sorrise e ripet le parole del giudice: - Il mio padrone risponde di me come di se stesso, mio signore. La mia stanza  accanto alla sua. Chiedetelo alla servit. Un messo mi ha svegliato per dirmi dell'assassinio del generale Ruah, e io ho chiamato subito il mio signore Karnac.
Le risposte degli altri due furono molto simili. Le ville delle Pantere erano vicine a quella di Ruah. Ma nessuno di loro voleva accettare l'idea che l'assassino fosse un suo vecchio compagno.
Karnac si strinse la cintura ricamata con l'emblema del reggimento e prese per un braccio il servo: - Mio signore, vedo che v'interessate soprattutto di noi. Sin da ieri, ho deciso che Nebamum dovesse raccontarvi tutto sul nostro conto. Vi racconter la storia del nostro reggimento, vi porter nella Cappella Rossa e vi far vedere gli affreschi che narrano le nostre imprese. Chiedetegli pure tutto quello che volete.
Karnac si allontan verso la casa coi due compagni.
-  sempre un tipo cos difficile? - chiese Amerotke.
Nebamum sorrise pigramente: - Abbaia, ma non morde, mio signore. Io sono da anni il suo fedele servitore.
Era vestito esattamente come il padrone, a parte gli stivali di cuoio e la cintura che gli stringeva la veste. Mentre si dirigevano verso il portone della villa, gli raccont: - Ero solo un ragazzino quando fui ammesso nella sua casa in qualit di paggio. Siamo cresciuti insieme, come fratelli. E abbiamo continuato a esserlo anche sotto le armi.
- Per siete un uomo libero?
- Chi di noi  libero, mio signore?
- Non vi siete mai sposato?
- Non ne ho mai avuto il desiderio - si scherm gli occhi per guardare un uccellino multicolore che svolazzava sulle aiuole bagnate dal sole.
- Il vostro padrone vi paga bene?
- Ho tutto quello che voglio, ma i miei bisogni sono scarsi - indic Shufoy, che li seguiva a breve distanza, perso nei suoi pensieri. - Penso che il vostro servitore potrebbe dire lo stesso.  raro trovare dei servi fedeli. Ma lasciate che vi parli del nostro reggimento.
Uscirono nella grande via che portava in citt. Nebamum aveva una buona memoria ed era un ottimo narratore. Dopo la grande vittoria contro gli Hyksos, Karnac e i suoi compagni erano stati rapidamente promossi. Avevano combattuto valorosamente per sbaragliare gli invasori, poi i Libici, i Nubiani, gli strani popoli che venivano dal mare per depredare le citt del Delta.
- Abbiamo anche preso dei prigionieri, ed erano molto curiosi. Alcuni erano biondi e con gli occhi azzurri.
- Ne ho sentito parlare - disse Shufoy, che ascoltava avidamente il racconto, carezzando il progetto di diventare un cantastorie.
- Poi il faraone ci ha inviati sul Grande Mare Verde per trovare i covi dei pirati e distruggerli. Il vento port la nostra galera verso le isole a settentrione. Che strani popoli! - Si perse nei suoi ricordi, scrollando il capo.
-  possibile che siate minacciati dalle trib che avete distrutto? - chiese il giudice.
Nebamum scosse il capo, mentre si dirigeva verso le porte della citt.
- Eravamo soldati, obbedivamo agli ordini del faraone. A parte Meretseger, non posso pensare a un altro fatto di sangue che potesse dare origine a una simile vendetta.
- Credete che l'assassino sia uno di voi?
Nebamum aveva la stessa espressione ostinata del padrone. Rispose immediatamente, con decisione: - No. Voi non tenete conto del fatto che per decenni siamo stati un gruppo molto unito. Perch proprio adesso?
Amerotke non seppe rispondere alla sua domanda. Attraversarono la citt, imboccando i vicoli laterali, per tenersi lontani dalla folla. Ogni tanto venivano assediati da un mendicante o si fermavano in un portone per lasciar passare un carro tirato da buoi lenti e grassi. Erano i carri dei netturbini, che giravano per la citt vestiti di nero e mascherati da capo a piedi per ripulire le strade dai rifiuti. Con loro erano le manguste che usavano per dare la caccia ai topi. Amerotke guard la nube di mosche che sovrastava perennemente il carro col suo monotono ronzio.
- A che cosa pensate, mio signore? - gli chiese Nebamum.
Amerotke indic il cane posto in cima al cumulo di immondizie sul carro: - La morte ha molte facce: quella di un cane affamato, schiacciato dalle ruote di un cocchio, o quella di un mendicante malato, accucciato all'ombra di un portone per il suo ultimo sonno...
Svoltarono nel grande Viale degli Arieti e si fermarono all'ombra di una delle statue.
- C' una cosa che non ho chiesto al signore Karnac. L'assassino vuole uccidervi tutti, ma a Tebe la morte ha molte facce, e l'omicidio  solo una delle tante.
Shufoy si dondolava esasperato da un piede all'altro.
- Voglio dire, che avrebbe potuto avvelenare le sue vittime, per far credere a una malattia, come ha fatto con Kamun, o colpirle di nascosto con una freccia silenziosa, come ha fatto con Felima e Intef. Invece, nel caso di Balet e Ruah, ha corso terribili rischi, pur di ucciderli in quella maniera cos efferata e brutale. Il minimo errore poteva perderlo. Bastava che qualcuno lo vedesse e lo catturasse nella cappella o sull'isola. Perch correre simili rischi? Balet e Ruah non erano agnelli votati al sacrificio.
- Non saprei - rispose Nebamum, scuotendo U capo perplesso.
Attraversarono il grande portale del tempio di Seth. Pensieroso, Amerotke continuava a ripetersi che, nonostante le proteste di Karnac, doveva sicuramente aver gi incontrato l'assassino. Peshedu era andato in barca sul Nilo, poteva essere lui il colpevole? Poteva essersi acquattato nel padiglione del vecchio amico, intento a una ben pi sinistra battuta di caccia?
Attraversarono i corridoi del tempio, affollati di sacerdoti e di fedeli. L'aria odorava d'incenso e del sangue dei sacrifici. Ogni tanto Amerotke si fermava a guardare gli affreschi che raccontavano le gesta del malefico dio. Shufoy pensava gi alle statuette speciali che si sarebbe fatto fabbricare da un amico artigiano per venderle ai fedeli di Seth.
Si trovavano ora nel corridoio accanto alla cappella. Amerotke sal su una panca e guard da una finestra nel piccolo giardino solitario, di forma quadrata. Batt una mano sulla spalla di Shufoy: - La Mangusta aveva ragione, l'assassino di Balet si  nascosto qui, ha spiato l'andirivieni del sacerdote e l'arrivo del generale e poi ha colpito.
- Posso aiutarvi?
Shishnak arriv, sorridendo servilmente. Giunse le mani e s'inchin.
- Benvenuto, mio signore Amerotke. Cosa posso fare per voi?
Amerotke indic la finestra: - L'assassino di Balet  passato di qui. Voi dove eravate?
Shishnak si guard indietro sbattendo gli occhi: - Io e mia moglie ci eravamo ritirati nella nostra stanza, una volta terminati i nostri doveri.
Il giudice gli chiese seccamente: - Stavate dormendo, vero? Dato che il signore Balet non aveva bisogno di voi, avete bevuto e vi siete addormentati, come fate tutti i giorni.
Shishnak sgran gli occhi: - Come...
-  solo una questione di logica. L'assassino lo sapeva perch vi spiava da tempo. Non ho bisogno di voi, mantenetevi a portata di mano.
Nebamum lo segu ridendo nella cappella: - Scusate, ma non ho mai visto un sacerdote cos spaventato! Creder di certo che voi siate l'occhio della regina, che tutto vede, e che sappiate anche leggere nel pensiero!
Amerotke guard il tabernacolo, che in quel momento era chiuso. I cesti con le offerte di cibo e di vino erano gi stati ritirati.
Si diresse verso gli affreschi: - Ho detto che Balet e Ruah non erano facili da uccidere, ma in fondo non era vero. Erano dei vecchi soldati metodici, che facevano sempre le stesse cose. Bastava studiare i loro movimenti...
Nebamum cominci a spiegargli gli affreschi. Amerotke gli fece saltare quelli che riguardavano le leggende di Seth ma ascolt attentamente il racconto dell'attacco al campo degli Hyksos e le altre gesta delle Pantere. Shufoy sonnecchiava rannicchiato sui cuscini. Nebamum era gonfio della gloria del suo reggimento e ricordava perfettamente ogni impresa e ogni data. I dipinti non erano molto realistici: le Pantere indossavano la rossa parrucca di Seth ed erano tutte uguali e vestite allo stesso modo, eccetto Karnac, che aveva il bastone del comando. Pi ascoltava Nebamum, pi Amerotke si rafforzava nella sua idea.
- Non vedete - disse alla fine - che l'assassino sta imitando le vostre imprese? Guardate!
Indic l'affresco dell'attacco al campo degli Hyksos: - Vi siete infiltrati nell'accampamento e Karnac ha decapitato Meretseger. Esattamente quello che ha fatto l'assassino:  entrato nella vostra cappella e ha colpito alla testa Balet, anche se non lo ha decapitato ma gli ha cavato gli occhi. Guardate gli affreschi che descrivono le vostre campagne contro i Popoli del Mare. Non avete forse bruciato uno dei loro accampamenti su un'isola del Delta? E queste navi nemiche sul Nilo? Cosa rappresentano?
- Quando cacciammo gli Hyksos da Avaris, alcuni scapparono nel deserto, altri si rifugiarono sulle loro galee sul fiume, per cercare di risalire il Nilo.
- E voi le avete seguite?
- Karnac ci condusse anche in questa nuova impresa. Uccidemmo l'ammiraglio nemico e catturammo molti dei loro capitani. Una grande vittoria, mio signore! Gli Hyksos persero ogni volont di combattere, volevano solo sfuggire ai nostri cani... Ma se avete ragione...
Amerotke indic gli affreschi che coprivano l'intera parete: - Riferite al signore Karnac che i delitti che l'assassino ha commesso e sta per commettere sono gi descritti nella vostra stessa cappella!
Il giudice studi una scena che rappresentava una casa davanti alla quale era rozzamente raffigurato un guerriero Hyksos con barba e baffi, e i lunghi capelli legati dietro la nuca. L'uomo si versava del vino in una coppa. Nella scena successiva era riverso sugli scalini della casa, con la coppa ai suoi piedi. Il vino aveva assunto il colore verdastro che simboleggiava il veleno.
- Ma nessuno di noi  stato avvelenato - disse Nebamum.
- Cosa significa questa scena?
- Si trattava di una fortezza degli Hyksos, un avamposto presso la Seconda Cateratta. Il generale Karnac la conquist con un abile trucco. Io e lui ci fingemmo dei mercanti fuggiti da Tebe. La guarnigione fu molto lieta di bere il nostro vino avvelenato. Erano settimane che erano rinchiusi a tremare nel forte. Cos, li drogammo, li ubriacammo e li uccidemmo, e prima che potessero accorgersene, aprimmo le porte della fortezza e le nostre truppe la poterono occupare.
Amerotke si chiese se l'assassino di Ipumer si fosse ispirato a quella storia. Guard di nuovo le galee in fiamme e ripens a Peshedu, che si trovava a caccia sul Nilo.

9.

Amerotke e Nebamum uscirono dalla citt, passando dalla Porta del Leone. Shufoy li seguiva tristemente. Dopo mezzogiorno, il giudice doveva incontrarsi con Valu alla casa di Peshedu. Nebamum aveva deciso di accompagnarlo, perch Karnac abitava nei pressi della Casa della Gazzella Dorata.
Amerotke era molto eccitato per quello che aveva scoperto nella cappella: Peccato che abbiate compiuto talmente tante imprese eroiche che potrebbe anche trattarsi di una pura coincidenza. Eppure, c' un'innegabile somiglianza tra alcune delle vostre gesta e gli omicidi.
- Pu darsi.
- Il vostro padrone  sposato?
Amerotke era curioso di scoprire qualcosa di pi sul conto del comandante dal volto di pietra. Di tutti, era il meno sconvolto dalla morte dei compagni.
-  vedovo. Sua moglie  morta sei anni fa del male che fa sudare.
Si fecero da parte per lasciar passare due carri, che sollevarono un nugolo di polvere.
-  un uomo sano e vigoroso, non ha pensato di risposarsi?
- Il mio padrone non ha molti desideri - il servo si terse il sudore. - Lo avete visto combattere.  quello che gli piace veramente, non altro. Si  congedato ma non vedrebbe l'ora di comandare di nuovo uno squadrone di carri nel deserto contro i nemici del faraone.
- E Peshedu?
- Ho l'ordine di parlarvi del reggimento, non di Peshedu. Peshedu se ne sta per i fatti suoi e quello che fa  affar suo.
La riposta evasiva fece capire al giudice che il generale amava vivere nell'ombra e non era amato dagli altri, soprattutto dopo la relazione tra sua figlia e un semplice scriba.
Si guard indietro e vide che Shufoy si era fermato e voltava la testa perplesso. Eppure, alle loro spalle c'erano solo alcuni carri e dei comuni passanti che andavano e venivano dalla citt. Il sole era sempre pi caldo e la gente cercava un'ombra per refrigerarsi.
- Che succede, Shufoy?
Il nano scosse il capo e sput in terra.
Doveva essere quasi mezzogiorno, secondo l'orologio ad acqua del tempio di Seth. Valu li stava attendendo con impazienza. Raggiunsero un incrocio. A destra e a sinistra si dipartivano due sentieri erbosi tra le palme e i sicomori. Nebamum si offr di accompagnarli, ma subito una freccia sibil sul suo capo. Il servo si gett nell'erba folta. Amerotke e Shufoy si guardarono stupiti.
- Mio signore - sussurr Nebamum.
Mentre si rifugiavano con lui dietro un albero, un'altra freccia and a piantarsi nel tronco.
- Dei banditi? - sussurr il giudice.
- Non cos vicino a Tebe. La prima freccia era per me!
Shufoy imprec contro il misterioso arciere. Aveva rotto il suo bel parasole! Amerotke si sentiva piuttosto ridicolo. Era nascosto in un boschetto come un bambino, a poca distanza da casa sua! Il fatto che le frecce fossero state cos distanziate dimostrava che l'arciere era da solo. Lui e Nebamum si sollevarono per spiare tra l'erba folta, poi si gettarono di nuovo a terra mentre una freccia sibilava sul loro capo e scompariva nel boschetto.
- Mi chiedo... - sussurr Nebamum. - Le Pantere sono abili arcieri! Immagino che anche questa scena sia dipinta nella nostra cappella.
- Non possiamo rimanere qui - protest Shufoy.
- Ascoltate il mio piano. L'arciere ce l'ha con me - disse Nebamum. - Se scappassi, m'inseguirebbe!
Amerotke guard gli stivali e ripens al suo passo goffo e incerto. Nebamum gli lesse nel pensiero: - Non sono agile come una gazzella, ma conosco bene questo posto. E l'unica cosa che possiamo fare. Cercher di fuggire e di indurlo a inseguirmi.
Prima che Amerotke potesse obiettare, balz in piedi, si fece vedere dall'assassino, poi scivol tra gli alberi, camminando curvo. Delle frecce sibilarono nel boschetto, ma Nebamum era gi scomparso nel sottobosco.
- Devo seguirlo, padrone?
Amerotke si sollev e vide un'ombra correre lungo il sentiero. Nebamum aveva ragione, l'assassino lo aveva inseguito, ignorando le altre prede. Nel boschetto non si udivano che il canto degli uccelli e le grida remote dei passanti.
Finalmente il silenzio fu rotto dal cigolio di un carro. Un ragazzino tirava un grasso bue che conduceva un carro di vasellame tintinnante. Il padre del ragazzo era a cassetta e reggeva una lunga frusta. Amerotke e Shufoy emersero dall'erba e gli sbarrarono il passo sul sentiero. Shufoy lev le braccia in segno di pace. Il ragazzo sgran gli occhi e il padre url qualcosa d'inintelligibile. I due fuggiaschi raggiunsero la strada principale, tenendosi al riparo del carro. Poi s'infilarono tra i passanti, finalmente al sicuro.
- Tutto bene, Shufoy? Ti sei spaventato? Avevi notato qualcosa, vero?
Il servo agit il parasole rotto: - Sono il vostro cane da caccia, padrone. Prima di lasciare la citt, ho scorto una figura intabarrata di nero che ci veniva alle calcagna. Ma poi ho pensato di essermelo immaginato. Spero che Nebamum si sia salvato.
- Ti comprer un nuovo parasole, Shufoy. Ma ora il signore Valu ci attende.
Il procuratore passeggiava nervosamente nel vestibolo della Casa della Gazzella Dorata, sotto gli occhi atterriti dei suoi due scribi. Il maggiordomo si offr di lavare i piedi ai nuovi venuti, ma Amerotke lo allontan seccamente, deciso a dare un taglio a quelle smancerie. - Scusatemi, mio signore Valu!
Valu indic col dito il corridoio dipinto a colori vivaci: - La signora Neshratta vi sta aspettando - disse severamente - e ho saputo dell'assassinio di Ruah. Sapete, io credo davvero che Neshratta abbia ucciso Ipumer - sussurr. - Abbiamo due capi di una medesima corda, Ipumer e Neshratta, se solo riuscissimo ad annodarli...
- Peshedu  tornato dalla sua battuta di caccia? - chiese Amerotke.
Valu inarc le sopracciglia: - A me interessa Neshratta, non quello che fa suo padre.
- No, no, dobbiamo saperne di pi sul suo conto.  stato lui a chiamare a Tebe Ipumer? Dove si trovava quando  morto? Avete gi parlato con sua moglie?
Valu scosse il capo: -  stata la signora Neshratta a ricevermi.  singolarmente calma e padrona di s. Le ho spiegato che siamo qui per ordine della regina e che dovr rispondere alle nostre domande come se fosse in tribunale.
- E lei?
- Non pare che gliene importi molto. Sembra che la sua fama e quella della sua famiglia non rivestano per lei il bench minimo interesse - guard seccato il corridoio.
Il maggiordomo annunci che la sua padrona li avrebbe ricevuti.
Shufoy rimase con gli scribi mentre gli altri seguivano il servitore nel corridoio. Peshedu era ricco e le pareti erano splendidamente affrescate con scene di caccia. I mobili erano di delicato legno d'acacia intarsiato d'oro, argento e avorio. Le nicchie erano piene di statuette e vasi preziosi. Furono introdotti in una stanza ariosa, ancorch di modeste dimensioni. Le porte pieghevoli facevano entrare il calore e i profumi del giardino. Le colonne di legno di cedro erano dipinte a vivaci colori e gli affreschi alle pareti raffiguravano scene domestiche: un uomo su una sedia simile a un trono sedeva tranquillamente, con un'oca e un gatto ai suoi piedi, mentre una scimmietta sonnecchiava su uno sgabello.
Neshratta stava guardando l'affresco quando arrivarono gli ospiti. Valu aveva ragione, era molto calma e tranquilla. Portava una veste bianca senza maniche e un semplice ciondolo d'oro intonato agli orecchini e ai braccialetti. Il viso liscio e accuratamente truccato mostrava una ferrea e implacabile volont. Indic loro le sedie che aveva disposto al centro della stanza, come se avesse voluto parodiare il tribunale di fronte al quale era stata convocata. Non sembrava per nulla preoccupata.
Valu tossicchi nervosamente: - Non avete nessuna obiezione, mia signora?
Gli occhi della ragazza parevano divertiti: - E perch dovrei averne?  quello che mi aspettavo.
- Ve lo aspettavate?
- La regina non vorr di certo disonorare un suo generale in una pubblica udienza. Naturalmente, dovreste interrogarmi in tribunale, in presenza del mio avvocato.
-  quello che faremo - rispose seccamente Valu - ma la morte di Ipumer nasconde altre faccende molto importanti, come l'assassinio dei compagni di vostro padre.
- E le Pantere di Seth non devono essere turbate - concluse lei con calma. - Mio signore Amerotke, il mio avvocato non dovrebbe essere presente?
- Se volete... Ma in realt noi siamo qui solo per parlare della personalit della vittima. Se vostro padre fosse qui, vi direbbe che la giustizia della regina non viene amministrata solo in tribunale. Noi possiamo interrogarvi anche qui, in casa vostra, con l'unica condizione che solo le parole ripetute pubblicamente davanti alla corte saranno ritenute valide ai fini del processo.
- Cos, se io confessassi, dovrei poi ripetere le mie parole in tribunale?
- Certo.
Neshratta pieg il capo e giocherell con una delle treccine della parrucca: - Ma la regina vuole proteggere mio padre, che ha molte cose da nascondere - sorrise.
- Per esempio?
Neshratta scosse elegantemente le spalle. Amerotke studi il bel viso e fu di nuovo colpito dalla sua somiglianza con quello di Norfret: la pelle liscia, gli zigomi alti, gli occhi espressivi e la calma con cui celava la sua ostinazione e il suo temperamento.
- Non amate vostro padre?
- Sono una buona figlia, sotto tutti gli aspetti, mio signore.
- Vostro padre era in casa quando quella notte Ipumer venne a trovarvi?
Inarc le sopracciglia: -  venuto qui? Io non l'ho visto! Avete sentito le testimonianze della serva e di mia sorella Kheay. Quella sera sono andata a letto presto, ma a mezzanotte mia sorella mi ha raggiunta. Entrambe abbiamo giurato di non aver mai lasciato la mia stanza per tutto il resto della notte.
Valu si sporse in avanti: - Torneremo a chiedervelo pi volte e la vostra serva potr anche venire torturata, secondo la legge!
- In questo caso Meretel obietter presso la corte che la testimonianza le  stata estorta con la violenza. Torturate anche me, e io continuer a dire la verit.
- Vostro padre era in casa? - ripet severamente il giudice.
- Certo che no! Avrete gi saputo che si trovava con le sue puttane! Va molto spesso a bere e a ballare con loro, come una capra in calore - i suoi occhi emettevano lampi.
- E vostra madre?
- Oh, lei era a casa, a bere e a piangere, come al solito.
Amerotke distolse lo sguardo, chiedendosi se lo scriba venisse l per vedere la moglie di Peshedu, la signora Vemsit. Era con lei che s'incontrava quando lasciava di soppiatto l'ufficio? Peshedu aveva una strana famiglia, e Ipumer era un vero seduttore. Si era gi sentito di giovanotti che amoreggiavano sia con la madre che con la figlia!
- Vedo che la vostra mente formicola come un covo di vipere, mio signore - Neshratta si sporse in avanti, mettendo in mostra il petto generoso.
- Sono perplesso. Una sentinella testimonier di aver incontrato Ipumer mentre tornava dalla vostra casa, dopo avere bevuto e folleggiato con una sua amante.
- Abbiamo molte serve, forse si era innamorato di una di loro - rispose lei, sprezzante.
- Ricominciamo dall'inizio, Ipumer c'interessa.
- Perch?
- Perch non era quello che diceva di essere.
- Oh, che scoperta! Questo potevo dirvelo anch'io!
- Allora fatelo, cosa sapete di lui?
- Una volta mi disse...
- Dall'inizio, mia signora.
- Va bene - sospir Neshratta. - Purtroppo dovr ripetermi. Mio padre e le altre Pantere partecipano a tutti i banchetti del reggimento per pavoneggiarsi e godersi l'ammirazione dei presenti per le loro grandi gesta - sollev gli occhi al cielo. - Non siete mai stato invitato a feste del genere, mio signore? E in questo caso, non vi siete slogato la mandibola a forza di sbadigliare?
Neshratta sorrise e Amerotke non pot trattenere la sua ilarit.
La ragazza indic le pareti: - Se non avessi protestato, tutte le stanze sarebbero piene della gloria di Seth e delle sue coraggiose Pantere!
- Vostro padre  un eroe - protest Valu.
- Dopo aver vissuto con lui, anch'io dovrei essere decorata dalla Divina Hatusu! Ho vent'anni e mi sono sorbita la gloria delle Pantere di Seth per tutti i giorni della mia vita, dall'alba al tramonto. - Il bel viso divenne rosso di collera e gli occhi emisero lampi. - Anch'io ho i miei diritti: invece no: io, mia madre, mia sorella e tutti i servi non dobbiamo fare altro che ricordare le nobili gesta dei prodi eroi di Tebe! Non esiste solo la gloria di Seth, a questo mondo! Comunque ero l, con le altre donne a morire di noia, coi crampi alle gambe, quando ho conosciuto quel giovane scriba.
- Vi siete innamorata di lui?
- Lo trovavo divertente.
- Perch proprio lui?
- Siete gli Occhi e le Orecchie del faraone, signore Valu, e dovreste sapere che tutti i bei giovanotti della citt sono atterriti alla sola idea di dover corteggiare la figlia del grande Peshedu. Nessun ufficiale  cos coraggioso da averne l'ardire!
- E Ipumer ne ha avuto il coraggio?
- Oh, lui non aveva il minimo scrupolo. Era sfacciato come una scimmietta e non potevo resistergli.
- Vostro padre doveva essere furioso!
- Lo ha saputo solo quando era troppo tardi. Mi ha fatto la morale e io gli ho ricordato le sue cortigiane.
Amerotke non riusciva a nascondere la sua ammirazione: - E lui cos'ha detto?
- Mi ha dato una sberla come se fossi una recluta indisciplinata! E io gli ho detto che se mi avesse picchiata un'altra volta...
- Cos'avreste fatto?
- Gli avrei causato una tale umiliazione che non avrebbe mai potuto affrontarla.
- E avete continuato la vostra relazione...
- Ma certo. A volte c'incontravamo quando andavo a Tebe, con la scusa di andare al mercato o al tempio, ad assistere al sacrificio mattutino.
- E i vostri servi sono cos facilmente corrompibili? - chiese Valu.
- Andavamo solo io e mia sorella. Ma, quando la cosa si  fatta troppo pericolosa, abbiamo cominciato a incontrarci di notte. Io uscivo dalla mia stanza e andavo a trovarlo nel boschetto accanto alla casa. Immagino che saprete gi dove - fece un timido sorriso.
- Eravate amanti?
- Sicuro! Ipumer era molto virile, ed era piuttosto compiaciuto all'idea di frequentare la figlia di uno dei grandi di Tebe - sospir e si mise le mani in grembo, poi parl come se stesse recitando un poema: - Io lo amavo, e lui mi amava.
Era una frase cos meccanica e impersonale che Amerotke si chiese se fosse vero.
- E poi vi siete stancata di lui?
- Oh, era un bel giovanotto, e molto galante, ma alla fine...
- E avete comprato del veleno per uso domestico?
- Gi, per uso domestico.
- Non per un altro motivo?
- Vi ho gi risposto in tribunale, ma non vi ho detto tutta la verit. Ipumer m'importunava e gli ho detto che se non mi avesse lasciata in pace mi sarei suicidata.
- Perch non lo avete detto in tribunale? Il suicidio  un sacrilegio - protest Valu.
- Perch volevo soltanto spaventarlo, non sono mica matta!
- Ed  per quello che anche lo scriba ha comprato del veleno?
- Gi, mio signore, era come un gioco, o una partita a Senet. Io muovevo un pezzo, e lui un altro.
Valu scelse accuratamente le parole: - Per Ipumer si  ammalato. I testimoni affermano che  venuto spesso qui a mangiare e bere con voi, e che al ritorno stava sempre male.
- Come fate a dire che non prendesse lui stesso del veleno? E poi, aveva lo stomaco debole, e...
- Continuate, mia signora.
- Ipumer era una capra in calore, come tutti gli uomini. Aveva forse delle altre donne: cortigiane, heset del tempio...
- Frequentava donne del genere?
- Gi.
- Pu averne uccisa una? Era il tipo dell'assassino? - chiese il giudice.
- Esistevano due Ipumer: a volte sembrava un innamorato infiammato dalla sua passione, ma in realt non gli interessava altro che s stesso.
- E voi, mia signora? Non eravate nel suo cuore?
- Oh, era un tipo volubile ed eccitabile, ma mio padre  un uomo molto ricco e certo sperava di potermi sposare. Sarebbe stato un buon affare. Per lui.
- Invece vostro padre ha scoperto tutto...
- I servi sono sempre disposti a tradirti per una buona mancia. Mio padre era furioso - disse sarcasticamente voleva picchiarmi, segregarmi in un tempio...
- E voi?
- Gli ho detto che facesse pure quello che voleva, io non avevo obiezioni di sorta.
Amerotke la guard negli occhi. Era fredda e tenace, odiava suo padre e non vedeva l'ora di usare Ipumer contro di lui.
- E dite che quella notte Ipumer non si  incontrato con voi? - chiese Valu.
- Ci sono almeno quaranta serve in questa casa, forse ne aveva sedotta una per sapere cosa succedeva tra queste mura.
- Ne siete sicura?
- Forse.
- Dite che avete vent'anni - disse Amerotke - e non vi siete mai innamorata, nessuno ha mai chiesto la vostra mano, non avete mai avuto un corteo di ammiratori? Avete affermato voi stessa...
Per un istante negli occhi di Neshratta ci fu come un rapido lampo di tristezza.
- Avete affermato voi stessa che siete la figlia di un generale ricco e famoso.
- Karnac ha chiesto la mia mano.
- Cosa? - Valu si sporse in avanti.
- S, due anni fa.
- E cos' successo?
Neshratta fece una smorfia: - Come disse mio padre, i negoziati non andarono in porto. Non c' da stupirsi, se conoscete Karnac saprete di certo che considera le sue Pantere le uniche persone con cui valga la pena di parlare.
- Ne siete stata delusa? - chiese Amerotke.
- Di non essere caduta dalla pentola nel fuoco? Un altro pavone, pieno solo della gloria delle Pantere di Seth! No, grazie! Avrei preferito prendere del veleno.
Valu scoppi a ridere: - Dov' vostro padre?
- A caccia col suo servo. Ha una barca ormeggiata vicino alle rovine del tempio di Bes. Quando ha finito di uccidere, se ne torna a casa. No, mi sbagliavo, prima va in un'osteria, beve alla gloria del reggimento e poi va a festeggiarla con una delle sue sgualdrine.
- Vostro padre potrebbe essere un assassino? - chiese Amerotke.
- Sicuro, sono tutti degli assassini.  la loro natura!
- Allora, perch non ha ucciso Ipumer? Tebe  piena di scherani.
Amerotke evit di dire che ne aveva incontrato uno proprio quel mattino.
- Oh, ci ha provato, non lo sapevate? - Rise di fronte al loro stupore. - Minacciava spesso "quello zoticone di uno scriba'' e almeno in un paio di occasioni Ipumer  stato aggredito da banditi.
- E vostro padre non  riuscito a eliminarlo?
- Ipumer era sveglio e molto agile nella fuga. Il mio scriba era ben protetto.
-  proprio quello che volevo chiedervi. Ipumer vi ha corteggiato per un anno. Amoreggiavate con lui. E non avete saputo nulla sul suo conto?
- Mi diceva che veniva da Avaris e che era stato raccomandato da una persona importante. Forse  per questo che mio padre non ha potuto farlo accoltellare o gettare nel Nilo.
Neshratta giocherellava con un anello con due serpenti intrecciati e una piccola ametista al centro. Scelse accuratamente le parole: - Ipumer si vantava spesso, ed era un contafrottole. Diceva di essere un nobile Hyksos e che discendeva da guerrieri importanti come le Pantere di Seth.
- Non vi parlava della sua famiglia?
- So solo che sua madre era una donna molto potente.
- Non avete mai sentito parlare di Meretseger? Ipumer poteva essere suo figlio?
Neshratta scoppi a ridere: - Certo che ne ho sentito parlare! Mio padre non ha fatto che raccontarmi la sua storia fin da quando ero bambina, e francamente ne ho fin sopra i capelli! Comunque, anche Ipumer mi ha parlato un paio di volte del culto di quella strega, ma era solo un chiacchierone e in fondo non era interessato ad altro che ad amoreggiare con me.
- E i suoi amici?
- A volte mi parlava di Hepel.
- Sapete che  scomparso? - le chiese il procuratore.
- Davvero? Sar scappato.
- Avete saputo che Felima, Lamna e Intef sono stati assassinati?
Neshratta fece una smorfia: - Ipumer diceva che Lamna era una vecchia grassa e lubrica. Preferiva amoreggiare con Felima, per farmi ingelosire. Non che me ne importasse...
- Non vi parlava di altre persone? - domand Amerotke.
- No, e non voleva nemmeno ammettere di avere un protettore a Tebe.
- E invece ce l'aveva, e s'incontrava di nascosto con un uomo con la maschera di Horus in una casa di Via delle Lucerne.
- Quello ero io, mio signore.
-  una menzogna, mia signora - Amerotke tir indietro di scatto la sedia.
Con gli occhi scintillanti di divertimento, Neshratta imit la voce di un uomo: - Posso avere un bel corpo, ma ho ascoltato cos tanto mio padre da saperlo imitare molto bene. Con una maschera e una tunica non posso essere scambiata per un uomo? Posso essere pi virile di molto uomini che ho conosciuto - si sporse a guardare le unghie dipinte del procuratore.
- Perch avevate preso una stanza in Via delle Lucerne?
- Per incontrarmi col mio amante, no? Non  stato difficile. Mia madre  sempre a letto, ubriaca fradicia, mio padre  fuori ad ammazzare tutti gli uccelli che gli capitano sotto tiro, nessuno se ne accorgerebbe se uscissi di casa per un paio d'ore.
Amerotke si alz per sgranchirsi le gambe e guard fuori in giardino. I servi strappavano le erbacce dalle aiuole o si davano da fare intorno ai melograni. Chiuse gli occhi e annus il profumo dei fiori.
- Mio signore...
Ignor le proteste di Valu e guard il cielo azzurro. E se quella donna che odiava il padre e tutti i militari fosse stata l'assassina? Era forte e piena di risorse, e avrebbe potuto aggredire Nebamum, nuotare nel lago di Ruah o infilarsi di soppiatto nella Cappella Rossa. Poteva essere lei il misterioso arciere intabarrato, e aveva ammesso di essere in grado di uscire di nascosto dalla sua casa, quando le faceva comodo. Poteva avere ucciso Ipumer perch si era stancata di lui, e nutrire segreti motivi d'odio contro Ruah e Balet. Detestava suo padre, ed era felice di non aver dovuto sposare Karnac; ma perch?
Torn a sedersi lentamente: - Mia signora, quindi vi incontravate con Ipumer nel boschetto accanto a questa casa o nella stanza di Via delle Lucerne. Cosa vi diceva?
- Quello che dicono tutti gli uomini, che lui era bello e forte e virile e intelligente. All'inizio mi divertivano le sue chiacchiere, era persino cos sciocco e arrogante da parlarmi del nostro futuro insieme! Voleva avvicinare mio padre, ma io gli ho detto di non fare lo stupido.
- Dev'essere stato molto colpito quando lo avete rifiutato - disse il procuratore.
- Ma certo!
- Non vi ha minacciata, o ricattata?
- S - rispose lei in tono sprezzante - ma io gli ho riso in faccia. Come poteva ricattarmi, se mio padre sapeva gi tutto?
- Per,  ancora tornato a cercarvi?
- Ma sicuro, credeva che avrei cambiato idea!
Non aveva alcuna ragione di avvelenare Ipumer, non aveva per lui il minimo interesse. Adesso sedeva tranquilla, giocherellando con un orlo sfilacciato della sua veste.
- Eravate divertita dalle sue minacce, vero? - le chiese Amerotke.
Neshratta gli strizz l'occhio: - Gi, tutto ci che pu imbarazzare mio padre mi diverte.
- Torniamo a Ipumer, non vi ha detto nulla della sua vita passata?
- Solo che era uno scriba, che i suoi genitori erano morti e che era venuto a Tebe in cerca di fortuna.
- E non parlavate d'altro? Siete la figlia di un famoso generale e lui era uno scriba della Casa della Guerra...
- Oh, a volte mi parlava delle famose Pantere di Seth. Come le avete trovate, mio signore Amerotke? Sapete che mio padre vi disprezza? Non hanno affatto gradito la vostra intrusione. Loro dicono che la regina non avrebbe mai dovuto intentare un processo sulla morte di Ipumer - disse Neshratta in tono sprezzante.
- Non sono al di sopra della legge.
- Eppure loro credono di esserlo. Sapete una cosa? Non gradiscono molto il fatto di dover obbedire a una donna.
Amerotke ignor il sospiro di Valu. Neshratta stava insinuando che le Pantere erano dei traditori!
La ragazza sgran gli occhi, beffarda: - Non lo sapevate? Credete che Karnac ami il fatto di dover baciare il leggiadro piede di Hatusu? Il loro sostegno  stato molto scarso quando la regina  ascesa al trono.
- Molti ufficiali non erano soddisfatti, ma poi la regina ha dimostrato loro di essere una vera guerriera come suo padre - disse Amerotke.
- Questo ha salvato il suo collo grazioso, ciononostante non  molto amata.
- Le Pantere sono sudditi leali - obiett Valu.
Neshratta scosse il capo, dubbiosa, come per dare a intendere che erano ipocriti: - Non sono nemmeno gli amici che fingono di essere. Ogni mese s'incontrano a cena, e ho sentito certe discussioni! Ma il vino scioglie la lingua. Conoscete la leggenda?
- Che centra tutto questo con Ipumer? - protest Amerotke.
- State a sentire: una leggenda dice che le dieci coppe torneranno tutte al tempio di Seth quando una potente regina dominer l'Egitto.
- Non ho mai sentito dire una cosa del genere.
- Voi no, ma Ipumer era uno scriba della Casa della Guerra! Sapete che Karnac voleva dare un taglio a quella tradizione, e che quando Balet  morto tutti hanno creduto che fosse stata la regina a ucciderlo?
Amerotke era sorpreso e seccato. Ora sapeva perch la regina era cos interessata al caso. Se le morti continuavano, i soliti sacerdoti avrebbero cominciato a mormorare delle accuse contro di lei. Avrebbero insinuato che per trentanni gli eroi di Tebe erano vissuti in pace, ma quando Hatusu era salita al trono, ecco che avevano cominciato a venire uccisi.
- Voi come lo sapete?
- Ipumer aveva letto certi documenti e certe lettere confidenziali. Il mio galante innamorato era un gran ficcanaso. Karnac aveva scritto a Hatusu che le coppe dovevano essere restituite alle famiglie degli eroi morti.
- Ipumer ha letto anche la sua risposta?
- Non la sua, quella del suo amante, il muratore Senenmut.
- Frenate la vostra lingua, mia signora - protest seccamente il procuratore.
Neshratta fece una smorfia e scoppi a ridere: - Altrimenti finir nei guai?
- Ipumer non parlava mai delle imprese delle Pantere? - chiese Amerotke.
- Diceva spesso che la loro pi grande impresa era stata l'assassinio di una donna.
- Ce l'aveva con loro?
- A volte li beffeggiava, ma niente di serio. Non era una spia nemica o un avversario della regina, solo una scimmia che voleva divertirsi alle spalle degli altri. Mi raccontava che Shishnak offriva sua moglie ai visitatori del tempio e che i nostri grandi eroi approfittavano spesso dei suoi favori, mio padre compreso - si pass una mano sulla fronte. - Non posso dirvi altro: Ipumer mi amava, io ho giocato un po' con lui, ed  morto, ecco tutto.
Amerotke capiva che la ragazza li stava prendendo in giro. Le bugie unite a qualche verit sono le migliori. Come distinguere il grano dal loglio? Anche Valu era perplesso.
- Mio signore, io voglio appellarmi alla Divina Hatusu - disse Neshratta. - Ipumer pu anche essersi incontrato qui con una donna di questa casa, ma non ero io, e non ci sono prove che io abbia amoreggiato con lui e che lo abbia avvelenato. Ipumer aveva altri amici a Tebe, perch non potrebbe essere andato da Intef... o da Felima? - si morse il labbro. Era chiaro che stava per chiamare la vedova con un pittoresco insulto, ma poi si era fermata in tempo. Amerotke si chiese perch la odiasse tanto.
- Conoscevate Felima? - le domand di punto in bianco.
- Assolutamente no.
- E Intef?
- Perch avrei dovuto conoscerlo?
- Volete lasciarci soli per un istante, mia signora?
- Come volete.
Si inchin educatamente e usc in giardino. Valu sospir: - Dovremo assolverla, mio signore,  una volpe con la lingua pi biforcuta di quella di un cobra. Non possiamo provare che abbia ucciso lo scriba, ed  evidente che di lui non le importava nulla. Sembra solo interessata a umiliare suo padre.
- Sta mentendo, e non abbiamo prove di tutto quello che ci ha detto - Amerotke abbass la voce. - Per quanto ne sappiamo, potrebbe aver chiamato lei Ipumer a Tebe. Per umiliare suo padre, potrebbe essersi alleata al figlio della donna che lui aveva ucciso. Quello che ha detto  abbastanza logico, Ipumer era un bel giovanotto seducente,  venuto spesso in questa casa e poteva anche aver messo gli occhi su una delle ancelle. Cos Neshratta poteva spiare il suo ex innamorato e tenerlo in pugno.
- Si vedr - disse il procuratore in tono petulante. -  meglio che risentiamo i nostri testimoni e interroghiamo di nuovo la serva.
Amerotke usc in giardino. Neshratta era seduta sotto un pergolato fiorito. Su richiesta del giudice, mand a chiamare la cameriera. Amerotke assistette in silenzio all'interrogatorio. La ragazza era terrorizzata ma non vari la sua deposizione, e Valu non riusc a farla smuovere dalla sua storia n con le promesse n con le minacce: la sua padrona non aveva lasciato la stanza, ma era stata raggiunta dalla sorella, che aveva avuto un incubo; pi volte la cameriera aveva aperto la porta per controllare che fosse tutto tranquillo, e aveva visto Neshratta addormentata dalla parte del letto pi vicino alla porta. Alla fine, il procuratore si arrese e mand via la ragazza.
- C' altro, mio signore?
- Sar meglio interrogare anche la signora Vemsit e sua figlia Kheay.
Neshratta stava per andarle a chiamare, ma il maggiordomo annunci l'arrivo del generale Karnac.

10.

Peshedu stava per morire, ma non lo sapeva. Per questo gli dei gli concessero un momento di gioia prima che il suo Ka iniziasse il periglioso viaggio nell'oltretomba. Il generale era felice quando, indossata una semplice tunica, andava a cacciare sulla sua barca nelle acque del Nilo. Era una barca larga, a fondo piatto, manovrata dal servo che remava a prua. Peshedu stava nel centro con le sue reti, il carniere e le lunghe lance piatte e ricurve da caccia che recavano inscritte delle preghiere per ottenere il favore degli dei. Quel mattino la barca aveva navigato a lungo prima di raggiungere il posto solitario che Peshedu prediligeva, accanto alle rovine del tempio di Bes. Il silenzio era rotto soltanto dal ruggito degli ippopotami tra i canneti e dai coccodrilli che sguazzavano nell'acqua prima di mettersi a prendere il sole sulla riva o di ritirarsi all'ombra dei salici.
Era stato il padre di Peshedu a portarlo in quel posto da bambino e a insegnargli a usare le lance da caccia. Avevano anche un gatto addestrato a portar loro gli uccelli colpiti. Peshedu chiuse gli occhi e ricord i luminosi giorni del passato. A dire il vero, preferiva la quieta tranquillit della sua infanzia alla turbolenza avventurosa della sua vita da adulto. Prese una lancia e si schermi gli occhi dal sole. Avrebbe dovuto raggiungere la riva e trovarsi un angolo all'ombra per riposare. Era cos felice ora che era lontano dalla moglie querula e piagnucolosa, dal segreto disprezzo dei compagni e da quella sgualdrina dura e pericolosa di sua figlia. Peshedu malediceva il giorno in cui era nata. Sin da bambina, era stata sua avversaria. Ostinata e ribelle, non faceva che ridere delle sue gesta. La gloria del reggimento di Seth e le imprese delle Pantere non significavano nulla per lei. Poi era diventata una donna e si era rivelata sempre pi pericolosa. Si era messa ad amoreggiare e a fare gli occhi dolci a tutti i peggiori giovanotti che incontrava. Karnac avrebbe potuto metterla in riga, ma poi c'era stato quel grande scandalo, quella grande umiliazione. Peshedu aveva messo tutto a tacere fin quando non era arrivato quel maledetto scriba... Cacci le mosche che venivano a banchettare sulle spoglie delle sue prede.
Il servo lo richiam alla realt e gli indic il folto canneto di alti papiri inclinati dalla leggera brezza del fiume. A Peshedu sembrava sempre una foresta galleggiante.
- Cosa c'? - chiese seccamente il veterano.
- Dobbiamo avvicinarci?
Peshedu annu, allungandosi sul fondo della barca, fatto di foglie di papiro intrecciate. Uno stormo di uccelli palustri si alz in volo. Ne punt uno che inseguiva le farfalle tra i pennacchi dei papiri, poi un altro, dal lungo becco infilato nel calice di un fiore.
- Qualcosa li disturba, padrone.
- Forse sta arrivando una faina.
Lanci il giavellotto e centr in pieno il corpo dell'uccello. Peshedu era molto abile. La lancia ricadde con una curva elegante. Torn ad afferrarla soddisfatto mentre il servo teneva d'occhio il punto dov'era precipitata la preda. Dopo qualche colpo di remo, il barcaiolo gett la rete e recuper l'uccello morto. Peshedu ne ammir il piumaggio variopinto, poi lo mise con gli altri nel carniere.
- Devo tornare in mezzo al fiume, padrone?
- Un momento.
Peshedu sorrise, notando quanto il servitore fosse spaventato dai lunghi musi dei coccodrilli e dagli ippopotami che prendevano il sole tra le canne. I coccodrilli avevano gi mangiato e non sarebbero tornati nel fiume finch non si fossero scaldati e non avessero avuto voglia di altre prede. Tra le canne faceva molto pi fresco.
Peshedu aveva voglia di rimanere l tutto il giorno. In quel posto nessuno poteva fargli del male. Era coraggioso e bene armato. Ricord con una smorfia gli avvertimenti di Amerotke. Non avrebbe ascoltato di certo gli ordini di un burocrate! Cambi posizione per sgranchirsi le gambe, tenendosi bene in equilibrio. Era difficile accettare l'idea che l'assassino fosse in qualche modo legato al reggimento, eppure Amerotke non doveva aver torto. Si mise il cappello di paglia sulla testa calva per proteggersi dal sole. Sarebbe rimasto l fino a sera, poi sarebbe andato al tempio di Anubi. Aveva notato una giovane danzatrice molto graziosa. Gambe lunghe, vita snella e petto scultoreo. Gli avrebbe fatto il bagno e sarebbero andati a mangiare in una delle taverne accanto al tempio.
Il ruggito di un ippopotamo lo fece sobbalzare. C'era movimento tra i papiri. Il servo si guard alle spalle allarmato.
- Torniamo in mezzo al fiume, padrone.
Il servo gir abilmente la barca e punt verso il centro del Nilo, remando vigorosamente. Quando si furono allontanati dal canneto, Peshedu rabbrivid, vedendo un'altra barca parallela alla loro, a qualche metro di distanza. A bordo cerano due uomini: uno remava e l'altro s'inginocchiava per incoccare una freccia nell'arco che puntava nella loro direzione. Inorridito, il generale si gett sul fondo della barca mentre la freccia gli saettava accanto. Peshedu afferr l'arco e guard le due nere figure, simili ai Divoratori dell'oltretomba. Una freccia si piant nella gola del servo. Le convulsioni del moribondo rischiavano di far rovesciare la barca. Peshedu non riusc a strappargli il remo, che fin fragorosamente in acqua. L'uomo cadde riverso, fissando il cielo con gli occhi ormai privi di vita.
Un'altra freccia colp il generale in pieno petto, con forza tale che lo scaravent nel fiume. Il dolore era fortissimo. Sent la bocca piena d'acqua e vide il suo stesso sangue che cominciava a colorare di rosso il Nilo. Era troppo debole per potersi dibattere. Cerc di girarsi e not i coccodrilli che calavano in acqua, fiutando l'odore del sangue.
Amerotke e Valu parlarono con Karnac e Nebamum nella stanza in cui avevano interrogato la Ragazza.
Il generale fece cenno al servo di accomodarsi su uno gabello, poi disse: - Ho saputo dell'attentato. Chi pu essere stato?
- Di cosa state parlando? - protest Valu.
- Siamo stati attaccati mentre venivamo qui - spieg Amerotke. - Qualcuno ci ha scagliato contro tre o quattro frecce.
- Eravate voi l'obiettivo?
- No, mio signore, era sicuramente Nebamum. - Amerotke sorrise al servitore. - Vedo che si  salvato senza neppure un graffio.
- Non  stato un problema - disse Nebamum. - Il boschetto era folto e sono riuscito a sfuggire al mio aggressore senza neppure vederlo.
- Chi pu essere stato? - ripet Karnac.
- Non lo so - rispose esasperato il giudice.
Karnac giocherellava con le nappe dell'elegante cintura.
- Questo dimostra almeno una cosa: io, Heti e Thuro eravamo nelle nostre case. Nebamum era con voi... - guard il giudice con sguardo severo.
- Peshedu non  tornato a casa.
-  a caccia sul Nilo - rispose il generale. - Quello sciocco  andato cos lontano che non riusciamo a trovarlo.
- C' sua figlia - disse maliziosamente il procuratore.
Karnac sbuff ironicamente.
- La Divina Hatusu  una guerriera, e altre donne possono essere come lei - insistette Valu.
- Sono venuto qui per parlare con Peshedu, ma forse voi volete di nuovo interrogarmi...
- Continuer a farlo finch non avr scoperto la verit - disse Amerotke. - Eravate fidanzato con Neshratta?
- Avevo intenzione di farlo, s. Ma poi ho cambiato idea.
- Perch?
- Non mi piaceva.
- Perch no?
Karnac sorrise: - So giudicare le donne e i cavalli, e non mi sbaglio facilmente. Infatti ha subito iniziato a trescare con Ipumer...
- La cosa non vi  piaciuta?
- Certo, una signora non  una danzatrice del tempio. Ognuno deve fare le sue scelte - Karnac allarg le braccia. - Non si  forse accoppiata pi volte con Ipumer, mio signore Valu?
Il procuratore rispose con cautela: - Cos dice. Afferma anche di essersi incontrata con lui, travestita da uomo, con una maschera di Horus.
Il generale sbuff indignato: - Peshedu avrebbe dovuto tenerla a freno. Dovrebbero seppellirla viva nel deserto. Vero, Nebamum?
Il servo annu pazientemente: - Io vi avevo avvertito che non era donna per voi.
- E la Divina Hatusu? - chiese di punto in bianco Amerotke.
- Lei non centra, io sono solo lieto quando mi sorride.
La risposta rituale fu pronunciata in tono beffardo. Era chiaro che non amava la regina, e tutto nel suo atteggiamento lo dimostrava. Amerotke guard le stelle argentee e i piccoli soli rossi dipinti sul soffitto.
- Avanti, cosa volevate dire, mio signore Amerotke? Parlate, su!
- Avevate litigato con la regina per le Coppe dello Scorpione?
- Ma certo, sono un tributo al nostro eroismo e devono tornare alle famiglie degli eroi.
- Non era forse a causa della leggenda secondo la quale le coppe sarebbero tornate al tempio di Seth quando a Tebe avrebbe regnato una potente regina?
- A me interessano i fatti, non le leggende. Il nonno della regina ce le don, e devono rimanere a noi - si raddrizz sulla sedia. - Le ho anche fatto notare, rispettosamente, che dovrebbe essere eretto alla nostra gloria un altro mausoleo, pi appropriato.
Karnac era un eroe, ma era anche un uomo arrogante, che non avrebbe accettato tanto facilmente di sottomettersi a una ragazza come Hatusu. Quindi non perdeva occasione per metterla in imbarazzo o per esigere un alto prezzo per il suo sostegno. Sedeva sulla sedia come su un trono e rispondeva alle domande di Amerotke solo per non provocare l'ira della regina e per non essere convocato a palazzo reale.
- Peshedu  uno sciocco - disse Amerotke. - All'oasi di Ashiwa vi ho avvertiti, e torno ad avvertirvi adesso: l'assassino non si placher finch non vi avr uccisi tutti.
- E cercher di uccidere anche me, mio signore?
Usc sdegnosamente dalla stanza, seguito da Nebamum, che s'inchin ai due magistrati con aria di scusa.
- Vi siete fatto un nemico - sorrise con malizia il procuratore.
Amerotke guard la porta: - Non m'interessa. Karnac non ha molta voglia di baciare i piedi alla regina. Se fossi al vostro posto, lo terrei d'occhio.
Valu non sorrideva pi: - Pensate che sia un traditore?
-  solamente un uomo che non ama altri che se stesso. Questo lo rende molto pericoloso.
- Credete che sia l'assassino?
- Di chi? Di Ipumer? Certo non gli stava molto simpatico, ma dal momento che non ama Neshratta, non vedo perch avrebbe dovuto ucciderlo.
- E Balet e Ruah?
Amerotke si batt una mano sulla coscia: - Pu darsi, ma per quale motivo li avrebbe assassinati?
Valu chin il capo e si mosse irrequieto sulla sedia.
- Avete qualcosa da dirmi, mio signore Valu?
Il procuratore lo guard imbarazzato: - Ho ricevuto un messaggio della Divina, e non so se il processo potr continuare.
- Io concludo sempre quello che ho cominciato. Ma la Divina Hatusu potr presenziare, se lo gradisce.
-  questa la vostra risposta?
- La mia unica risposta, mio signore Valu. Ora interrogheremo la madre di Neshratta.
Valu era perso nei suoi pensieri, non sapendo come comunicare alla regina il volere di Amerotke; and a parlottare con il maggiordomo, poi torn a sedersi: - Sar un interrogatorio molto strano.
- Cosa intendete dire?
- Lo vedrete, mio signore - rispose enigmaticamente il procuratore. -  incredibile tutto quello che si riesce a scoprire dalle chiacchiere dei domestici; ma state tranquillo, se voi e la signora Norfret aveste dei segreti, io li terrei ben nascosti.
La signora Vemsit and a sedersi senza nemmeno salutarli. Era una donna grassa e ingioiellata, il volto dalle guance cascanti era truccatissimo. Sulla veste diafana e trasparente portava uno scialle di broccato. La veste era aperta e continuava a massaggiarsi i seni floridi con un sacchetto profumato. Era sovreccitata e stropicciava i piedi avvolti in sandali argentati come se fosse ansiosa di andarsene.
Continuava a spostare lo sguardo da Valu ad Amerotke: - Non so cosa volete. Vorrei che mio marito fosse qui, non dovreste interrogarmi in sua assenza. Con tutti i problemi che ha, vuol fare quello che vuole, e non si riesce a fargli cambiare idea!
- Anche la notte in cui fu ucciso Ipumer non era in casa?
Vemsit si afflosci e fiss Amerotke, a bocca aperta: - Che cosa centra? Ipumer non  entrato, non gliel'avremmo permesso!
- Riuscite a tenere sotto controllo vostra figlia?
- Purtroppo no - fece una smorfia seccata. -  un'ostinata, e sar la nostra morte!
- Quella notte, dov'era il generale Peshedu?
Vemsit distolse lo sguardo: - Il generale... Come al solito era via per affari e non  tornato prima dell'alba.
- E voi eravate nella vostra camera?
Vemsit chin il capo, atterrita come un gattino.
- Non avete mai lasciato la stanza per tutta la notte? - insistette il giudice.
- Volete insinuare che mi sarei incontrata con Ipumer?
-  possibile - sorrise ironicamente Valu. - Ipumer era un bel giovane e aveva un debole per le donne affascinanti e mature come voi.
Vemsit gli restitu il sorriso. Valu doveva conoscerla molto bene.
- Rispondete alla domanda del giudice della Sala delle Due Verit - tub. - Eravate da sola nella vostra stanza, e non ne siete mai uscita?
Vemsit sussurr, senza sollevare lo sguardo: - Ho una testimone, ma vi prego di non mettermi in imbarazzo con le vostre domande.
- E chi sarebbe questa testimone?
- La mia ancella Ita. Il mio signore Peshedu  spesso via e io ho cos paura...
Amerotke rimase impassibile di fronte a quella risposta rivelatrice. Aveva spesso sentito di vizi del genere tra le ricche signore di Tebe. Norfret gli aveva parlato pi volte degli scandali che si celavano sotto la superficie elegante e raffinata dell'aristocrazia tebana.
Vemsit incurv le spalle: - Vi prego - sussurr. - Io e Ita giureremo tutto quello che volete! Siamo rimaste insieme per tutta la notte. Mio marito  un uomo cos difficile, le mie figlie fanno la loro vita, e io ho cos paura... Mi sento cos sola...
Amerotke le prese la mano grassoccia, convinto che stesse dicendo la verit. Vemsit ne aveva abbastanza degli uomini e non sarebbe mai uscita di notte per incontrarsi con Ipumer in un boschetto.
- Non disperatevi, mia signora. Non dovrete ripetere in tribunale quello che ci avete detto. Siete preoccupata per vostro marito?
Vemsit sollev il viso rigato dalle lacrime e dal kohl.
- Presto torner a casa, e non vorr vedervi cos. Noi desidereremmo parlare con la vostra figlia minore.
Lei  una bambina innocentepiagnucol Vemsit.
- Lo so, ma dobbiamo interrogarla.
La donna sospir e usc dalla stanza come una sonnambula.
- Vi ho detto che le chiacchiere dei servi sono preziose come perle - sogghign il procuratore. - Le credete, mio signore?
- Che gli dei la proteggano,  una donna che si nasconde dai suoi stessi familiari!
Kheay entr come di soppiatto. Era una ragazza snella e gentile, molto diversa dalla madre e dalla sorella. I suoi capelli erano raccolti dietro la testa con un nastro, e aveva grandi occhi espressivi e un viso dolce. Si muoveva con la grazia di una cerbiatta. Guardava i magistrati senza mostrare timore. Non portava anelli ma solo un braccialetto d'oro, e il suo vestito era molto semplice.
- Quanti anni hai? - le chiese il giudice.
- Quattordici.
Accenn a un sorriso quando Amerotke le chiese se voleva bene a sua madre, ma quando le parl del padre il sorriso svan. Invece, quando le fece il nome di Neshratta, raggiunse il massimo fulgore. Il giudice aveva avuto la sua risposta.
- Neshratta  molto coraggiosa - sussurr - e mi protegge sempre da mio padre. Mi sta ad ascoltare e mi fa portare i suoi gioielli. Non  testarda come pu sembrare. Dopo quello che ha sofferto... - si morse il labbro come se avesse parlato troppo.
- Sofferto?
- Solo questioni di cuore, mio signore.
- Amava Ipumer?
- No, lo trovava interessante ma voleva soltanto causare dei problemi a nostro padre.
Era una risposta cos franca che il giudice si mise a ridere: - Si incontravano in citt?
- A volte, quando andavamo al mercato.
- E di notte?
- Qualche volta, ma poi hanno smesso. Ipumer l'annoiava, era diventato un fastidio per lei. A volte era preoccupata.
- Preoccupata?
- Non so perch, era stufa delle minacce di Ipumer.
- L'hai conosciuto? - le chiese il procuratore.
- A volte, quando andavamo insieme in citt, lo incontravamo in una piccola osteria, lontano dagli occhi della gente.
- Di cosa parlavano?
- Si sedevano nel giardino, sotto gli alberi, e io non li potevo sentire. Fingevo di guardare i pesci nel laghetto e i fiori. Poi se ne andava e noi facevamo le nostre spese al mercato.
- E la notte che  venuto qui? Tua sorella  accusata di averlo avvelenato.
- Non lo avrebbe mai fatto - assunse l'espressione ostinata della sorella. - Io ho sognato un grande pipistrello rosso e un uomo coccodrillo che usciva dalla palude e veniva nel nostro giardino. Mi sono messa a gridare, ma mio padre non c'era e la mamma... - scosse graziosamente le spalle. - Cos sono andata da Neshratta. La cameriera dormiva su un pagliericcio, fuori della porta. Sono entrata...
- Che ora era?
- Non era ancora mezzanotte. Mia sorella  gentile e mi ha detto di stare con lei. Abbiamo parlato un po', e non ho dormito molto. Ogni tanto, la cameriera apriva la porta per accertarsi che andasse tutto bene.
- E tua sorella non se ne  mai andata?
- Come avrebbe potuto, mio signore? Io avevo mal di stomaco e non ho quasi preso sonno.
Valu si tocc la pancia, comprensivo.
Kheay li guard tristemente: -  tutto quello che so, non posso dirvi altro.
Amerotke guard Valu, che scosse il capo.
- Non sai niente di Ipumer? Tua sorella non ne parlava mai?
La ragazzina scosse vigorosamente la testa. Amerotke la conged, e per un po' i due inquirenti rimasero in silenzio.
- La regina ha ragione - disse Valu. - Non possiamo provare che sia stata davvero Neshratta. Per, tutti rimarranno convinti che sia colpevole e continueranno a sospettarla per il resto della sua vita.
Amerotke era perplesso. Chiam il maggiordomo e gli disse di mandargli Shufoy.
- Cosa volete fare? - gli chiese Valu.
Amerotke si gratt la testa: - Andr nell'archivio della Casa della Guerra e cercher di scoprire tutto quello che posso sul conto delle Pantere e di Ipumer. Abbiamo fatto fin troppe domande, siamo come cani che si rincorrono la coda! Dal nulla viene fuori solo il nulla.
Il nano entr nella stanza e guard con severit il padrone: - Ho atteso a lungo e non mi hanno offerto nemmeno da mangiare e da bere!
- Sembra che tu stia morendo di fame! Ma prima dovrai andare nel quartiere dei profumieri, a cercare il netturbino.
- E perch mai?
- Se aspetti, te lo dir. Qualcuno ha dato fuoco alle case di Intef e Felima, e voleva di sicuro distruggere qualcosa d'interessante. Voglio sapere cos'hanno trovato tra le ceneri delle due dimore. Hai il mio sigillo? il nano annu: - Cercate qualcosa in particolare, mio signore?
- Lo saprai quando lo avrai trovato. Poi andrai nell'ufficio del procuratore e controllerai di nuovo se tra la roba di Ipumer c' qualcosa di sospetto.
Il procuratore si alz in piedi, tenendosi la pancia: - Purtroppo la natura chiama, mio signore. Sono l'umile servitore delle mie viscere.
Valu usc dalla stanza, e una volta che ebbe chiuso la porta il nano sussurr: - Ho visto qualcosa di strano; ero nell'atrio quando la signora Neshratta  passata. Mi  sembrato che stesse piangendo, ma non ne sono sicuro.
-  lei la chiave del mistero, ne sono certo. Quando andrai da lui, chiedi al signor Valu tutto quello che sa sul conto di Intef e Felima.
Rimasto solo, Amerotke guard quella ricca stanza cos carica di miserie. Si chiese pigramente dove fosse Peshedu, e sper che gli affreschi della Cappella Rossa non rappresentassero un altro omicidio. Usc nel corridoio e il maggiordomo gli chiese se stava andando via.
- Me ne andr presto, non preoccupatevi - sorrise Amerotke - ma prima dar un'occhiata alla camera della signora Neshratta.
L'uomo corrug la fronte, ma lo guid all'interno della casa verso la Scala della pantera, cos chiamata perch gli affreschi mostravano la lotta di un ufficiale del reggimento di Seth con uno di quei pericolosi felini. Il pianerottolo era di legno lucido. La stanza di Neshratta era in fondo al corridoio. Di fronte alla porta vi era un semplice lettuccio di canne. La camera era molto spaziosa, con un letto immenso al centro, bauli e tavolini eleganti. Il letto era protetto da una zanzariera, che serviva anche a difenderlo dal caldo. In un angolo, accanto alla toletta con la brocca per lavarsi, vi era un grande ventaglio di piume di struzzo. Dappertutto affreschi con le insegne e le gesta del reggimento di Seth: non c'era da stupirsi che la ragazza ne fosse cos infastidita, riflett il giudice.
Le due grandi finestre erano protette, una da imposte dai colori allegri e l'altra da una grata di vimini, facilmente rimovibile. Amerotke la tolse, ignorando lo sbigottimento del maggiordomo, poi controll le due borchie di bronzo sul muro esterno, a sinistra della finestra. Dovevano essere servite a Neshratta per assicurare la scala di corda che teneva nel baule sotto il letto. La distanza tra la finestra e il terreno era di un paio di uomini, uno sull'altro, e il giardino era circondato da mura e da cespugli. Dopo un breve sentiero si raggiungeva una postierla nel muro di cinta... Soddisfatto, il giudice rimise a posto la grata e se ne and, facendo scricchiolare fortemente il piancito.
Ancor pi perplesso di quando era arrivato, Amerotke usc dalla casa e and a vedere la postierla. Ipumer era entrato di l, quella notte, e si era incontrato con qualcuno, ma con chi? Neshratta non aveva lasciato la stanza, e almeno su quel punto non doveva aver mentito.
Appoggiato alla porta, guard i pescatori al centro del fiume. Si chiese se sarebbe riuscito a scoprire la verit. Se non avessero risolto il mistero della morte di Ipumer, non avrebbero potuto chiarire nemmeno il resto. Guard il cielo, schermendosi gli occhi dal sole. Gli sarebbe piaciuto essere nel suo giardino a insegnare ai bambini a pescare. Poi ricord la Casa della Morte e quei cadaveri maciullati che chiedevano giustizia, una giustizia che non poteva pi aspettare.
Amerotke sedeva a gambe incrociate sui cuscini con la schiena appoggiata contro il fresco muro del tempio di Maat. Si era tolto i sandali e si era purificato labbra, mani e piedi con l'acqua benedetta. Sentiva a grande distanza i servi che preparavano i sacrifici della sera, o cambiavano i fiori nei vasi della Sala delle Due Verit.
Guard gli affreschi sul muro e le travi di cedro dorate e argentate del soffitto. Sospir. La visita all'archivio della Casa della Guerra era stata vana. Certo, gli scribi conoscevano Ipumer, ma non avevano potuto dirgli nulla di nuovo. Era stato un giovane coscienzioso e un buon lavoratore. Il capo degli scribi era molto preoccupato per Hepel, che da giorni era scomparso dal suo alloggio e non era pi andato al lavoro.
Sicuramente, doveva essere morto. L'assassino aveva ucciso tutti coloro che potevano metterlo in relazione con Ipumer. Hepel, Lamna, Intef, Felima... Seth aveva chiuso la bocca a tutti quelli che potevano fornire prove sulla sua identit. Negli archivi, per, Amerotke aveva scoperto che Ipumer si era molto interessato alle gesta delle Pantere e aveva consultato tutti i documenti che le riguardavano. Aveva detto che era affascinato dalle loro imprese, ma poi il suo interesse si era bruscamente esaurito. A parte ci, non era emerso nulla di nuovo.
Bussarono alla porta, e Prenhoe e Shufoy entrarono, stremati e depressi... S'inginocchiarono, si tolsero i sandali, si purificarono con l'acqua benedetta e si appoggiarono contro la porta.
-  stato uno spreco di tempo, padrone.
Prenhoe vuot una borsa sul pavimento: - Ecco tutti gli averi di Ipumer.
Pass ad Amerotke un anello con un piccolo diamante incastonato tra due serpenti intrecciati. - Era di Neshratta - disse il giudice. - Oggi ne portava uno simile. Probabilmente un pegno d'amore. C' altro?
Shufoy fece scivolare sul lucido pavimento una spilla danneggiata dal fuoco.
- Il netturbino l'ha trovata tra i ruderi della casa di Felima.
Amerotke la guard alla luce.
- Ci sono due gazzelle, e non sono forse il sigillo di Peshedu? - disse il nano. - Non  l'emblema sulla porta della sua villa?
- Un regalo di Ipumer,  chiaro. Gliel'avr data Neshratta.
Shufoy mostr dei brandelli di papiro: - A casa di Intef non c'era nulla, questi sono di Felima. Aveva un mucchio di polveri e di pozioni. Il signore Valu pensa che vendesse afrodisiaci.
Amerotke controll le liste di sostanze, macchiate di cenere e semibruciacchiate.
- Perch la vedova  stata uccisa?
- Sono stato anche in Via delle Lucerne, e ho chiesto al mercante se la persona con la maschera di Horus poteva essere una donna. Lui  certo che si trattasse di un uomo.
- Ma perch Neshratta dovrebbe mentire?
- Il mercante dice che veniva sempre col favore della notte. Si teneva nelle tenebre, ma da come parlava e si muoveva era sicuramente un uomo.
-  vero, ma Neshratta  intelligente e sa recitare.  possibile che avesse bisogno di una stanza per incontrarsi con Ipumer. Di solito andavano nelle osterie, ma... Non capisco...
Bussarono di nuovo alla porta e Asural la spalanc, facendo quasi cadere Prenhoe. Il capo della polizia del tempio si scus, poi rimase a gambe divaricate, con Telmo sottobraccio.
- Avevate ragione, dovevano stare pi attenti! Hanno ripescato dal Nilo i corpi di Peshedu e del suo servo!
Amerotke balz in piedi, stringendosi la cintura intorno alla veste: - Sei sicuro?
- Erano quasi irriconoscibili, ma i braccialetti che il generale portava ai polsi e alle caviglie non lasciano dubbi. I Pescatori di Cadaveri avevano visto la sua barca andare alla deriva, col carniere pieno di prede. A bordo c'era una faretra, ma l'arco mancava e anche il remo era sparito. Hanno cercato tra i papiri, attirati da un nugolo di coccodrilli che stavano chiaramente banchettando. I resti di quei due sventurati sono stati portati alla Casa della Morte. Un pescatore ricorda di averli scorti nei pressi dei ruderi del tempio di Bes. Non ho visto di persona i cadaveri, ma dicono che  evidente che sono stati uccisi da frecce.
Amerotke si copr il volto con le mani e si chiese chi poteva essere l'assassino. Era facile scoprire dove Thuro e Heti si trovavano al momento dell'omicidio. Karnac e Nebamum non avevano di sicuro lasciato Tebe.
- Era facile sapere dove Peshedu sarebbe andato a cacciare? - chiese Prenhoe.
- Facilissimo, andava sempre nello stesso posto - rispose il giudice. - Karnac dice di avergli mandato un messo per informarlo della morte di Ruah, ma a quanto pare il messo non lo ha trovato. A volte per il generale interrompeva la caccia e si riposava sulla riva, all'ombra di un albero. Non mi stupisco che non sia riuscito a trovarlo. Mi chiedo cosa succeder adesso alla Casa della Gazzella Dorata. Voglio riflettere da solo un momento. Shufoy e Prenhoe andranno da Karnac e gli chiederanno se ha scoperto qualcosa.
- Il signore Senenmut vi ha cercato - disse Asural.
- E continuer a cercarmi a lungo - li spinse fuori dalla porta. - Cercate di scoprire dov'erano le Pantere e se qualcuno di quei prodi veterani aveva lasciato Tebe al momento del delitto.
Shufoy fulmin il padrone con lo sguardo: - Io sono stanco!
- Presto potrai dormire; prima per dobbiamo studiare un piano.
Il tempio ritorn silenzioso. Amerotke rifletteva davanti al tabernacolo su quegli orrendi omicidi.
Un vecchio sacerdote gli aveva insegnato alcune tecniche di meditazione. Doveva sedere in silenzio e isolare i fatti pi importanti. Ricord il viaggio nel deserto in compagnia delle Pantere, la tomba vuota, i neri predoni che li attaccavano, la Via delle Lucerne e la strana figura con la maschera di Horus, il volto di pietra di Karnac, la coraggiosa e astuta Neshratta, piena di vita e dalla lingua tagliente come un rasoio, la bella Kheay dal viso di cerbiatta. Le due ragazze sembravano addolorate, ma per cosa? Certo, non per la morte di Ipumer! Amerotke si chiese perch la serva fedele doveva dormire fuori della porta. Anche Neshratta faceva brutti sogni, la notte? Shufoy l'aveva vista piangere, ma quando aveva lasciato la stanza era stata abbastanza tranquilla. Perch quel cambiamento d'umore? Il giudice si sistem comodamente sui cuscini. L'alta finestra era oscurata dal crepuscolo.
- Ho commesso un errore - disse Amerotke ad alta voce.
Ipumer lo aveva ingannato, si era concentrato sulla sua morte, ma se la chiave di tutto era Neshratta, doveva scoprire cos'era successo prima dell'arrivo dello scriba. Perch la ragazza odiava suo padre? Era lei l'assassina? Avrebbe dovuto interrogare di nuovo la famiglia del generale, ma che doveva chiedere? E a chi? Chiuse gli occhi e si addorment, in attesa del ritorno di Shufoy; a quel punto avrebbero iniziato insieme un lungo viaggio nell'oscuro passato di Neshratta.

11.

L'assassino era illuminato da una debole fiammella nella tomba degli eroi, una grande caverna tra le rocce che sovrastavano la Necropoli.
Il custode lo aveva fatto entrare nella mastaba, il tempietto all'ingresso della tomba. L'assassinio sorrise dietro la maschera di Horus. E perch non avrebbe dovuto? Lui aveva mostrato al custode il sigillo del reggimento di Seth con la pantera che apriva le fauci, minacciosa. Questi aveva creduto che fosse venuto a pregare, e non c'era da stupirsi che un uomo portasse una maschera, di notte, nella Necropoli. Sedette su uno sgabello finemente ricamato. Ma certo non avrebbe pregato per chi si era reso colpevole di crimini cos orrendi! Non avrebbero dovuto godere dei favori di Amon come se fossero semidei. La sabbia lo fece tossire. Si guard intorno: il mausoleo era splendido, con i cofani dorati, i sarcofaghi con i resti dei compagni morti, i canopi decorati, le sedie di legno finissimo, le statuette incastonate di pietre preziose. La torcia faceva scintillare la statua d'oro di un gatto accucciato. I ventagli di piume di struzzo e i vasi aperti di unguenti profumavano l'aria. Gli affreschi celebravano le gesta degli eroi, simili a bellicose divinit guerriere.
L'assassino si addentr nella tomba dove un giorno avrebbe riposato in pace, se la vita gli avesse sorriso. Carezz un sarcofago dorato. Era quello di Amunak, piccolo e svelto, coraggioso come un leone e furbo come una volpe. Lui era al sicuro, non aveva niente da rimproverargli.
Guard il coperchio tempestato di pietre preziose dello splendido sarcofago di Kamun. Come Ruah, Balet e Peshedu, non meritava di raggiungere tranquillamente l'estremo orizzonte; avrebbe dovuto pagare il fio delle sue colpe. Con il coltello ruppe i sigilli e forz il coperchio. Guard la mummia profumata con la maschera d'argento blu e oro. La tolse e la gett via, nelle tenebre, poi vers sulla mummia un otre di sangue che aveva comprato da un macellaio. Il corpo bendato sembr galleggiare in un macabro lago. Il puzzo di sangue cacci i profumi degli unguenti e delle erbe odorose. L'assassino ammir la sua opera.
- Che state facendo?
Il custode avanz, con la parrucca di traverso. Aveva bevuto e il grasso viso rossiccio era molto preoccupato. Barcoll leggermente, stringendosi ancora al petto la coppa di vino.
- Sto onorando i compagni morti, non vedete?
- Perch avete aperto il sarcofago?
Vide il sangue luccicare e fece per scappare, ma l'assassino non gliene diede il tempo, in un balzo lo colp con il pugnale, gli mise una mano sulla bocca e affond la lama nelle sue carni. La vita scomparve dagli occhi dell'uomo. L'assassino lasci che si afflosciasse in terra, soffocato dal suo stesso sangue. Ripul il coltello nelle vesti della sua vittima. Ormai l'intera tomba era maledetta. Si tolse la maschera per tergersi il sudore dal volto, poi scomparve nella notte.
Cammin per le vie della Citt dei Morti, nascosto dalle tenebre. Quando incontrava un corteo funebre, si celava nell'oscurit di un portone. Superata la grande statua di Osiride, prese un traghetto e guard le luci della citt. Aveva fatto un buon lavoro, ma la notte non era ancora finita, doveva sistemare il giudice Amerotke. Avrebbe preferito lasciarlo a perdere tempo con le sue assurde teorie, ma, come i suoi compagni, aveva sottovalutato il giudice di quella puttana di Hatusu. Era tenace e astuto, ed era meglio eliminarlo al pi presto. A quanto pareva, sarebbe rimasto per tutta la sera al tempio di Maat.
L'assassino ascoltava distrattamente le ciance dei passeggeri che tornavano a casa dopo aver chiuso le loro botteghe nella Necropoli, mentre la barca si dirigeva verso il porto. Guard le luci delle bancarelle sulla banchina, che vendevano di tutto, dai cuccioli ai gioielli, mentre rifletteva su come eliminare il magistrato. Una delle gesta delle Pantere attir la sua attenzione e colp la sua fantasia. S, avrebbe fatto cos! Sorrise, al pensiero di come sarebbe morto Amerotke.
Amerotke si svegli con i muscoli indolenziti. Aveva freddo. Apr un baule e ne prese un mantello ricamato. Le lucerne si erano spente ma le torce bruciavano ancora allegramente. Si avvicin ai due bracieri profumati in fondo alla cappella. Allung le mani, ascoltando i rumori del tempio. Quando si fu riscaldato, bevve un sorso di vino e mangi qualche frutto che un'ancella gli aveva portato.
Usc nel corridoio che portava nella Sala delle Due Verit. La sala era immersa nell'ombra e nel silenzio. Solo qualche torcia lottava coraggiosamente con l'oscurit. Il tribunale aveva un aspetto strano di notte. Intravedeva appena il suo scranno e i cuscini tra le colonne dove sedevano gli scribi. La sala dove avvenivano di giorno aspre discussioni e dove spesso si decretava la morte di un individuo era ora quieta e silenziosa.
Amerotke ritorn nella cappella. Chiuse la porta e si sedette sui cuscini per riflettere su quello che gli avevano detto Kheay e Neshratta. Maledisse il suo errore e la sua stupidit. Si era concentrato su Ipumer e aveva trascurato quello che gli avevano insegnato nella Casa della Vita. Eppure il suo vecchio maestro gli aveva detto che quello che avrebbe visto in tribunale era solo la corolla. Per arrivare alla verit, doveva strappare lo stelo e tirar fuori le radici del fiore.
Amerotke non lo aveva fatto, e adesso si era reso conto del suo errore. La radice era la figlia di Peshedu. Ora doveva attendere il ritorno di Prenhoe e Shufoy. Anche a tarda notte, a dispetto del lutto che aveva colpito quella casa, avrebbe continuato i suoi interrogatori.
Raccolse i frammenti di papiro e la spilla con le gazzelle contorte ma ancora riconoscibili. Lesse ad alta voce gli elenchi di pozioni ed erbe magiche trovati tra le ceneri della casa di Felima.
Mandragola, sangue di lucertola, denti di porco, grasso rancido...
Non conosceva la medicina e non sapeva cosa combinasse la vedova con quei disgustosi ingredienti. Shufoy gli aveva parlato dei rimedi che vendevano i ciarlatani e gli Uomini Scorpione. Riconobbe qualche sostanza come il grasso di picchio o la polvere d'ossa frantumate. Felima non vendeva solo afrodisiaci. I fichi bagnati nel latte di una puerpera venivano usati per dimostrare se una ragazza era incinta: se li vomitava lo era, altrimenti no. Oppure la ragazza doveva, come si diceva nel papiro, fare due buchi in terra; in uno doveva mettere del grano e nell'altro dell'orzo, poi doveva versarvi dentro le acque di una donna gravida e coprirli di terra. Se forzo cresceva prima del grano, avrebbe avuto una bambina, altrimenti avrebbe avuto un maschio.
Valu aveva ragione di sospettare; ecco il motivo della ricchezza di Felima! Era stata una levatrice, una maga che aiutava le donne sterili ad avere dei bambini, una venditrice di afrodisiaci, forse una strega coinvolta in pericolose pratiche magiche. Stava riflettendo, quando ud un rumore nel tempio. Shufoy e Prenhoe erano tornati. Amerotke raccolse le prove dal pavimento, stupito di non sentirli arrivare chiacchierando allegramente. Forse era stato solo un sacerdote, o un'ancella del tempio. Qualcuno buss alla porta. Il giudice rabbrivid e disse di entrare.
La porta si apr e un cestino fu gettato nella cappella, con tale rapidit che il giudice non pot intervenire. Dal cestino uscirono serpeggiando dozzine di vipere. La porta si chiuse bruscamente mentre Amerotke rimaneva paralizzato dalla paura. Era facile, per pochi soldi, comprare al mercato serpenti velenosi; le loro pelli venivano usate per molti scopi. L'assassino li aveva deliberatamente agitati. Erano pi di due dozzine, di diverse razze e specie, e sibilavano furiosi. Il calore, e il minimo movimento, avrebbero attirato la loro attenzione. Sospir di sollievo quando la massa brulicante si diresse verso i bracieri roventi. Il pavimento di marmo era troppo gelido per loro. Amerotke sent un crampo alle gambe. Era un incubo. Si trovava al sicuro nella sua cappella, quando all'improvviso gli compariva davanti un groviglio di serpenti velenosi. Non osava respirare, mentre guardava i corpi sottili e sinuosi, i musi piatti e larghi. Sollevavano il capo, estraendo la lingua. Sapeva bene che doveva evitare a tutti i costi di attirare la loro attenzione.
I serpenti cominciarono a separarsi. Essendo di razze diverse, cominciarono a lottare e a sibilarsi l'un l'altro, furibondi. Amerotke ringrazi Maat per la presenza dei bracieri e dei cesti con i frutti succulenti, che calamitavano la loro attenzione. I rettili strisciavano sul pavimento della cappella; Amerotke chiuse gli occhi, e alla fine la pazienza del giudice fu ricompensata, perch anche i rettili che erano rimasti vicino all'entrata cominciarono ad allontanarsi. Lo spazio tra i serpenti e la porta aument notevolmente. Amerotke prese due cuscini per proteggersi le mani, poi scivol carponi verso la porta.
Finalmente al sicuro, gett i cuscini contro le vipere, poi corse fuori e chiuse di scatto l'uscio. Con tutti i cuscini che riusc a trovare, sigill le fessure della porta. Era tutto sudato, e aveva il cuore che gli batteva come dopo una lunga corsa. Si sedette su una panca sotto una finestra e abbracci se stesso per cercare di smettere di tremare. Aveva le gambe di piombo e la testa gli faceva male. Avrebbe voluto fuggire di l, ma non poteva lasciare la cappella piena di serpenti velenosi, n aveva la forza di mettersi a correre.
Finalmente si calm, anche se continuava a fissare la fessura sotto la porta. Fu con un grido di sollievo che accolse Prenhoe e Shufoy che si avvicinavano raccontandosi i soliti sogni.
- Mio signore Amerotke!
Shufoy lasci cadere il nuovo parasole e corse verso il padrone. Anche nella penombra, si poteva vedere che il volto del giudice era pallido e contratto. Prenhoe si stava dirigendo verso la cappella, ma Amerotke gli grid di non farlo.
Raccont rapidamente cos'era successo. Il nano non riusciva a stare fermo per il furore.
- Io e la signora Norfret vi abbiamo sempre detto che....
- Lei non dovr saperne nulla, capito?
- Vi abbiamo sempre detto che dovete chiudervi dentro col chiavistello - agit il pugno verso la porta. - Glieli do io i serpenti!
Prenhoe aveva mantenuto la calma e corse a chiamare le guardie, che arrivarono con torce, cestini e lunghi retini. Le guardie si erano messe delle uose di cuoio per ripararsi le gambe. Alla luce delle torce, tra mille grida ed esclamazioni, le vipere mortali furono imprigionate nei cestini. Quando ebbero finito, Amerotke finalmente si quiet. Anche Shufoy aveva smesso di dare consigli non richiesti su come catturare i serpenti.
- Doveva sapere che eravate qui - mormor il servo. -  stato uno scherzo mortale. Avete fatto bene a non gridare e a non cercare di fuggire. Le vipere vi avrebbero subito aggredito.
- Ero troppo spaventato - disse Amerotke con un sorriso. - Ringrazio Maat per quei bracieri, se non fosse stato per loro...
- Dovete essere vicino alla verit.
- Credo di s, so perch Intef e Felima sono stati uccisi, ma ho in mano solo delle pagliuzze. Siete stati da Karnac?
- S. Sapevano gi di Peshedu. Karnac ha tramutato la sua casa in una fortezza. Ha voluto persino che lo squadrone di carri dell'Avvoltoio stazionasse sulla strada di fronte alla villa. Ogni porta e ogni finestra sono sorvegliate. Heti e Thuro stanno facendo lo stesso.
- Ma l'assassino  uno di loro - rise seccamente Amerotke. - Per, provarlo  un altro paio di maniche.
- Il tempio  stato liberato dai serpenti - disse Prenhoe dopo aver ringraziato le guardie. - Mi chiedo dove sia Asural! Sapete che ieri notte ho sognato un serpente di dieci metri con fauci enormi...
Amerotke e Shufoy lo zittirono in coro.
Il nano diede un'occhiata alla cappella: - Voi dite che l'assassino  una delle Pantere, ma nessuno di quei veterani ha lasciato la citt quando  stato ucciso il signore Peshedu. Dovrebbe essere facile scoprire dov'erano stanotte.
Amerotke fece una smorfia: - Forse s, e forse/no, anche l'assassino ci avr pensato. No, credo che andr a caccia in un'altra direzione.
- Ma  tardi - si lament Prenhoe.
- Non  mai troppo tardi. - Amerotke era ancora scosso, ma era deciso a risolvere il caso. - L'assassino continua a colpire, e prima o poi si render conto di aver dimenticato qualcuno.
- Chi? Kheay? - chiese Shufoy.
- Qualcuno di pi importante, la serva di Neshratta. - Prese Shufoy per le spalle: - Vai subito alla Casa della Gazzella Dorata con due guardie. Presenta le mie condoglianze, mostra il mio sigillo, arresta la serva e portala qui, ignorando tutte le proteste.
Shufoy e Prenhoe stavano per presentare le loro obiezioni, ma Amerotke li sospinse nel corridoio: - Fatelo subito, io ormai sono al sicuro. Andr nelle cucine a mangiare e a bere qualcosa. Vi aspetter qui.
I due fedeli compagni del giudice se ne andarono solo quando Amerotke li rassicur che non sarebbe rimasto solo.
II magistrato usc nei giardini profumati, bagnati dalla luce della luna. Il tempio si era svegliato, e si vedevano ovunque drappelli di guardie e servi che chiacchieravano stupiti. I sacerdoti ubriachi erano stati svegliati di soprassalto dal loro sonno pesante. Le cucine si trovavano al di l della vasca della purificazione. Un cuoco assonnato si alz di scatto quando Amerotke entr nella grande stanza dal pavimento di pietra. Nel vedere il volto cupo del magistrato, si affrett a servirgli pane appena uscito dal forno, carne essiccata, lattuga e un boccale di birra. Amerotke mangi lentamente, seduto presso la soglia. Ogni assassino commette un errore, e preg tra s e s che la fedele serva di Neshratta, che era stata cos caparbia nel difenderla, fosse l'anello della catena che gli mancava.
Asural arriv all'improvviso, come se fosse il dio della guerra. Si trovava in citt quando aveva appreso la notizia. Amerotke lo tranquillizz e gli disse di aspettare con lui il ritorno di Shufoy e Prenhoe.
Un'ora dopo, i due collaboratori del giudice arrivarono con la serva impaurita, trascinata dalle guardie. Amerotke condusse la serva e i suoi collaboratori nella stanzetta che usavano i sacerdoti per ricevere i postulanti.
La giovane donna fu fatta accomodare su una sedia dall'alto schienale e il giudice le si accoccol davanti. Le prese le mani gelate e la tranquillizz.
- Ho detto la verit - piagnucol la ragazza.
- Come ti chiami? - le domand gentilmente Amerotke.
- Mi chiamo Sato. Vi ho sempre detto la verit, perch mi arrestate nel cuore della notte, mentre un grave lutto si  abbattuto sulla nostra casa?
Il giudice le strinse le dita tremanti di paura: - Non ti voglio interrogare sull'assassinio di Ipumer, non temere, non far venire il signore Valu. Voglio ritornare indietro nel tempo, prima che Ipumer conoscesse la tua padrona - not che la serva si era calmata. - Sei molto legata a lei, vero?
- S.
- Ha spesso degli incubi?
- S, ma come...
- Da quanto tempo?
- Da quasi due anni.
- Perch le  successo qualcosa, vero? Un anno prima che conoscesse Ipumer le  successo qualcosa di terribile.
Sato torn ad agitarsi.
- Devi dire la verit, Neshratta aveva un altro amante prima di Ipumer?
Sato scosse il capo. Era evidente che stava mentendo, che nascondeva qualcosa.
La serva lesse i dubbi negli occhi del giudice: - Io le sono stata pi vicina solo quando sono cominciati gli incubi.
Il giudice si sporse in avanti:
- Cos' successo? Se non mi dici la verit ci saranno altri omicidi, n tu n la tua padrona sarete al sicuro.
Sato guard il pavimento.
- Non so granch, si  detto che tra il generale e sua figlia ci sia stata una lite terribile.
- Quando?
- Durante la stagione della semina, due anni fa. Gridavano, rovesciavano i mobili, gettavano a terra vasi e suppellettili. Non so niente di pi. Una notte, la mia padrona  stata portata via nel sonno.
- Portata via?
- Un giardiniere che  poi stato licenziato mi ha detto che l'avevano drogata e l'avevano messa su una portantina. Suo padre e gli altri veterani. L'hanno portata via prima dell'alba.
Amerotke sospir di sollievo. Finalmente era arrivato al punto: - Non sai cosa le sia successo?
Doveva assolutamente scuotere le resistenze di quella ragazza. I sospetti destati in lui dagli oggetti ritrovati tra i ruderi della casa di Felima erano diventati realt. A Neshratta era successo qualcosa di terribile. Forse non era complice dell'assassino, ma era all'origine di tutto.
- Non so cosa sia capitato, la mia padrona non me lo ha detto, ma devono averle fatto del male. Il suo Ka sembrava averla abbandonata.
Amerotke sostenne il suo sguardo: - Io so che cosa le  successo, ed  per questo che devi rimanere in questo tempio. Ho del lavoro da sbrigare, ma forse torneremo presto a parlarci.
Chiam Asural e gli disse di mettere la ragazza agli arresti e di mandare un messo a informare Norfret che non sarebbe tornato a casa a dormire. Shufoy ricevette l'ordine di preparare una branda in quella stanza e di procurare al giudice uno stilo e un rotolo di papiro.
- Non volete dormire? - protest il nano.
- Ogni cosa a suo tempo sorrise Amerotke. - Ora tu e Prenhoe andrete a palazzo reale e informerete la regina, il procuratore Valu e Senenmut. Ma prima dite ai servi di preparare la Sala delle Due Verit.
- Perch?
- Domani ci sar la sentenza e giustizia sar fatta.
Amerotke lo conged e fece accendere gli altri lumi.
Prenhoe gli port le trascrizioni delle udienze precedenti. Amerotke chiuse gli occhi e preg che Maat lo guidasse verso la verit. Sul foglio di papiro che gli aveva portato il nano tracci sei colonne con i nomi di Neshratta, Kheay, Karnac, Heti, Thuro e Nebamum.
Ripens alla figura della maschera di Horus in Via delle Lucerne, al ritorno a casa di Ipumer, agli omicidi di Lamna, Intef e Felima e agli affreschi della Cappella Rossa. Sorrise cupamente. Non c'era un affresco in cui le Pantere inviavano a un nobile Hyksos una vipera in uno scrigno?
Ma lui era la vipera del faraone e avrebbe colpito molto presto.
Trascrisse tutti i suoi sospetti, ma poi stracci il foglio e ne cominci un altro. Mentre sviluppava la teoria che avrebbe dovuto esporre in tribunale, si stupiva sempre di pi per l'astuzia dell'assassino, ora che poteva cogliere interamente il suo piano sottile e diabolico. Amerotke conosceva il movente, ma non aveva prove, se non contro Neshratta. E sua sorella.
Il sole appena sorto faceva scintillare le punte dorate degli obelischi e illuminava le finestre dei templi. I trombettieri si destarono per invitare i sacerdoti a celebrare la gloria di Amon-Ra e salutare la regina che aveva deciso di mostrarsi per le vie di Tebe.
Il sole era gi caldo e faceva luccicare le schiene sudate dei rematori della splendida barca reale, la Gloria di Amon-Ra, La Divina Hatusu, Prediletta di Ra, Sorella di Osiride e Incarnazione del Falco d'Oro, aveva lasciato la Casa dell'Adorazione. Colei che Difende il Suo Popolo e Distrugge i Suoi Nemici aveva deciso di mostrare il proprio volto sorridente e di navigare trionfalmente sul Nilo fino al molo del tempio di Iside. Lungo le rive sfilavano i soldati del reggimento di Seth, fiancheggiati da squadroni di carri con l'insegna dell'aquila. La citt risuonava di musiche e di acclamazioni entusiastiche. La Divina era seminascosta dai flabelli profumati di piume di struzzo. Era seduta sul trono dorato al centro della barca e sorrideva con calma celestiale.
All'alba, il Custode dei Profumi, il Custode delle Regie Pantofole e il Gran Ciambellano l'avevano aiutata a lavarsi e a vestirsi, e avevano unto di oli profumati il suo bronzeo corpo. Il kohl nero e verde sottolineava gli occhi dallo sguardo magnetico e li proteggeva dalla sabbia portata dal vento. Le labbra erano color carminio e la parrucca profumata e tempestata di gioielli era sormontata dall'ureo, col feroce cobra dalle fauci spalancate, pronto a difendere la sua augusta maest da ogni nemico. La gorgiera ricca di pietre preziose portava al centro uno zaffiro blu tagliato in modo da rappresentare l'occhio di Horus che tutto vede. La veste di lino era orlata d'oro e il nenes, il manto reale, era tenuto fermo da una catena d'argento. I sandali preziosi erano finemente ricamati. In mano reggeva il pastorale e il flagello, simboli della sua potenza imperiale.
Hatusu sedeva rigidamente, ma aveva fatto disporre molti cuscini dietro le sue spalle, per non correre il rischio di essere presa dai crampi e di non potersi alzare, come aveva spiegato ridendo a Senenmut. Ma ora non era pi il momento di scherzare. La folla era venuta ad ammirare la regina, l'Incarnazione del Dio, e acclamava rumorosamente ogni suo gelido sorriso. Hatusu guardava dritto davanti a s, verso la polena a forma di drago. Aveva preparato la sua uscita in ogni dettaglio. La barca dorata era l'ammiraglia della flotta da parata imperiale. Gli alberi argentati portavano gli stendardi rossi e bianchi della sua casata. Il piccolo tabernacolo era aperto di fronte al trono, in modo che la Divina potesse comunicare col padre Amon. il popolo non avrebbe pi dimenticato quel giorno.
Amerotke sapeva stare al suo posto. Non poteva essere lui a giudicare le Pantere di Seth, quindi la regina in persona doveva essere presente. Lui avrebbe fatto le domande e lei avrebbe emesso il verdetto. Strinse il flagello e il pastorale. Era da tempo che aspettava quel momento.
Il messo del giudice era arrivato in piena notte per portarle un papiro sigillato, che lei aveva letto attentamente. Era stata cos felice che aveva brindato con Senenmut e aveva danzato nuda per lui. Ora il primo ministro stava in piedi dietro il trono, con tutti i gioielli e le insegne della sua carica, pronto a presenziare al verdetto.
Hatusu smise di sorridere. Non le piaceva l'arrogante Karnac, e quel ghigno con cui la tollerava senza veramente accettarla. Ma oggi lui avrebbe conosciuto la giustizia del faraone. Avrebbe dovuto baciarle i piedi e riconoscere il suo potere. Guard il cielo e pens che era lei la pi forte, lei sola godeva del favore degli dei e aveva il diritto di governare.
Senenmut le sussurr di girarsi anche verso destra. Doveva concedere il suo sorriso anche a coloro che si erano accalcati sull'altra riva. Ogni sua mossa era attentamente sorvegliata dalla folla. Gli applausi sovrastarono la musica del sistro e il canto dei sacerdoti.
La barca scivol verso il molo e il colonnato rosa del tempio. Hatusu sollev il capo e un ufficiale grid un ordine. I marinai alzarono i remi e la barca fu ormeggiata al pontile. Servi in livrea sistemarono lunghi pali nelle scanalature ai fianchi del trono. I portatori di flabelli si prepararono a proteggere dal sole il volto della regina. A un ordine del primo ministro, il trono fu decorato da ghirlande di fiori, poi fu delicatamente sollevato, come una portantina. I portatori lo trasportarono lentamente sul pontile. Hatusu sorrideva gelidamente. Era il momento che pi detestava, come confessava spesso a Senenmut mentre facevano l'amore. E se il trono si fosse rovesciato e lei fosse finita a bagno nel Nilo? Le venne da ridere, ma si limit a guardare con severit i soldati del reggimento di Seth, con la lancia in resta, i copricapi rossi e i grandi scudi oblunghi. Non si volt a fissare le Pantere. Avrebbero aspettato a lungo un suo sorriso! Il corteo si mosse, preceduto da nubi d'incenso e da ancelle che gettavano petali profumati sul percorso del trono reale.
La portantina segu la Via delle Sfingi, accompagnata dalla guardia imperiale. La folla si prosternava al suo passaggio. Finalmente arrivarono al tempio di Maat. Attraversarono il colonnato e il grande cortile soleggiato, coperto di fiori, poi si fermarono davanti alla scalinata, in cima alla quale Amerotke li attendeva su un cuscino, col pettorale e gli anelli della sua carica. Quando le chiarine segnalarono l'arrivo del corteo sollev il capo.
Hatusu not che era molto stanco. Gli strizz un occhio, sperando che non si addormentasse. I cortigiani l'aiutarono a scendere dal trono, mentre uno stuolo di ragazzine gettavano sugli scalini dei petali di rosa. Nonostante facesse molto caldo, Hatusu sali con lento passo regale lino all'ultimo gradino, dove il giudice le baci i piedi. La regina allarg le braccia in segno di amicizia e gli disse di alzarsi.
Hatusu si lasci guidare nella Sala delle Due Verit. Nessuno spettatore era stato ammesso, a parte il capo degli scribi, Prenhoe e Shufoy, che erano seduti sui cuscini tra le colonne. Tutti si prostrarono mentre la regina si sedeva sul trono del giudice. Amerotke le port il poggiapiedi d'argento.
- Vorrei del vino, ma me lo far servire dopo.
- Non dovreste parlare - sussurr Senenmut, in piedi dietro il trono.
- Sono la regina e faccio quello che mi pare.
Amerotke s'inginocchi su un cuscino, dandole le spalle. Shufoy e Prenhoe avevano l'aria assonnata. Il capo degli scribi, pomposo come al solito, si preparava a trascrivere il verbale dell'udienza. Nel transetto alla sua destra erano radunati Heti, Thuro, Nebamum e Karnac. A una certa distanza, Neshratta teneva per mano la sorella. Asural chiuse le porte e vi si piazz davanti con le braccia conserte.
- La regina ha parlato, l'udienza  aperta, che sia fatta giustizia! - proclam Senenmut.
Amerotke stese le braccia e inton il rituale inno a Maat, poi esclam: - Tutti coloro che sono stati convocati per ascoltare il giudizio della regina si avvicinino!
Prenhoe e Shufoy disposero in semicerchio sei cuscini davanti al trono. Tutti s'inginocchiarono fino a toccare con la fronte il gelido pavimento. Hatusu li fece aspettare a lungo prima che Senenmut permettesse loro di vedere il suo volto.
Karnac ignor le proteste del capo degli scribi ed esclam: - Mia signora, Divina Hatusu, perch siamo stati chiamati qui?
Hatusu non rispose e vi fu un lungo momento di silenzio.
Senenmut tossicchi e Amerotke disse: - Siete stati convocati perch la Divina vuole sentire la verit, e la sentir molto presto. Abbiamo controllato che non foste armati e non dovrete muovervi finch la Divina Hatusu non avr parlato. Neshratta, hai ucciso tu Ipumer?
- No.
Aveva pianto, e Amerotke colse uno sguardo tra lei e il suo amante segreto.
Il giudice si rigir l'anello che aveva al dito: - S e no. Sei stata tu ad avvelenare Ipumer. Quella notte non hai lasciato la tua stanza,  vero, ma tua sorella s!
- No, no!
La ragazzina sgran gli occhi atterrita e allarg le braccia. Stava per balzare in piedi ma la sorella la fece restare seduta.
- Ipumer era un abile seduttore, corteggiava Neshratta ma anche sua sorella. Quando Neshratta si  stancata,  diventato minaccioso. Ha detto che si sarebbe ucciso, e Neshratta lo ha deriso. Ha detto che avrebbe raccontato a tutti la loro tresca, e Neshratta lo ha deriso. Poi ha detto che avrebbe rivelato altri segreti, e lei gli ha chiesto che cosa voleva dire.
- E che cosa voleva dire? - chiese Karnac.
Amerotke lo ignor.
- Tu, Kheay, eri onorata della corte del giovane scriba. Sono rattristato per la morte di tuo padre ma non credo che ci fosse grande amore tra di voi. Neshratta aveva accettato la corte di Ipumer anche per vendicarsi di suo padre. Lo stesso hai fatto tu!
Le due ragazze lo fissarono. Tenevano le mani sulle cosce ed erano molto vicine.
- Neshratta  stata tua complice, ma poi Ipumer ha fatto accenno alle cose che sapeva...
Neshratta chin il capo e sussurr: - Che cosa?
- Ne parleremo presto. Fu allora, Neshratta, che decidesti che Ipumer doveva morire. Ti sei procurata il veleno e hai detto a Kheay come doveva comportarsi. Sapevi che tuo padre non sarebbe stato in casa e hai fatto i tuoi preparativi. Prima di sera, hai lasciato nel boschetto accanto alla casa dei cibi e del vino per rincontro notturno. Dovevate essere molto attente. Kheay ha finto di avere un incubo ed  venuta nella tua stanza. Eravate a letto insieme, e se Sato sporgeva la testa dalla porta, vedendoti attraverso la zanzariera, avrebbe pensato che anche Kheay fosse al tuo fianco. All'ora dell'appuntamento, Kheay ha rimosso in silenzio la grata di vimini e si  calata in giardino. Tu hai rimesso a posto la grata. Quando Sato guardava nella stanza, pensava che steste dormendo. Kheay  scivolata dalla postierla e si  incontrata con Ipumer. Il cibo e il vino erano gi pronti. Lo scriba era lusingato dalle tue attenzioni e non si  accorto che il vino era avvelenato. Non so cosa sia successo, ma dopo aver amoreggiato, vi siete separati. Soddisfatto, Ipumer ha deciso di tornare a casa. Pieno di s, si  vantato con un soldato, ma poi il veleno ha cominciato a fare effetto. Erano sintomi che sentiva spesso, forse perch era gi stato avvelenato altre volte. Ma nei casi precedenti la dose doveva essere stata troppo leggera, e il suo stomaco delicato lo aveva salvato: Ipumer aveva vomitato ed era riuscito a liberarsi.
Bussarono alla porta e Senenmut ordin ad Asural di aprire.
Valu arriv quasi barcollando. Non sapeva se tenersi lo stomaco o tergersi il sudore dalla fronte. Incredibilmente era arrivato in ritardo. Si prostr ai piedi della regina: - Le mie pi umili scuse, o Divina.
- Siete stato convocato per godere della vista della Divina Hatusu - replic severamente Senenmut.
- Ho avuto cose importanti da fare - gemette il procuratore. - Un terribile sacrilegio! Abbiamo trovato i resti di Meretseger!

12.

Tutti rimasero sbigottiti. Karnac balz in piedi, ignorando il cerimoniale. Thuro e Heti mormoravano qualcosa come bambini spaventati. Solo le due ragazze furono liete di non dover pi rispondere alle domande del giudice. Shufoy prese un cuscino per il procuratore. La regina not l'aria sconvolta di Valu e gli fece portare del vino per dargli il tempo di riprendersi. Nonostante fosse evidentemente sbigottito, si era accuratamente rasato e unto il volto con oli profumati. Eppure aveva le mani sporche e l'orlo della veste umido e infangato.
Mentre l'astuto magistrato che conosceva tutti i segreti della citt beveva il vino che Prenhoe gli aveva portato, Hatusu gli sorrise: - Ebbene, mio signore Valu?
Aveva un debole per quel grassone sempre indaffarato, d'indubbia lealt e il cui appoggio le era stato indispensabile durante il primo anno di regno.
- Avevo notato la vostra assenza. Voi siete sempre nei miei pensieri. Capisco che avevate cose molto importanti da sbrigare, e vorrei che ci spiegaste quello che  successo - gli disse dolcemente.
Valu pos in terra la coppa e giunse le mani: - Mia Divina, mi ero alzato presto per prepararmi quando  arrivato un messaggero dalla Necropoli. Ieri notte, un uomo con la maschera di Horus si  introdotto nella tomba dei nostri eroi immortali, le Pantere di Seth, e l'ha profanata - ignor le esclamazioni inorridite dei presenti. - Prima, aveva pugnalato il custode.
- Cosa? - grid Karnac.
Il primo ministro lo zitt seccamente: - Silenzio! Ti avverto, Karnac, che non tollereremo ulteriori interruzioni!
- Sono andato alla tomba, mia signora - continu Valu - e ho visto che solo il sarcofago del generale Kamun era stato riempito di sangue.
Karnac era rigido come una statua, con i pugni sui fianchi e gli occhi scintillanti di collera. Thuro e Heti si coprirono il volto per pregare, atterriti da quella vergognosa profanazione.
- Il pavimento era coperto del sangue del custode. La tomba dovr essere purificata e riconsacrata. Ho avvertito i parenti di Kamun e ho condotto indagini discrete. Come sapete, o Divina, i vostri occhi e le vostre orecchie sono sempre attivi - era un chiaro riferimento alla legione di spie che sciamavano in citt come un esercito di formiche. - Colui che ha profanato la tomba doveva avere un sigillo del reggimento di Seth e doveva essere stato spesso nella Necropoli. Una delle mie spie ricordava di averlo visto salire sulle rocce che sovrastano la Citt dei Morti. Per non si era recato nella Valle dei Re, ma si era diretto nella direzione opposta. Una guida mi ha portato prima dell'alba in una stretta gola ricca di caverne. Ce ne saranno state tredici o quattordici. E in una di esse ho trovato lo scheletro di Meretseger.
- Come sapete che  il suo? - chiese la regina.
- Per due motivi: ho trovato un rotolo di papiro con una maledizione che promette vendetta al suo spirito inquieto e...
- E poi?
Valu si port una mano allo stomaco: - E poi ho trovato gli occhi di Balet, ormai praticamente putrefatti.
- E le ossa della strega?
- Le ho fatte mettere in uno scrigno in attesa della vostra decisione, mia Divina.
- Presto la conoscerete. Avete sentito cos'hanno detto gli Occhi e le Orecchie del faraone, mio signore Karnac? Solo un membro del reggimento di Seth poteva avere accesso alla tomba. - Hatusu era molto adirata. - Solo voi Pantere sapevate dov'era sepolta Meretseger!
- Ho sentito, e ne sono sconvolto.
- Ne riparleremo. Ora il giudice Amerotke ci sta portando alla verit.
Valu s'inchin al magistrato e gli sorrise.
Amerotke riprese a parlare: - Neshratta, torniamo a quando Ipumer  stato avvelenato da tua sorella - ignor lo sbigottimento del procuratore. - Questa volta la dose era letale e definitiva. Quando arriv nel quartiere dei profumieri, il veleno cominci a fare effetto. Forse Ipumer and da Intef, ma quell'astuto medico non poteva pi aiutarlo. Poi lo scriba torn a casa, dove mor - Amerotke sostenne lo sguardo atterrito di Kheay. - Tu, Kheay, sei di nuovo uscita dalla postierla e hai fatto sparire ogni traccia del banchetto notturno, gettando le coppe e i piatti dietro un cespuglio. Poi ti sei di nuovo inerpicata nella tua stanza e sei tornata silenziosamente a letto. Le assi del pavimento scricchiolano, ma una ragazzina in punta di piedi... E la grata scorre facilmente e la si pu rimettere a posto con la stessa facilit di un pugnale. Tua sorella ti ha aiutata, naturalmente. Se Sato apriva la porta, poteva vedere solo il lato del letto dove si trovava Neshratta. Quindi la serva credeva che tutte e due le ragazze dormissero tranquillamente. Kheay ha fatto due viaggi, uno per incontrarsi con l'amante e l'altro per far sparire le coppe e i piatti. Portava una parrucca fortemente profumata per camuffare l'odore dell'erba sulla quale si sarebbe coricata con Ipumer.
Le labbra della ragazzina tremarono.
Valu sollev un braccio: - Ho delle notizie su Ipumer. Veniva da Avaris ed era uno scriba della Casa della Vita del tempio di Nait. Non si sa molto delle sue origini, ma affermava di essere un Hyksos. Per la cosa non interessava a nessuno. All'improvviso lasci Avaris, dicendo di essere stato promosso alla Casa della Guerra.
- Tu lo sapevi, Neshratta?
La ragazza scosse il capo.
- Cosa sapevi di lui?
Neshratta apr la bocca, poi distolse lo sguardo e non disse nulla.
- Credo che tu ne sappia molto di pi di quello che ci hai detto.
Neshratta lo guard con aria di sfida: - Il mio avvocato non  presente.
- Meretel non  l'avvocato di tua sorella, ed  lei che ha avvelenato Ipumer - sorrise Amerotke. -  tua sorella che ha ucciso lo scriba,  tua sorella che assagger la giustizia del faraone. Sai che cosa capita agli avvelenatori? Vuoi che una ragazzina di quattordici anni sia sepolta viva nel deserto?
Neshratta ansimava come se avesse corso. Un rivolo di sudore correva sotto la sua parrucca. La sorella sgranava gli occhi, pallida in viso, come se stesse sognando.
- Lascerai morire Kheay?
- Cosa volete da me?
- Vuoi continuare a negare?
Amerotke si controllava a fatica. Se Neshratta decideva di combattere per difendere il suo amante, le scarse prove del giudice sarebbero state spazzate via come pagliuzze dal vento.
- Posso aiutarti? Tu hai un amante, o ne avevi uno. Un uomo che ti amava, e tu lo amavi. E da lui hai avuto un bambino.
Neshratta cominci a tremare. Fissava un punto oltre la testa del giudice.
- Ma tu dovevi sposare Karnac, quando tuo padre lo ha scoperto. Peshedu e i suoi compagni erano furiosi. Non  vero, miei signori?
Le Pantere erano distrutte. Karnac fece una smorfia, ma Amerotke scelse di attaccare Heti, il pi debole. Si era come afflosciato sui suoi talloni e distoglieva lo sguardo per non incontrare gli occhi del giudice.
- Un aborto forzato  un crimine terribile, ma che la figlia di una Pantera di Seth fosse incinta e si rifiutasse di rivelare a suo padre il nome del suo amante... Credo che Neshratta sia stata drogata e portata di nascosto in piena notte a casa di Felima dai nostri grandi eroi di Tebe. La vedova vendeva filtri d'amore ma segretamente collaborava con Intef nel procurare aborti clandestini. Un medico che eserciti un aborto forzato subisce una condanna grave quanto quella che dovr subire Kheay, quindi  normale che Intef non volesse comparire e guidasse semplicemente la mano della vedova, fornendole le pozioni necessarie. Poi, all'alba, Neshratta  stata riportata a casa, sempre drogata. Odiava gi suo padre, ma l'odio si  tramutato in un sanguinario desiderio di vendetta. Hai subito un aborto forzato, Neshratta?
- Non avete prove - grid Neshratta - e non potete dimostrare che mia sorella si incontrava con Ipumer!
- Posso farlo, invece - apr un sacchetto e tir fuori i papiri bruciacchiati, la spilla contorta dal fuoco e l'anello che gli aveva portato Shufoy.
- Sono tutte qui le vostre prove? - lo schern Neshratta.
- Esatto: qui ci sono le ricette delle pozioni con cui il tuo corpo fu purgato, qui c' la spilla che Peshedu diede a Felima. La vedova voleva la garanzia di non poter essere perseguita. Il generale era un uomo potente. La pag con gioielli, oro e argento e le diede una lettera di raccomandazione con il suo sigillo. E poi c' questo anello coi due serpenti intrecciati. Non hai anche tu un anello del genere?
- Ma certo - Neshratta allarg le braccia e mostr le dita.
-  stato fatto apposta per te, perch Peshedu non comprava i gioielli per le sue donne al mercato ma li faceva fare appositamente dagli orefici della citt. Ma gli anelli erano due, uno per te e uno per tua sorella. Questo  quello di Kheay. Provalo, Neshratta!
La ragazza era titubante, ma il primo ministro le ordin di obbedire.
Con mano tremante, cerc d'infilare il gioiello nell'anulare, inutilmente.
-  troppo piccolo, dallo a tua sorella.
Kheay, come una sonnambula, se lo infil immediatamente. Guard l'anello, ipnotizzata dal grosso diamante al centro.
- Perch Ipumer doveva avere l'anello di Kheay? Non mentire, Neshratta, posso interrogare tutti gli orefici cittadini. Uno di essi ammetter in tribunale che i due anelli furono creati appositamente per le figlie del generale Peshedu.
Kheay si copr il volto con le mani e inizi a piangere.
- Non so quali fossero le relazioni tra Neshratta e Ipumer, ma so che lo scriba era avido e vanaglorioso. Forse ha dato a Kheay un pegno d'amore e lei ha dovuto ricambiare.  l'unica spiegazione possibile.
Neshratta si lecc le labbra asciutte. Guard le Pantere e balbett: - Io... Io...
Kheay si tolse le mani dalla faccia: - Diglielo, non vedi che sa tutto?
- Zitta!
Neshratta prese il polso della sorella, che subito si divincol e guard atterrita il giudice: - Io non ne sapevo nulla. Non sapevo nemmeno dell'aborto! Sapevo solo che mia sorella era confinata nella sua stanza, ammalata, e che mio padre era molto arrabbiato. Credo che avesse un amante prima di Ipumer. Veniva di notte a casa nostra...
Neshratta cerc di nuovo di fermarla, ma inutilmente.
- Neshratta, stai ferma o ordiner ad Asural di farti legare le braccia intim Amerotke.
- Kheay dice il vero - disse alla fine la ragazza, ormai vinta. - Ipumer era un bell'uomo, e io mi sono servita di lui per far incollerire mio padre, ma presto me ne sono stancata. Durante i nostri incontri, cominci a civettare con Kheay per farmi ingelosire.
- E quella fatidica notte?
- Io sono uscita per incontrarmi con lui, ma non sapevo nulla del veleno - disse Kheay.
- Vieni avanti, ragazza!
Felice di non essere pi sotto il controllo della sorella, la ragazzina si inginocchi accanto ad Amerotke.
- Eri lusingata dalla corte di Ipumer, vero?
Kheay annu.
- Eri sempre vissuta all'ombra di tua sorella, e lei si era stancata di lui?
Kheay singhiozz: - Ero felice chi mi corteggiasse, e mia sorella mi aveva detto di fare quello che volevo.
- Ma certo, lei odiava vostro padre e avrebbe fatto qualunque cosa per vendicarsi. Tu facevi parte dei suoi piani.
Amerotke guard di soppiatto l'assassino. Era inginocchiato davanti a lui, col capo chino. Non aveva la minima intenzione di intervenire.
Amerotke carezz il volto di Kheay: - Tu sei una bambina innocente, non hai nulla da temere se dici la verit. Ipumer veniva a trovarti di notte e tu fingevi di avere un incubo per poter uscire di nascosto, senza destare sospetti, con l'aiuto di tua sorella. La sera, prima di andare a letto, Neshratta portava nel luogo in cui vi incontravate delle coppe, dei piatti e del cibo. Ma tu non sapevi che nella coppa di Ipumer c'era del veleno...
- Ma, mio signore, e se fosse stata Kheay a bere da quella coppa? - chiese Valu.
Amerotke continuava a fissare la ragazzina: - Io non lo so, ma tu lo sai.
- Io non posso bere vino - balbett la ragazzina.
- Da quando  iniziato il mio ciclo, i miei umori reagiscono con violenza e il medico me lo ha proibito. C'era sempre solo una coppa, per Ipumer.
- Quindi tua sorella sapeva che saresti stata al sicuro? Credo che il vostro medico potr confermare quello che hai detto.
- Ma il fatto che dopo ogni banchetto notturno Ipumer avesse dei violenti crampi allo stomaco non ti insospettiva? - chiese Valu.
- Non poteva insospettirsi, mangiavano lo stesso cibo e Ipumer si portava lui stesso il vino^- gli spieg Amerotke, che cercava di tranquillizzare la ragazzina.
- Non  vero, Kheay?
- Avete ragione, mio signore. M'incontravo di notte con Ipumer, e Neshratta ci lasciava del pane e della frutta avvolti in un panno e una coppa speciale che aveva appositamente comprato, in modo che nostro padre non si accorgesse di nulla. E Ipumer si portava sempre un otre di vino.
- Come fanno gli innamorati: tu gli offrivi il cibo e lui si portava il vino. Era anche una forma di cautela, temeva di essere avvelenato da tua sorella e da tuo padre. Ma non aveva sospetti sulla coppa che tu gli porgevi. Poi si sarebbe sentito male, ma tu gli avresti detto il giorno dopo di non aver avuto il minimo sintomo, e dal momento che avevate mangiato le stesse cose... Fino all'ultima volta il veleno non era in dose sufficiente da ucciderlo. Forse si trattava di uno di quei veleni che uccidono lentamente, il cui effetto si accumula col tempo. Alla fine,  risultato letale, oppure tua sorella ha aumentato la dose per farla finita una volta per tutte.
- Ipumer non guardava la coppa? - chiese Valu.
- Al buio? Il veleno non aveva n odore n sapore, e Ipumer aveva lo stomaco delicato. Dimmi, Kheay - la prese per mano - cosa ti diceva Ipumer riguardo a tua sorella?
Le sue labbra tremarono mentre mormorava: - Che non gli importava pi nulla di lei, adesso che aveva trovato me.
- Aveva comprato del veleno?
- S, per spaventare mia sorella aveva minacciato il suicidio. Ma prendeva soprattutto oppio per calmare i dolori di stomaco.
- Cos'altro ti diceva?
- Si vantava di essere nobile...
- Continua, bambina.
- Diceva che era un Hyksos e che a Tebe aveva amici potenti. Che sapeva molte cose sul conto di mia sorella.
- E tu glielo hai riferito?
- Ipumer mi faceva paura.
- Tua sorella aveva pi paura di te. Cos, lo scriba firm la sua condanna a morte. La persona che fece venire Ipumer a Tebe era l'amante di Neshratta, e lei doveva difenderlo; sempre per difenderlo mi disse che era stata lei a incontrarsi con Ipumer travestita con la maschera di Horus.
Tutti restarono in silenzio, a bocca aperta, perfino Karnac.
- Ipumer doveva morire, soprattutto per proteggere il grande amore di Neshratta. Vai pure, bambina.
Amerotke si rivolse quindi al comandante delle Pantere: - Karnac, tu sei un grande eroe, un generale del reggimento di Seth. Sei tu che hai tenuto insieme il gruppo dei veterani, vero?
Il generale lo guardava con occhi vacui.
- Quando sei rimasto vedovo, era normale che sposassi la figlia di uno dei tuoi compagni. Per tu sei un uomo orgoglioso, e cos, quando hai saputo che la tua promessa sposa aspettava un bambino da un amante, ti sei infuriato e hai perso le staffe. Forse hai invocato le vecchie leggi, che prescrivevano la condanna a morte in casi del genere.
- Era mio diritto farlo - disse sprezzante il generale. - Lei era la mia fidanzata, e se la cosa si fosse risaputa io sarei diventato lo zimbello di tutta Tebe. Per Peshedu era un amico e un compagno, mi fece pena e non chiesi il prezzo di sangue che mi sarebbe stato dovuto.
- Queste cose non possono accadere nel mio regno - disse con feroce calma la regina. Karnac s'inchin alla sovrana.
- Sono stato magnanimo, e ho agito in buona fede. Perch avrei dovuto farmi deridere da tutti?
- Nessuno sapeva del fidanzamento - disse Senenmut.
- Non era stato ancora reso pubblico quando questa donna si rivel incinta.
- Io sono la signora Neshratta - grid la ragazza.
Amerotke la zitt.
- Io e Peshedu eravamo imbarazzati - Karnac indic i rotoli di papiro sul tavolo del giudice. - Lui consult le leggi e vide che io potevo chiedere il sangue di sua figlia. Ed ero intenzionato a chiederlo!
- Invece hai chiesto il sangue di un bambino non ancora nato - disse Amerotke. - Hai persuaso Peshedu a drogare la figlia e a portarla di nascosto a casa di Felima.
Karnac lo guardava freddamente. I suoi compagni erano molto nervosi. Nebamum teneva il capo chino, senza sollevarlo per guardare il giudice.
- La tua ira deve essere stata terribile, Karnac.
- Non era grande come quella di Peshedu.
- E Ipumer? Non eri seccato dal fatto che corteggiasse la tua fidanzata?
Karnac non rispose, e Amerotke continu: - Peshedu venne da te per chiederti consiglio e tu hai cercato di scoprire qualche notizia sul conto di quell'ambizioso seduttore negli archivi della Casa della Guerra.
- Tutti i documenti che lo riguardavano erano scomparsi - il generale si batt un pugno sulla coscia. - Mi hanno detto che era stato Kamun a raccomandarlo, ma subito dopo era morto.
- Non hai deciso di uccidere Ipumer? In fondo sei un guerriero, e pienamente consapevole del tuo onore e della tua importanza. Peshedu gridava vendetta, e tu gli hai dato dei buoni consigli. Cosa gli hai detto? Che era un buon sistema per liberarsi di una figlia che gli creava troppi grattacapi, che se avesse sposato un ambizioso plebeo avrebbe assaggiato insieme a lui i frutti amari della povert e dello scandalo? Ecco perch Ipumer era al sicuro! Tuo padre finse solo di opporsi, Neshratta: era agli ordini del generale Karnac, come lo era stato in battaglia. Una volta che avessi sposato Ipumer, Peshedu si sarebbe lavato le mani e ti avrebbe cacciata di casa. Dopo tutto, lui aveva un'altra figlia. Tu per lui eri solo una seccatura. Che si occupasse di te tuo marito!
Neshratta apr la bocca e scosse il capo: - Sto per svenire, mio signore, un boccale di vino, vi prego!
Amerotke fece cenno a Shufoy, che le port una coppa d'argento. La ragazza bevve con avidit.
- Ho ragione, Karnac? - continu inesorabile il magistrato. -  per questo che lo scriba non correva rischi. Avresti potuto farlo picchiare, uccidere, licenziare, e invece niente! Ma l'astuta Neshratta cap subito che suo padre non si preoccupava minimamente di Ipumer e si stuf di lui; decise di agire soltanto quando lo scriba divenne davvero pericoloso con le sue minacce. Heti, Thuro, Kamun, Balet e Ruah presero parte alla spedizione dell'aborto forzato, e per questo dovevano morire. E anche Ipumer fu sacrificato. Ma torniamo a giorni pi lieti. Tu, Karnac, sei della vecchia scuola e non sei molto abituato a corteggiare le ragazze. I negoziati per il fidanzamento furono formali come un armistizio. Per sedare le tue pene d'amore, ricorresti ai consigli del tuo amico e servo fedele: Nebamum.
Karnac era letteralmente senza parole.
- Tu e Peshedu non giuraste forse di dare la morte al segreto amante di Neshratta, quando avreste scoperto chi era? Ma nemmeno nel pi terribile degli incubi avresti potuto immaginare che fosse il fedele Nebamum!
Nebamum non sollev il capo. Il suo volto sembrava pi giovane, privo di rughe. Guard freddamente il giudice, senza mostrarsi turbato.
- Per, in questa corte non potrai usare violenza nei suoi confronti.
Amerotke resse lo sguardo dell'assassino che aveva soprannominato Seth: - Tu sei il colpevole, Nebamum!
Il sorriso del servo si allarg.
- Hai finto di essere quello che non eri, e Karnac non ha immaginato di aver nutrito una serpe in seno.
- Non ci credo, Nebamum  uno di noi - sussurr Heti.
- Era uno di voi, mio signore!
Ordin al servo di farsi avanti. Nebamum parve voler rifiutare, poi si alz barcollando. Portava ancora gli stivali di cuoio, ma il giudice not che non era pi zoppo come prima.
S'inginocchi sui cuscini di fronte al magistrato.
- Come vedi, sono sopravvissuto alle tue vipere!
- Cosa? - chiese Karnac.
- Ti sei dimenticato che i serpenti amano il caldo e che sarebbero stati attratti dai bracieri.
Nebamum annui.
- A Tebe, tutti ti conoscono. Vai sempre in giro per la citt a svolgere servizi per il tuo padrone. Hai pagato un assassino perch ci tirasse qualche freccia per confondermi. Per, quel mattino non mi avevi mai lasciato; come hai fatto a ingaggiarlo?
Il servo fece uno sgradevole sorrisetto.
- Karnac ti aveva detto da tempo che avresti dovuto informarmi sulle gesta del reggimento. Il giorno prima, con la tua maschera di Horus, hai assoldato lo scherano e gli hai detto di tirare qualche freccia ad Amerotke e a Nebamum, solo per spaventarli un po'. Ma lo stesso sicario si  rivelato molto pi temibile quando ha soppresso il generale Peshedu. Tu sei un uomo ricco, dopo anni di fedele servizio hai probabilmente pi oro e argento di me. La vera vittima doveva essere Peshedu. In un luogo solitario, lo scherano ha assassinato il generale e il suo barcaiolo. Era la giusta vendetta contro l'uomo che aveva umiliato la tua amata ed eliminato il tuo bambino. Peshedu non meritava
una morte dignitosa, il suo cadavere non doveva essere preservato per l'imbalsamazione. Il suo Ka non avrebbe dovuto viaggiare tranquillo nell'Oltretomba. Era molto facile per un uomo ricco come te assoldare un membro della confraternita degli assassini, senza dover rispondere a troppe domande. Potevi assumere i migliori scherani perch compissero la tua vendetta, mentre tu te ne stavi al sicuro.
Karnac aveva perso tutta la sua arroganza. Era solo un vecchio confuso e inerme, travolto dal crollo di tutto il suo mondo.
- Questo  Nebamum, generale, il tuo servo, il tuo fratello di sangue. Un uomo allevato nella tua stessa casa, il tuo giovane compagno nella gloriosa impresa contro Meretseger, che, quando tutti furono riccamente ricompensati, non chiese altro che poterti servire per tutta la vita.
Amerotke guard Nebamum e prov pena per lui.
- E cos ho fatto - disse con calma il servo.
- Gli odi nascono sempre da un grande amore. Eri il braccio destro di Karnac, il suo consigliere. Non volevi altro che vivere all'ombra della sua gloria. Eri contento soltanto di servire un eroe. Karnac ha il cuore di pietra, ma ti dava tutto quello che volevi.
Amerotke si chiese come mai era cos calmo. Era internamente sconvolto dall'ira, dall'odio e dalla vergogna? Invece pareva stranamente lieto delle parole di Amerotke, quasi assaporasse la catastrofe pubblica che si stava abbattendo sulle Pantere di Seth. Anche il giudice era uno strumento della sua vendetta, in fondo.
- Scommetto che ti dispiace solo di non averli uccisi tutti, vero?
- S, mio signore. I serpenti... - cominci, e poi scosse le spalle. - Avevo bisogno di pi tempo. Dopo l'interrogatorio di Neshratta, sapevo che il cappio si stava stringendo intorno al mio collo.
- Mio signore, vorrei che mi spiegaste questa faccenda dei serpenti! - esclam Hatusu.
Amerotke si gir verso di lei: - Quando ho interrogato Neshratta, mia signora, ha cercato di proteggere Nebamum, affermando di essere lei la persona con la maschera di Horus che aveva affittato la camera in Via delle Lucerne. Era una menzogna, perch il padrone di casa era sicuro che l'inquilino fosse un uomo. Prima di andarcene, il mio servo not che Neshratta stava piangendo. Voi siete venuti alla Casa della Gazzella Dorata, mio signore Karnac. Nebamum ha forse chiesto di assentarsi per un momento?
-  vero - sussurr Karnac. - Ha detto che voleva confortare la signora Vemsit.
- Io credo piuttosto che si sia incontrato in segreto con la sua amante. Lei gli ha riferito cosa mi aveva confessato, ma Nebamum  andato su tutte le furie perch quella sciocca menzogna la collegava inesorabilmente con la persona che aveva chiamato a Tebe Ipumer. Lei  scoppiata a piangere e Nebamum ha deciso di uccidermi.
Neshratta bevve avidamente dalla sua coppa.
- La ami ancora?
- Con tutto il cuore, mio signore - disse Nebamum con un largo sorriso. - Come avete detto, gli odi nascono dai grandi amori. Voi eravate la mia nemesi, era una specie di gara tra noi due, non  vero? Mi dispiace per i serpenti.
- Le hai ordinato di uccidere Ipumer?
Nebamum inarc le sopracciglia: - Lui doveva essere la mia spada per colpire le Pantere - il suo volto s'indur e i suoi occhi scintillarono d'odio. - Mi avevano preso mio figlio, e l'unica donna che abbia mai amato. Io non avevo chiesto nulla, non avevo avuto n medaglie n onori. Non li volevo, volevo solo lei!
Il silenzio carico di tensione del tribunale fece rabbrividire Amerotke.
- L'amo, e l'amer sempre, mio signore.
- E io ti amo, Nebamum!
Nebamum si gir a guardare Neshratta. La passione che trapelava dai suoi occhi era cos intensa che Amerotke ne rimase colpito. La donna bevve un altro sorso di vino, poi inizi a declamare una lirica amorosa:
Ti amo per tutto il lungo giorno ti amo per tutta la lunga notte ti amo nel buio ti amo alla luce del sole.
Ti amo quando sono sola e penso solo al tuo volto.
Quale magia ha la tua voce
per far cantare con lei la mia carne?
Ti cerco nel buio, ma non ci sei.
Dove sei andato, amor mio?
Nebamum le diede risposta:
Perch me ne sono andato da lei,
lei che segue passo passo i miei desideri?
Mi struggo d'amore nel buio e non vedo il suo volto lontano.
Amerotke non os intervenire. Neshratta teneva stretta la coppa tra le mani. Il giudice sospett cos'avesse fatto e pens che era in fondo la soluzione migliore. I due innamorati ora declamavano insieme:
Cerco la tua voce nel buio ma tu non mi rispondi.
Come potr sopportare la tua assenza?
La regina guardava fisso davanti a s. Era forse uno sguardo di compassione per i due innamorati? Neshratta pos la coppa sul pavimento, poi si sporse in avanti reggendosi lo stomaco. Cerc la mano di Nebamum e l'afferr. Il giudice decise di non intervenire. La ragazza chin il capo e inizi a tossicchiare. Stava gi morendo. Come in un sogno, Amerotke ud le grida di Kheay, il passo affrettato di Asural. Ma era troppo tardi, Neshratta si stava gi contorcendo nelle braccia dell'innamorato. Amerotke chiuse gli occhi e invoc il perdono e la compassione degli dei. Nebamum stringeva a s la ragazza come per calmare i suoi spasimi e le mormorava le ultime dolci parole nell'orecchio. Nessuno os avvicinarsi. Con un ultimo gemito, Neshratta s'irrigid. Aveva raggiunto un altro giudice, molto pi temibile e comprensivo.

13.

Per un momento, nel tribunale regn la confusione. Senenmut ordin alle guardie di portar via il cadavere. Amerotke tast il collo della ragazza, che era ancora nelle braccia di Nebamum. Era priva di vita, con gli occhi e le labbra semichiuse, come se stesse dormendo. Solo il suo pallore e le chiazze rossastre sulle guance rivelavano la tragica causa della sua morte.
In una manica della veste costosa, Amerotke trov un vasetto di profumi esotici che doveva per contenere in quel momento una sostanza molto pi pericolosa: - Aveva gi preparato tutto in anticipo - mormor. Le guardie dovettero strappare a forza il cadavere dalle braccia di Nebamum. Gli occhi del servo baluginavano di collera.
- Lasciala andare - mormor Amerotke - ha fatto ci che era meglio per lei. Sapeva cosa sarebbe successo e si era preparata.
Il volto di Nebamum era tragico. Non piangeva ma aveva lo sguardo di un uomo che avesse assaggiato il gusto della vita e l'avesse trovato troppo amaro per poterlo sopportare. Tutto il suo mondo non era pi che sabbia tra le sue dita. Il corpo di Neshratta fu portato via su una barella. Kheay si era prosternata in lacrime sul pavimento, e le guardie dovettero aiutarla a rialzarsi. La ragazzina fu accompagnata in una stanzetta laterale, dove sarebbe stata confortata e assistita fino alla fine del processo.
Nebamum si ribell con violenza quando Asural lo perquis per accertarsi che non portasse armi. Dall'atrio si udiva un mormorio di voci sconvolte. Nessuno capiva cosa fosse successo nella Sala delle Due Verit.
Nebamum si terse il sudore e fiss un punto oltre le spalle del giudice. Era come se fosse posseduto da un demone, ed era il demone dell'amore senza speranza.
Karnac aveva finalmente ritrovato la voce: - Avrebbero dovuto perquisirla!
Nebamum si volt e lo guard con odio: - Ho sempre saputo che tutto sarebbe finito cos, che non avremmo avuto che lacrime e dolore. L'orgoglio  un fiore cattivo, mio signore Karnac. Voi e le vostre Pantere avete causato tutto questo! Invece di lasciare che noi facessimo la nostra vita, avete voluto difendere il vostro nome e il vostro onore - sibil con malevola asprezza. Era inginocchiato vicino al giudice, ma Amerotke, caso strano, non aveva paura. Ora che Neshratta era morta, non gli avrebbe pi fatto del male, purch gli lasciassero dire la sua.
I cuscini delle due ragazze erano stati portati via e solo una chiazza sul pavimento rimaneva a testimoniare quanto era successo. Tutti erano tornati al loro posto, eppure qualcosa era cambiato. N la regina n il suo giudice riuscivano pi a controllare il processo. Gli occhi degli astanti erano puntati solo sull'imputato.
- L'amavi molto, vero? - gli chiese Amerotke.
- L'ho sempre amata, dal primo momento in cui l'ho vista. Ma ero il servo del signore Karnac. Un tempo, amavo anche lui. Io sono una Pantera di Seth, un membro del suo reggimento. Ho partecipato all'assassinio della strega Meretseger e sono stato l'unico a essere ferito in quell'occasione.
- Ma la ferita  guarita, e due anni fa tu hai finto che fosse invece peggiorata. Allora tu e Neshratta stavate gi pianificando la vostra vendetta. Chi avrebbe sospettato dell'umile e zoppo Nebamum?
Il servo sorrise come se trovasse la cosa divertente. Poi disse, quasi parlando tra di s: - Andavo spesso a casa sua per portare i messaggi e i doni di Karnac. Peshedu non c'era mai, lui trascorreva tutto il suo tempo con le heset del tempio. E sua moglie ha i suoi interessi particolari - torn a sorridere. - No, avete ragione, nessuno sospettava di Nebamum. Ho cominciato a parlarle, a sfiorarle la mano. Neshratta amava ridere delle Pantere e del suo pomposo genitore. Da una debole favilla  divampata una grande fiamma. C'incontravamo segretamente in citt, o di notte, vicino a casa sua. Nessuno ci scopr. Un anno prima dell'arrivo a Tebe di Ipumer, mi confess di essere incinta.
- Perch non me lo hai detto? - grid Karnac.
Nebamum fece una smorfia: - A che sarebbe servito? Ricordate come vi siete arrabbiato quando lo avete scoperto? Minacciavate di uccidere Neshratta e il suo amante, chiunque fosse stato.
- Invece, tu volevi aspettare che nascesse il bambino - disse Amerotke. - Allora, non avrebbe pi potuto trovare un marito. Avresti atteso dodici mesi e l'avresti chiesta in sposa.
- Era questo il nostro piano. In fondo, a Karnac non importava troppo di lei, l'avrebbe presto dimenticata. E lo stesso avrebbe fatto Peshedusorrise beffardo. - Invece si riunirono come al solito per bere insieme e il loro orgoglio ferito germin come la gramigna sulle rive incolte e fangose del Nilo. Io ero presente, se ben ricordate. Ma nessuno faceva caso al povero Nebamum. Vi ho implorato di avere piet di lei, di essere cauti, ma ho capito subito che era troppo tardi.
- Se ti avessimo ascoltato! - esclam Heti.
- Ma non lo avete fatto - disse sprezzante l'assassino. - Amerotke ha ragione, glielo leggo negli occhi, voi siete solo una congrega di assassini. Il vostro onore era stato ferito, e gridava vendetta. Quindi vendetta doveva essere. Cosa ne sapeva il povero Nebamum di queste cose? Io, che non vi avevo mai chiesto nulla, non fui nemmeno consultato. Avrei potuto avvertire Neshratta, ma poi mi resi conto che non la vedevo da tempo. Solo allora compresi l'orribile verit: non stavano parlando di quello che volevano fare, ma di quello che avevano gi fatto! Era troppo tardi!
- Tu non eri presente quando l'hanno drogata e rapita per portarla alla casa di Felima? - domand Amerotke.
Si rivolse a Valu, che guardava la scena come ipnotizzato: - Un crimine orrendo, mio signore.
- Orrendo. Certo vi parteciparono solo coloro che si erano accordati per commetterlo.
- E questo provoc la vendetta di Nebamum. Tu eri stato escluso, non eri nemmeno stato consultato, come se non fossi uno di loro.
- Due giorni dopo mi recai da lei - continu Nebamum. - Era malata, curata in segreto dal bieco Intef. Aveva perso il nostro bambino, e non avrebbe mai pi potuto averne un altro. Le misi la mano sul capo e giurai di vendicarla - guard la regina con aria insolente. - Avevo pensato di rivolgermi a voi, ma poi mi resi conto che ve li tenevate ben stretti, proprio come avevano fatto vostro padre e vostro fratello. Chi avrebbe potuto sfidare le grandi Pantere di Seth? Il cosiddetto "peccato" di Neshratta aveva causato la rottura del fidanzamento con Karnac. M'incontravo con lei di notte, dovevamo essere molto prudenti. Le ho detto che l'avrei vendicata, che li avrei uccisi tutti. La sua anima era morta col suo bambino, e fu pienamente d'accordo con me.
- Gli affreschi della Cappella Rossa ti hanno ispirato, vero? Hai imitato le loro grandi imprese, compresa la pi grande di tutte, l'uccisione di Meretseger?
- Volevo colpirli al cuore. Nell'accampamento degli Hyksos avevo trovato alcuni medaglioni appartenuti alla strega. Li avevo tenuti come un talismano, senza sapere che mi sarebbero stati utili. Mi sembr che fosse un segno del favore del grande Seth! Li avrei mandati a tutti coloro che avevano fatto del male a Neshratta! Poi scoprii che Meretseger era originaria di Avaris. Aveva avuto due figli da un capitano degli Hyksos, e il pi giovane era Ipumer. Con la maschera di Horus potevo muovermi tranquillamente per le vie di Tebe: affittai la stanza in Via delle Lucerne per potermi incontrare con lo scriba, che avevo fatto venire a Tebe per utilizzarlo per la mia vendetta, il mio padrone non si accorgeva mai della mia assenza. Mi mandava continuamente in giro a fare commissioni. Comprai gli stivali di cuoio e finsi che la mia ferita si fosse aggravata.
- Sei molto ricco, vero?
- Il mio padrone  generoso con i suoi cani e con i suoi servi. Usai la mia ricchezza per far venire qui Ipumer. Kamun era un debole e uno sciocco. Mi conquistai la sua fiducia e gli chiesi di aiutarmi in segreto. Fu una facile preda per il mio amo. Arrogante come tutti gli altri, non vedeva l'ora di dimostrare la sua potenza con un protetto del povero Nebamum.
- E Ipumer ne fu impressionato?
- Certo. Lo portai a Tebe, m'incontrai con lui in Via delle Lucerne e gli dissi che sarebbe stato promosso alla Casa della Guerra. Lo convinsi a uccidere gli assassini di sua madre.
- Intanto, avevi scoperto i traffici di Intef e Felima?
Nebamum si gratt il collo sudaticcio: - Certo, andai da Felima con la spada in una mano e l'oro nell'altra. Era notte, ed ero travestito. Le dissi che sapevo tutto delle sue segrete pratiche e che se non mi avesse obbedito avrei avvertito gli Occhi e le Orecchie del faraone. Era atterrita e avida come tutte le creature della notte. Le dissi che avrebbe dovuto occuparsi di un giovane straniero, e questo non present nessun problema: Felima era una capra lussuriosa e Ipumer era un bel giovanotto. Le ordinai di farlo ospitare dalla sua vicina Lamna. Intef avrebbe dovuto essere il suo medico. Ma non sapeva quale fosse il mio piano. Ipumer la trov piacevole e collaborativa.
- Perch non avevi deciso di ucciderli tu stesso, come poi hai fatto? - chiese Valu.
- Volevo rimanere nell'ombra, in modo che dessero la colpa a Ipumer.
- E lui era d'accordo?
- All'inizio s, ma anche lui era nelle mie mani. Gli dissi infatti che le autorit non sarebbero state contente di sapere che il figlio di Meretseger lavorava alla Casa della Guerra. L'avrebbero subito ritenuto una spia nemica. Ormai era nei guai fino al collo. Era stato da Kamun e lo aveva mandato nel Lontano Orizzonte con del vino avvelenato. Intanto, il fedele servo del generale Karnac - fece un altro sorrisetto sprezzante - aveva rovistato gli archivi della Casa della Guerra e aveva fatto sparire ogni traccia di Ipumer. Questo rese lo scriba sempre pi fedele e obbediente.
- E Neshratta? - chiese Amerotke.
- Era molto lieta di quello che stavo facendo. Ma Ipumer non era il tipo che pensavo. Non aveva il minimo desiderio di vendicarsi. Quando m'incontrai di nuovo in segreto con lui, gli dissi che doveva rovinare e uccidere Peshedu, e per questo avrebbe dovuto amoreggiare con sua figlia. Io avrei provveduto a farlo invitare a uno dei banchetti del reggimento.
- E Neshratta fu felice di dover amoreggiare con un uomo che non conosceva?
- Ipumer era solo un vanitoso chiacchierone, Neshratta non si  mai data a lui, ha giocato con lui come un gatto col topo.
- Ricordo di aver letto in questa corte le lettere d'amore di Neshratta a Ipumer. In realt erano rivolte a te?
Nebamum annu con un sorriso.
- Cos Neshratta  diventata lo scandalo di Tebe.
- Peshedu era furioso, ma anche Ipumer. Io gli ho detto allora di rivolgere le sue attenzioni alla danzatrice corteggiata da Peshedu. Era un bel giovanotto, e un abile seduttore.
- Per qualcosa  andato storto: Ipumer si  stufato del gioco di Neshratta e non si  limitato a sedurre la danzatrice, ma anche Kheay. Tu hai ucciso la danzatrice, vero?
Nebamum fece una smorfia: - Ipumer  stato un grosso errore. Gli piacevano troppo le donne. Ha sedotto l'heset, ma era ancora irritato con Neshratta. Si  accorto che si burlava di lui, e voleva vendicarsi. Io gli avevo detto di tenersi lontano da Kheay, perch Neshratta era molto preoccupata.
- E Ipumer ha iniziato a minacciarla.
- Ha detto che avrebbe confessato tutto a Karnac, ha detto che non sapeva che il vino era avvelenato, e quindi non era responsabile della morte di Kamun. Aveva sedotto Neshratta, ma lo aveva fatto su mio ordine, e le sue intenzioni erano "onorevoli.
- Per non sapeva chi eri.
Nebamum era cos preso dall'odio per le Pantere che non ricordava nemmeno pi dove si trovava: - Se avesse fatto quello che diceva, sarebbe stata solo questione di tempo. Aveva capito che Neshratta era mia complice, che entrambi ci prendevamo gioco di lui.
- Perch hai ucciso la danzatrice? Ipumer le aveva detto qualcosa?
- S. M'incontrai con lei in un boschetto di salici sulle rive del Nilo. Non avevo scelta, dovevo ucciderla. Le ho dato una mazzata, l'ho legata e l'ho gettata nel fiume, come se fosse stata vittima di un sacrificio degli Hyksos.
- Sapevi che era incinta?
Solo allora Nebamum parve turbato: - Non lo sapevo.  tutta colpa di Ipumer: avevamo fatto una pessima scelta, e del resto io e Neshratta ce lo eravamo ripetuto pi volte. Lei era molto preoccupata per sua sorella. Dovevamo agire in fretta. Le ho detto di acquistare del veleno, ma all'inizio ne mise troppo poco nella coppa e non fece effetto.
- Ma alla fine Ipumer  passato a miglior vita. Peshedu era rovinato, aveva perso la sua amante e non poteva nemmeno protestare, sua figlia aveva infangato il suo nome. Pur facendo la parte del padre severo, sarebbe stato lieto se Ipumer l'avesse sposata, e questo vi ha spinti a ucciderli entrambi. Il padre di Neshratta era pronto a dare sua figlia a uno scriba ambizioso solo per liberarsi di lei, ma non te l'aveva lasciata sposare, vero, Nebamum?
- Peshedu era duro e crudele. Ipumer doveva morire. Ho commesso due errori: chiamarlo a Tebe e non ucciderlo prima.
- Perch non hai chiesto la mano di Neshratta, o non sei fuggito con lei? - chiese Valu.
- Provate a dire la verit a questi arroganti pavoni! Provate a chiedere loro di far curare Neshratta, in modo che possa avere altri figli! Noi volevamo vendetta, e l'abbiamo avuta!
- E tu hai dovuto agire da solo? - domand Amerotke.
- Certo. Conoscevo la storia delle Pantere e li avrei uccisi, emulando le loro gesta. Balet nella Cappella Rossa, mentre era immerso nei suoi sogni di gloria... Sapevo come si svolgevano le giornate del sacerdote guardiano. Quando fosse stato sicuro che il generale non aveva bisogno di nulla, si sarebbe ritirato a bere e ad amoreggiare con la sua giovane moglie.
- Ma come  possibile che non abbiano udito alcun rumore? Come mai Balet non ti ha sentito arrivare? - chiese Valu.
- Io solo sapevo che era leggermente sordo - sorrise Nebamum. - L'avevo osservato mentre chinava il capo verso chi gli parlava, strizzando gli occhi per sentire meglio. Gli scivolai alle spalle e lo colpii con la mazza. Era morto ancor prima di toccare il pavimento.
- E le mutilazioni?
- Lui aveva mutilato la mia Neshratta, e aveva ucciso il mio bambino. Volevo che il suo Ka non potesse raggiungere l'Estremo Orizzonte. Ho qualche nozione di medicina. Gli ho cavato gli occhi e gli ho tagliuzzato le mani. Ho simulato che ci fosse stata una lotta e me ne sono andato in silenzio come ero arrivato.
- Volevi che ricordasse la morte di Meretseger? E l'assenza di rumore avrebbe reso il delitto pi enigmatico?
- S, mio signore.
- E nessuno avrebbe sospettato dello zoppo servo di Karnac - disse il giudice. - Invece, eri il pi agile ed energico di tutti. Poi hai finto che ti avessero aggredito...
Nebamum si limit a sorridere.
- Scommetto che se mi recassi al porto, tra coloro che violano le leggi del faraone, troverei qualcuno che mi confesserebbe, con le buone o con le cattive, di aver visto un individuo con la maschera di Horus aggirarsi nelle bettole pi malfamate. Quando hai trafugato il cadavere di Meretseger?
Nebamum si pul le labbra con il dorso della mano: - Qualche mese fa.  stato facile recarmi nel deserto con un carro e un cofanetto per le ossa. L'oasi  molto remota e solitaria. Sono tornato a Tebe nottetempo e mi sono recato in una caverna sulle montagne che sovrastano la Necropoli. Ho nascosto l le sue cose. Prima o poi avreste abboccato all'amo. Le Pantere sono superstiziose e ben presto avrebbero cominciato a temere che Meretseger fosse risorta dalla tomba.
- I predoni che ci hanno attaccati nel deserto avrebbero potuto ucciderci tutti. Tu li avevi allettati con una buona paga e l'informazione che un gruppo di nobili tebani si sarebbero recati all'oasi di Ashiwa. Eravamo delle ricche prede, e il miraggio del bottino e di un lucroso riscatto aveva attizzato la loro avidit...
- Anche tu potevi rimanere ucciso - disse Valu all'imputato.
A lui non interessavarispose Amerotke. - La vendetta era pi importante della morte o dell'umiliazione della prigionia. O speravi in cuor tuo che quegli "assassini nati" alla fine avrebbero trionfato? Volevi solo spaventarli? Comunque sia, ti sei divertito molto, allora.
- Volevo che provassero cosa voleva dire la paura - sospir Nebamum. - Ma, come avete detto voi, non m'interessava la mia sorte, n la loro.
- E Ruah?
- Era uno sciocco. All'alba sono uscito di casa di nascosto. La sua villa era molto vicina. Nuotando nel laghetto, ho raggiunto l'isola e ho aspettato che arrivasse. L'ho ucciso con una mazzata e ho bruciato il padiglione. Avevo indossato la livrea dei suoi servi. Quando hanno raggiunto l'isola e si sono messi a correre come oche spennate, me ne sono andato tranquillamente come per dare l'allarme e cercare aiuto. Spero che Ruah non raggiunga mai l'Estremo Orizzonte.
- E Peshedu?
- Ero preoccupato, mi davate la caccia e mi eravate ormai alle calcagna, quindi ho assoldato due scherani, in modo di avere un alibi. Peshedu era un maiale e uno stupido, e volevo essere certo che morisse e che il suo corpo venisse mutilato. Neshratta commise un grave errore quando disse di essere stata lei la figura con la maschera di Horus. Avrei voluto ancora poter uccidere il mio padrone. Ma avevo bisogno di tempo! Corsi alla Necropoli per profanare la loro tomba e decisi di regolare i conti con voi.
- Cosa speravi?
- Di ucciderli tutti,  per questo che avevo fatto venire Ipumer. Desideravo compiere la mia vendetta, ma non volevo che mi scoprissero. Forse un giorno io e Neshratta avremmo potuto vivere felici.
- Vi avrebbero sospettati - rispose Valu.
- Chi? Un povero servo zoppo?
- Avresti poi organizzato un ultimo attentato al quale saresti di nuovo miracolosamente sopravvissuto - soggiunse Amerotke. - Sei soddisfatto di quello che hai fatto?
- Lo sono, mio signore.
- Perch hai ucciso Hepel e Lamna?
- Come ben sapete quel nobile Hyksos di Ipumer non era che un meschino seduttore, felice solo di conquistare nuove prede. Era un vizioso e un debole! Non potevo fidarmi di lui. Intef e Felima meritavano di morire mille volte per quello che avevano fatto. E gli altri... Ipumer poteva aver parlato, aveva la lingua troppo sciolta! Volevo proteggere me stesso, oltre che vendicarmi, mio signore.
- Sei un assassino, proprio come loro.
L'imputato fece un gesto beffardo verso il trono: - Davvero? Siete stato in guerra, mio signore? Guardate gli affreschi della Cappella Rossa!
- Li conosco bene.
- Per la gloria del faraone abbiamo conquistato e distrutto citt, massacrato intere trib: donne, bambini, persino animali! Ho guardato il sangue dei nemici nei campi di battaglia, ho visto donne crocifisse e stuprate, bambini gettati nei pozzi. Karnac e gli altri ricevettero onori e medaglie, furono considerati come semidei. Che differenza c'era tra noi? Io ho ucciso, e loro hanno ucciso.
- Hai paura della morte? - chiese Senenmut. - Perch la tua condanna sar terribile!
- Sono gi morto, ora che non ho pi Neshratta e il mio bambino. Voglio solo raggiungerli.
Era gelido come un guerriero soddisfatto delle sue imprese.
- Perch non mi hai chiesto... - balbett Karnac.
- Stai zitto! Il grande Karnac che dispensa generosamente i suoi favori!
- Allora ascoltatemi tutti - la voce della regina risuon nella sala. - Nebamum, servo di Karnac, hai confessato una serie di orribili delitti. Sei un perfido assassino, un disonore per gli dei. Uno squadrone del reggimento dell'Ibis ti porter nelle Terre Rosse e ti seppellir vivo, mani e piedi legati. La regina ha parlato.
- Davvero? - la beffeggi Nebamum.
Amerotke ordin ad Asural di imbavagliarlo.
- No - disse la regina - lasciatelo parlare!
Sorrideva compiaciuta, da quell'astuta volpe che era.
- Io non sono l'unico colpevole, Karnac e gli altri hanno ucciso mio figlio. Sono stai loro a provocare tutti questi delitti.
- E loro pagheranno per ci che hanno fatto - disse Senenmut.
- Davvero? Oppure Karnac ricorder alla regina e al suo muratore quanto sono potenti le Pantere di Seth e che influenza hanno su tutto l'esercito, e tutto verr lasciato nell'ombra?
Il capo degli scribi protest di fronte a questo insulto alla legge, e anche Karnac si un alla protesta.
Hatusu si alz in piedi e sentenzi freddamente: - La Divina Hatusu ha gi ascoltato abbastanza. Che sia fatta la sua volont!
Valu e Amerotke si affrettarono a prosternarsi. Persino Nebamum s'inchin alla potente regina che faceva ritorno nel suo palazzo.
Il sole al tramonto accendeva le rocce del deserto di sfumature multicolori. La sentenza stava per essere eseguita. I carri dello squadrone erano disposti a cerchio intorno ai carnefici e al condannato. Gli splendidi bai battevano gli zoccoli irrequieti, sbuffando e scuotendo i neri pennacchi, quasi fossero consci di quello che stava per succedere, nonostante gli aurighi li tenessero voltati dall'altra parte, verso il deserto.
Al centro del gruppetto, Amerotke e Karnac fissavano Nebamum, che portava ora solo un perizoma. Il boia e i due aiutanti avevano la maschera di Anubi e l'abito di cuoio nero delle esecuzioni capitali. Era una scena macabra e terribile.
Amerotke sentiva male alla schiena a forza di stare rigido. Le gambe gli dolevano, dopo la lunga corsa sui carri nel deserto. Il vento caldo era cessato all'improvviso. Il giudice evit lo sguardo di Nebamum e osserv l'avvoltoio che sovrastava le loro teste, sicuro di avere ben presto una nuova preda. Appoggiato all'ascia cerimoniale, il boia guardava gli assistenti mentre preparavano la fossa, tutti sudati. Karnac sembrava essere invecchiato di molti anni.
- Posso bere del vino? - chiese duramente Nebamum.
- Non  permesso - grugn il boia.
Amerotke prese un otre dal suo carro: - Risponder io di fronte alla regina.
Diede un sorso di vino a Nebamum, che sussurr: -  drogato?
Il giudice scosse il capo.
Provava pena per quell'assassino, costretto a uccidere dall'arroganza dei suoi commilitoni. Nebamum accenn un sorriso, poi tossicchi mentre Amerotke gli dava un altro sorso di vino. Il boia faceva tintinnare irrequieto i braccialetti d'oro. Nebamum s'inginocchi a guardare lo scavo. Gli aiutanti del boia stavano gi preparando le assi per far precipitare i fianchi della fossa verso l'interno, in modo da ricoprire in fretta il condannato.
- Sar messo nella fossa, e la sabbia sar coperta di rocce - ordin il boia.
- Non provate piet, per amore di Maat? - sussurr Amerotke.
Karnac guard Amerotke come un animale ferito. Il boia scosse il capo di fronte a quelle continue infrazioni al cerimoniale. La morte scelta per Nebamum era terribile: poteva sopravvivere per giorni e giorni, finch le iene non avrebbero fiutato qualcosa e non avrebbero cominciato a scavare.
Karnac s'inginocchi accanto a Nebamum e lo costrinse a guardarlo: - Perdonami!
Nebamum gli sput in faccia, e allora il generale estrasse il pugnale e glielo conficc nel cuore, prima che nessun altro potesse intervenire. Nebamum non volle lottare. Karnac sostenne il suo sguardo e affond la lama nella ferita. Amerotke imped al boia di fermarlo. Il moribondo sorrise, cerc di dire "grazie", poi la lama di Karnac lo lasci andare e cadde a faccia in gi sulla sabbia.
All'odore del sangue i cavalli nitrirono e dovettero essere calmati dagli aurighi. Il boia gett la maschera, indispettito da quello che era successo: - La sentenza della regina era chiara. Voi avete visto quello che  successo, mio signore Amerotke!
- Mi ha sputato in faccia - disse Karnac. - Ho reagito senza pensare a quello che stavo facendo.
Amerotke annu: - Ha aggiunto gli insulti alla sua colpa. Karnac  stato provocato. Gli aveva chiesto scusa. Anch'io avrei agito allo stesso modo.
Karnac lo guard con gratitudine. Aveva premeditato tutto sin dall'inizio. Colpevole o no, Nebamum era un suo soldato, il suo servitore e compagno, quasi un fratello per lui.
Amerotke avrebbe fatto lo stesso per Shufoy. - La sentenza  stata eseguita - annunci.
Il boia gett il cadavere nella fossa e si affrett a coprirla. Karnac lo aiut a disporre un mucchio di rocce sulla sabbia. Quando ebbero finito, era gi notte. Amerotke recit una preghiera, poi si allontanarono da quel patetico monticello di rocce sotto il gelido cielo del deserto.
Nella Casa di Un Milione di Anni, Hatusu nuotava nella Vasca della Purificazione. Senenmut sedeva sulla panca di marmo sulla sponda, bevendo una coppa di vino bianco. La sua "dea", come la chiamava, si agitava come un pesce di rame nell'acqua azzurra.
- Sei felice, mia regina?
Hatusu sorrise e venne verso di lui. L'amante si affrett ad aiutarla a infilarsi la veste di lino semitrasparente.
- Un giorno ti prenderai un raffreddore.
- Non con te vicino, mio signore.
Si sedette sulla panca e bevve dalla coppa di Senenmut: - Mi hai chiesto se sono felice, mio adorato muratore, architetto della mia gioia e del mio potere. Lo sono. Giustizia  stata fatta e i criminali sono stati puniti.
- Non provi pena per Neshratta?
Hatusu bevve avidamente il vino bianco: - Se fossi stata al suo posto, avrei fatto lo stesso.
- E per Karnac?
- Dal male viene spesso il bene - strinse la coppa. - Scommetto quello che vuoi, mio ardente muratore, che quando Amerotke torner, ci dir che Nebamum  stato ucciso prima di essere sepolto vivo.
- Cosa?
- Amerotke ha il cuore tenero, pi di quello che credi, e Karnac sa che  finito. Ma non vorr di certo che Nebamum debba soffrire pi di lui.
- Ma ce anche una terza ragione, vero?
Hatusu si mise a ridere: - Ho detto in segreto ad Amerotke che Karnac avrebbe dovuto essere lasciato libero di compiere in tutta tranquillit la sua azione misericordiosa.
Guard gli affreschi che ritraevano la sua grande vittoria contro i Mitanni: - Devo ricompensare il caro Amerotke.
- E Karnac?
- Lo costringer a baciarmi i piedi. Dovr proclamare a tutto l'esercito che io sono una vera regina guerriera. Dovr giurarmi la sua fedelt, qualunque cosa io faccia o dica. E quella dei suoi compagni, e di tutto l'esercito, naturalmente.
- E poi?
- Le Pantere restituiranno tutte le coppe al tempio di Seth. Un gesto di lealt e di sostegno, di fronte a tutto il popolo, nei confronti del faraone, l'Incarnazione di Horus, la figlia prediletta di Amon-Ra, Colei che Tutto Vede. E che il suo regno duri nei secoli e nei secoli dei secoli!
...
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...
FINE.